co(a)lore dei baci

Secondo la psicologia dei profumi, l’aroma della vaniglia attenua la collera.
Quello della menta scioglie i nodi menta-li e verbali.
Ed è partendo da questi studi che una nota casa cosmetica ha inserito nella formula dei suoi nuovi rossetti oli essenziali profumati e biologici: menta piperina, vaniglia, cannellina o anice; ciascuno con un suo specifico e(a)ffetto.
Ora, personalmente, non uso molto il rossetto e comunque mai rosso ma leggermente rosato, insomma il burro di cacao che baciandosi all’inizio impasta un po’ ma ha il vantaggio di non lasciare tracce inquietanti sul colletto o peggio ancora sulla guancia del ben capitato.
Domani, però, troverò il tempo di passare al Beauty Shop di via del Corso per informarmi ed eventualmente prendere un paio di rossetti
rosati il primo sull’ “arrapante” e il secondo vagamente soporifero che eviti la banalità della scusa del solito mal di testa.
Osignur! scordavo che io dormo da sola e quando ho compagnia è perché mi sento proprio in ottima forma (e qui dovrei iniziarvi al mio pensiero che la convivenza è la tomba, forse dell’amore no, ma della passione sicuramente).
Quindi un solo acquisto, usato alla bisogna, enfatizzato da un flautato:
“Baciami, stupido, baciami!”

If you want a lover
I’ll do anything you ask me to
And if you want another kind of love
I’ll wear a mask for you
If you want a partner
Take my hand
Or if you want to strike
me down in anger
Here I stand
I’m your man

spare parts (ricambi)

Angelina Jolie, e non una Pinco pallina qualsiasi,  ha rivelato di essersi sottoposta ad una doppia mastectomia per scongiurare il pericolo di ammalarsi di tumore al seno. Una decisione motivata soprattutto dal fatto di essere portatrice di un gene che l’avrebbe (tempo condizionale, sia chiaro) predisposta alla malattia.
L’attrice non è la prima ad avere compiuto un atto tanto clamoroso che ha portato alla ribalta, mai termine si adatta meglio trattandosi di un’attrice, un trend sempre più diffuso negli Stati Uniti di cui si è parlato sempre relativamente poco anche se a gennaio un’aspirante Miss America, ragazza giovanissima e bellissima, dichiarò di essere pronta a togliersi i seni per evitare un giorno di contrarre il cancro che ha colpito costantemente la sua famiglia.
Naturalmente e giustamente si è aperto un dibattito molto acceso nel mondo scientifico e non sull’importanza dei test genetici e della prevenzione nella lotta a una malattia che colpisce sempre più donne ma che, mi permetto di aggiungere, oggi, può essere monitorata con i controlli preventivi e dunque con cure immediate e mirate.
Mia madre ha avuto, come moltissime altre donne, un tumore al seno abbastanza ‘maligno’ e tuttavia dopo averlo debelltato ha vissuto per molti altri anni con una ‘semplice’ ricostruzione del seno parzialmente asportato..
Si dice che ora la Jolie voglia intervenire anche sul suo apparato riproduttivo, zac, via tutto.
Ovviamente, ma poi non è per me troppo ovvio, meglio prevenire che morire ma se per non morire ci si deve amputare pezzo dopo pezzo per diventare un assemblaggio di parti di ricambio, a me sorgono dei dubbi.

Ricordo, e farò un collegamento che potrebbe sembrare azzardato, la nostra vetrinaria l’anno scorso mi disse che avremo dovuto procedere alla sterilizzazione di Sally (la nostra cagnola) ed io le dissi di essere contraria a quel tipo di gratuita mutilazione ma lei mi sottolineò che, al contrario, l’intervento serviva soprattutto a prevenire l’insorgenza di tumori agli organi riproduttivi.

