il mar(l)e dentro

Un gesto ‘riprovevole’.

“difendo la scelta di mia figlia. Brittany aveva il diritto di morire.”

Brittany, malata di tumore irreversibile decise per l’eutanasia.
Il fatto è di qualche settimana fa.

Con una lettera la madre replica alle molte accuse di cui la più pesante arriva proprio dal Vaticano nella persona di Mons. Ignacio Gaccasco de Paula, presidente della pontificia Accademia per la vita che ha parlato di “gesto riprovevole”.

In sostanza la madre sostiene che : ”Imporre le proprie convinzioni a una questione di diritti umani è sbagliato. Giudicare una scelta personale come ‘riprovevole’ perché non conforme ai valori di qualcun altro è immorale” e ancora “ la vita (di degrado fisico e mentale e di intenso dolore) di mia figlia non merita di essere etichettata da perfetti sconosciuti che neppure sanno i particolari della sua situazione. “

“ ‘Riprovevole’ è una parola molto dura. Significa ‘molto cattivo; che merita forti critiche’.“
Aggiunge : “Questa parola è stata usata pubblicamente nel momento in cui la mia famiglia era più ferita, In lutto.”

La signora Debbie Ziegler continua esortando ognuno di noi a riflettere da soli su questa ipotetica scelta futura, da prendere dopo essersi fatti spiegare bene tutte le opzioni a disposizione nel caso fosse diagnosticata una malattia incurabile, debilitante e dolorosa. Assicurarsi l’appoggio
‘onesto e amorevole’ dei propri cari.

‘Nessun dorma!’

‘Ramon, perché morire?’
Il mare dentro:  uno dei film più toccanti ed emozionanti, in Italia poco conosciuto perché parlare di eutanasia è argomento scomodo anche per il cinema ed è questione politica ingarbugliata. Lo trovate anche su Youtube, non perdetevelo.

“La ‘cultura della cura’ ha portato alla suggestiva convinzione che i medici possano sempre trovare un rimedio.
Ogni vita finisce. La morte non in tutti i casi è nemica. Talvolta una morte dolce può essere un dono”.
“Per chi è malato terminale il diritto di morire è una questione di diritti umani.”

Credo che quasi tutti noi siamo abbastanza grandi da avere vissuto il ‘caso’ di Eluana Englaro e che ognuno di noi si sia fatto una sua idea sul come vorremmo, noi, affrontare una tale circostanza.

Io ho provveduto, mio figlio ha sbuffato e alzato  gli occhi al cielo imbufalito così come io ho fatto con mia madre. Non dobbiamo ammalarci domani e neppure invalidarci ma insomma, se sta per piovere ritiriamo si o no il bucato per tempo?

Chiudo gli occhi, sparisce la grata bianca della finestra e mi staglia netto il volto sereno di mia madre, gli occhi ormai chiusi e un sorriso sereno sulle labbra, il suo sorriso di sempre.La morte ti fa bella.

vis-a-vis

Perchè mai insisti nel dirmi che
“è destino”
se ci incontriamo un giorno sì e l’altro pure?
Semplicemente
“percorriamo la stessa strada” anche adesso che di fatto si sono separate.

profilo

“Quando si guarda la verità solo di profilo o di tre quarti la si vede sempre male.
Sono pochi quelli che sanno guardarla in faccia.”
Gustave Flaubert

Mondo cane

“Tempo che migliora. Ultime piogge.”

Senigallia Senigallia

Sofferenze, solitudini, e morti invisibili di chi nella conta non ha numero. Eppure esistono, esistevano, occhi e anima, sofferenza e paura. Il loro silenzio mi si presenta più forte quando la sera raccolgo le idee prima di addormentarmi. Sally respira al mio fianco e mi ricorda la nostra fortuna di avere un tetto sopra la nostra testa, un letto caldo mentre fuori anche qui, a Roma, diluvia e tuona.

cani-alluvione-foto

Ricordo una foto  del massacro avvenuto  settembre 2004 nella scuola  di Beslan.  Un soldato che portava in salvo un bambino stringendolo tra le braccia.

