Poppe al vento

La prova bikini è stata superata con gradualità. Prima 3 persone, poi 5, poi un tenue colorino ci ha messo del suo a creare quel senso di vedo non vedo e alla fine si è (ri)presentato lo spasimante, bello-bono, dell’anno scorso che  mi catturò (banalmente) chiedendomi  l’ora. Ma per il  bello, il più bello dello stabilimento come non catapultarsi sul borsone, aprirlo e flebilmente comunicargliela? Come non accettare in seguito di esibirlo al bar per un gelato?
 
Il caffè che è spuntato da dietro il lettino, anzi due, per me e la mia amica, il suo sussurrarmi “sei più bella ancora dell’anno scorso” mi hanno fatto pensare in un nano secondo che o lui era tutto scemo oppure credeva davvero che la scema fossi io. Suvvia, dai, è cominciata l’estate, con quel pizzico di frivolezze che ne fanno una stagione un po’ folle.
 
Però per me torna prepotente  il problema delle poppe e del dove le metto e come le mimetizzo.
Non che me ne freghi molto ma sempre più spesso da quando tante donne prendono alla lettera il detto Melius abundare quam deficere e dunque cambiano di almeno due misure la sostanza del loro seno, io mi trovo a desiderare l’inverso.
 
Da quando ho 14 anni ho questo ben di dio tanto gradito allo sguardo maschile quanto a me oneroso e neppure adesso che potrei trarne un vanto riesco a darmi pace e vorrei come Giovanna d’Arco nasconderlo sotto una fitta bendatura o… darci un taglio.
Ah, dimenticavo, lo strabello ebbe a confessarmi che ciò che lo aveva attirato  inizialmente ma solo inizialmente perché poi la mia intelligenza l’ha messo ko  era stato il mio abbondante, naturale, decolté.
 
Siamo strane noi donne o questi uomini un po’ tacchinatori?

 

 

..ma per essere bello il seno non doveva essere racchiuso in una coppa di champagne
o nella mano di un uomo (qui non basta quella dello Jeti!!)?
 

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Friday I’ m in love

 


e dunque (comunque)  …Buon fine settimana!

Non mi importa che il lunedì sia triste 
che il martedì sia grigio e anche il mercoledì 
il giovedì non m'importa di te 
è il venerdì che sono innamorato 

il lunedì cadi a pezzi 
il martedì e il mercoledì mi spezzi il cuore 
Il giovedì nemmeno inizia 
è il venerdì che sono innamorato 

il sabato aspetta 
e la domenica arriva sempre troppo tardi 
ma il venerdì non esito mai… 

non mi importa che il lunedì sia nero 
il martedì e il mercoledì attacco di cuore 
il giovedì non guardare indietro 
è il venerdì che sono innamorato 
………….

il sabato aspetta 
e la domenica arriva sempre troppo tardi 
ma il venerdì non esito mai… 
…………..

osservarti nel mezzo della notte 
non ti stanchi mai abbastanza di queste cose 
è il venerdì che sono innamorato.

 

Sit tibi terra levis

 

Il 20 giugno del 2004 moriva, improvvisamente per un aneurisma all’aorta il mio carissimo amico Tom Benetollo, aveva poco più di cinquant’anni. Una bimba dai capelli del colore delle spighe del grano di giugno. Arrivava, Tom,  dalla segreteria regionale della FGCI del Veneto e successivamente trasferitosi  a Roma  fu responsabile della sezione Pace dell’ufficio Esteri del Pci. Lasciò il Partito per iscriversi all’Arci nell’1987 e ne divenne Presidente indiscusso dal ’95. Una persona bellissima, capacità di analisi unita a profonda sensibilità d’animo, altruista all’eccesso, sempre in prima file per i diritti di tutti  e soprattutto ‘lottò’ per la pace. Ci eravamo visti il  sabato mattina a una riunione ed ero stata proprio io ad insistere perchè era importante che ci fosse; scappò via quasi subito: la domenica doveva partire per una delle sue ‘missioni’ che lo portavano indifferentemente dal Social Forum di Porto Alegre ad uno sperduto angolo del mondo perché lui non trascurava mai niente e nessuno: per piccolo che fosse il problema o il puntolino sul mappamondo lui e l’Arci se ne facevano carico. Morì un anno giusto dopo mia mamma ed io ho percepito il saluto dei Compagni con lo stesso strazio,  amplificato, il cuore piccolo piccolo,   perché in quell’estremo saluto  a Tom, guardando intorno i volti rigati dalle lacrime e segnati dal dolore,  ero tornata indietro  e rivivevo e sentivo lo stesso calore e lo stesso  affetto che avevano sostenuto me e la mia famiglia. Eravamo (ancora) tutti una grande famiglia che si stringeva per farsi forza.

 

Luna Park

Ho letto che forse il Comune di Roma prenderà in considerazione la possibilità di riaprire il Luna Park dell’Eur.

Questa notizia ha dischiuso la porta a bellissimi ricordi legati ai primi anni di vita di mio figlio quando andare al Luna Park era un po’ come concedersi l’ingresso al ‘tutto è possibile’ in quel paradiso magico e multicolore con in mano un enorme cono di zucchero filato o le  noccioline ingurgitate avidamente  il cui sapore risaliva intatto  dallo stomaco ad ogni scontro sulle macchinine elettriche.

Le montagne russe disegnate a coda di serpente, alte-alte dalle quali si catapultavano verso il basso i piccoli vagoni da dove spuntavano visi  appena abbozzati, i capelli tirati all’indietro  dalla forza di gravità, criniere di cavalli al galoppo,  risate stridule e grida isteriche che superavano lo sferragliare rumorosissimo delle ruote sulle minuscole rotaie.