Domenica sbadatamente mi si è impigliata l’unghia dell’alluce alla grata della finestra – ero a piedi nudi – ha cominciato a sanguinare e oggi la parte è gonfia e violacea. E se dovesse insorgere una brutta infezione ed andare in cancrena prima il dito e poi il piede? Non sarà il caso di prevedere un’amputazione preventiva quantomeno del dito?
Stiamo davvero conquistando un’immortalità fasulla? e allora con due seni sterili, non più donne, l’anca in titanio, il cuore di un morto ammazzato, chi saremo diventate?

Assemblaggio di spare sparts

ps. un argomento molto serio che ho trattato superficialmente ma che chiama in causa eugenetica e bioetica e la loro ‘lecita’ applicazione.
E vi segnalo una bellss serie americana THE BIG C, la sostenibile leggerezza della malattia, che tratta in modo dissacrante, fatuo e nello stesso tempo profondo i vari passaggi di una giovane donna che condivide il lungo percorso della malattia – non privo di speranza – all’interno della propria famiglia. Amarsi ed essere amati, credo. Condivisione e reciproca generosità.

Ieri, oggi e domani?

 

Nel 1946, a guerra appena conclusa, Karl Jasper accusava i suoi cannazionali di una colpa che a suo parere non era solo giuridica, nè politica, nè morale, ma di fondo “metafisica”, da lui enunciata con questa espressione:

“Che noi tedeschi siamo amcora vivi, questa è la nostra colpa.”

Si tratta di quella colpa che infrange il principio di solidarietà tra gli uomini, senza il quale è a rischio la stessa appartenenza al genere umano, dal momento che questa ha come suo fondamento il riconoscimento di sè stessi nell’ “altro”.

Misconosciuta e atrocemente dimenticata in epoca nazzista, oggi questa appartenenza non è ancora garantita, a giudicare dai pregiudizi che ancora costellano i nostri atteggiamenti nei confronti degli “altri”

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contrmto, perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato ,perchè mi eran fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.”

Berthold Becht, 1938

Sirene: essere, non essere?

 

 

 

 

 

Ci fù una sequenza di piccoli baci esplorativi, dolce-amari come il caramellato della  crema catalana, dei puntini di sospensione…  un  tacito appuntamento.

 Non un invito e neppure una preghiera.

 

Nel tepore sgualcito del risveglio,  gli occhi ancora chiusi, stendere le gambe, azzardare pigramente un movimento dopo la prolungata posizione fetale, le ginocchia contro parete.

  

Una gamba sopra l’altra, una lunga carezza,  cosce tornite,  pelle screziata dal sole,  il  corpo  scivola nell'abbraccio delle lenzuola.

 

Sperimentare  la solitudine .Nessun dolore.

 

 Strette,  le cosce  mutano in  superba, unica,  scintillante coda.

 

Sirena che riaffiora  bypassando la notte.

 

Come fanno  pipì le sirene?
 

 

 

 

 

"Perf(c)ezioni provvisorie" (*)

 

 

Grazie al cielo!

 

…quella volta che a Rapallo giocando d’anticipo la sera mi  hai lasciata, al mio margarita e sopra tante stelle  (dolce notte, quante stelle, mai le vidi in ciel sì belle, trema brilla ogni tenue favilla…) al piano-bar di fronte al mare per telefonare ai tuoi figli che ohohohlàlà erano, invece, un’altra lei.

 

…e rientrando a Roma, con voce lontana, ad una sosta in un’azienda vinicola delle Cinque terre dove comprare del buon vino per il mio compleanno, con  tempismo da  centometrista , tagliasti corto :

Scegli tu: io non ci sarò”.

 

Ci siamo incrociati l’altro giorno dopo anni e anni.

Mi hai guardata stupit(d)o:

“Non sei cambiata affatto”.

(“Tu si, imbolsito, cranio rasato alla moda che non nasconde la vera ragione, la solita eleganza stucchevole dei più:  grigio pe(i)rla senza allegria”).

 

Grazie al cielo!

(mi hai lasciata tu,  con un unico guizzo di genialità precognitiva).