????

…..

Lalluvione-e-le-vittime-non-umane.-La-morte-invisibile-degli-animali

Ritrovo un momento di fiducia e vi saluto con un sorriso. Fermo qui il mio sguardo.

(immagini prese dal web)

Fermo immagine

Happy Anniversary!
You registered on WordPress.com 3 years ago!
anniversary-1x

Sono andata a ritroso, Primi post su WordPress a novembre di 3 anni fà – orba di Splinder che ci aveva sbattuto la porta in faccia – e questo è quello che scrivevo registrando una situazione di disagio (diciamo così molto eufemisticamente) e di metereologia balzana ove io ‘lamentavo’ un novembre soleggiato.
I due protagonisti della fotografia dall’anno scorso non li ho più visti,
Io continuo ad andare a fare le mie passeggiate al parco con Sally.
I figli crescono e le mamme invecchiano. Noi due ce la caviamo.

novsallyparco

“Tu chiamali se v(p) uoi clandestini” – 30 novembre 2011

E’ ARRIVATA QUALCHE GIORNO FA UNA BARCA A VELA, ALTRI UOMINI E DONNE “CLANDESTINI”: IL MARE HA RESTITUITO TRE CADAVERI, UN NUMERO IMPRECISATO DI DISPERSI FORSE GIÀ FUGGITI AL NORD OPPURE MORTI.

OGGI È ARRIVATO UNO YACHT (I NOVELLI CARONTE SI CAMUFFANO SOTTO RICCHE MENTITE SPOGLIE) CHE SI È INCAGLIATO AL LARGO: TRA I TANTI DUE DONNE GIOVANISSIME CON I LORO BAMBINI ANCHE LORO “CLANDESTINI” TUTTI VIVI E RICCHI DELLE LORO SPERANZE A DISPETTO DELLE SOFFERENZE GIÀ PATITE E DEI RACCONTI DI CHI QUEL VIAGGIO LO AVEVA INTRAPRESO GIÀ PRIMA DI LORO.

“CLANDESTINI” CHE RUBANO IL LAVORO AGLI ITALIANI, “CLANDESTINI” CHE CADONO DALLE IMPALCATURE IL GIORNO STESSO CHE VENGONO ASSUNTI, “CLANDESTINI” CHE SUDANO NEGLI ALTI FORNI PIUTTOSTO CHE NELLE PIZZERIE.

“CLANDESTINI” OVUNQUE CHE CI ASSEDIANO, CHE FANNO PAURA ANCHE QUANDO SI SPEZZANO LA SCHIENA NEI CAMPI PER PORTARSI SOTTO I PONTI TRE ARANCE PER CENA E CINQUE EURO, SI MA ‘NETTI’!

“CLANDESTINI” INVISIBILI CUI LO STATO ITALIANO NON RICONOSCE LORO ALCUN DIRITTO FORMALE SE NON LA MERA SOPRAVVIVENZA IN ATTESA DI RIMPATRIARLI.

“CLANDESTINI” INVISIBILI ANGELI CUSTODI POSTI A FIANCO DEI NOSTRI GENITORI ANZIANI O MALATI CHE DIVERSAMENTE SAREBBERO RELEGATI IN LUSSUOSE QUANTO VI PARE MA SEMPRE “CASE DI RIPOSO” ANONIME E SENZA IL CALORE DI UNA VITA VISSUTA NELLE PROPRIE QUATTRO MURA.

IO NE CONOSCO MOLTI DI QUESTI “CLANDESTINI” UOMINI E DONNE CHE HANNO LASCITO NELLA LORO TERRA I PROPRI CARI ED ACCUDISCONO I NOSTRI.

