Ferragosto Tavolo 10

“Cosa cerchi?”

” Cerco un istante  che valga una vita”

Giacomo Casanova dal film  del 2005 di  Lass Hallstrom ‘Casanova’ 
(foto sherazade)

Annunci

ed è subito sera… e sangria

Macedonia  oppur Sangria

blog  sonnacchioso 🤩shera da mare salutista

La giornata è finita ed a me piacerebbe sorseggiare una fresca  Sangria in vostra compagnia.

Prepararla in casa è molto semplice. Basta disporre di ottima frutta di stagione, vino e spezie.
Non esiste un’unica ricetta della sangria – che prende nome dallo spagnolo sangue per il suo colore rosso cangiante –  e ognuno la fa a suo modo, ma in generale possiamo dire la regola più importante è che deve essere servita fredda e preparata con un po’ di anticipo perché tutti i sapori dei vari tipi di frutta hanno bisogno di tempo per sposarsi.

Serve un vino giovane, non  necessariamente di altissima qualità. Basta che sia buono, non astringente, dal retrogusto fruttato e molto profumato come il Merlot o il Primitivo , a mio gusto.
La sangria classica è rossa, preparata appunto con un vino rosso, ma esiste anche una variante chiara, tipica della regione della Catalogna, dal gusto più delicato ed è preparata con vino bianco.

La sangria originale si prepara con pesche, mele, arancia e limone. Poi si allunga con il succo di arancia ‘purtroppo’ il più delle volte confezionato.
Questa è anche la stagione delle fragole e dei frutti di bosco e la versione bianca con questi frutti è deliziosa soprattutto se al posto del vivno si utilizza un buon prosecco.

La preparazione è semplicissima,

Per prima cosa tagliate a cubetti due pesche noci e una mela e affettate abbastanza sottilmente un’arancia e un limone.
In un grosso recipiente di vetro versate mezzo litro di vino rosè e mescolatelo con 120 gr di zucchero, 2 stecche di cannella e 4 chiodi di garofano. Aggiungete poi altrettanto succo di arancia o limone e 50 gr di cointreau o brandy e lasciate riposare tutto per una notte, o per qualche ora, in frigorifero.

Al momento di servire aggiungete altri 500 ml di vino e 300 di acqua o  succo di arancia.

Scegliete dei bicchieri capienti e mettete all’interno prima la frutta con un mestolo e poi la parte liquida. Servite con una cannuccia e un cucchiaino.
A qualcuno piace molto fredda e quindi in questo caso servite a parte qualche cubetto di ghiaccio.

Ricordate! la sangria, come tutti i cocktail, va bevuta con moderazione perché non è una semplice macedonia di frutta!

A presto amiche e amici carissimissimi .Luglio è agli sgoccioli. Vi lascio con un brindisi oh sì!

Strettistretti non è proprio il caso ma un abbraccio circolare e…Cin Cin Cin ! ! !

foto dal web

e menta sia

Dopo una lunga e piacevolissima telefonata con un’amica, ci siamo lasciate augurandoci, data l’ora e la gola ancora zeppa di parole : ‘Ci vorrebbe un Mojito!’

Il Mojito, quello che beviamo comunemente – ecco – sopratutto nella bella stagione,  ha origini cubane. Si racconta  che sia stato sperimentato per la prima volta  nel famoso locale dell’  Habana La Bodeguita del Medio di cui  Ernest Hemingway  era affezionato cliente e robusto bevitore.

Il Mojito, l’ originale,  non è mai troppo alcolico poichè i cubani iniziano a berlo sin dal mattino per via  del caldo estivo e d’altra parte gli impegni quotidiani non consentirebbero di essere eternamente (felicemente), non del tutto sobri.

Più che un cocktail, dunque, è una bevanda leggermente alcolica, dissetante,  a base di (un) lime, zucchero di canna raffinato  (bianco), acqua gassata, rum bianco e naturalmente l’ indispensabile  hierba buena sostituita egregiamente dalla nostra menta fresca e dolce visto che la hierba buena cresce solamente a Cuba.

Si sono tramandate molte curiose leggende sulla Menta conosciuta ed utilizzata fin dai tempi più remoti.

Raccontano i poeti antichi, che la menta fosse in origine una bellissima fanciulla, amata da Plutone trasformata per vendetta in erba da Proserpina… Plutone tuttavia  come ultimo suo gesto d’amore le regalò un intenso pungente profumo tanto da attirare chiunque le passasse accanto.