 

 (*) (il titolo del post è ‘rubato’ a un commento di ranafatata)

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Niente è quel che sembra

 

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La tv non è una delle mie priorità. Sono una spettatrice randagia e umorale.

Dunque, anche una delle ultime persone ad avere ceduto alle pressanti lusinghe del ‘digitale terreste’.

Ora voi saprete, ma io l’ho scoperto in questi ultimi giorni di piogge torrenziali, che esistono altre rai  ed una è Rai4 dove fanno film di buon livello anche se vecchi.

Ieri sera ho (ri)visto un film da restare senza parole,  e nello stesso tempo sentire il bisogno di trattenerle oltre la fine.

“I cento passi”, un film sull’omicidio di mafia di  Peppino Impastato e sull’Italia tormentata e piena di fremiti vitali (ed è un controsenso parlare di vita quando questa vita si nutriva di un susseguirsi di morti violente che erano il frutto di grandi sogni spezzati).

Sono anni impastati di energia, di coraggio, di voglia di sfidare e di ribaltare il mondo nell’illusione di cambiarlo, di  sp(e)azzare via quella  politica omertosa della democrazia cristiana che nel boom economico degli anni sessanta aveva decretato il forte divario economico e sociale tra il nord e il sud.

Dare un nome al proprio destino. Ristabilire equilibri di equità e eguali opportunità.

Peppino era poco più che un ragazzo in uno sperduto paesino della Sicilia e non si piegò ai rituali di mafia dentro  la sua stessa famiglia. Gli fu concesso di vivere fino alla morte del padre.

Erano i tempi delle prime radio libere e lui era molto scomodo per i suoi interventi di condanna a Radio out;  cominciava a prendere piede la musica di Bob Marley,  led Zeppelin,  i Beatles cantavano ‘Let it be’ mentre l’America decimava i suoi ‘bravi ragazzi’ in Vietnam e i giovani di tutto il mondo continuavano a guardare fiduciosi  all’incanto dei  “tre giorni di pace e di musica” vissuti nel ’69 a Woodstock.

In coincidenza con la morte di Peppino, il giorno dopo veniva  fatto ritrovare, morto, il corpo di Aldo Moro davanti alla sede romana della democrazia cristiana.

Mia madre passò lì davanti come ogni mattina per andare a Botteghe Oscure.  

L’Italia guardava attonita.

Per Peppino Impastato (mentre negli anni a seguire la mafia inanellava morti su morti, tra soste opportune e recrudescenze crudeli) soltanto nel 2002, dopo un iter controverso e vergognoso, grazie all’impegno della madre, del fratello Giovanni e dell’Associazione Impastato,  Gaetano Badalamenti   fu condannato all’ergastolo.

 

Eppure, guardando muta  scorrere le immagini di tanto sconquasso, oggi, io rimpiango quel grande sogno di riscatto, che era anche il mio,  vissuto con un orgoglio e un entusiasmo che si sono consumati fino a spegnersi ma soprattutto che non sono in grado di trasmettere.

Ci sono stati rubati i nostri sogni e l’eredità dei nostri figli che passando in questa o in quella città, presto si troveranno non a ricordare  ‘i cento passi’ di Peppino Impastato ma, questo sì, a camminare su un pezzo di suolo pubblico intitolato a un condannato eccellente: Bettino Craxi, ma questa sarebbe un’altra storia.

 

Tutto scorre veloce con la speranza dell “Io speriamo che me la cavo” dei bambini di Marcello D’Otra.

 

 

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Ci sono amori.

 

 

Ci sono amori così ben confezionati  che attraversano gli  anni, spesso una vita, e non deperiscono e riescono a mantenere intatte tutte le loro proprietà. Nutrono e si rigenerano.

Sono amori da intenditori, costosi, difficili da trovare. Però succede.

 

Ci sono amori che a guardarli ti viene subito voglia perché in quella confezione sigillata, adagiati come in un grande letto bianco, sprigionano pensieri positivi. Ora o mai più..