IN QUESTI ULTIMI GIORNI DI NOVEMBRE CHE A ROMA SONO SOLEGGIATI E TIEPIDI COME IL PIÙ MITE SETTEMBRE, ALL’INTERNO DEL PARCO DOVE IO PORTO A SPASSO LA MIA SALLY, APPENA DI LATO DELLA STRADELLINA DI GHIAIETTO STANNO DUE FIGURE: LA PRIMA SEDUTA SU UNA SEGGIOLETTA ROSSA DA REGISTA E LA SECONDA SU UNO SGABELLINO. PASSANDO A VOLTE PERCEPISCO IL BRUSIO DELLE LORO PAROLE, OPPURE, COME OGGI, IL VECCHIO SIGNORE È IMMERSO NELLA LETTURA E CONDIVIDONO IN SILENZIO L’ULTIMO SOLE

OGGI NON HO RESISTITO E DI NASCOSTO, A LORO INSAPUTA, HO SCATTATO QUESTA FOTOGRAFIA.

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TU CHIAMALI SE PUOI CLANDESTINI

Uomini silenziosi

 
Vorrei parlarvi del mio parrucchiere Marco.

Sposetta ancora ignara e felice, appena mamma ‘ci’ trasferimmo in un luminoso attico a Monte Mario alto, ovvero piazza Guadalupe, zona ancora abbastanza residenziale e poco costruita.
In tren’anni è diventata una jungla di cemento: niente più prati, niente più terreni coltivati con le verdure di stagione e le uova veramente a chilometro zero.

Il Bar latteria con qualche bene di prima necessità e quel piccolo negozio di parrucchiere.

Un giovanotto ‘caciarone’ e sua moglie silenziosissima lavoravano con una piccolina in culla dell’età di mio figlio.
Lui si era messo in proprio dopo una solida gavetta presso un parrucchiere di gran fama in via Condotti e lì aveva conosciuto la moglie che a 14 anni era entrata a fare l’apprendista: neppure a lavare le nobili teste ma a guardare, a imparare.

Tre figli. Francesca diplomatasi alle magistrali dopo quasi niente lavoro, poche supplenze nessun futuro negli anni era subentrata nell’attività anche con passione.

Prezzi ottimi, un ambiente a volte troppo rumoroso ma soprattutto prodotti di qualità che io, sempre a fare e disfare dal rosso al biondo alla frezza arancione a quest’ora avrei potuto essere calva senza neppure essere cantatrice. Danno totale. La mia chioma invece è folta e trasferitami da ormai quasi vent’anni a Monte Sacro vecchio, una volta al mese mi sobbarcavo la traversata di Roma e tornavo da Marco. “Un bel ramato?” diceva lui, “No una permanente morbida” rispondevo io. E giù a ridere perché l0unica volta che mi feci la permanente, era un sabato mattina, il pomeriggio era già tornata a tagliarmi i capelli perché nn mi ci vedevo proprio.

capelli corti

I figli sono cresciuti. A suo tempo si erano costruiti una casa fuori Roma, una villetta per tutta la famiglia. Francesca ha già una bambina che ha appena avuto il tempo di conoscere la nonna Anna che è morta di tumore.

Parlavano di chiudere perché il costo della vita ma soprattutto le spese nn davano margine a Francesca di integrare lo stipendio del marito e da parte sua Marco senza la moglie nn se la sentiva di andare avanti da solo.
Ci siamo lasciati a Luglio con gli auguri di buone ferie che avrebbero trascorso, come molti, a casa ma per fortuna in giardino sotto la magnolia che avevo regalato loro all’inaugurazione della casa e che ora è diventata un grande albero.

capellirossi

Ieri come se sentissi qualcosa mi sono messa in macchina e sono arrivata davanti al negozio. Serranda abbassata e un cartello di AFFITASI.

