Pubblicità progresso


E’ ora di cena e mi sono preparata il vassoio dove ho poggiato il mio piatto con mozzarella di bufala, finocchi tagliati a spicchi grossolani conditi con un filo d’olio e qualche oliva nera a contrastare tutto quel bianco. Il mio solito bicchiere di vino al quale non rinuncerei per nulla al mondo. Sono mediamente serena e sicuramente molto privilegiata.
Accendo la televisione (Che tempo che fa è un po’ una droga leggera, potremmo dire anticipatrice del Governo sobrio, negli ultimi tempi smaccatamente ‘fazioso’ ma non è questo il punto).
Pubblicità a raffica: un George pantofolaio che promuove decaffeinato, donne pantera versione peripatetica, niente pannoloni il sabato sera ma la spettacolarizzazione di visi e visi e occhi che bucano lo schermo di bambini malati e malnutriti mentre la voce e il viso mestamente sorridente di una sobria signora invita a ‘donare’ 80 centesimi.
Mi chiedo se serve davvero esibire quei bambini dietro i quali ruota tutto un lavorio fenetico alla ricerca della foto e del bambino, ‘quel’ bambino che più ‘buca’ lo schermo. Pensano davvero che qualcuno si alzi da tavola e corra a cercare una penna per segnarsi il nome dell’organizzazione o il numero del conto corrente?
Probabilmente no ma da brave persone si inteneriranno e diranno ai loro bei bimbi vagamente obesi “Mangia! Guarda…poverini…”

Il diritto al cibo è un diritto umano fondamentale.
Lo stomaco vuoto rende difficile qualsiasi attività, dal lavoro allo studio ai piccoli gesti che compiamo ogni giorno.

Il diritto al cibo è così importante che già nel 1948 fu incluso nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Nel 2000 le Nazioni Unite sancirono che il primo Obiettivo di sviluppo del Millennio fosse dimezzare il numero di persone che soffrono la fame entro il 2015. I risultati sono ancora ben lontani.
I più importanti organismi internazionali tra cui l’ Oms con il suo recente Rapporto sulle diseguaglianze, i governi, discutono da decenni di fame e malnutrizione, ne identificano le cause, propongono soluzioni, stanziano denaro; eppure la situazione non fa che peggiorare.
Secondo i dati FAO, alla fine del 2009, le persone che vanno a letto ogni sera e per più sere “a pancia vuota” hanno superato il miliardo. Nel mondo la fame è una realtà quotidiana per una persona su sette
Ogni anno, nei Paesi in via di sviluppo, circa 30 milioni di bambini nascono con crescita menomata a causa della malnutrizione durante la gravidanza e muoiono prima del compimento dei cinque anni.

L’Unicef stima che un terzo dell’umanità ha meno di 18 anni e vive in gran parte in condizioni di povertà ed emarginazione.

Questi i fatti . Servono gli occhi di bambini stremati per lastricare il mondo di buone intenzioni? Io penso di NO.

La recita di Bolzano


“Allora baciò la servetta a Bolzano, in una camera della Locanda del Cervo, tre giorni dopo la sua fuga dai piombi (…)

Le due bocche si incollarono l’una all’altra, ed ecco cosa accadde: qualcosa cominciò a cullarli. Era un moto ondeggiante che ricordava le coccole fatte ai piccini, come quando un adulto prende tra le braccia un bambino che ha giocato molto ed adesso è triste perchè si è stancato e tra poco farà sera (…) continuarono a baciarsi, il moto che li cullava, quel rullio strano e malinconico, li travolgeva a poco a poco nel bacio, come fa il mare il cui andare oscillante è al tempo stesso ninnananna e pericolo, fatalità e avventura.

Fu come se stessero precipitando giù dalle rive della realtà in preda ad una vertigine, per accorgersi poi con stupore che riuscivano a vivere e a muoversi anche in quel elemento, nell’elemento ignoto della fatalità e che poi non era tanto sgradevole allontanarsi dalla sponda, lasciandosi cullare dolcemente, smarrire ogni contatto (…) Ogni tanto tra un bacio e l’altro si guardavano intorno con occhi assonnati, come se sollevassero il capo dalle onde per poi lasciarsi ricadere in basso in quel elemento pericoloso e ristoratore, lenitivo e indifferente, pensando :

‘Forse non è poi tanto orribile sprofondare nel nulla! Forse è quanto di meglio possa offrirci la vita: farsi cullare così e perdere la memoria.’

E, dopo aver spalancato le braccia con gesti supplichevoli ed invitanti, ciascuno strinse a sè con forza il capo dell’altro.

