Chiedimi se sono felice

“E muto ogni volta

Tendo la mano.

Come se tu,

sventura,

       fossi la vita.”      

Pietro Ingrao ‘Il dubbio dei vincitori’ , 1986

Migranti,  sbarco a Lampedusa, 2016

“Pensammo una torre

Scavammo nella polvere.”    

Pietro Ingrao ‘Il dubbio dei vincitori, 1986

Bombardamento ad Aleppo, 2016

” . . .Mi hai guardato a lungo

Come si saggia un bimbo con lo sguardo

Mi hai detto poi con gentilezza:

ti voglio bene perché sei tanto triste.”

Hermann Hesse, Poesie romantiche

Sallyina l’amorosa,  2017

Un abbraccio particolare lo voglio riservare ad alcune nuove e ‘vecchie’ amicizie che per motivi di tempo non riesco a leggere come mi piacerebbe.

Sereno fine settimana. Teniamoci strettistrettianzistrettissimi

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Dedicato a Gorino e un po’ a tutti quanti

“Se volete c’è una convinzione più di fondo che mi porto dentro da lungo, assai lungo tempo: che noi ci trasformiamo con gli altri, gli altri sono diversi, e sparsi e in cerca. Tutti siamo sparsi. La liberazione la si costruisce insieme.
Se mi permettete uno scherzo, a me piacerebbe molto, e da tempo, andare in convento. Ma poi è successo che non ci sono andato. Perché sono stato trascinato nelle città, nel tempo delle metropoli.
E lì si è in tanti, di tanti luoghi e di tanti colori.
E la libertà si costruisce là dentro persino il pensiero della solitudine.
Ce l’ha insegnato il vecchio Marx che bisognava costruire nel gorgo.
E lui di comunismo un po’ se ne intendeva.”
Pietro Ingrao – 29.o9.90

1990. La lungimiranza umana e politica di chi la politica la praticava con onestà.

Deep blue day

Bruxelles ore 9.15   –  “Attacco all’Europa, terrore a Bruxelles: attentati in aeroporto e nel metrò. Sotto attacco anche il centro della
città e l’area dove si trovano gli uffici dell’Unione Europea. I media: “Almeno 34 morti”.
Is: “Siamo stati noi”

 “Trema la nostra vita
percossa dal bisogno.
Si spacca nella sete.
Precipita
la vita nostra.
Senza appello.
Gridi, dubbio,
paura.”
“II rumore degli assedi
è lampo soffice.
Scalzo
chiusa la bocca
riposa tremando.”
(Pietro Ingrao, Il dubbio dei vincitori)
Deep blue day (Brian Eno)

Nel 1958 Peter Segel ispirandosi ad una vecchia ballata ucraina tramandata da Mikhailk Sholokhov nella sua epopea cosacca ‘Il placido Don’, ha scritto una delle più grandi canzoni pacifiste:
Where  have all the flowers gone  –  Peter Segel

Vivere

Giornata molto difficile e di grande sofferenza quella di oggi a piazza MonteCitorio.

Abbiamo celebrato  un Uomo giusto. Ettore Scola ha detto: ‘festeggiamo’ Pietro Ingrao.  Cento anni consegnati alla Politica servendola e non servendosene, ha chiarito Don Ciotti. Una vita spesa per dare dignità attraverso la conoscenza e il lavoro.

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Cento anni.

Poi succede due giorni fa che la vita venga tolta brutalmente ad un nostro connazionale  di 53 anni

tavella

Cesare Tavella, cooperante italiano assassinato a Dacca da terroristi islamisti, pare.  La sua biografia parla di una vita dedicata all’impegno a favore dei Paesi in via di sviluppo. In Bangladesh era per lavorare nell’agricoltura, al fine di garantire reddito ai contadini e dunque cibo  a sufficienza alla popolazione.

Anche Cesare Tavella dalla parte dei Giusti? Credo di sì.