Nel piccolo slargo i due negozi accanto avevano già chiuso da più di un anno. “Voglia di lavorar saltami addosso!” Ma che crisi, nessuno ha più voglia di sacrifici. E così tutti assolti dal disastro che c’era ma era ‘solo’ visione pessimistica (che perdura).
Silenzio e grigiore dell’aria.
Non mi sono accorta che stavo piangendo perché una mano mi stringeva forte lo stomaco.
Si chiude una parte importante della mia vita. Che non era solo di taglio e messa i piega ma condivisione di vita, di discussioni sui figli, di scelte politiche. Di dolori per le persone care che via via ci lasciavano.
Qualcosa di me diventa ricordo e non più quotidianità.

Più tardi telefonerò a Marco, il mio parrucchiere di una vita. Una persona onesta che onestamente ha cresciuto, lavorando, la sua famiglia. Un uomo, forse, come ce ne sono tanti che silenziosamente si chiede

“Ma dove diavolo stiamo finendo?”

A me gli occhi please

Per il fine settimana, piovoso e freddo, speriamo non tragico negli eventi, vi affido “The Man with the Beautiful Eyes” tratto dal libro di poesie “The Last Night Of The Earth Poems” (1992) di Charles Bukowski, divenuto un cortometraggio di animazione nel 1999 aggiudicandosi numerosi premi.

…they had been
afraid of
the man with the
beautiful
eyes.
and
we were afraid
then
that
all through our lives
things like that
would
happen,
that nobody
wanted
anybody
to be
strong and
beautiful
like that,
that
others would never
allow it,
and that
many people
would have to
die.

(“Essi avevano avuto paura dell’uomo dagli occhi meravigliosi/…nessuno avrebbe voluto più/persone belle come quell’uomo,/che altri non lo avrebbero mai permesso/e che molte persone/sarebbero dovute morire.”)

Heinrich Karl Bukowski, Agosto 1929- marzo 1994 , statunitense, fu uno scrittore prolifico che riuscì ad usare la poesia e la prosa per descrivere la depravazione della vita urbana e gli oppressi nella società americana. Per il suo linguaggio diretto e immaginario, violento e sessuale alcuni critici ritengono che il suo stile sia offensivo, altri sostengono che Bukowski sia riuscito a dipingere in modo satirico il machismo attraverso i suoi riferimenti al sesso, all’abuso di alcol e alla violenza. La corrente letteraria cui è associato è quella del realismo ‘sporco’.

Questa poesia e questo video nella loro immediata e tragica allegoria sembrano dire altro. Ma noi sappiamo che la genialità dice e si contraddice nella sua poliedricità.

Buon fine settimana. Oppure, ai soliti ritardatari che la prossima settimana sia altrettanto buona.

Allerta meteo – November rain

“Piogge in arrivo: allerta in Piemonte e Liguria.” (intanto si comincia col gridare al lupo con un certo ancticipo…)
“Maltempo. Allerta in Liguria e Piemonte, da Giovedì-Venerdì al CentroSud.” (equità, almeno nel distribuire le piogge.)

Tracii Guns, ex chitarrista e cofondatore dei Guns N’ Roses, ad un’intervista ha sostenuto che Axl Rose aveva lavorato a “November Rain” già dal 1983:
« Quando stavamo lavorando ad un EP con gli L.A. Guns, nel 1983, Axl stava suonando al pianoforte “November Rain”. Era l’unica cosa che sapeva suonare. Disse: “Un giorno questa canzone affascinerà davvero il pubblico.”. Io gli risposi: “Già ora piace.”, ma lui era solito dire a sua volta: “Non è ancora pronta.”. Ed ogni volta che eravamo in un hotel, vi trovavamo un pianoforte e subito si sbizzarriva a suonarci “November Rain”. Alla mia domanda “Quando la finirai?” Axl mi rispose “Non lo so.” »

…e intanto ogni volta che sento questa canzone dei Guns N’ Roses , fosse anche ferragosto, io mi sciolgo dentro.

Auguriamoci davvero   nella nostra Penisola disastrata che :

“……………..

Possiamo ancora trovare una via
Perché niente dura per sempre
Nemmeno la fredda pioggia di novembre.”

Chiudo con una vera chicca: November rain eseguita da David Garrett e dai Guns N’ Roses recentemente