Stabat Mater (dolorosa)

Vivo a Roma, in zona Monte Sacro, dunque zona via Salaria. A circa 100 km da Rieti, forse meno in linea d’aria,  dall’epicentro del terremoto di questa notte.

Grande paura, o meglio pauroso quanto è successo. Sally qualche secondo prima mi ha svegliato mugolando ed io ho pensato volesse stranamente uscire.   Mi sono alzata per aprirle il giadino e sono letteralmente caduta a terra avendo perso l’equilibrio: ho pensato a un mio malore e nel frattempo si è svegliato anche mio figlio e il palazzo e le finestre si sono tutte illuminate…

Stamattina presto i dettagli,  video,  foto,  testimonianze.

Il parallelo mi e arrivato facendo involontariamente affiorare  altre immagini , altri luoghi: ” nessun luogo è lontano” (cit R.Bach) ,  alla guerra che gli uomini si fanno insensatamente e le catastrofi  altrettanto devastanti, inaspettate, che pone in essere sempre più spesso la Natura.

Perche?

Bambini di Aleppo

fuga dalla guerra in Siria

fuga dal terremoto ad Amatrice, oggi 24 agosto 2016

  Disperazione italiana tra le macerie, Amatrice

Immagine

Disperazione tra le macerie di Aleppo, Siria

  

Un quadro irreale queste tre donne italiane e cane, Amatrice

donne siriane in preghiera

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summer

estate che non è estate

spudorata nel pianto

pensieri  sbilenchi

efflorescenze del giorno.

Ululano sirene

requiem for  a  dream  che non è il film.

spade di luce

foto sherazade -Parco delle Valli, Roma

Deep blue day

Bruxelles ore 9.15   –  “Attacco all’Europa, terrore a Bruxelles: attentati in aeroporto e nel metrò. Sotto attacco anche il centro della
città e l’area dove si trovano gli uffici dell’Unione Europea. I media: “Almeno 34 morti”.
Is: “Siamo stati noi”

 “Trema la nostra vita
percossa dal bisogno.
Si spacca nella sete.
Precipita
la vita nostra.
Senza appello.
Gridi, dubbio,
paura.”
“II rumore degli assedi
è lampo soffice.
Scalzo
chiusa la bocca
riposa tremando.”
(Pietro Ingrao, Il dubbio dei vincitori)
Deep blue day (Brian Eno)

Nel 1958 Peter Segel ispirandosi ad una vecchia ballata ucraina tramandata da Mikhailk Sholokhov nella sua epopea cosacca ‘Il placido Don’, ha scritto una delle più grandi canzoni pacifiste:
Where  have all the flowers gone  –  Peter Segel

imagine (primavera)

“Per quanto gli uomini, riuniti a centinaia di migliaia in un piccolo spazio, cercassero di deturpare la terra su cui si accalvano,

per quanto la soffocassero di pietre, perché nulla vi crescesse,

per quanto estirpassero qualsiasi filo d’erba che riusciva a spuntare,

AMA

per quanto esalassero fumi di carbon fossile e petrolio,

per quanto abbattessero gli alberi e scacciassero tutti gli animali e gli uccelli, –

la primavera

ficus

era primavera anche in città. . . .

rosa

Allegre erano le piante, e gli uccelli, e gli insetti, e i bambini.

Ma gli uomini – i grandi, gli adulti – non smettevano di ingannare e tormentare se stessi e gli altri.

Gli uomini ritenevano che sacro e importante non fosse quel mattino di primavera,

non quella bellezza del mondo di Dio, data per il bene di tutte le creature, la bellezza che dispone

alla pace,

alla concordia e

all’amore,

sallynclinata

ma sacro e importante fosse

quello che loro stessi avevano inventato per dominarsi l’un l’altro.”

(Lev N.Tolstoj, Resurrezione  -Foto Sherazade, Giardino e Sally

Banco del Mutuo Soccorso . Canto di Primavera https://youtu.be/azpJd-dzV4k

 

Accoglienza

A come… Amore è  la risposta immediata.  Eppure oggi piu’ che mai un’altra parola include l’amore  ed è Accoglienza.