Il nostro primo pesce Bollo fù uno dei  trofei vinti lanciando un numero inverosimile di  palline da ping pong in quei piccoli contenitori di vetro messi in circolo l’uno accanto all’altro, i bordi alti e stretti, difficili da centrare.

Chissà se ci saranno ancora o se, giustamente, a quelle piccole animelle guizzante sarà risparmiata nella loro seppur breve vita questa tortura.

E finalmente la grande, imponente,  Ruota che al crepuscolo veniva illuminata  e si stagliava netta nel cielo dell’imbrunire. Era l’ultima più fantastica tappa prima del ritorno a casa.

Chiusi nel nostro piccolo divanetto plastificato, ben legati, salivamo verso l’alto prendendo gradualmente le distanze dalla piattaforma e giunti a turno all’apice per qualche secondo la ruota si fermava e da lassù dominavamo  il Luna Park, tutto il quartiere dell’Eur, seguivamo la coda di automobiline dai fari che si accendevano,  ma soprattutto provavamo quel brivido di onnipotenza che forse arriva con la sensazione di toccare il cielo e nello stesso tempo, le mani strettamente intrecciate, guardare in basso le formichine che camminano in un disegno senza senso. E’ così insito in noi il desiderio di innalzarci che non vi è luogo, città. che non abbia la sua ‘torre più alta’ e che questa non sia meta di pellegrinaggi e di foto ricordo. E quando questa sete è domata i più spericolati scalano le vette, si librano in volo come Icari e come Icari spesso si schiantano.

Ma la Ruota del Luna Park non è altro che un gioco, una grande prova per piccoli uomini e le loro mamme che abbandonati i quotidiani perchè ridono felici contagiate dall’innocenza del cielo che scurisce forse con qualche stella.

 

Il tetto di cristallo

 

I grandi della narrativa a cura di Repubblica-L’Espresso.
I classici della letteratura presentati dai grandi scrittori.

Quindici libri da non perdere, quindici autori che compongono un canone. Da Conrad a Roth, la collana di "Repubblica" con le introduzioni di firme celebri, come Baricco e Arbasino..

 
Già usciti:
 
Linea d'ombra di Joseph Conrad  con l'introduzione di Roberto Saviano 
Sonata a Kreutzer di Lev Tolstoj – con l'introduzione di Corrado Augias  
Doppio sogno di Arthur Schnitzler – con l'introduzione di Antonio Tabucchi 
Lo strano caso del dott. Jekyll e Mr Hide di Robert Louis Stevenson – con l'introduzione di Niccolò Ammaniti
Fuga senza fine Joseph Roth – con l'introduzione d Sandro Veronesi 

Le prossime uscite:

Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald morto nel ‘40
L'indifferente di Marcel Proust 
Fuga senza fine di Joseph Roth 
Il giocatore di Fëdor Dostoevskij
Novelle per un anno di Luigi Pirandello
Il carteggio Aspern di Henry James 
Mrs Dalloway di Virginia Woolf 
Benito Cereno di Hermann Melville.

 

 Io sono indignata!

perché tra questi 15 imperdibili classici troviamo soltanto una scrittrice: Virginia Wolf e tra i ‘grandi scrittori’ contemporanei che li presentano non vi è neppure una ‘grande scrittrice’ eppure credo che sarebbe stato molto interessante che una scrittrice del calibro di Lidia Ravera commentasse (avesse commentato) Doppio sogno, o Dacia Maraini Il grande Gatsby o, ancora, che nei grandi classici fosse incluso un libro tanto importante come Madame Bovary che prima dell’avvento della sindrome della casalinga di Voghera aveva analizzato in profondità quel malessere di vita  femminile che ancora oggi è il bovarismo.

E mi chiedo, ancora, perché la collana che è indirizzata ad un pubblico italiano  non abbia pensato ad una scrittrice importante come Grazia Deledda e al suo Canne al vento che quasi ogni studente ha odiato, immancabilmente costretto a leggerlo durante le vacanze estive, e mi avrebbe incuriosito che a commentarlo fosse stata una giovane blogger trasgressiva, non ancora (e forse mai) grande scrittrice come Melissa P.

Che ne pensate?

Scrittrici come Marguerite Yourcenar, Simone Wail, Marguerite Duras,  oppure storie di donne come , appunto, Madame Bovary, Il rosso e il nero, Guerra e Pace, Cime tempestose, il tanto conosciuto anche in Italia, Piccole donne, quel gioiello che è Alice nel paese delle meraviglie,avrebbero sfigurato in questa rassegna tutta al maschile?

Signori miei proprio non va.

Non bisogna essere femministe ad oltranza e sciorinare numeri per percepire che lo spazio delle donne è sempre o solo quello concesso dagli uomini. Che la meritocrazia è quasi sempre a senso unico. 

Il tetto di cristallo?

E' un delicato eufemismo per dire che le donne arrivano,se arrivano, con il doppio della fatica rispetto a un uomo, ad un limite netto anche se pressocchè  invisibile (di cristallo), oltre al quale vengono bloccate…il cristallo è trasparente e purissimo, sembra quasi che non ci sia, ma una volta che ci sbatti contro hai la riprova  che in un universo al maschile le donne non hanno pari opportunità, neppure quando si tratta di un’operazione tanto innocua come dare la propria chiave di lettura sui  grandi classici (al maschile).