Una risata li seppellirà

Oggi un gommone con 20 persone a bordo è affondato nel nostro Mediterraneo e la Marina militare è riuscita a salvarne soltanto tre.

“There’s nothing
that a hundred men or more could ever do
I bless the rains down in Africa
Gonna take some time to do
the things we never had”


Alcuni giorni fa la ballerina show girl (attempata) Lorella Cuccarini nel fare il suo endorsement alle politiche di Matteo Salvini tra l’altro ha gratuitamente affermato che ” gli uomini sono più predisposti a stare ai vertici”.

Le donne dunque per contrappeso  dovrebbero essere maggiormente predisposte all’ amorevolezza e all’accoglienza

Così non è, almeno non sempre, ascoltando la cinica  analisi sul Global Compact  di Giorgia Meloni, una donna politica e madre che ritiene inammissibili certi migranti lascino il patrio suolo “perché je va’ “.

Queste affermazioni sono talmente assurde da rasentare il ridicolo E hanno dato spunto a molte interpretazioni musicali una più esilerante dell’altra e dunque mi viene da dire se non fosse tragicamente tutto vero ci sarebbe di che ridere di cuore.

Buona domenica tutte/i noi e…
Teniamoci strettistretti Anzi strettissimi

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sabato italiano *


Prima dell’avvento del cristianesimo il sabato era il Saturn die cioè il giorno dedicato a Saturno, termine usato ancora oggi nei paesi di lingua anglofona mentre il ‘nostro’ sabato deriva dall’ebraico Sabat : giorno di riposo.
Diciamo tanto per dire riposo perché per molti giovanissimi o meno giovani velleitari (e lo sono stata anch’io) il sabato era tutto fuorché il giorno del riposo e la sera, la sera del sabato, era tutta
Saturday Night Fever…

Plumbeo il cielo di Roma, Befanina fuori tempo, imbacuccata nella tuta di pile colore dei Lilla’ mi appresto a preparare un altro cappuccino-sì … ce n’è per tutti. Chi alza la mano?

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Teniamoci stretti stretti anzi strettissimi, Buon Sabato

* Ammetto il freddo mi gioca brutti scherzi… DOMENICA!
Buona Domenica! (che figura…completamente rincoj…ta)

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“Stolpersteine” ovvero le pietre d’inciampo.
Dal 1995 l’artista tedesco Gunter Demnig, installa delle pietre della memoria, della dimensione di un sampietrino, su cui è posta una targa d’ottone con un nome per ricordare i caduti del nazzi-fascismo. L’iniziativa è partita a Colonia e sono ad oggi state installate 50.000 pietre d’inciampo in tutta Europa. L’obiettivo di questo artista è collocare un sampietrino per ogni vittima della deportazione.

Nel 2012 alcune delle pietre d’inciampo sono state installate nel popolare Rione Monti a Roma in Via della Madonna dei Monti e in Via Urbana.

Oggi il 10 dicembre dovrebbe essere ricordato, posto alla cima dei nostri pensieri, come la Giornata mondiale dei diritti umani.

Già! ma non bisognerebbe ricordarsi di essere ‘umani’ consapevoli, compassionevoli, gli uni verso gli altri tutti i giorni dell’anno?

E allora questo sarebbe il giorno nel quale fare un esame di coscienza e domandarci che cosa abbiamo fatto noi – singolarmente – per dare umanità al nostro quotidiano in un momento in cui, almeno io, mi sento accerchiata e nello stesso tempo estranea a quanto, il molto, che mi circonda.

Avere rubato durante la notte alcune pietre dell’ inciampo, una ennesima violenza alle vittime ebree, è una cosa obrobriosa sia che sia stata una bravata sia che vi fosse un ‘nascosto’ messaggio intimidatorio fomentato da una politica brutale e disUMANA.

Il mio albero di Natale e di fronte a me. Il riverbero luminoso delle sue luci intermittenti mi ricordano che sono qui a scrivere quasi a pontificare…eppure avrò bene il diritto, il mio diritto umano, di essere molto triste?
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Teniamoci più che mai strettistretti anzi strettissimi 🌲🌲🌲🌷🌿

e menta sia

Dopo una lunga e piacevolissima telefonata con un’amica, ci siamo lasciate augurandoci, data l’ora e la gola ancora zeppa di parole : ‘Ci vorrebbe un Mojito!’

Il Mojito, quello che beviamo comunemente – ecco – sopratutto nella bella stagione,  ha origini cubane. Si racconta  che sia stato sperimentato per la prima volta  nel famoso locale dell’  Habana La Bodeguita del Medio di cui  Ernest Hemingway  era affezionato cliente e robusto bevitore.

Il Mojito, l’ originale,  non è mai troppo alcolico poichè i cubani iniziano a berlo sin dal mattino per via  del caldo estivo e d’altra parte gli impegni quotidiani non consentirebbero di essere eternamente (felicemente), non del tutto sobri.

Più che un cocktail, dunque, è una bevanda leggermente alcolica, dissetante,  a base di (un) lime, zucchero di canna raffinato  (bianco), acqua gassata, rum bianco e naturalmente l’ indispensabile  hierba buena sostituita egregiamente dalla nostra menta fresca e dolce visto che la hierba buena cresce solamente a Cuba.