Roma è una città  accogliente?  Me lo chiedo spesso guardando il via vai di rom o zingari o ‘homeless’ (inglesismo che nel suo nulla scolora l’effetto)  quali che siano,  diseredati , che spingono carrozzine sgangherate ricolme di tutti gli ‘avanzi’ dei cassonetti.

Se mi passate il paragone questa povera gente imperscrutabile che fruga ai margini dei  marciapiedi e semina scompiglio anche dove scompiglio già c’è fa da parafulmine ai disservizi di una Roma allo sbando dove immaginare  un’altra Olimpiade è semplice paradosso.

Italiani brava gente? ( non la pensa così lo storico Angelo Del Boca) Io credo che lo siano per la stragrande maggioranza a dispetto di allarmismi di ogni genere. Certamente sbalorditi dalla politica ondivaga dove il tutto di ieri diventa il niente di oggi e domani chissà.

Accoglienza.  Joussef.

Joussef è un ragazzo senegalese alto e dall’espressione gentile che più o meno dai primi di dicembre cappello in mano salutava davanti al supermercato. Ho visto persone volutamente accodarsi  nell’uscire pur di non trovarselo davanti ma ho visto anche per lo più anziani lasciare una piccola manciata di monetine.

Che fosse senegalese si capiva dall’altezza e dai lineamenti del viso. Abbiamo cominciato a parlare sopratutto di musica e lui è rimasto molto sorpreso che io conoscessi bene sia la musica che l’impegno politico di Youssou ‘N’ Dour Ambasciatore per i diritti umani all’Onu e ,credo, attualmente ancora ministro della Cultura in Senegal.

Poi nei giorni ho preso l’abitudine fermandomi al bar di fronte al supermercato di lasciargli il caffelatte pagato perchè immaginavo che per lui le priorità fossero altre.

Ed eccomi sabato mattina al bar, sporta capiente, pronta alla spesa settimanale. Vado alla cassa per pagare e la cassiera mi dice che il cappuccino mi è stasto offerto e alla mia espressione interrogativa aggiunge:
“Signora, è da parte del ‘ragaszzo di colore’, è partito ed ha detto di ringraziarla”.

Grazie di cosa? e mentre lo scrivo mi emoziono ancora.

Accoglienza è un caffellatte caldo.

 

“Avremo sempre Parigi”

Erano i primi anni 50 e alla sorella più piccola di mia mamma, Mussi, venne concesso di andare a studiare all’ Académie des beaux-arts a Parigi. Precorsero i tempi i miei nonni.
L’anno successivo la zia Mussi si innnamorò di uno dei accademici e si sposarono: tra loro a contrariare i genitori c’erano 30 anni di differenza. Vissero ‘felici e contenti per oltre 40 anni.

La prima volta che io e mio fratello andammo a Parigi avevamo meno di sei anni scendemmo a la Gare de Lyon e lì, siamo negli anni Sessanta, si materializzo per noi il primo ‘uomo nero’ delle paurose favole punitive. Il ‘politically correct’ era  di là da venire e a Torino non avevamo mai incontrati uomini così diversi da noi.
Divenne per noi consuetudine passare le vacanze con gli zii  in Normandia e sostare qualche giorno a Parigi perché nel frattempo erano nati i due cugini e continuare, ora con meno frequenza, ad avere con Parigi un forte legame.

Per queste mie ragioni personali ho vissuto i terribili eventi di ieri sera ancora più pesantemente di altri drammatici attentati che da dopo l’11 settembre si susseguono incessantemente un po’ in tutte le capitali europee.

