non posso venire da te perchè…..

C’è bisogno di silenzio, di grande capacità di introspezione per elaborare un sogno. L’eterno e sfaccettato sogno dell’amore.

Non è diario, non è cicaleccio, non sono dotte disquisizioni sul senso delle parole, sul come  e il quando attuino il nostro bisogno di esistere e quanto,  nell’infinitesimale tempo prima che si materializzano,  ci appartengano ancora  o vengano – invece – immediatamente traslate e fatte proprie dal destinatario.

Alcuni sostengono  che poter dire “Ti amo” sia liberatorio e racchiuda nel suo valore esaltante noi è l’oggetto del nostro amore.

“Ti amo”, il mio bisogno di esprimere il mio amore,  quanto rappresenta, che peso ha sull’altro? Da sempre ci si chiede  quale sia  e quando possano coincidere i modi di sentire, di percepire il ‘bisogno’,  i ‘bisogni’ che ci vengono offerti o che noi stessi doniamo.

Il punto nodale  – cui molti non sanno adeguarsi – è che la misura non è la stesso per tutti. La capacità mia di ‘donare tutta me stessa’ difficilmente potrà coincidere con il bisogno di avermi dell’altro e viceversa. E’ la diversità che ci rende ‘unici’.

Quando sento dire  (o dico non venendo creduta) : “Ho fatto l’impossibile” io mi chiedo “Impossibile di chi? Il tuo? oppure sei riuscito ad andare oltre e racchiudere la mia domanda?”

Accettarci per quel che possiamo offrire ‘oltre’ le parole,  che sono semplici geroglifici con cui ci arroghiamo il diritto a farci capire, e materializzare l’infinito.

All’infante non ancora ‘addomesticato’  bastano un suono dolcemente modulato, l’espressione serena, la fisicità di una presenza rassicurante: il “Ti amo” è il non detto.  Sopravvive a ogni dibattito solo il sorriso e la capacità di comunicare all’altro/i la nostra vicinanza, il nostro bisogno di amare e di essere amati.

In una società – come la nostra – oggi priva di valori profondi e avvilita dalla spudorata mercificazione del corpo e – purtroppo! della spettacolarizzazione anche dei sentimenti –  non avete notato come la frase piu’ abusata, sempre, in prima fila, sia “Ti amo” e clik la mamma torna al Reality show,  “Ti amo” e il figlio continua il videogioco…..o la sniffata di coca…che orrore!

(“Ti amo” …”ma de che?” . )

Guardami negli occhi, stringimi la mano, fammi sentire che ti manco, sempre, anche adesso che sono qui.

“Non posso venire da te perché già ti sono accanto”

fratelli d'italia

Non ho mai amato il calcio. Un’avversione  immotivata. Preferisco altri sport come  – ad esempio – il basket (mai che se ne parli più di 3secondi), il motociclismo, la formula uno, lo sci,  insomma mi sa tutte le discipline  meno il calcio.

Maaa, democraticamente!,  mi rendEVO conto che potesse  essere appassionante.  Con l’andare del tempo e degli  ‘accadimenti’  degenerati in teppismo istituzionalizzato e tacitamente accettato (salvo rari giri di vite) dalle forze dell’ordine, il dooping piu’ o meno accentuato/accettato cui tutti i giocatori sono costretti per mantenere ritmi incalzanti e valori aggiunti, la quotazione in borsa (ma quando mai il povero deCubertIno avrebbe  potuto immaginare che uno sport, una gara un “gioco” potesse essere quotato in borsa!, l’impronta  negativa e fuorviante che questi superdei dell’ultimora lasciano  nell’immaginario di chi neppure in 10 vite messe insieme vedra’ mai quelle somme  con tanti zeriiiiii. e neppure potrà intravedere nella sua compagna di vita (o di passaggio) i seni puntuti,  le labbra carnose,  i sorrisi telegenici delle vallette/veline/letterine al seguito belanti.  E, ora,  lo scandalo delle partite comprate e decise a suon di soldoni. SIGNORI UOMINI ancora davanti alla tivvì?

STESERA ALLE 21  GIOCHERA’ ANCHE L’ITALIA. ED IO PARLERO’ DI MONDIALI.

Di un Mondiale: com’era bello quando era bello! di un Mondiale che l’Italia vinse e che io vidi al Campeggio Marinella di Tropea su una veranda a picco sul mare con il sole che anche lui restava aggrappato alla telecronaca, tra il vociare di bambini e le esortazioni di tutti, profumo di pizza e bruschette. Io ricordo questo Mondiale perchè è indossolubilmente legato al ricordo dell’espressione di ingenua, spontanea, fanciullesca esultatione "ABBIAMO VINTO!" di  un "grande vecchio", giovane come non mai:

 il nostro Presidente SANDRO PERTINI!

ed io mi sento defraudata di qualcosa…

inverno, viaggi e di al(r)ti desideri

D’inverno, andremo in un piccolo vagone rosa imbottito d’azzurro.
Staremo bene. Baci pazzi s’annidono
In ogni cantuccio morbido.
Chiuderai gli occhi per non vedere, dal finestrino, torcersi le
ombre della sera, astiosi mostri, plebaglia nera di lupi e dèmoni.
Poi sentirai sulla guancia un solletico…
Un bacio leggero, ragno impazzito, corre Su e giù per il collo…
"Cerca!" tu dirai, chinando il capo.
E quanto tempo impiegheremo allora per scovare quella bestiola
che viaggia tanto…

Arhtur Rimbaud