Si sono tramandate molte curiose leggende sulla Menta conosciuta ed utilizzata fin dai tempi più remoti.

Raccontano i poeti antichi, che la menta fosse in origine una bellissima fanciulla, amata da Plutone trasformata per vendetta in erba da Proserpina… Plutone tuttavia  come ultimo suo gesto d’amore le regalò un intenso pungente profumo tanto da attirare chiunque le passasse accanto.

Questa leggenda d’amorosi sensi contribuì ad attribuire presunte virtù afrodisiache alla menta  che con il suo profumo soavissimo  fu scritto:  :”risveglia le forze del sesso quando siano carenti o sopite”.

Ci si mise di mezzo anche Zeus perchè un’altra leggenda vuole che proprio lui,  respinto più e più volte dalla ninfa,  trsformasse  Myntha in una pianticella fredda e dai contorni pungenti così come lei si dimostrò nei suoi confronti.

Niente amore, contrasti o sesso nell’antico Egitto poichè, così come testimoniato nel Papiro Ebers, la menta veniva utilizzata dai sacerdoti per donare lucidità mentale e longevità.

La preparazione.del Mojito

 In un bicchiere, tradizione vuole sia un  tumbler alto posate le foglie di menta (in genere 10/12 foglie), spremeteci sopra il lime e aggiungete due cucchiaini da cappuccino di zucchero di canna bianco, con un pestello esercitate una leggerissima pressione in modo da amalgamare gli ingredienti stando attenti a non lacerare le foglie di menta, riempite il bicchiere con del ghiaccio spezzato (non tritato) e a questo punto aggiungete il rum bianco in una dose che va dai 4 cl ai 7 cl, dipende dal vostro grado di resistenza all’alcool (a me piace forte, robusto, come al santo bevitore Ernest). Completate con due dita di soda o acqua gassata.

 

 Allora? chi accetta il mio invito?

( ‘… e chi non beve con me peste lo colga!’ )

Niente però vieta agli astemi ( mmm 😦  ) di esserci e dunque

Teniamoci strettistretti anzi strettissimi. Buona settimana.

Foto dal web. Sally è Sally

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Aprire un blog nel lontano anno 2000 è stata per me una sfida non tanto alla mia immaginazione quanto alla tecnologia.        Diciamo che i blog amatoriali erano ancora poco ‘frequentati’ e le testate giornalistiche appena approdate on line li stavano ancora sperimentando.

I miei primissimi post sono finiti nel gorgo con la chiusura improvvisa della prima piattaforma,  quelli su Splinder un parte già archiviati stanno in una cartella del pc, dal 2006 in poi in (relativa) bella mostra su questo sito.

Capita che a volte un like mi riporti agli anni passati e mi stupisco io stessa della simpatia  e dell’affettuosità di taluni commenti e dell’amicizia che via via  è venuta a crearsi uscendo da questa agorà virtuale.        Ci sono i fuochi di paglia, gli innamoramenti a scadenza ma i miei followers, poco sotto i mille, non sono mia del tutto spariti o scemati. Aumentano. Da molto tempo non riesco più a ‘pareggiare i conti’ e me ne dispiace.

Perché ne parlo?

Ripeto, il mio è stato un braccio di ferro con la tecnologia non una prova sulle mie capacità di scrivana. Non avevo e non ho tutt’ora, per scelta. una linea precisa da seguire.

Un fratello è già scrittore, un altro compone musica io che  non mi sento la sorella di  gestisco il mio blog con leggerezza prendendo spunti o inventando. Una semplice foto di Sally vuole e deve essere interpretata come un saluto, una canzone come la condivisione di uno stato d’animo. Mi piace ricordare alcune date ma sempre in modo schematico un po’ come la campanella del pranzo e il profumo del pane fresco in tavola.

Twitter ha avuto la genialità di provare che 140 caratteri possono essere perfetti per esprimere un pensiero compiuto. Al mio blog ho dato, salvo eccezioni, il diktat della giusta brevità.

Provengo da una scuola assai dura di lavoro che mi imponeva di leggere molto, testi scientifici, saggi, conferenze, articoli per riassumere il tutto – come diceva con leggerezza il mio Capo – in mezza paginetta.

Di nuovo perché?

Leggere di  alcuni blogger  che ancora danno  giudizi e  valutazioni in termini di bella scrittura e compiutezza mi ha indispettito,  la trovo una forma di snobismo e di poca apertura mentale.

Un’amica pubblica a scadenza più o meno settimanale un fotografia il cui titolo è di per sé un poema;  c’è chi porge sonorità magnetiche e chi ci tramanda una ricetta densa di ricordi.  Ci sono piccoli versi profondi, poesie invidiabili che  lasciano senza fiato, letture consigliate e film imperdibili. Poi ci stanno anche i veri scrittori ed è un piacere leggerli questo è indubbio.

Ma per favore che ognuno, almeno qui, sia libero.       Diamoci la reciproca possibilità di non sentirci giudicati.

