S(p)esso e volentieri

All’inizio Prajapati (signore degli esseri viventi) creò uomini e donne e fissò, in centomila capitoli, come comandamenti, i precetti seguendo i quali conseguire i tre scopi della vita (Dharma, Artha e Kama).
Swayambhu Manu redasse i comandamenti del Dharma; Brihaspati redasse i comandamenti dell’Artha; Nandi, seguace di Mahadeva, redasse quelli del Kama in mille capitoli.
Questi Kama Sutra (gli aforismi dell’amore), scritti da Nandi in mille capitoli, vennero ridotti a cinquecento capitoli da Shvetaketu, figlio di Uddvalaka; Babharavya di Punchala li ridusse ancora a centocinquanta.

Unione del Loto

Posizione adatta a chi ama i baci e le carezze. I partner si ritrovano faccia a faccia. L’Unione del loto è la preferita dagli amanti.
Lui è seduto sul letto o per terra (e perchè no sulla spiaggia au clair de la lune? :=)) con le gambe piegate e le piante dei piedi l’una contro l’altra. La compagna siede sopra di lui con le cosce che stringono la sua vita.

“È facile togliersi i vestiti e fare sesso. Le persone lo fanno continuamente. Ma aprire la tua anima a qualcuno, lasciarlo entrare nelle tue paure, nel tuo futuro, nel tuo sorriso, questo è essere nudi.” (Marilyn Monroe)

L’arco e la freccia
arco

E’ una posizione laterale, richiede impegno per essere raggiunta, ma una volta che i due partener sono “sistemati” regala un godimento ‘spettacolare’. Lei si sdraia su un fianco con le gambe tese, lui dietro di lei. L’uomo infila le gambe da dietro in mezzo alle gambe di lei e avvicina il bacino. Dopo la penetrazione l’uomo inarca la schiena e appoggia le mani sulle spalle della donna che a sua volta tiene con le mani le caviglie di lui. (sconsigliato vivamente a problemi di schiena..)

“Si può dire che non ci sia nessun individuo sano che non aggiunga al normale scopo sessuale qualche elemento che si possa chiamare perverso; e la universalità di questo fatto basta per sé sola a farci comprendere quanto sia inappropriato l’uso della parola perversione come termine riprovativo.” (Sigmund Freud)

La vite intrecciata

Una posizione laterale che permette alcune alternative: i partner sono cmq faccia a faccia, petto contro petto, con le gambe intrecciate. L’uomo piega le gambe ad angolo retto e la donna tiene una gamba distesa tra queste e l’altra piegata attorno alla sua vita. I due corpi sono intrecciati come i tralci della vite, dando un’impressione di intimità e di fusione. (sembra complicata ma..a me non dispiace!)

“Il piu’ raffinato dei lavori si realizza nel puro silenzio. Ogni attimo fuggente di silenzio, senza pensieri, desideri e sentimenti, e’ un faccia a faccia con noi stessi.” (Deepak Chopra)

Kama

kkk

AAA

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Ave Maria

«Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei».
Su questo testo è stato costruito il dogma della divinità di Gesù.


Franz Schubert

Ossessionati dall’integrità fisica. […] Esegeti, teologi, commentatori di tutti i generi hanno puntato su questo passo per affermare la verginità di Maria

La costruzione culturale della Madonna.    Ci troviamo ancora una volta di fronte alla mentalità ebraica dei seguaci di Gesù.[…] Il coito rende impuro il maschio, che è tenuto a rituali di purificazione per ritornare degno del rapporto con Dio, unico vero sposo dell’ebreo. Il corpo femminile è il «contenitore» della cosa più sacra: l’essenza della mascolinità, lo sperma

La donna ideale e la Madonna.    Vergine, vergine, vergine… Questa parola, che risuona di continuo, riflette, senza che più nessuno si accorga della sua fisica brutalità, la vera ossessione degli uomini

Un corpo perfetto.    La teologia cattolica ha costruito a poco a poco, con la «Madonna», quello che gli uomini di tutti i tempi e di tutti i paesi hanno desiderato e tentato di costruire con le donne. (…)Immacolata concezione significa che la Madonna è stata concepita senza il peccato originale. (…) Essa perde qualsiasi concretezza biologica e diviene ciò che gli uomini desiderano: un corpo femminile perfettamente chiuso.
Il prototipo della madre.    Questa madre non parla di sé, ma della funzione di madre, così come la vogliono gli uomini: essere per il bambino.