Fu così che continuarono a baciarsi.”

E’ ‘il’ libro che da anni e per anni resterà sulla mensola sopra il mio letto. E’ un libro struggente, autunnale. Un grande romanzo sull’amore e sull’egoismo calcolatore di un Giacomo Casanova in declino. fuggito dai Piombi, soprattutto incapace di salvare sè stesso da sè stesso e dunque eternamente in fuga.
Una fuga senza speranza perchè ogni porta del suo mirabolante passato, anche quella rappresentata dalla giovane contessa di Parma che ora rivendica di aver tanto amato, gli si chiude violentemente con le parole del vecchio Conte:
“ Fatti conoscere da lei, Giacomo, affinchè si renda conto che per lei non esiste una vita diversa da quella che le ha assegnato il destino, che tu sei l’avventura e che per lei non esiste nessuna possibilità di vivere insieme a te, perché tu sei la notte, la burrasca e la peste che sorvolano i paesaggi della vita, ma poi arriva il mattino, sorge il sole e la gente disinfetta le case, passa la calce sui muri e strofina i pavimenti…”

Certo nulla da eccepire al ragionamento del vecchio Conte ma…è davvero tutto cosi netto? Notte e luce del giorno così distanti come se non ci fosse tra loro un’Aurora attraverso la quale la notte si illumina e muta in giorno?
La rinucia come saggezza o rimpianto?

tempo e memoria:la storia siamo noi

“Ogni storia ha il diritto, e il dovere, di essere raccontata. Perché, se non viene raccontata, il suo destino è quello di essere dimenticata. E quando qualcosa viene dimenticato, noi tutti ci allontaniamo di un passo dalla verità.”

La chiave di Sara, è il film tratto dal romanzo di Tatiana De Rosnay.

Tra il 16 e il 17 luglio del 1942 a Parigi ebbe luogo il più grande rastrellamento di massa della popolazione ebraica avvenuto in Francia durante la Seconda guerra mondiale da parte della stessa polizia francese che, obbedendo alla volontà dei tedeschi, ammassò oltre tredicimila ebrei francesi e li rinchiuse per più giorni nel Velodromo d’Inverno in condizioni disumane, senza acqua, cibo e servizi igienici, in attesa di deportarli nei campi di concentramento/sterminio.

La piccola Sara di nove anni è tra questi, insieme ai suoi genitori. Porta con sé una chiave , dalla quale non si separerai mai, perché all’insaputa degli stessi genitori nell’estremo tentativo di salvarlo, ha rinchiuso in un armadio a muro il fratellino raccomandandogli di non muoversi finchè non fosse tornata lei ad aprirgli.

Oltre sessanta anni dopo Julia, una giornalista che vive a Parigi, dovendo scrivere un articolo sull’anniversario dei drammatici avvenimenti del Vél d’Hiv, s’imbatte nella storia di Sara scoprendo risvolti inaspettati che la coinvolgeranno in prima persona.

E’ una storia che si sviluppa su due binari narrativi in cui, attraverso frequenti flashback, si alternano le narrazioni delle due protagoniste, Sara, che vive di persona la tragedia della deportazione e Julia che, ricostruendo quei tragici avvenimenti pone a sé stessa e dunque a noi spettatori domande ‘scomode’ che portano a prendere coscienza di come nel silenzio dell’indifferenza ognuno di noi è complice.

Il regista Gilles Paquet-Brenner racconta l’Olocausto in modo originale, non indugiando nella ricostruzione dell’orrore dei campi di concentramento ma soffermandosi sui risvolti psicologici ed umani legati agli avvenimenti della deportazione, il bisogno di fare luce di squarciare ogni ombra che offuschi la ricerca della verità seppur dolorosa.
Regia curatissima, gli attori, tutti, molto bravi ma tra loro spicca la forza espressiva di Mélusine Mayance nei panni della piccola Sara, grazie anche a intensi primi piani sul suo musetto da topino smunto carico di drammaticità.
Non ho, volutamente, raccontato tutto per filo e per segno perché chi sarà stato invogliato a vederlo abbia intatto, al di là di questo mio resoconto sommario, il piacere di scoprire il film, sequenza dopo sequenza, emozionandosi e godendo di qualcosa di ‘speciale’ che fa bene all’anima.

un arancione che scaccia il freddo

La vellutata di zucca è una zuppa allegra e delicata preparata con polpa di zucca gialla, una o due piccole patate, un bicchiere e mezzo  di acqua,  sale qb (a chi piace facendo precedere la bollitura da un piccolo soffritto di cipolla o  profumandola con un  pizzico di cannella prima di servirla ); a cottura ultimata (in pentola  a pressione bastano venti minuti) il tutto viene messo nel frullatore per ottenere una crema abbastanza solida.  Personalmente ammorbidisco il sapore aggiungendo agli ingredienti due sottilette di formaggio fuso (kraft, per capirci).


