in stand by

Scrive Hermann Hesse:”…tutto il visibile è espressione, tutta la natura è immagine è linguaggio e colorato geroglifico…sono fratello di tutto ciò che ammiro e che sperimento come mondo vivente; della farfalla, del fiume, dei monti; perché lungo il cammino dello stupore sfuggo per un attimo al mondo della divisione ed entro nel mondo dell’unità, dove una cosa, una creatura, dice ad ogni altro:
“Tat twam asi” (“Questo sei tu”).

Nell’incoerente (stra)volgersi dei fatti, rileggendo questo passaggio mi domando scoraggiata e non più stupita se nella crudeltà sciatta del nostro quotidiano, Hermann Hesse saprebbe, lui per primo,fugare lo spaesamento e lo sconforto suscitato della sua asserzione diventata doloroso interrogativo.
“Tat twam asi”
“ ..sì, ma cosa?”

Credo di avere bisogno di tempo, mi sono smarrita.

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Teniamoci strettistretti anzi strettissimi 🌹

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come (as u are)

Come as you are, as you were
As I want you to be
As a friend, as a friend
As an known enemy
Take your time, hurry up
The choice is yours, don’t be late
Take a rest as a friend
As an old
Memoria, memoria
Memoria, memoria
Come doused in mud, soaked in bleach
As I want you to be
As a trend, as a friend
As an old
Memoria, memoria
Memoria, memoria
And I swear that I don’t have a gun
No I don’t have a gun
No I don’t have a gun
Memoria, memoria
Memoria, memoria
(No I don’t have a gun)
And I swear that I don’t have a gun
No I don’t have a gun
No I don’t have a gun
No I don’t have a gun
No I don’t have a gun
(Compositori: Kurt Cobain – Nirvana)
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“La durezza di questi tempi non ci deve far perdere la tenerezza dei nostri cuori.”- Che Guevara

E collegandomi alla durezza dell’oggi e a questa frase vi suggerisco una accurata biografia su Che Guevara curata da Paco ignazio Taibo II “Senza perdere la Tenerezza”

Teniamoci strettistretti Anzi strettissimi

wish you were here

Superata senza ostacoli la fase del pianto del coccodrillo, anche perché per tante ragioni non vi sono state occasioni di grandi abbuffate anzi, mentre scrivo, ho davanti a me la mensola ancora carica di un pampepato infiocchettato, un panforte che aspetta manforte, una confezione di baci di dama probabilmente molto riservata perché ancora intatta, la scatola, della dama non saprei dire… dimenticavo un torrone morbido e – last but not least – un croccante di mandorle fatto da una mia amica.

Diventa marginale quello che volevo raccontarvi.
Adesso la mia attenzione si è tutta concentrata sul croccante di mandorle che mi ha riportato alla cucina della casa di mia nonna con un grande piano di marmo bianco, appena unto da un invisibili strato di olio su cui riposavano in ordinate fila mandorle sgusciate, e infine quel profumo amarognolo che emanava lo zucchero mentre si scioglieva nel padellino a fuoco lento.

Quanti anni avevo? forse sette ma i miei sette anni vissuti con inestimabili momenti di noia che poco avevano in comune con PlayStation e tablet, Kit Kat e Ovetti Nestlè privi di vita autonoma e che forse mai attraverso l ‘ olfatto busseranno alla porta dei ricordi scompaginati come coriandoli.

Chiudo così. Prendo un pezzetto di croccante di mandorle mi accovaccio sul divano e pitoneggio lenta e calda, quel sapore amarognolo che di scioglie in bocca, sempre quello, anche se da quel mio ‘piccolo mondo antico ‘muore e nasce un sorriso per il richiamo letterario e a mia madre che in una di quelle estati…

Coriandoli di memoria

Teniamoci strettistretti (i nostri ricorsi) anzi strettissimi!

stolpersteine

“Stolpersteine” ovvero le pietre d’inciampo.
Dal 1995 l’artista tedesco Gunter Demnig, installa delle pietre della memoria, della dimensione di un sampietrino, su cui è posta una targa d’ottone con un nome per ricordare i caduti del nazzi-fascismo. L’iniziativa è partita a Colonia e sono ad oggi state installate 50.000 pietre d’inciampo in tutta Europa. L’obiettivo di questo artista è collocare un sampietrino per ogni vittima della deportazione.

