Pepite d’oro

Tutti noi siamo dei navigatori, santi un po’ meno.
Ora qui ora là e ovunque, andiamo lasciando traccia del nostro navigare.
Pochi si soffermano più di tanto, guardano quel che vogliono vedere incuranti che i contorni sfuggano e sfumino ininfluenti.
Chissà cosa ha messo in moto, invece, il fiuto da segugio di Mark Slutsky, uno come noi , navigatore neppure troppo incallito e tuttavia “L’uomo che trovò la poesia nella vita degli altri” frugando nei post-it ai video delle canzoni , popolari e non, messi in rete e poi li ha raccolti dopo un anno di ricerche in un blog come fossero tante pepite d’oro scandagliate nella rete del paniere.
Lavoro faticoso quello di Mark novello cercatore d’oro in un fiume di parole che rotolano senza controllo, così come vengono, che senza perifrasi  definisce molto spesso ‘ mondezzaio di semianalfabeti’, terreno di scorridande protette da un quasi totale anonimato a differenza di altri social net.

La musica si incastra nei nostri pensieri e nei nostri sentimenti: La nostalgia indotta dalla musica, dicono gli psicologi, non è soltanto un sintomo di depressione ma ‘un meccanismo complesso di rafforzamento della nostra identità’.
Vi lascio sospesi fino in fondo ( se vorrete salterete, non senza un po’ di senso di colpa, al link del blog) e vi darò io un assaggio di quanto potrete trovarci.


“ Ci ho messo del tempo a trovare questa canzone e vi ringrazio. Era la preferita di mio padre che è stato ammazzato quando avevo sei anni”

 


“Una domenica pomeriggio dell’aprile ’89 ho lasciato il mio più grande amore Afroditi.
E’ la prima volta che riascolto questa canzone, è un pomeriggio nuvoloso, vedo il mare e Salonicco, sentimenti e ricordi. Perché tutto cambia in questo modo?”

 


“Mi ricordo di quando sono tornato dal Vitnam. Giungle, campi minati, sognare casa, la ragazza che avevo lasciato, la voglia di farcela, gli amici perduti, la paura, la sensazione di essere morto e già all’inferno.”

Cose banali e di apparente poco conto? Chi si nasconde in questi pensieri sollecitati da queste canzoni? Sarà così che  appesi al niente,  perché la cancellazione di un video ci potrebbe dare un colpo di spugna, un archeologo del futuro ricostruirà il nostro identikit?

Il blog di cui parlo è Sad You Tube http://sadyoutube.com/

C’è una canzone alla quale vorreste lasciare – o avete lasciato –  un vostro post-it e quale?

Non siate pigri! io a seguire.       O meglio,  a distanza di un giorno e grazie a una telefonata,  ho una canzone collegata a un momento molto negativo. Ascoltavo per la prima volta The dream Theatre  in macchina e questa canzone mi ha preso allo stomaco, ho pianto tanto forte e così a fondo.   Ho parcheggiato sotto casa e sono entrata in un altro giorno.

live another day
climb a little higher
find another reason to stay
ashes in your hands
mercy in your eyes
if you’re searching for a silent sky
you won’t find it here
look another way
you won’t find it here
so die another day
the coldness of his words
the message in his silence
“face the candle to the wind…”

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Wish You Were Here

 
Chi ha detto che una rondine non fa primavera?

Io, da quando ho uso della ragione, e forse anche prima, quando dentro di lei fluttuando crescevo, io la mia Rondine l’avevo.
la Rondine nata in pieno inverno
la Rondine che mio nonno accolse fra le sue braccia
la Rondine che nel timore di vedersela volare via, lui stesso definiva volage
la Rondine, quella nostra, arrivò un 3 dicembre di tanti anni fa e continuerà a fare primavera nel pensiero di lei macigno e carezza nel respiro del vuoto.

Roma, uggiolosa e fredda, mamma arriva! ti prego, altre rondini seguiranno.

Vorrei che tu fossi qui.

rien ne va plus.

Il dirigente capo di mio figlio colletto super bianco nel riassetto della società americana è stato fatto fuori, giusto un anno fa.
Divorziato, risposato con altri due bambini, in buoni rapporti con la ex moglie, decidono di riattare un bel casale che ancora hanno in comune in b& b; la zona è collinare tra Firenze e Orvieto.
E’ passato un anno e ancora non sono riusciti ad avere tutti i permessi “manco fosse una base militare!” nel frattempo lui – meno di cinquant’anni – fa il casalingo e per fortuna c’è lo stipendio della moglie impiegata statale che non usufruirà dei salvifici 80 euro perché è diversamente povera,  ovvero supera il tetto dei 20mila euro lordi.