La vellutata di zucca fatta alla mia maniera, si serve adagiandola su una bella fetta di pane abbrustolito, cospargendola di abbondante parmigiano grattugiato   oppure – una leccornia con qualche caloria in più! –  accompagnata da dadini di pane, sempre casereccio, fatto saltare in padella con poco olio.

 

Ingredienti per 4 persone:
zucca gialla 1kg
1 porro/cipolla
2 patate da 200gr
Parmigiano, pane tostato
Buonissimo appetito !!
ps le fotografie sono fatte in “corso d’opera” dalla shery-ina

 

Il piumino arancione

 L’arancione è legato all’energia fisica e mentale, all’attività, alla creatività.

EFFETTI BENEFICI SULLA PSICHE
Il suo contenuto emotivo è il desiderio. E’ la percezione delle emozioni da un punto di vista fisico.
 E’ legato all’energia fisica e mentale, all’attività, alla creatività. L’arancione stimola il movimento, l’indipendenza e la fiducia in sé stessi mentre allontana gli spettri della depressione..
BENEFICI PER CHI LO INDOSSA
Chi lo indossa esprime gioia e affermazione del suo Io, buonumore e altruismo.
Vi stupirà sapere che l’energia elettromagnetica dell’arancione è sulla stessa frequenza vibratoria della catena del DNA. 

CARATTERISTICHE POSITIVE
Le caratteristiche equilibrate, nell’arancione, sono: movimenti aggraziati, intelligenza emotiva (parte dx cervello), sapere sperimentare il piacere, saper accudire sé stessi e gli altri, capacità di cambiare. La scelta dell’arancione indica il bisogno di ricerca di esperienze intense, sotto ogni aspetto, da cui trarre e sperimentare nuove sensazioni piacevoli e conoscitive. Il rosso è la forza fisica-amore e il giallo la saggezza-conoscenza; uniti nell’arancione esprimono questa combinazione di caratteristiche.
CARATTERISTICHE NEGATIVE
Le carettaristiche negative? Ci sono, certo che sì,  ma all’insegna del “buonumore e dell’altruismo” ve le risparmio.

E voi? che arancioni siete?

nei tempi di FB

 

Per molte ragioni non ho , o meglio ho chiuso, l’ account su  FB.
E’ megafono diseducativo e senza limiti supportato dalla formazione e dalla possibilità di aderire a  ‘gruppi’ anche ‘fuori legge’.
Uno degli ultimi esempi è l’oscenità di una frase contro gli immigrati di cui “Bisognerebbe fare carne bruciata” lanciata da un – credo – consigliere della Lega subito raccolta da un altro ‘collega’; montata la collera e l’indignazione generale la frase è sparita ma un altro sasso è stato lanciato ed i suoi cerchi hanno amplificato anche questo ennesimo orrendo concetto.
A gennaio del 2008 proponevo il libro di Hannah Arendt e rileggendo i  vostri commenti che ‘prendevano nota’ del libro che non conoscevano, mi sento di ri-proporlo.

Otto Adolf Eichmann,catturato a Buenos Aires la sera dell’11 maggio 1960, trasportato in Israele dinanzi al Tribunale di Gerusalemme l’11 aprile 1961, doveva rispondere di quindici imputazioni, avendo commesso, ‘in concorso con altri’, crimini contro il popolo ebraico, crimini contro l’umanità e crimini di guerra sotto il regime nazista, in particolare durante la seconda guerra mondiale.”

Hannah Arendt va a Gerusalemme come inviata del “New Yorker”. Assiste al dibattimento in aula e negli articoli scritti per il giornale sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro al caso Eichmann e all’Olocausto.

Ne nasce un libro controverso e ‘scomodo’: pone le domande che non avremmo mai voluto porci, dà risposte che non hanno la rassicurante certezza di un un tutto bianco o tutto nero. Il Male che Eichmann incarna appare alla Arendt “banale”, e perciò tanto più terribile, perché i suoi servitori più o meno consapevoli non sono che piccoli, grigi burocrati. Macellai che non esprimono  la “grandezza” dei demoni: sono dei tecnici, si somigliano e ci somiglian nella misura in cui

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: “Tutto ciò che è necessario/ per il trionfo del male è/ che gli uomini buoni non/ facciano niente”. (E. Burke)

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Ho la brutta sensazione che molti si attengano a questa citazione, purtroppo.