La non-scienza teologica.   La sterminata bibliografia mariana (16.685 titoli in vent’anni, dal 1948 al 1968) non «nutre» il pensiero perché non apre nessuna possibilità di crescita: è un non-pensiero, la non-scienza per definizione. […] Di fatto, le proposizioni intorno alla Madonna non possono essere oggetto di discorso, né negativo, né positivo, perché appaiono chiaramente collocate nell’ambito dell’affabulazione (166).


bach-Gounot

I concetti che ho riportato (e mi scuso se qualcuno di voi si possa essere sentito feito, non è nel mio intento) sono stati estrapolati dal libro La Madonna di Ida Magli (1925), scrittrice e docente di Antropologia culturale all’Università di Roma, autrice di importanti saggi tra cui anche Gesù di Nazareth.
Negli ultimi anni, da giornalista e pubblicista, si è occupata di temi di attualitò politica: Sulla dignità della donna (la violenza sulle donne, il pensiero di Wojtyla), Sesso e potere e altri ancora.

Pensieri collegati (turbolenze

 

Si sono sommati pensieri su pensieri e ricordi.

Tutti collegati tra loro dal gomitolo della vita e della morte. Ricordi che si sono risvegliati in questi ultimi giorni dopo un viaggio più lungo del previsto.

Io, esausta,  con quel piccolo ovetto  perfetto sul ventre dolorante e mio marito che mi abbraccia forte e piangiamo insieme di gioia (finirà ma non il sentimento  che in quel momento ci ha fatto sentire  invincibili).

Il senso di sospensione nella penombra quando ho tenuto stretta la mano di mia madre che si andava raffreddando. Il bacio prolungato sulla sua frante distesa, cosi’ da sempre senza una ruga. Il sorriso. La pace ritrovata non più scalfitta dalla sofferenza.

I pensieri si inanellano  veloci e per muoversi si collegano a mille appigli.  La nostra vita rimane così appesa e tentata tra il fermarsi e il fuggire. Placarsi o prendere coraggio e  dare battaglia.

“Domani nella battaglia pensa a me”. 

 lei e luca

domani-nella-battaglia-pensa-a-me

Le riflessioni, le lucide e spietate constatazioni in merito allo svolgersi degli eventi della vita, alla loro casualità ed imprevedibilità e alla loro mancata concatenazione. 

Il titolo è tratto dal Riccardo III, ed è forse più che altro accattivante.

Non è una detective story ma è costruito con una sapiente dose di suspense.

Se vi fidate un po’ di me, leggetelo. 

…e comunque Buona domenica

MI piace essere golosa

La golosità di vivere boccone su boccone la vita, carpirne i sapori ora aspri ora dolci. Mai bulimici, mai anoressici i momenti migliori si allacciano a un sapore.

“La donna oggi lavora. Quando ha tempo di pranzare a casa….l’insalatiera sostituisce la casseruola. Succede che ritrovi il piacere di cucinare in vacanza, all’aria aperta, anche solo grazie al fuoco da campeggio”:

Non è l’incipit di un ricettario e neppure della presentazione di Masterchief ma parte di un articolo che, nel 1939, la grande scrittrice e giornalista francese Colette scrisse per il neonato settimanale Marie Claire.
A questo primo articolo ne seguirono altri tra il ’39 e il ’40 , spaccati di vita quotidiana , ‘gustose’ e quasi anomale incursioni dell’allora scandalosa Colette nel ‘reame’ della domesticità.