Questa leggenda d’amorosi sensi contribuì ad attribuire presunte virtù afrodisiache alla menta  che con il suo profumo soavissimo  fu scritto:  :”risveglia le forze del sesso quando siano carenti o sopite”.

Ci si mise di mezzo anche Zeus perchè un’altra leggenda vuole che proprio lui,  respinto più e più volte dalla ninfa,  trsformasse  Myntha in una pianticella fredda e dai contorni pungenti così come lei si dimostrò nei suoi confronti.

Niente amore, contrasti o sesso nell’antico Egitto poichè, così come testimoniato nel Papiro Ebers, la menta veniva utilizzata dai sacerdoti per donare lucidità mentale e longevità.

La preparazione.del Mojito

 In un bicchiere, tradizione vuole sia un  tumbler alto posate le foglie di menta (in genere 10/12 foglie), spremeteci sopra il lime e aggiungete due cucchiaini da cappuccino di zucchero di canna bianco, con un pestello esercitate una leggerissima pressione in modo da amalgamare gli ingredienti stando attenti a non lacerare le foglie di menta, riempite il bicchiere con del ghiaccio spezzato (non tritato) e a questo punto aggiungete il rum bianco in una dose che va dai 4 cl ai 7 cl, dipende dal vostro grado di resistenza all’alcool (a me piace forte, robusto, come al santo bevitore Ernest). Completate con due dita di soda o acqua gassata.

 

 Allora? chi accetta il mio invito?

( ‘… e chi non beve con me peste lo colga!’ )

Niente però vieta agli astemi ( mmm 😦  ) di esserci e dunque

Teniamoci strettistretti anzi strettissimi. Buona settimana.

Foto dal web. Sally è Sally

che cosa c’è in un nome…

“Ciò che chiamiamo Rosa anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo.” W:S:

Non ho il pollice verdissimo ma… ma la mia rosa non ha eguali e sarebbe grande egoismo non gioirne con voi.

Teniamoci strettistretti anzi strettissimi (attenti alle spine, può succedere che…) Sereno weekend 🙂


fuga di donna

Questa tenera Sherazade non è mia ma l’ho tra-fugata dall’etichetta di  una notissima azienda vinicola siciliana che mi offre una perfetta  occasione per un piccolo brindisi con voi (e chi non beve con me … s’ inebri della sua  fragranza) . A bientôt mes ami(e)s !

Teniamoci stretti anzi strettissimi grati di quel che abbiano lasciando da parte falsi moralismi.

Pace.

Donne… dududu in cerca di guai

Nella primavera di sedici secoli fa, ad Alessandria d’Egitto, una donna accusata di eresia,  poiché  si dedicò alla relazione tra filosofia e scienza e per prima intuì che i pianeti compiono un’ellissi intorno al sole, fu assassinata. Fu aggredita per strada, spogliata nuda, trascinata nella chiesa «che prendeva il nome dal cesare imperatore», il Cesareo, torturata brutalmente prima di essere finita.

“Se mi faccio comprare, non sono più libera, e non potrò più studiare: è così che funziona una mente libera” (Ipazia, 370 d.C. Alessandria d’Egitto, figlia di Teone di Alessandria in Ipazia Vita e sogni di una scienziata del IV secolo)  

Ipazia fu matematica, astronoma, sapiente filosofa, influente politica, sfrontata e carismatica maestra di pensiero e di comportamento tanto da accecare d’invidia il  vescovo Cirillo, che ne decretò la morte che invece di cancellare Ipazia dalla Storia la fece rivivere in eterno nella fantasia di poeti e scrittori di tutti i tempi.  Fu, giustamente molto  celebrata e idealizzata,  a volte in modo mistificatorio aggiungendo o togliendo qualche tassella.  Della sua vita si è detto di tutto, soprattutto della sua barbara morte: aggredita, denudata, dilaniata, il suo corpo fu smembrato e bruciato sul rogo.  Fautori furono i paraboloni, fanatici esponenti di quella che da poco era diventata la religione di stato nell’impero romano-bizantino: il cristianesimo giust’appunto nel marzo del 415 dc!
Ipazia è stata una figura di donna ( e non è stata certo l’unica né – purtroppo – lo sarà) che sin dall’antichità non ha smesso di far parlare di sé e di proiettare la luce del suo martirio sulle battaglie ideologiche, religiose e letterarie  arrivate  all’oggi,