Una mia compagna di parco, una signora di una settantina d’anni, serena fino allo scorso mese perché la giovane figlia trentenne, avvocato, aveva un contratto con una nota casa automobilistica già rinnovato per due anni, a fine marzo si è vista mettere gentilmente alla porta.
Questa signora, con la figliola di nuovo in casa e chissà per quanto tempo, NON usufruirà del piccolo gruzzoletto messo in palio dal governo perché, come ha detto l’onorevole compagna Boschi ieri sera a Ballarò: “Non era possibile farlo per tutti. Abbiamo ‘scelto’ una categoria che ove se li ritrovasse in surplus li rimetterebbe in circolo facendo così ripartire i consumi.”

Peccato che i fruitori di tale bonus (che senza fare io la disfattista corrisponderà al vecchio gioco delle tre carte con inghippo) non dovranno superare l’importo lordo mensile di, come ho già detto, 20mila euro lordi.

Oggi, incontro casualmente un’amica e mi sono permessa di prenderla in giro visto che ha una macchina scalcagnata e da almeno un anno parla di cambiarla.
“Dai che ora la macchina te la compri c’hai pure i soldi!”
“Non credo, ammesso che arrivino mi serviranno per mettermi in pari con quasi un anno di arretrati del condominio”.

Ecco come ripartiranno i consumi. Niente rate per la macchina nuova, forse una pizza ‘a portar via’ per …per chi?

Un piccolo atto dovuto agli esodati almeno da parte mia.
La moglie di un mio collega, lei medico, non riuscendo più a gestire il figlio disabile ormai ragazzo di vent’anni soltanto con gli assistenti (profumatamente pagati in proprio) raggiunti i requisiti per andare in pensione suo malgrado ha fatto la scelta di ritirarsi per arginare le crisi del figlio non per andare a giocare a ramino con le amiche.
Sono quasi due anni che vive nel limbo di questa nuova classe di diseredati su cui è passato un colpo di spugna. Dove sono finiti i diritti, degli esodati?

Non sono volutamente scesa nei dettagli tecnici né tanto meno politici perché non mi interessano. Ovunque mi giro vedo disagio condito da bla bla bla.
Da anni siamo bombardati letteralmente da numeri sparati a raffica, da un gergo politichese già astruso prima che entrasse in voga l’inglese, difficile da pronunciare anche per gli addetti ai lavori, ma meno grave da digerire ai cittadini che ci capiscono sempre meno.

In un’Italia fissata nel tempo e distrutta e ora  distratta da 80 euro, una canzone ci  ritorna nella spensieratezza del…1939. Non lire ma euro ma sempre 1000, ovviamente per chi ha vinto la lotteria, più 80.

vampate tremule

Dove sono volate le colombe e dove si sono insediati gli ovi e gli ovetti di cioccolato che abbiamo ingurgitato (ammettiamolo foss’anche con gli occhi) in questi giorni di resurrezione della carne?
Anatomia di un delitto che è andato consumandosi sotto gli occhi di tutti oppure in separata sede, per mantener desta una tradizione che quanno c’è da magnà, ‘inzomma, ce sta tutta.
Ammettiamolo l’accumulabile è finito nelle cosiddette maniglie dell’amore che poi sarebbero quelle degli uomini perché a noi donne scendono più giù, diciamo vanno a impinguare il deretano. O arrotondare i fianchi e li rende torniti e sodi affatto acchiappabili.
Si scompigliano i giochi ed i seni unico timone a mantenere la rotta.
Eppoi non c’è niente di più fuorviante nel dire che i pensieri libidinosi si accoppiano con maggiore fluidità se supportati dal cibo, no! l’afrodisiaco non c’entra affatto se il partner non ci mette del suo.
No! non quel del ‘suo’ che penseranno facendo l’occhiolino i lettori maschili, io parlo di savoir faire, di affascinazione, di magia di colori perché poi ci pensiamo noi donne a sdrammatizzare con un ‘oh mio ddio non mi ricordo niente’ e sappiamo benissimo che tutto resterà se(o)gnato.

