Le coltri umide di novembre

Le coltri umide di novembre
Mi seppelliscono per sempre
Il tempo mi sfila tra le dita
La terra ruota sulle mie orbite
Dov’è quel tenue sorriso
Che cominciò un giorno di maggio
Se non sulla bocca dei morti
Malgrado la pena dei vivi
(Paul Eluard)

Lo so, lo so! un pezzo forte dei Guns n’ Roses ma per me David Garrett È talmente bello e solare: un sole di novembre niente male.   Lasciatemi scaldare … di più!

teniamoci strettistretti Anzi strettissimi

Shera🌷❤

ìsciarpetta

tratteniamo con fiducia quel tenue sorriso che  Paul Eluard vede sfuggire.

 

 

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Black bodies

Foggia   –   Omar Jallow arrestato il 5 ottobre per aver aggredito due poliziotti. Ma la versione del Sap e quella dei migranti non coincidono.

Ammanettato alla ruota di una volante della polizia, accovacciato per terra, agitato e con un braccio sanguinante

Billie Holiday sentì per la prima volta Strange Fruit al Cafè Society di New York nell’aprile del 1939, ma il pezzo esisteva già nel ’37, l’aveva sritta Abel Meeropol, un giovane insegnante ebreo che l’aveva firmata con lo pseudonimo di Lewis Allan . *Il brano è una forte denuncia contro i linciaggi dei neri nel Sud degli Stati Uniti e una delle prime espressioni del movimento per i diritti civili.

“Gli alberi del sud hanno uno strano frutto,
Sangue sulle foglie e sangue alle radici,
Corpi neri oscillano nella brezza del sud,
Uno strano frutto appeso dagli alberi di pioppo.
Scena pastorale del prode sud.

Gli occhi sporgenti e le bocche contorte,
Profumo di magnolia, dolce e fresco,
Nell’improvviso odore di carne che brucia.
Ecco il frutto che i corvi beccano,
Che la pioggia coglie, che il vento succhia,
Che il sole fa marcire, che gli alberi fanno cadere,
Ecco un raccolto strano e amaro.”

 Noi italiani abbiamo sempre guardato agli Stati Uniti come al Paese della speranza e della rinascita.      Siamo stati migranti in gran parte ‘economici’ con un nuovo flusso neglu anni del fascismo con le famigerate leggi raziali (corsi e ricorsi storici?). .     Abbiamo sofferto e abbiamo subito, siamo stati emarginati e siamo stati additati come straccioni e come tali trattati.     

Ellis Island è una delle quaranta isole delle acque di New York;: divenne famosa dal 1894 in quanto stazione di smistamento per gli immigranti; venne adibita infatti a questa nuova funzione quando il governo federale assunse il controllo del flusso migratorio, resosi necessario per il massiccio afflusso di immigrati provenienti essenzialmente dall’Europa meridionale e orientale.

Questi mi granti  oggi  fuggono da guerre e carestie, preferiscono puntare su quel  miserrimo 1% di possibilità di sopravvivenza.    Non possiamo accettare che vengano ammanettati a terra al cerchione di un’auto. Io mi vergogno mi sento chiamata parte in causa.

 

Non si può tornare indietro.   Abbiamo varato leggi per la Tutela dei diritti degli Animali, abbiamo riconosciuto loro un’anima.

 Ditemi se questo è un uomo.

Teniamoci strettistretti anzi strettissimi.

 

(Tutte le foto sono prese dal Web;    la camelia è del giardino di sherazade)

ottobre

“Stai per compiere ottantadue anni. Sei rimpicciolita di sei centimetri, non pesi che quarantacinque chili e sei sempre bella, elegante e desiderabile. Sono cinquantotto anni che viviamo insieme e ti amo più che mai. Porto di nuovo in fondo al petto un vuoto divorante che solo il calore del tuo corpo contro il mio riempie”.
L’autore è André Gorz, e lo scritto è dedicato e sua moglie Dorine. Si suicidarono di comune accordo e morirono insieme come insieme erano vissuti.

Noi saremo ciò che faremo insieme”, aveva scritto André Gorz.

E’ il passaggio che mi fa tremare dentro e in qualche modo rimpiangere, in virtù di quel lungo e forte sodalizio d’amore, ciò che per me, volente o nolente (Faber est suae quisque fortunae ) non si è realizzato.
Un’ ultima grande utopia questa che ci hanno lasciano André Gorz e Dorine. Un amore simbiotico lungo 58 anni , una gemma da custodire in uno scrigno tra le cose più preziose alle quali aspirare. Una gemma che mediata da quelle pagine struggenti, illuminerà anche noi.