A me di voi basta una parola, l’idea di un profumo, il piacere di continuare a disegnarvi e conoscervi, e farmi conoscere, un po’ come quel giochino della Settimana enigmistica : puntino dopo puntino.

Il mio ultimo bocciolo di fine ottobre per voi

‘Non arrenderti

hai ancora degli amici’

Via Corsaglia

Ma poi perché e chi lo dice che soltanto i grandi uomini (e donne) o semplicemente chi è artefice di passaggi epocali diventa memoria collettiva?

Il ricordo  resta e riaffiora anche attraverso i piccoli gesti di gente comune che ci tiene compagnia bel oltre il loro reale passaggio terreno; gesti che si tramandano e diventano leitmotiv da condividere.

Ieri è stata una bellissima giornata; la più piccolina della famiglia ha compiuto due anni  eppure tornando a casa mi sentivo il cuore pesante carico di tristezza come se tanta spensieratezza in questi miei giorni non mi appartenesse.

(compleanno Alessia, foto sherazade)

Oggi, erano circa le 11, uno scampanellio famigliare.

‘Sono Roberto’

Sally insopportabilmente frenetica.

‘Socchiudo soltanto perché …non sono presentabile’

‘Sto andando per un lavoro…’.

e da uno spiraglio spunta un rametto di ulivo.

Oltre vent’anni fa quando venni ad abitare in questa casa, accanto c’era un negozio di motorini e il titolare il sor Renato era un po’ il nume tutelare della nostra strada.     Il suo unico figlio morì il giorno di un 24 dicembre a 16 anni investito (anche lui aveva colpa) da un autobus.

Presi confidenza e mi fermavo sempre più spesso rientrando a casa e una volta gli parlai di mia madre  del fatto che nonostante nessuno di noi fosse credente lei regalava a noi tre figli,  la Domenica delle Palme,  un rametto di ulivo che io conservavo per tutto l’anno nel portafoglio.

Da quella volta non ci fu anno che io sul parabrezza del motorino e della macchina non trovassi il mio rametto di ulivo benedetto.  Era del sor Renato.

Molte cose  mi legavano a quest’ uomo all’antica che mi raccontava spaccati di vita degli anni ’40, della guerra a Roma, di Monte Sacro una distesa di campi di grano,  della sua povertà e delle gambette ferite dalla paglia delle spighe che loro ragazzini raccoglievano correndo dietro da trebbiatrice per farne a casa un po’ di farina.

Il sor Renato morì nel febbraio del 2008 ma io per la Domenica delle Palme trovai sotto il tergicristallo della macchina  il mio ramoscello di ulivo:    il falegname, Roberto, aveva raccolto il testimone.

Via Corsaglia, figlio in moto e C1, foto sherazade

Così anche stamattina come fosse  una carezza ho allontanato la mia tristezza di ieri ed ho accolto il messaggio di mia mamma, del sor Renato abbracciandomi stretta  al falegname Roberto e naturalmente con le lacrime che scendevano da sotto gli occhiali (che vergogna).

Piangere fa venire gli occhi belli e luminosi, questo lo diceva mia nonna,  e piangere  dopo tanto  struggimento è salvifico : è come tornare a respirare dopo una lunga apnea.

Piccoli uomini? Silenziosi portatori di Pace.

Fiduciosamente sapersi abbandonare, foto sherazade

un arancione che scaccia il freddo

Gennaio 2012.
Pochi commenti e di due persone carine (Azalea e Sonia (Ideeintavola) che non scrivono più.
Mi sento fuori fase, avrei sulla punta della lingua, dei tasti, troppi mugugni ed allora mi taccio per non unirmi al coro di quelli che sanno tutto e tutto è il loro pane quotidiano…

Fa molto freddo, a Roma tre forti scosse di terremoto di due giorni fa hanno ulteriormente inciso su un mio retrogusto di malumore verso troppi avvenimenti.

La vellutata di zucca, quella di Modena è la più ambita, vi riscalderà senza richiedere troppa “arte”.

Un abbraccio circolare a tutti voi. Sally vi aspetta per la colazione…

sallymandarinetti

 

sherazade2011

La vellutata di zucca è una zuppa allegra e delicata preparata con polpa di zucca gialla, una o due piccole patate, un bicchiere e mezzo  di acqua,  sale qb (a chi piace facendo precedere la bollitura da un piccolo soffritto di cipolla o  profumandola con un  pizzico di cannella prima di servirla ); a cottura ultimata (in pentola  a pressione bastano venti minuti) il tutto viene messo nel frullatore per ottenere una crema abbastanza solida.  Personalmente ammorbidisco il sapore aggiungendo agli ingredienti due sottilette di formaggio fuso (kraft, per capirci).


La vellutata di zucca fatta alla mia maniera, si serve adagiandola su una bella fetta di pane abbrustolito, cospargendola di abbondante parmigiano grattugiato   oppure – una leccornia con qualche caloria in più! –  accompagnata da dadini di pane, sempre casereccio, fatto saltare in padella con poco olio.

 

Ingredienti per 4 persone:
zucca gialla 1kg

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