Poveri ricchi!

Anno nuovo ricco di sorpresine anticipatamente sgradevoli.
Si parla di grandi sacrifici e di grandi cifre che tralascio e sottolineo piccoli esborsi quotidiani.  
A Roma aumenteranno i biglietti dell’autobus da 1 a 1.50 e cmq diminuirà il servizio che da anni è più che altro un disservizio costante. Si dovrebbe pagare una tassa sugli animali da compagnia soprattutto – si dice –  dovuta alle loro ‘deiezioni’ che i più educati accompagnatori raccolgono mentre una minima parte ancora mantiene la cattiva abitudine di ‘far finta di niente’ e nel contempo schiaccia col piede il mozzicone della sigaretta oppure se ha il raffreddore – cosa assai comune di questi tempi – lascia sbadatamente cadere a terra il clinex che pulisce il suo naso ma sporca irrimediabilmente la strada perché anche gli spazzini costano e man mano che vanno in pensione non vengono sostituiti e dunque la pulizie dalle strade della mia circoscrizione avviene a zone e all’incirca ogni 20 giorni.
Sorpresa a metà, perché mi era stata preannunciata ieri, La Repubblica da 1 euro è passata a 1.20 ovvero il 20% pulito pulito di aumento.
Presa l’abitudine di fare il giro dell’isolato con la Sally sono solita fermarmi al Bar dietro l’angolo e anche qui il caffè come per magia e come se nel ripostiglio non avessero di scorta almeno due confezioni, il costo  è salito a 90 centesimi (contro gli 70 di ieri).
Passando da una delle poche drogherie che ancora sopravvive mi sono fermata per prendere un detersivo per i panni “quello che costa meno” e l’ho trovato a 4.50 contro i soliti 3/3.50. Naturalmente il commento è stato:  ‘è aumentato tutto’! Insomma nella notte come nello Schiaccianoci,  nei negozi chiusi ogni genere e ogni cosa danzando si è aumentata da sola e allegramente il prezzo.
 Questo per dire che alla fine mi son proprio stancata di scrivere  seriamente di politica che non condivido e nella quale non ritrovo nessuna delle grandi utopie per le quali in tanti abbiamo speso le nostre energie. Diciamo che  non ho più lo stimolo a controbattere i balbettii di leader che assai poco hanno in comune con i problemi concreti e quotidiani delle persone.
Mi infastidisce giudicare l’operato di un governo talmente tecnico (per carità sobrio e nella sua sobrietà ineccepibile dopo la ciarlatana volgarità del suo predecessore) che a tavolino taglia e taglia e riduce a numeri percentuali  i bisogni primari, le aspettative di giovani e vecchi, donne e uomini. E incautamente (non voglio azzardare scientemente) continua a  non valutare il divario tra la ricchezza sotterranea (o esibita)  intoccabile e ingiusta e la povertà sempre più tangibile dei molti. Il giornale, oggi, è un bollettino di guerra per la chiusura definitiva (Golden Lady, signore mie, tra l’altro)  di aziende che mettono sulla strada non solo i singoli dipendenti ma le famiglie che alla sicurezza di quel lavoro affidavano il loro futuro o, almeno, una sopravvivenza dignitosa.
 A qualcuno, in queste sere di festa non sarà sfuggita l’occasione di rivedere il film di Ettore Scola
“C’eravamo tanto amati”
che narra nel tempo che va dal 1945 al ’74 le vicende di tre amici, partigiani, diversi per ceto e cultura.
Nel film assistiamo all’imbruttimento di un’Italia che nasce dalla lotta partigiana piena di speranze, ma che svaniscono presto mentre alcuni si rassegnano, altri si arrangiano ed altri perdono il filo di quel discorso sociale alt®o che inizia la sua deriva nel boom economico. Tre vite sconfitte, in modi diversi, perdenti.
Riguardando il film  sono rimasta folgorata dal personaggio di Romolo Catenacci (uno strepitoso Aldo Fabrizi) come quello che più rappresenta – oggi più che mai  tra scandali e corruzione, politica e morale  –  l’essenza più ripugnante e ‘vincente’ del nostro paese,  un uomo  laido, arrivista, re del malaffare  convinto di essere nel giusto perché:
“negli onesti c’è quella purezza che se gli capita l’occasione diventano più mascalzoni dei mascalzoni veri.”