Colette, pseudonimo di Sidonie-Gabrielle Colette, è stata una scrittrice francese, considerata fra le maggiori figure della prima metà del Novecento, Iinsignita della Legion d’onore, fu la prima donna nella storia della Repubblica Francese a ricevere funerali di stato perchè Colette fu una delle grandi protagoniste della sua epoca. Oltre che scrittrice prolifica fu attrice di music-hall, spesso nuda durante le sue esibizioni, autrice e critica teatrale, giornalista e caporedattrice, sceneggiatrice e critica. Nonostante i tre mariti e un amante, più volte fu al centro di scandali per le sue disinibite relazioni sentimentali con alcune personalità mondane, di ambo i sessi, della società francese.
Non aveva simpatia verso il neonato movimento femminista e tuttavia la sua fu una vita libera e anticonformista, da donna emancipata travalicò convenzioni e tabù femminili che incarnò nel personaggio di Claudine “dall’ammiccante selvatichezza, dalla spregiudicata sensualità”.
Eppure Colette in fatto di cibo si definiva una “borghese buongustaia e golosa” .
Amava quelli che allora come ora definiamo i sapori semplici della terra (slow food e Petrini non hanno ‘inventato’ nulla). Per lei un vero gourmet era quello che “si delizia di una tartina col burro come di un gambero arrostito” e la frutta “si accorda alla sete del pomeriggio”.
Tanto Colette fu azzardata e spregiudicata nella vita quanto fu rigorosa affermando che : “in materia di cucina io mi tengo salda solo alla tradizione. Un buon piatto è prima di tutto questione di moderazione e di classicità”.

Dove volevo arrivare? Semplicemente a segnalarvi un delizioso libretto (grazie a Jeannine che me ne ha fatto dono!) edito da Voland ‘Mi piace essere golosa’ che racchiude in forma compiuta ricette, curiosità, pensieri leggeri, di quella scandalosa signora delle lettere che fu  Sidonie-Gabrielle Colette.

La seduzione delle parole scritte

“Allora baciò la servetta a Bolzano, in una camera della Locanda del Cervo, tre giorni dopo la sua fuga dai piombi (.…)

Le due bocche si incollarono l’una all’altra, ed ecco cosa accadde: qualcosa cominciò a cullarli. Era un moto ondeggiante che ricordava le coccole fatte ai piccini, come quando un adulto prende tra le braccia un bambino che ha giocato molto ed adesso è triste perchè si è stancato e tra poco farà sera (…) continuarono a baciarsi, il moto che li cullava, quel rullio strano e malinconico, li travolgeva a poco a poco nel bacio, come fa il mare il cui andare oscillante è al tempo stesso ninnananna e pericolo, fatalità e avventura.

Fu come se stessero precipitando giù dalle rive della realtà in preda ad una vertigine, per accorgersi poi con stupore che riuscivano a vivere e a muoversi anche in quel elemento, nell’elemento ignoto della fatalità e che poi non era tanto sgradevole allontanarsi dalla sponda, lasciandosi cullare dolcemente, smarrire ogni contatto (…) Ogni tanto tra un bacio e l’altro si guardavano intorno con occhi assonnati, come se sollevassero il capo dalle onde per poi lasciarsi ricadere in basso in quel elemento pericoloso e ristoratore, lenitivo e indifferente, pensando :

‘Forse non è poi tanto orribile sprofondare nel nulla! Forse è quanto di meglio possa offrirci la vita: farsi cullare così e perdere la memoria.’

E, dopo aver spalancato le braccia con gesti supplichevoli ed invitanti, ciascuno strinse a sè con forza il capo dell’altro.

Fu così che continuarono a baciarsi.”

Ora voi dite pure di me quel che volete, pensate pure che sono – a dispetto delle apparenze – di un romanticismo che mette paura ma vi confesso che questo capitolo
‘Il bacio’
tratto dal romanzo di Sandor Marai “La recita di Bolzano”

è ‘il’ libro che da anni e per anni resterà sulla mensola appesantita sopra il mio letto.