“Avremo sempre Parigi”
(dal film: Casablanca)

“Oh! ma Parigi non è fatta per cambiare aerei.. è fatta per cambiare vita! Per spalancare la finestra e lasciare entrare la vie en rose”
(dal film: Sabrina)

“Non si può scegliere se Parigi sia più bella di notte o di giorno, ti posso dare un argomento che mette ko sia l’una che l’altra ipotesi.. Sai a volte mi chiedo come qualcuno possa realizzare un libro, un dipinto, una sinfonia o una scultura che competa con una grande città. Non ci si riesce, ci si guarda intorno e ogni strada, ogni boulevard, sono in realtà una speciale forma d’arte. E quando qualcuno pensa che nel gelido, violento e insignificante universo esiste Parigi ed esistono queste luci, insomma andiamo non succede niente su Giove o su Nettuno, ma qualcuno lassù dallo spazio può vedere queste luci, i caffè, la gente che beve e che canta. …”
(dal film Midnight in Paris)

“Parigi sarà sempre Parigi. Che vuoi di più?”
(Frédéric Dard)

Les prenoms de Paris
Jacques Brel

“- Questo è un sogno?
– Il più bello dei sogni, amore mio.
– Sì, ma perché qui? Perché ora?
– Perché qui? Perché ora? Quale posto migliore di Parigi per sognare?”
(dal film: Ratatouille)

“Ho due amori: il mio Paese e Parigi”
Joséphine Baker

… e per chi desiderasse sapere qualcosa di piu sulle mie prime esperienze  e sulla Normandia questo è il link

https://sherazade2011.wordpress.com/2011/10/07/les-feuilles-mortes-piluccando-nei-ricordi/

La vita è un batter d’ali

Ci sarebbero molti argomenti seri e scadenze importanti eppure io mi sento di parlare di un piccolo (insignificante?) fattarello che mi tiene impegnata da ieri.

Svolgimento.

Parcheggiando davanti casa, seppur ‘cecata’ quale sono, vedo che sul marciapiedi c’è una cornacchia, mi avvicino e non si muove, guardo meglio e sembra sana, allungo le mani e lei si lascia prendere e allora mi accordo che è un piccolino pronto al volo ma non ancora padrone delle sue ali e che probabilmente è caduto da un pino poco distante.
Per terra non può stare e io lo poggio sul muretto e sunito mi accorgo che dal lampione del palazzo arrivava imperioso un gracchiare e poi due cornacchie iniziano a volare in circolo. I genitori? Certamente.

Lascio passare un dieci minuti, ritorno, e il piccolo stava ancora immobile, solo, il crepuscolo grigio e una pioggerellina odiosa.
Decido di portarlo a casa. Lo poggio nella scatola ricoperta da uno spesso asciugamano, prendo dei bocconcini di macinato cotto di Sally mi avvicino
Lui spalanca il becco profondo e giallo. Spingo col dito come farebbero i suoi genitori per tre volte e lui ingurgita. Un po di acqua con una pipetta. Lo metto fuori sopra lo stendino al coperto sotto l’ombrellone.
Il malnato  satollo nasconde la testa sotto le piume e si mette  a dormire.

cornacchietta

Stamattina mi sono alzata alle sei lui era vispo e sveglio, di nuovo mangiare e poi è salito sul bordo della scatola, si è guardato intorno con l’espressione e le movenze di un bambino indeciso, ha frullato le ali due o tre volte poi è planato per terra e da lì saltellando ha superato il mio giardino andandosi a nascondersi nell’erba alta di uno spazio condominiale adiacente.
Verso le dieci grande fermento lui che gracchiava ad intervalli e due grandi cornacchie che rispondevano e una di loro a cerchi sempre più stretti è calata a terra.
Mentre scrivo lo sento ma la cosa migliore, come mi ha detto un volontario della Lipu è lasciarlo lì : a giorni potrebbe volare.
Domani andrò a vedere come sta, scavalcando la recinzione (ah beata giovinezza!) e gli darò un po’ di cibo. Una mamma implume e senza pelo sul cuore.

…e speriamo che noi tutti ce la caviamo e se l’aiuto non arriva dal cielo, il cielo possiamo inventarcelo noi, o no?

Ha ripreso a piovere….

ma oggi, ovvero questa sera ha smesso e lui è qui e si presenta al vostro cospetto infreddolito ma vispo e  sempre famelico.