A mio figlio

 

 

 

“Sono cose che capitano il giorno prima”

“Il giorno prima di che?”

“Il giorno prima della felicità.”

Erri de Luca (Luca!!!)

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Era ieri all’ora di oggi. Certo, il giorno prima della felicità che racchiude il senso della mia vita, e in parte della sua.

 

Era ieri all’ora di oggi di tanti anni fa che, con quanta più forza ho potuto,  ho spinto fuori dal suo nido buio e rassicurante quell’esserino un po’  rattrappito che al contatto della luce ha lanciato un grido acutissimo.

 

Era ieri all’ora di oggi che io e il mio compagno piangevamo abbracciati, entrambi spossati da quel ‘miracolo’ che tuttavia non ci ha salvaguardato.

 

Era ieri, qualche ora dopo, quasi come oggi,  che l’ho stretto per la prima volta tra le mie braccia, lineamenti di porcellana, con quel suo odore inconfondibile di cucciolo che hanno tutti i cuccioli.

 

Ed è oggi, all’ora precisissima di oggi –  31 luglio – che vi lascio in tutta  fretta perché tra poco sentirò la sua voce chiamarmi:

 

 “Mà?!”

 

Buon compleanno Luca mio!

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Prego, prego, si accomodassino tutti: si BBBrinda!

 

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solo un saluto en passant

 

 

Sarei immodesta se dicessi di non esservi mancata. Vero?

Ho ripreso ieri sera con 38° (36 perceciti) possesso del patrio suolo. Adesso l’aria entra a folate da forno dalla finestra con le persiane abbassate. I pomodori del mio orto-giardino sono in piena maturazione.

Tante cose da raccontare. Le foto da scaricare tutte imbrigliate nel cellulare supersonico che ha fatto tilt nell’invio degli MMS.

Torno con un bagaglio di sofferenza e di dolore che supera, chiudendo gli occhi, le bellezze dei luoghi. Pietre, pietre ovunque, pietre antiche e macerie di ieri. Non è la stessa cosa che stare davanti alla tv all’ora di cena. La guerra ha un suo odore forte e si si sente ovunque.

Eppure i bambini giocano  (quelli israeliani con maggiore ‘tranquillità’ apparente)  le ragazze si innamorano e si sposano, fanno altri bambini, “come se”…e invece è su questa allocuzione “come se” che bisognerebbe porre una grande perchè è un errore madornale che toglie la sufficienza al grande tema della vita.

(E noi qui – (s)fortunati a leggere a puntate le ‘nefandezze’ di un figuro  senza pudore

Partire partirò

 

 

Sono in partenza – con una grande emozione –  per la Palestina e Israele.  Viaggio di  ‘conoscenza e solidarietà’ organizzato dall’Associazione per la Pace.

Il programma è fittissimo.  Gerusalemme, Jaffa, Tel Aviv, Ramallah, Hebron, Betlemme, Nablus, luoghi antichi, ricchi di storia,  ormai da anni e anni  pervasi da dolore ingiustizia  mescolati alla tenace speranza che possa  costruirsi e prevalere la ragione per una pace giusta che riconosca i diritti di tutti e due i popoli.

Non sono che pochi giorni e dunque nessuno si accorgerà troppo della mia assenza soprattutto perché vi suggerisco la visione di un film che di quei luoghi parla descrivendo l’assurdità di una  guerra che si accanisce anche sul  lussureggiante “Giardino  di limoni” di Salma, vedova palestinese, il cui inconveniente è di confinare con la villa dove il ministro della difesa israeliana ha deciso di andare a vivere e, dunque, per la sua sicurezza il giardino deve essere raso al suolo. Basta un filo spinato per definire il proprio vicino, una distesa di alberi di limoni, i propri potenziali nemici.

Questa, oggi, la situazione delle persone e dei territori che andrò a conoscere.

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Un orgasmo per indignarci

 

 

“In Italia,

l’indignazione

dura  meno dell’orgasmo.

E poi viene sonno.”

 

Un momento caro Paolini (*) io non generalizzerei troppo; dipende.

Dipende da ogni singolo orgasmo e soprattutto dalle coppie (maddai più si è, meglio sarebbe in questo cas(in)o!)  che lo pongono in essere.

O no?

Intanto se io fossi un uomo mi incazzerei parecchio a vedere i miei sforzi tantrici liquidati sia nell’ exploit  che nella soluzione finale del grande sonno ristoratore di chi dorme il riposo del guerriero.

 

Infine una nota personale.

Brutta vita per i miei compagni! A me ‘dopo’ viene sempre voglia di chiacchiarere – non di tubare e fare la mielosa (però può succedere e non so sei sia meglio) – e non essendo preda del sonno, ogni argomento è buono al punto tale che, in preda a grande scoramento, il suddetto tapino non trova altra soluzione che…riprender da dove s’ era lasciato.

E dunque, caro Paolini – ripeto – dipende.

 

Qualcuno ricorderò il mio post (marcoNE soprattutto, e se vorrà spiegherà meglio lui) sull’Orgasm Day, dunque, riappropriamoci dell’argomento e diamoci da fare. Orgasmoni? Orgasmini?

Sususu’ niente pigrizie!  la Patria chiama:

INDIGNIAMOCI,

indignamoci il più possibile e non cediamo al sonno.

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(*)  infatti la citazione è tratta  da I-TIGI a

Ghibellina, dvd che ripropone il Racconto per Ustica di Marco Paolini.

 

TUTTI al MARE!

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(…) Paul Virilio (architetto e sociologo) che conosce per mestiere l’infinita sequenza dei disastri, sostiene che l’incidente è ciò che accade a noi tutti, propriamente l’incidente sarebbe il tempo stesso che passa, un tempo sempre più veloce, sempre più incalzante: il tempo è l’incidente degli incidenti.(…)

 

(…) La velocità ha trasformato radicalmente la vita umana, così che ci muoviamo di incidente in incidente.

In tutto questo la catastrofe divoratrice di vite umane di Viareggio, con le sue fiamme alte sopra i palazzi e case, si presenta come forma di un evento quassi inevitabile.

L’esplosione delle cisterne di gas è la rivelazione della potenzialità stessa dei nostri combustibili, così come le inondazioni evidenziano le potenzialità distruttive dell’acqua e i terremoti (L’Aquila è l’ultimo esempio di ‘ca(o)sa’ nostra, aggiungo di mio) la forza del movimento della terra.

Una prospettiva che rovescia la visione consueta delle cose  per cui l’incidente non è più l’eccezione e il controllo del mondo la norma, bensì l’incidente la sua (nuova) regola.”

La Stampa, 1.07.09,’La nostra Cernobyl quotidiana’ art. di Marco Belpoliti

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C’è una soluzione possibile? Possiamo pensare di rovesciare l’incidente imponendogli di tornare ad essere una possibilità remota e non la normalità?

Mi guardo intorno con sgomento e vi ho riportato le parole di un bell’ articolo di Marco Belpoliti “ perché io, nel mio pessimismo conclamato verso questo Governo, non vedo possibilità di soluzione se ai proclami enfatici del “tutto va alla grande” non opponiamo e mettiamo in conto la possibilità di guardare il disastro e rimboccarci le maniche anziché calarci le braghe dreaming la California nostrana del Billionaire e La Certosa, ma sempre da poveracci e cioè dal buco della serratura delle (sue) televisioni e della (sempre sua) editoria.

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