Ma basta che inavvertitamente in quell’ involucro protettivo si crei una piccola rottura.. e succede che al contatto con l’aria, in un amen, il contenuto amoroso si deteriori.

 

Ci sono amori non confezionati che si scelgono l’un l’altro senza troppa ricercatezza, amori che arrivano inaspettati come un languore allo stomaco e che si consumano voracemente, oppure si sbonconcellano con voluttà per il tempo che durano.

 

Ci sono amori che non ci sono mai, e non trovi mai nello scaffale e allora si porta via quel che c’è, tanto per non rimanere senza. Ed è terribile perché quando li scarti ti rendi conto che sono andati a male, sono scaduti e la credenza piange ancora.

 

Ci sono amori che non conosco, che non seguono le regole del mercato e non hanno scadenza e non si deteriorano. Fanno parte dei sogni, del nostro immaginario. Non li avremo mai, li inseguiremo sempre e nessuno mi venga – ora -. a dire che nascosto nel più profondo, almeno una volta,  non ha sentito una fitta improvvisa. Come un mancamento.

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abbandono

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Un bene inalienabile: la gentilezza

 

Uscirà a giorni, anche in Italia,  un libro interessante: “Elogio della gentilezza” di Barbara Taylor e Adam Phillips, di cui gia’ ho letto alcune ottime segnalazioni e che traccia, appunto, l’elogio della gentilezza,  un sentimento a me caro, un valore fuori corso, spesso un inutile orpello.

Ne so qualcosa.  La mia gentilezza spesso viene equamente confusa per leziosaggine o per un eccesso di spirito protettivo. Non è simpatico ma io vado avanti d’istinto, fa parte del mio dna, dell’educazione che ho ricevuto, del percorso che ho fatto e pratico ‘despite all’.

 

Ieri La Repubblica  ha pubblicato alcuni passaggi del libro e tra questi:

 

Un indicatore della salute mentale – scriveva Winnicott nel 1970 – è la capacità di un individuo di entrare in forma immaginativa e in maniera accurata, nei pensieri, nei sentimenti, nelle speranze e nelle paure di un’altra persona; e anche di concedere a un’altra persona di fare la stessa cosa con lui”.

 

Per vivere bene dobbiamo riuscire a identificarci con le altre persone attraverso l’immaginazione e permettere loro di identificarsi con noi.

 

L’egoismo implica una mancanza di immaginazione così acuta da essere una minaccia non tanto per la nostra felicità quanto per la nostra sanità mentale.

Prendersi cura degli altri – sosteneva Rousseau – è ciò che ci rende pienamente umani.

 

Dipendiamo gli uni dagli altri non tanto per la nostra sopravvivenza, quanto per il nostro essere vero e proprio.

 

Il sé, privato delle sue forme di attaccamento simpatetico, o è finzione o è follia”.

 

Non so a voi, eppure questo ultimo pensiero mi dà l’amara consolazione di capire meglio le ingiustizie, le scempiaggini, l’arroganza, la stupidità anche, che mi circondano e che da ‘semplicitiotta’ liquido con una esclamazione:

“Follia, un’enorme follia collettiva”.

 

Oggi seren non è..se non sarà seren..

 

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Le cose e le situazione ‘esistono’ solo – o troppo spesso – nella loro valenza negativa.

 

Oggi, ad esempio, io so di certo di avere un apparato digerente, uno stomaco: un terribile male di stomaco

Un inferno in miniatura, che si contorce e gorgoglia rumorosamente facendo risalire alla gola, che brucia, un orrendo sapore di acido fenico, mentre mille piccoli forconi ne pungono le pareti.

Affronto senza il profumo del caffè,  una giornata negativa.

Torno a stendermi sul letto, immobile,le braccia  lungo i fianchi, i pugni stretti,gli occhi chiusi a cerniera.

No, non così.