Lasciami sciolte le mani
e il cuore, lasciami libero!
Lascia che le mie dita scorrano
per le strade del tuo corpo.
La passione – sangue, fuoco, baci –
m’accende con vampate tremule.
Ahi, tu non sai cosa significa questo!
(……)
Lasciami libere le mani
e il cuore, lasciami libero!
Io solamente ti desidero, io solamente ti desidero!
Non è amore, è desiderio che inaridisce e si estingue,
è precipitare di furie,
avvicinarsi dell’impossibile,
ma ci sei tu,
ci sei tu per darmi tutto,
e per darmi ciò che possiedi sei venuta sulla terra –
come io son venuto per contenerti,
e desiderarti,
e riceverti!
Pablo Neruda

Pensieri di (buona) Pasqua

Tanti anni fa un amore americano (ecco come si rinnovano i ricordi) mi regalò la raccolta completa delle poesie di Emily Dickinson e la dedica recitava:

‘Bring me a sunset in a cup’

che li per lì mi lasciò stordita perché in un amore che nasce ogni parola spalanca orizzonti sempre nuovi.
Portami il tramonto in una tazza, e vi confesso che ancora oggi questo incipit mi riporta lontano e se non fosse perché ho un figlio tanto grande che mi ha appena salutato potrei pensare di essere ancora lì fissata nel tempo immobile, avvoltolata nella mia poltrona di cuoio in quel mio buchetto a Queens Blvd, grattacieli all’orizzonte, il cuore con le ali e il rombo  di un reattore.

Portami il tramonto in una tazza
conta le anfore del mattino
le gocce di rugiada.
Dimmi fin dove arriva il mattino –
quando dorme colui che tesse
d’azzurro gli spazi.

Scrivimi quante sono le note
nell’estasi del nuovo pettirosso
tra i rami stupefatti – quanti passetti
fa la tartaruga –
Quante coppe di rugiada beve
l’ape viziosa.

E chi gettò i ponti dell’arcobaleno
chi conduce le docili sfere
con intrecci di tenero azzurro.
Quali dita congiungono le stalattiti,
chi conta le conchiglie della notte
attento che non ne manchi una.

Chi costruì questa casetta bianca
e chiuse così bene le finestre
che non riesco a vedere fuori.
Chi mi farà uscire con quanto mi occorre
in un giorno di festa –
per volare via – in pompa magna.

tramontoPonza

fotografia sherazade, Tramonto – Ponza 2013

Followers croce e delizia

‘Come briciole di Pollicino’

Il 26 aprile del 2012 scrivevo questo post che riporto, tagliato:

“Per un caro amico che se ne và alla chetichella.
(…..) Trasferirmi da Monte Mario a Monte Sacro fu per me un trauma.
(….)E proprio accanto al portone c’era il Sor Renato con la sua officina per motocicli, impagabile negli anni.
(…..)Noi prendemmo possesso della casa a febbraio e il 31 dicembre dello stesso anno suo figlio sedicenne, Davide, tornando a casa fu investito dall’ autobus e morì sul colpo. Questo fatto tragico fece da collante.
(…..) Morì mia mamma e non so come, erano i giorni di Pasqua) gli raccontai che lei, pur non credente, la domenica delle Palme dava a noi figli un rametto di ulivo benedetto che io custodivo di anno in anno nel portafoglio. L’anno seguente, e da allora ogni lunedì dopo la domenica delle Palme, io trovavo sul parabrezza del motorino o della macchina un rametto di ulivo. In silenzio ci abbracciavamo mentre lui grande e grosso si schermiva, entrambi presi dall’ emozione .
Anche quest’anno ho avuto il mio rametto d’ulivo ma me lo ha dato in mano burberamente perché non era riuscito a trovare la mia macchina.
Il lunedì successivo la serranda è restata chiusa.
Oggi ci sono stati i funerali e la chiesa traboccava di corone di fiori e di persone.
(…..) Non è necessario essere grandi uomini (o donne), per essere amati e ricordati è sufficiente lasciare come Pollicino tante bricioline che portano al cuore di chi resta.”

“a tenerezza di un uomo gentile.

E’ PASSATO UN ANNO DA QUANDO il Sor Renato ci ha lasciato, eppure, ieri, domenica delle Palme, io ho trovato sul parabrezza della mia auto il ramoscello di ulivo. E’ vero che il sor Renato veniva un po’ additato come il gazzettino della nostra via ma qualcuno deve essere stato il destinatario di questa mia confidenza e quel qualcuno (che poi ho scoperto essere il falegname) con il suo gesto ha voluto ricordare un uomo gentile compiendo un innegabile gesto di te-ne-rez-za nei miei confronti.”

 

Trascrivo questo, oggi, di nuovo domenica delle Palme, 2014, rimarcando che allora questo mio pensiero piacque a 7 di voi e ricevetti ‘soltanto’ 13 commenti incluse le mie risposte.