Un libro struggente sull’egoismo calcolatore del geniale  ‘seduttore’, incantatore del gran mondo, Giacomo Casanova, in declino e che tuttavia cerca ad ogni costo di riscattarsi ignorando la sua decadenza fisica. Fuggito dai Piombi, incapace di salvarsi in primis  da sè stesso, destinato ad essere eternamente in fuga.  Una fuga senza speranza chè ogni porta del suo mirabolante passato, anche quella rappresentata dall’amore della giovane contessa di Parma che ‘forse’ tanto ha amato, gli si chiude con le parole del vecchio Conte:

“ Fatti conoscere da lei, Giacomo, affinchè si renda conto che per lei non esiste una vita diversa da quella che le ha assegnato il destino, che tu sei l’avventura e che per lei non esiste nessuna possibilità di vivere insieme a te, perché tu sei la notte, la burrasca e la peste che sorvolano i paesaggi della vita, ma poi arriva il mattino, sorge il sole e la gente disinfetta le case, passa la calce sui muri e strofina i pavimenti…”

Eppure la vita è un susseguirsi di giorni e di notti e i brividi che si provano nel buio della notte non fanno forse parte della nostra formazione?

E dunque VOI’ Per cosa affrontereste il buio? e cosa vi renderebbe la luce del giorno?

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parole e pensieri

L’amico http://banzai43.wordpress.com/ ci ha regalato l’ultima quartina di una poesia della poetessa Wislawa Szymborska che recita:
“Quando lui non mi guarda,
cerco la mia immagine
sul muro. E vedo solo
un chiodo, senza il quadro.”
Non conoscevo se non per ‘sentito dire’ questa poetessa polacca contemporanea, premio Nobel per la letteratura nel 1996, ed è sempre un arricchimento sperimentare nuove emozioni, sollecitata a scoprire il tutto che ignoro ma, ecco il mio ma.
L’idea che una donna ancorchè follemente presa da un uomo possa sentirsi “un chiodo, senza quadro” “quando lui non mi guarda”, questo proprio mi mette l’angoscia. Un pensiero che cozza con il percorso di conoscenza, di rispetto di sé, che le donne hanno compiuto nell’ultimo secolo e che con fatica, un po’ camminando come i gamberi, tentano di mantenere.
Abnegazione? Sottomissione? Non puo’ essere ‘solo’ per amore. Leggo i versi che precedono:
“Eva dalla costola, Venere dall’onda,
Minerva dalla testa di Giove
erano più reali.”
Eva dalla costola di Adamo, Venera dell’onda del mare, Minerva dalla testa di Giove. Davvero le donne sono ancora il parto di un universo al maschile che le rappresenta nel concreto?
Penso a un libro che ho letto di recente, emblematico sin dal suo titolo “La metà di niente” della scrittrice Catherine Dunne che racconta di una moglie cinquantenne, lasciata dal marito dopo vent’ anni di matrimonio. Anni nei quali lei si era data anima e corpo a quella sua metà complementare che all’ improvviso si affranca facendo terra bruciata intorno a lei che all’improvviso si rende conto di essere diventata ‘la metà di niente’. Riappropriarsi e ricostruire la propria identità autonoma, sarà lungo e faticoso però ne sarà valsa  la pena.
Altri pensieri contorti si affastellano nel mio non ragionamento e vanno dal ruolo di predominio maschile che nell’ abnegazione d’amore delle donne trae il diritto ad abusarne, a ritenerle oggetti di proprietà.
Penso che nel migliore dei modi quando si smette di amare  è perché dall’ immaginario desiderato e proiettato a completamento dei nostri sogni  alla fine emerge una personalità diversa, non peggiore né migliore, ma diversa:  “Tu sei diversa, tu non sei più quella che…”  eccolo lì,  il chiodo, un puntino nero sulla parete spoglia.
“…Quindi – come sollecita Alessandro Portelli in una sua recente intervista – anche se i nostri sogni non sono stati all’ altezza, o noi non siamo stati all’ altezza dei nostri sogni, quello che conta è che abbiamo provato a farli. Ci si può stufare dell’oggetto sognato, ma non ci si può stufare dell’attività di sognare.”

Io direi di voltare pagina.  Prendere le distanze per non diventare “Donne che amano troppo” http://books.google.it/books/about/Donne_che_amano_troppo.html?id=a3o9-XQx2g4C&redir_esc=y

Grazie a chi sarà arrivato fino in fondo a questo mio lunghissimo post 😉