Devo rilassarmi, lasciare il corpo alleggerirsi fino a perdere consistenza.

Respiro lenta…più lenta ancora..,profondamente…

e penso:

 

"Io soffro e dunque  bisognerebbe che qualcuno s’offra …"

 

“Amore è..un cuore caldo e mieloso a lenire l’esistenza di uno stomaco bizzoso.”

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Sherazade si racconta…e VOI?

 

 

Mi frulla sss…sss… una frase del blog di Rudiae che nel suo ultimo post toccava un po’ il senso non- senso dello scrivere su di un blog.

 

“"Si può far finta che la Striscia di Gaza non sia un affar nostro, sebbene affacci sul Mare Nostrum..e quindi non mettercela affatto nel cocktail."  

Come a dire che le ‘grandi’ questioni troppo spesso sono escluse dai nostri pensieri e che – forse – in qualche modo pecchiamo di una superficialità che il ‘mezzo’ tuttavia ci assolve.

 

Io credo che la sensibilità di una persona non sia direttamente proporzionale al suo puntare il dito su questo o quel problema, deprecare o plaudire; ulteriore, aggiuntiva, cassa di risonanza a questo o quell’avvenimento.

 

Ragioni e sensibilità diverse – e perché no anche gio-co-se – hanno portato ognuno di noi a seguire un suo istinto che non è necessariamente sempre lo stesso ma è umorale e , certo, a volte,  esplode perché non si riesce sempre a ‘passare oltre’ soprattutto a tante ignomigne.

 

Il presupposto per il quale io nel lontano…., inizialmente  “Alchimie perfette”, utilizzando Splinder come banco di prova,  e poi passandoci a piè pari quando Blogger è andato in tilt, bene la mia intenzione era di  raccontare qualcosa di me (ma non troppo), parlare molto di sentimenti, condividere  dei pensieri, spesso utilizzando qualche paradosso e inevitabilmente  arrivando a toccare  temi politici.

 

Ma siccome di politica vivo ogni giorno dal 1983, con grande passione coinvolgente, scemata in questi ultimi anni fino a una dolorosa separazione,  ho scelto di non continuare a girarci intorno anche nei momenti ‘privati’ così come non mi sognerei mai, incontrando un amico dentista da amici o anche  al cinema di spalancargli la bocca e chiedergli che ne pensa del mio molare  magari alitandogli il sapore della coda alla vaccinara che in effetti era un po’pesantuccia.

 

Basta entrare in internet, non so voi, ma la mia home page è LaRepubblica, per rendersi conto che tantissime ragioni per essere spensierati non ce ne sono, ancor meno leggedo:

“Rossetto, dieta e seduzione così le fatine diventano lolite” !!!

 

Dunque questa ‘solfa’ per cosa? Credo che alcuni di voi abbiano ampiamente percepito il mio essere, cosa probabilmente mi coinvolge (tutto!) e vi assicuro che non ho fatto niente altro che essere me stessa, con qualche censura, ma me stessa. Spigolosa, a volte egocentrica, saccente senza esserlo, una che si butta in avanti perché tendenzialmente la timidezza ‘se la magna’.

Una che alla soglia (o passata) della maturità non è più disposta a mutuare proprio su tutto ma si concede il lusso di chiudere certi spiragli forieri di reumatismi.

 

Insomma, vivetela  come vi pare questa esperienza;  voi con cui mi frequento, siete per me, nelle vostre diversità,  persone che mi hanno arricchito e, davvero, non è indispensabile la fisicità per stringere un’amicizia o per sentire che “dall’altra parte” c’è qualcuno che ti guarda con un sorriso.

 

E se questo viene detto da una ‘dura’ come me…cari miei, carissime mie, siamo alla lacrimuccia.

 

Vi voglio bene. T(V)VB ed ho detto tutto!

 

Ps.:

Ma non è il mio testamento e per ora non mi butto dalla finestra della mia casetta a piano terra. E’ che stasera mi andava così.

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