Nel 2012 alcune delle pietre d’inciampo sono state installate nel popolare Rione Monti a Roma in Via della Madonna dei Monti e in Via Urbana.

Oggi il 10 dicembre dovrebbe essere ricordato, posto alla cima dei nostri pensieri, come la Giornata mondiale dei diritti umani.

Già! ma non bisognerebbe ricordarsi di essere ‘umani’ consapevoli, compassionevoli, gli uni verso gli altri tutti i giorni dell’anno?

E allora questo sarebbe il giorno nel quale fare un esame di coscienza e domandarci che cosa abbiamo fatto noi – singolarmente – per dare umanità al nostro quotidiano in un momento in cui, almeno io, mi sento accerchiata e nello stesso tempo estranea a quanto, il molto, che mi circonda.

Avere rubato durante la notte alcune pietre dell’ inciampo, una ennesima violenza alle vittime ebree, è una cosa obrobriosa sia che sia stata una bravata sia che vi fosse un ‘nascosto’ messaggio intimidatorio fomentato da una politica brutale e disUMANA.

Il mio albero di Natale e di fronte a me. Il riverbero luminoso delle sue luci intermittenti mi ricordano che sono qui a scrivere quasi a pontificare…eppure avrò bene il diritto, il mio diritto umano, di essere molto triste?
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Teniamoci più che mai strettistretti anzi strettissimi 🌲🌲🌲🌷🌿

ottobre

“Stai per compiere ottantadue anni. Sei rimpicciolita di sei centimetri, non pesi che quarantacinque chili e sei sempre bella, elegante e desiderabile. Sono cinquantotto anni che viviamo insieme e ti amo più che mai. Porto di nuovo in fondo al petto un vuoto divorante che solo il calore del tuo corpo contro il mio riempie”.
L’autore è André Gorz, e lo scritto è dedicato e sua moglie Dorine. Si suicidarono di comune accordo e morirono insieme come insieme erano vissuti.

Noi saremo ciò che faremo insieme”, aveva scritto André Gorz.

E’ il passaggio che mi fa tremare dentro e in qualche modo rimpiangere, in virtù di quel lungo e forte sodalizio d’amore, ciò che per me, volente o nolente (Faber est suae quisque fortunae ) non si è realizzato.
Un’ ultima grande utopia questa che ci hanno lasciano André Gorz e Dorine. Un amore simbiotico lungo 58 anni , una gemma da custodire in uno scrigno tra le cose più preziose alle quali aspirare. Una gemma che mediata da quelle pagine struggenti, illuminerà anche noi.

Il libro : Lettera a D. Storia di un amore
Autore André Gorz

Mi ricollego ad uno struggente quanto attuale film Amour di Michael Haneke (ricordate ‘La pianista’ o ‘Funny days’?), premiatissimo a Cannes, la cui storia si riallaccia in parte quella dei coniugi Garz ma con una ‘soluzione finale’ molto più inquietante perché, in questo caso, dopo cinquant’anni d’amore è George che deve affrontare da solo (e si interroga sul come) l’ improvvisa e irreversibile demenza della moglie. Un amore forte che non si rassegna ad assistere passivamente alla distruzione psicofisica della sua Anne che solo pochi giorni prima, rientrando da un concerto, lo aveva estasiato per la sua bellezza intatta come intatto si era mantenuto il loro amore attraverso gli anni.

silver&rose

Amore eterno, davvero ‘per sempre’, ma poi? Ritrovarsi improvvisamente smembrati, soli con sé stessi a tu per tu con un essere di cui non sai più nulla perchè corroso dalla malattia.
Ma questa domanda, questa grande ansia di capire riguarda ogni forma di amore quando si trova difronte alla drammatica scelta del “che fare?” e come alleviare le sofferenze della persona amata conducendola per mano verso una soglia di separazione ove la fine avvenga con un ultimo sorriso e non l’immobilità di una non vita meccanica e disumana.
Questo il mio pensiero, un pensiero che può apparire angosciante o fuori fuori luogo ed allora pur non modificandolo me ne scuso.