Il libro : Lettera a D. Storia di un amore
Autore André Gorz

Mi ricollego ad uno struggente quanto attuale film Amour di Michael Haneke (ricordate ‘La pianista’ o ‘Funny days’?), premiatissimo a Cannes, la cui storia si riallaccia in parte quella dei coniugi Garz ma con una ‘soluzione finale’ molto più inquietante perché, in questo caso, dopo cinquant’anni d’amore è George che deve affrontare da solo (e si interroga sul come) l’ improvvisa e irreversibile demenza della moglie. Un amore forte che non si rassegna ad assistere passivamente alla distruzione psicofisica della sua Anne che solo pochi giorni prima, rientrando da un concerto, lo aveva estasiato per la sua bellezza intatta come intatto si era mantenuto il loro amore attraverso gli anni.

silver&rose

Amore eterno, davvero ‘per sempre’, ma poi? Ritrovarsi improvvisamente smembrati, soli con sé stessi a tu per tu con un essere di cui non sai più nulla perchè corroso dalla malattia.
Ma questa domanda, questa grande ansia di capire riguarda ogni forma di amore quando si trova difronte alla drammatica scelta del “che fare?” e come alleviare le sofferenze della persona amata conducendola per mano verso una soglia di separazione ove la fine avvenga con un ultimo sorriso e non l’immobilità di una non vita meccanica e disumana.
Questo il mio pensiero, un pensiero che può apparire angosciante o fuori fuori luogo ed allora pur non modificandolo me ne scuso.

Buon mese di Ottobre a tuttitutti e arrivando, pare, molta pioggia…

teniamoci strettistretti anzi strettissimi 💙

rose

respiro la nebbia

 

Il mese di Settembre, fine o nuovo inizio? Mese di transito, emozioni germogliate e fiorite nel sole repentinamente si ridimensionano. I sogni di nuovo relegati a quel nostro angolino prezioso che si schiude nel silenzio della notte nella casa silenziosa tornata ordinata come i nostri pensieri quotidiani.

Mi sono addormentata in un mondo di colori caldi e nella notte il vento ha portato freddi  lampi di luce e boati: ‘…. respiro la nebbia penso a te’.

Il buongiorno di settembre è nero e carico di pioggia. Le zanzare non cedono…

Una canzone italiana tra le tante, tutte bellissime, che ricordano questo mese di transito. Uno dei brani più famosi nel panorama rock italiano, una ‘gemma’ che si distingueva nell’ambito del progressive nostrano. Una emozione che non è sfuggita al Maestro Battiato.

La Sallyina non ha più la lingua penzoloni, goccioline che io raccoglievo  con uno straccetto!Non più appiattita al suolo a cercare il refrigerio del pavimento ma comodamente appoltronata.

Ecco. Impressioni di Settembre.

Amiche care e amici belli il buono c’è ed è che….

teniamoci strettistretti anzi strettissimi,

l’inverno sarà lungo e – temo – non facile.

Tutto è già scritto

Le scritte che ho trovate nel web e un po’ ovunque nelle mie passeggiate per parchi  che vi propongo non sono farina del mio sacco ma le ricette cui ironicamente fanno riferimento le ho tutte sperimentate e sono allettevoli

Il soffritto non è certamente ‘salutare’ ma aggiunge un certo non so che di appetitoso a qualsivoglia sughetto o, perché no ad un secondo.

Solitamente il mio è utilizzato soprattutto per insaporire verdure in padella o, come vedrete sotto, le classiche polpettine.

Preparazione   –  un cucchiaio di olio ‘buono’, cipollotta si stagione, uno spicchio d’aglio a chi piace, peperoncino.  Lasciare sfrigolare qualche minuto senza bruciare e aggiungere il pomodoro.

Le vie del Signore sono infinite ed un orrore di ortografia può portarci alla ricetta di un buon ‘risotto’.

Il mio preferito è senz’altro il risotto allo zafferano con funghi (porcini).

Preparazione   –   Naturalmente i funghi porcini saranno essiccati e dunque è necessario farli rivivere in una ciotolina d’acqua tiepida. La ricetta è quella classica e non…perdo tempo:  il web serve a questo!

Solo un suggerimento ed è quello di non lesinare sullo zafferano che è costoso ma è indispensabile che sia di prima qualità.

Ecco sulle polpettine ‘di pane, ceci e funghi’  voglio darvi una ricetta di stagione molto sfiziosa che aiuta anche a utilizzare per mille pezzetti di pane duro che sbucano sempre dalla credenza.

Preparazione   –   per 4 persone  – 500gr di mane raffermo,  latte, 250gr di ceci (anche in scatola si trovano ottime soluzioni), 3 uova e  3 cipollotti freschi, 2 cucchiai di parmigiano,  e di pangrattatosale e pepe qb.

Per prima cosa ammorbidite il pane nel latte e mettete i funghi a bagno (anche la soluzione dei funghi surgelati non è sbagliata),  tritate i cipollotti, scolate i ceci e frullateli. Trizzate e sbriciolate bene il pane aggiungete i ceci, le uova, i cipollotti, il parmigiano ed i funghi;   impastate dopo avere aggiunto sale e pepe oppure qualche spezia (io di solito aggiungo un po’ di curry). Vi consiglio di mantenere in frigo per una buona mezz’ora il composto perché prenda maggiore consistenza .

Fate le polpette della dimensione che preferite rigiratele, nel pangrattato e mettetele a friggere in olio di semi circa tre minuti per parte.  Fate assorbire l’olio in eccesso e Voilà ! Sappiatemi dire.

 

Abbraccio o sei ‘shots’ di vodka?
Qui il gioco si fa duro perché ho i miei dubbi su chi alla fine riscaldi di più.

Io opterei per entrambi della serie ‘Facciamo del…bene’.

E comunque qualsiasi cosa decidiate di fare, fosse anche una semplice orzata,  rallegratevi col la Sallyina in grande soirée.

Da parte mia che dire se non che vi abbraccio e … teniamoci strettistretti anzi strettissimi.