Perché lo dico? Perché ho ancora nella mente le parole con cui un amico (ma amico nella blog sfera forse può suonare un po’ una forzatura) mi ha informata che avrebbe smesso di scrivere sul suo blog perché al di là di fatti contingenti, soprattutto non ha trovato nel blog nell’ arco di tre anni (contro i miei oltre 12) quello scambio fruttuoso di idee che si aspettava ma anzi la malafede (ma anche questa è una parola grossa) di chi ti si avvicina, pone i suoi Mi piace senza leggere, per aumentare i suoi followers e poi sparisce, gratificazione dei numeri.
Per me ci può stare tutto e certamente ognuno di noi, almeno qui, penso possa agire come crede, essere o non essere sé stesso. E’ una individuale.

Io non mi aspetto niente ma certamente il tutto mi rallegra e scrivo le mie cose un po’ a margine delle mie giornate seguendo il flusso di un pensiero quale che sia forse anche un po’ pigramente perché questo mio spazio possa essere una piccola agorà aperta dove io – un po’ scioccamente prendendomi in giro – offro i miei ‘baci e abbracci’ per darle una connotazione meno astratta. Sia ben chiaro non abbraccio e bacio chiunque io incontri a Piazza del Parlamento (specialmente di ‘sti tempi bui).
Le persone che seguo più o meno assiduamente sono quelle che mi trasmettono sensazioni senza troppe arzigogolature. Lo ammetto, pratico fino in fondo l’ossimoro ‘profondità nella leggerezza’. Mi interessano i gusti e le motivazioni di chi ‘posta’ un film o anche solo un’immagine. Non so nulla di cibo ma leggo molte ricette.

E qui mi permetto di scomodare Pietro Ingrao e riportare un suo passaggio che potrebbe adattarsi a noi internauti;

“….Se volete c’è una convinzione più di fondo che mi porto dentro da lungo tempo: che noi ci trasformiamo con gli altri, gli altri sono diversi e sparsi e in cerca. Tutti siamo sparsi.”

In 12 anni rileggendo i vecchi post ed i relativi commenti mi rendo conto di quante per-so-ne ho incrociato, sempre amichevolmente, ognuna con le proprie preferenze, in tempi diversi.
La chiusura di Splinder e il successivo passaggio su WP non è stato indolore eppure eccomi qui con alcune amiche e amici veri che conto li racchiudo nelle dita di una mano, ma ci sono anche i singoli contributi sempre ben venuti e  per quel che durano, senza acrimonia, senza retro pensieri. C’è sempre tempo di ritrovarsi.

Oggi è domenica delle Palme, io ticchetto più a lungo del solito e sono un po’ stanca eppure anche la sola persona che vorrà condividere questo mio ricordo del Sor Renato e le ingarbugliate riflessioni sul senso dello scrivere qui e ora, quella singola persona nel momento che mi legge e la leggo mi è amica.

co(a)lore dei baci

Secondo la psicologia dei profumi, l’aroma della vaniglia attenua la collera.
Quello della menta scioglie i nodi menta-li e verbali.
Ed è partendo da questi studi che una nota casa cosmetica ha inserito nella formula dei suoi nuovi rossetti oli essenziali profumati e biologici: menta piperina, vaniglia, cannellina o anice; ciascuno con un suo specifico e(a)ffetto.
Ora, personalmente, non uso molto il rossetto e comunque mai rosso ma leggermente rosato, insomma il burro di cacao che baciandosi all’inizio impasta un po’ ma ha il vantaggio di non lasciare tracce inquietanti sul colletto o peggio ancora sulla guancia del ben capitato.
Domani, però, troverò il tempo di passare al Beauty Shop di via del Corso per informarmi ed eventualmente prendere un paio di rossetti
rosati il primo sull’ “arrapante” e il secondo vagamente soporifero che eviti la banalità della scusa del solito mal di testa.
Osignur! scordavo che io dormo da sola e quando ho compagnia è perché mi sento proprio in ottima forma (e qui dovrei iniziarvi al mio pensiero che la convivenza è la tomba, forse dell’amore no, ma della passione sicuramente).
Quindi un solo acquisto, usato alla bisogna, enfatizzato da un flautato:
“Baciami, stupido, baciami!”

If you want a lover
I’ll do anything you ask me to
And if you want another kind of love
I’ll wear a mask for you
If you want a partner
Take my hand
Or if you want to strike
me down in anger
Here I stand
I’m your man