Buon mese di Ottobre a tuttitutti e arrivando, pare, molta pioggia…

teniamoci strettistretti anzi strettissimi 💙

rose

di malick ‘n peggio

 

“CICLONE ATLANTICO, POI CALDO FINO ALLA FINE DEL MESE .   E’ giunta la parte avanzata di un vortice di origine nordatlantica”

Mio fratello piccolo sta come sta e a  chi vorrà  potrà cercare qua e là, mentre mio fratello  grande sono io che non so se è  qua o  là o fors’anche  ubiquo perché se l’andare degli anni a me ha fatto l’effetto  di ammorbidente mitigando certe mie asperità da istrice, a lui ‘st’anni certamente l’ hanno infeltrito in una sua centri-fuga solitaria.

Ora se un caro amico soltanto pochi giorni fa paventava gli inciampi dei suoi primi 70 anni,  io credo che arrivi un momento imprecisato, spesso addirittura anticipato,  nel quale il minimo squilibrio sposta psicologicamente quel ‘la sottile linea rossa’ e…patapuffete.

“C’è una sottile linea rossa che separa il sano dal pazzo. C’è una sottile linea rossa che separa il paradiso dall’inferno, la vita dalla morte. C’è una sottile linea rossa che separa il bene dal male, la pace dalla guerra. O meglio, c’era una sottile linea rossa ed ora non c’è più.” (R. Kipling)

Brusca virata del post su questo  bellissimo tra i moltissimi film di cui sono stenue sostenitrice,  di Terrence Malick – del 1998 – che fu presentato dalla critica come risposta alternativa  alla crudezza violenta, non che ogni guerra non ne sia indenne,  de ‘Salvate il soldato Ryan’ film anch’esso del 1998 diretto da Steven Spielberg.

Credo che pochi sappiano che  l’omonimo romanzo di James Jones, da cuiTerence Malick trasse il soggetto per la realizzazione del film, deve a sua volta  il titolo al romanzo Tommy di Rudyard Kipling il cui racconto è inserito nella collezione Barrack-room Ballads e  La sottile linea rossa di eroi si riferisce alle giubbe rosse delle divise militari  della fanteria britannica.  In particolare Kipling  racconta la battaglia di Balaclava del 1854, denominata appunto  ‘la sottile linea rossa’.

La poesia di questo film di guerra sta tutta nel profondo senso di pace che scaturisce dal rapporto dicotomico tra l’ imperturbabilità  della  natura e la scelleratezza distruttiva dell’uomo mentre la macchina da presa indugia sulla vitalità di quella parte di mondo inconsapevole  tra la brezza del vento che muove le felci,  lo scrociare dell’acqua, il cinguettio degli uccelli e più in là, parte integrante di un tutto un soldato che muore soffrendo, silenziosamente.

“Invitta fragilità

come lo gridi al mondo

fiore inzuppato di viola

come al vento tremando

dispieghi il tuo emblema”.

Pietro Ingrao ‘Il dubbio dei vinvitori’ Mondadori 1986

Teniamoci strettistretti: il freddo al cuore è faticosa da riscaldare. Buona settimana   (e ‘speriamo che noi ce la caviamo’ ) !

 

Ieri oggi domani (è un altro giorno

Ieri

Parco delle valli albero spoglio

Desiderio delle tue mani chiare
Nella penombra della fiamma:
sapevano di rovere e di rose;
di morte. Antico inverno.
(Salvatore Quasimodo)

Oggi

C’è un albero dentro di me
Trapiantato dal sole
Le sue foglie oscillano come pesci di fuoco
Le sue foglie cantano come usignoli.
(Nazim Hiknet)

L’inizio di domani

In me il tempo rimane
Come una rossa rosa odorosa
Che oggi sia venerdì domani sabato
Che il più di me sia passato che resti il meno
Non importa
(Nazim Hikmet)

Un’estate fa   (già domani 

Notti selvagge – notti selvagge! Fossi io con te
notti selvagge sarebbero
la nostra estasi.
Futili – i venti –
per un cuore in porto –
non serve la bussola
non serve la mappa.
Remare nell’Eden –
il mare!
Potessi ancorare – questa notte –
in te!
(Emily Dickinson

Ultimi colpi di coda di un inverno sempre per me troppo lungo, Piove. Il tentativo di farsi spazio tra il terreno fangoso ha sfinito  le prime margherite nate avvizzite. 

Dai! Buon fine settimana,  una tisana profumata magari  davanti un dvd – conoscete La signora dello zoo di Berlino oppure un nuovo/vecchio di qualche anno Figlio di nessuno – ma mi raccomando tiemoci strettistretti anzi strettissimi.

foto di sherazade2011 riproducibili previo consenso