E infine,a 39 anni

eric

muore in California durante una performance l’atleta di sport estremi Erik Roner  che si è schiantato contro un albero in fase di atterraggio, durante un lancio per la cerimonia di apertura di un evento sportivo di golf.

Non c’è stato niente da fare. “Non esiste un protocollo per questi incidenti, – ha raccontato un suo amico e collega di sport estremi  – è stato orribile, Roner era una persona sempre allegra e positiva”

….mah…

Roner è diventato famoso per il suo lancio ‘alla Mary Poppins’ . Infatti nel 2013: equipaggiato con una camera GoPro si è lanciato nel vuoto con un ombrello.  Questa tragedia è solo l’ultima di tante altre che si sono consumate a ritmo crescente negli ultimi anni. Giovani uomini spesso padri presi dalla “malattia” del gioco , edonisti egoisti.

Certo il libero arbitrio ma, insomma, dove sta l’eroismo di lanciarsi nel vuoto con un ombrello, essere uomo, per di più,  e scimmiottare Mary Poppins?!

ombrello

Io che sono un poco bacchettona, paurosa non direi, non posso che fare un raffronto tra queste tre morti e giungere ad una riflessione, tutta mia personale, che la vita andrebbe onorata fino in fondo, non importa come ma avendone cura.

(Foto reperite nel web)

Il dubbio dei vincitori

Pensando.

Qualcuno disse-scrisse, allora, in quell’11 settembre che ogni anno tentiamo di ricordare in modo plateale senza averne imparato se non marginalmente la lezione : “nulla sarà più come prima”. Eppure tutto è dannatamente ‘come prima’ se non ulteriormente ammantato dal falso buonismo e dall’arroganza di credere , e fare credere, di contenere (in modo inadeguato e spesso strumentalizzato) guerre, sangue, dolore, morti, e morti viventi che portati dalle correnti, la vita come solo salvagente, approdano seminudi sulle nostre spiagge.
Fino a quando, oggi, ci faremo suggestionare dalla paura dell’ altro da noi che fugge? e ci chiede approdo?
Si dice: ‘Dobbiamo porci dei limiti!’ ma quale è, e se è quantificabile, il limite per il dolore da accogliere?

“II rumore degli assedi
è lampo soffice.
Scalzo
chiusa la bocca
riposa tremando.”

… e sotto l’ombrello onnicomprensivo dell ‘ ‘esportazione di democrazia’ cui si è aggiunto negli anni il riverbero nefasto della ‘globalizzazione’ e dell’egemonia dei mercati tout-court… 11 settembre 2015
L’Occidente con la sicumera di essere portatore di una unica verità.

“Trema la nostra vita
percossa dal bisogno.
Si spacca nella sete.

Precipita
la vita nostra.
Senza appello.

Gridi, dubbio,
paura
abbracci: tutto
è nel conto.

Ma trema,
domanda
la nostra vita.

Muore.
Morendo
domanda:
quale legge?”

Avranno mai un dubbio, si guarderanno mai dentro i vincitori?

“Pensammo una torre
scavammo nella polvere”

L’ indicibile dei vinti ricadrà pesantemente sulle loro spalle?

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Pietro Ingrao e memedesima alla chiusura del XIX congresso del Pci a Rimini

“Lindicibile dei vinti, il dubbio dei vincitori.” , 1986 – Pietro Ingrao

Ieri oggi e domani?