8 marzo 2018

giorno nel quale mi fa piacere regalare a tutte e tutti  voi questo libro della storica e filologa Silvia Ronchey

Si tratta di un libro importante ed interessante soprattutto perché le notizie dirette sulla vita di Ipazia sono alquanto scarse: le due principali fonti antiche sono la Storia Ecclesiastica di Socrate Scolastico e gli scritti di Damascio, filosofo neoplatonico vissuto un secolo più tardi. Inoltre  scritti di Ipazia sono andati perduti o incorporati in pubblicazioni di altri autori.

E poiché a ‘noi donne’ non si può dire di no, vi segnalo anche un bel film del 2009 di un regista con i fiocchi Alejandro Amenàbar ( Vanilla sky, Il mare dentro, The Others ed altri)  :  Agora  interpretato dalla bellissima e brava Rachel Weisz,  negli ultimi mesi molto attiva nel movimento hollywoodiano #metoo,  nelle vesti di Ipazia.  L’uscita del film in Italia fu ritardata di circa un anno perché ‘pare’  vi fossero delle resistenze da parte del  Vaticano:  infatti  nonostante fosse stato riconosciuto  il mandante  della morte di Ipazia, Cirillo prese il potere su Alessandria ed in seguito, molto dopo in effetti, fu  nominato santo e dottore della Chiesa e in particolare ‘dottore dell’incarnazione’  il 28 luglio 1882.

8 marzo 2018

A Roma è una bella giornata di sole ed io mi ricordo bambina con i fiori messi nei capelli e mia mamma e le altre donne per un giorno, almeno per un giorno, in corteo ballare spensieratetete.

Teniamoci strettestretteanzistrettissime

(ci può essere allegria nella consapevolezza del male e nella condivisione del dolore)

Lenta la neve fiocca

Eccola che scende. . . La neve copre il giardino

 

Con il Burian anche tanta neve.

Si chiama Burian e NON Buran, perché viene dal greco BoreasΒορέας e infine dallo slavo Borja. L’italiano ha origini greche e latine. Utilizzato raramente il termine Buriana: qualcosa di travolgente.

Neve al Nord, specie Milano, Emilia R. e al Centro, anche a Firenze.    Sicuramente a quest’ora molti di voi potranno confermare.     Fiocchi a Roma in nottata e qui vengo chiamata in causa….  Saprò dirvi.

a7b119bdf6fb9786dc33144fb8008d72-as-roma-rome-italy

Da Lunedì NEVE da Rimini ad Ancona, Pescara, al mattino ,parrebbe, di nuovo anche a Roma.  Chissa se riusciremo a sciare dinuovo a Monte Mario eccitati tutti: niente lavoro, niente scuola ma a tirarci palle di neve a chilometro zero.    60 ore di neve su Marche e Abruzzo.     Gioved’ 1 marzo neve diffusa.

Purtroppo nin finirà tanto facilmente perchè dopo il Burian sarà il gelo con punte di -10 anche in pianura.

Come ho scritto rispondendo a Keypaxx siamo tutti noi molto fortunati: abbiamo un tetto sulla testa e anche un certo calore. Un brivido e un forte senso di disagio vi arriva con le immagini di quella parte di Italia ancora ‘terremotata’ nei prefabbricati pressocchè isolati.

Perché in Italia è così difficile stare al passo, e  non è mai possibile prevenire disastri peggiori.         Me lo chiedo spesso senza avere risposte.    Me lo chiedo anche guardando alle promesse, alle cornucopie immaginifiche dei molti partiti italiani.

Votare voterò, votar bisogna…

Il 4 febbraio 2012  Roma viveva l’ultima grande nevicata,  almeno a tutt’oggi.  Un evento eccezionale che ricordo con particolare suggestione.  Iniziò a nevicare la sera del 3 febbraio, e il 4 mattina Roma si risvegliò completamente imbiancata  oltre 30cm nella zona nord: la mia.

Il giardino sembrava un piccolo mondo incantato e Sally ah!  Sally e la sua prima neve e all’ incontro con quel soffice manto bianco era come impazzita.

Perché non proviamo noi a darci notizie?  Per esempi non viene menzionata la Sardegna e qui potrebbe aiutarci .marta.