“Se volete c’è una convinzione più di fondo che mi porto dentro da lungo, assai lungo tempo: che noi ci trasformiamo con gli altri, gli altri sono diversi, e sparsi e in cerca. Tutti siamo sparsi. La liberazione la si costruisce insieme.
Se mi permettete uno scherzo, a me piacerebbe molto, e da tempo, andare in convento. Ma poi è successo che non ci sono andato. Perché sono stato trascinato nelle città, nel tempo delle metropoli.
E lì si è in tanti, di tanti luoghi e di tanti colori.
E la libertà si costruisce là dentro persino il pensiero della solitudine.
Ce l’ha insegnato il vecchio Marx che bisognava costruire nel gorgo.
E lui di comunismo un po’ se ne intendeva.”
Pietro Ingrao – 29.o9.90

 

vietato

1990- 2015, e siamo ancora qui a guardare indignati e rattristati lo squasso del mondo che travasa nella nostra piccola Italia e la politica discutere chi e quante persone accogliere. 40mila? Di più no e come suddividercele manco fossero merci. Com’è facile dimenticare la nostra storia di migranti non laggiù in America ma semplicemente a come venivamo trattati noi, italiani, in Belgio a fare il lavoro sporco in miniera, o in Germania.

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«Rosie Passeralla, 5 anni [di] Philadelphia. Raccoglie qui da due anni. Whites Bog, Browns Mills, N.J. 28 sett. 1910».

Insieme alla piccola Rosie, moltissimi italiani di ogni età si trasferivano dalle loro residenze nelle grandi città del Nord-Est per raggiungere i campi del New Jersey, della Pennsylvania e di altri stati orientali durante la stagione del raccolto.

Abel Meeropol scrisse con Billie Holyday Strange Fruit seduti al tavolino di un bar ” con ancora negli occhi la fotografia del linciaggio di due neri nelle piantagioni del sud”.

Una sera, il giornalista Harry Levin ascoltando Billie Holyday cantarla si senti improvvisamente accomunato a un generale, forte e nello stesso tempo confuso sentimento di impotenza dolorosa che aleggiava nella sala e addebitò questo stato d’animo al momento storico che l’ASmerica stava vivendo : “Billie ci stava dicendo che c’erano alcune cose inconpiute con le quali l’America doveva confrontarsi”.

Maestro di vita Giovanni Berlinguer

Un altro tassello della mia vita che se ne va. Un tasssello importante che ha contribuito a colorare e dare forma al mio disegno.
Non c’è Pasquetta che tenga quando deve succedere.
Succede che alle otto arriva una telefonata, il respiro resta sospeso perché quella telefonata che sapevi era questione di tempo arriva come un uppercut.

Sono stata fortunata perché come pochissimi altri o altre ho avuto l’onore di lavorare fianco a fianco con due grandissimi uomini politici integerrimi e uomini di incommensurabile cultura e sensibilità. Diversi l’uno dall’altro ma altrettanto pregnanti. Chiamarli Maestri di vita resta ancora riduttivo per quanti li hanno avvicinati ed hanno voluto ascoltare, apprezzare e fare tesoro dei loro mai saccenti insegnamenti praticati ‘sul campo’ con coraggio.

Il 31 marzo abbiamo festeggiato i primi 100 anni di uno di loro: Pietro Ingrao.

Questa mattina ho salutato per l’ultima volta Giovanni Berlinguer, in modo silenzioso prima che mercoledì ci siano le esequie ufficiali all’Aula Magna dell’Università la Sapienza qui a Roma.
Stasera e domani, lo dico per chi mi legge da Roma, la camera ardente in Capidoglio.

Cosa, chi resta? Il lampadiere di cui ho scritto augurando la buona Pasqua dov’è oggi nella sinistra italiana? Non lo vedo.

La televisione sta dando la notizia adesso “Grande cordoglio”. Eccoli tutti a raccolta.
La mia fortuna è di averlo salutato, il mio Capo, Giovanni Berlinguer, questa mattina, silenziosamente accarezzando le sue mani bianche e un bacio sulla fronte e chissà perché nel viso disteso mi è parso di scorgere il sorriso come quando al bar di via della Colonna Antonina prendevamo un cappuccino bianco e cremoso.

Una golosità! ( La Première gorgée de bière)  et autres plaisirs minuscules.

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Aula Magna Università La Sapienza, Roma 8 aprile 2015