in stand by

Scrive Hermann Hesse:”…tutto il visibile è espressione, tutta la natura è immagine è linguaggio e colorato geroglifico…sono fratello di tutto ciò che ammiro e che sperimento come mondo vivente; della farfalla, del fiume, dei monti; perché lungo il cammino dello stupore sfuggo per un attimo al mondo della divisione ed entro nel mondo dell’unità, dove una cosa, una creatura, dice ad ogni altro:
“Tat twam asi” (“Questo sei tu”).

Nell’incoerente (stra)volgersi dei fatti, rileggendo questo passaggio mi domando scoraggiata e non più stupita se nella crudeltà sciatta del nostro quotidiano, Hermann Hesse saprebbe, lui per primo,fugare lo spaesamento e lo sconforto suscitato della sua asserzione diventata doloroso interrogativo.
“Tat twam asi”
“ ..sì, ma cosa?”

Credo di avere bisogno di tempo, mi sono smarrita.

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Teniamoci strettistretti anzi strettissimi 🌹

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asylum

. . . tutto è dannatamente ‘come prima’ se non degradato e ulteriormente ammantato da false verità cucite su misura e dall’arroganza di credere , e fare credere, di contrastare (in modo inadeguato e spesso strumentale) guerre, sangue, dolore, morti, e morti viventi che portati dalle correnti, la vita come solo salvagente, sbarcano seminudi sulle nostre spiagge.
Fino a quando, oggi, ci faremo suggestionare dalla paura dell’ altro da quel ‘altro da noi’ che fugge? e chiede aiuto?

260 Migranti – 11 giugno 2018 sbarcati dalla Sea Watch a Reggio Calabria

Ma oggi, freschi di nuovo consenso, Uno soprattutto allevato nel mito del celadurismo s’impunta violento: ‘Dobbiamo porre dei limiti all’invasione di ‘farabutti’ (ma qualche onesto lo si può anche trovare)!’ Tutto lecito?  opporsi con la forza, ridurre in numeri percentuali il dramma di fughe e separazioni  strazianti, sì,  parlo del minori non accompagnati? Quale genitore può pensare che solo la fuga del proprio figlio potrà forse salvargli la vita (quale vita, poi). Eppure tutto pare meno definitivo della paura costante della morte.

“II rumore degli assedi
è lampo soffice.
Scalzo
chiusa la bocca
riposa tremando.”

… e sotto l’ombrello onnicomprensivo della  ‘esportazione di democrazia’ dopo tanti danni fatti, adesso si aggiunge il perentorio ‘Aiutiamoli a casa loro!’ forse a schivare le granate? Le razzie delle fanciulle? Una vita da topi in paesi fantasma?

La Fortezza di Aleppo, la Siria oggi

“Trema la nostra vita
percossa dal bisogno.
Si spacca nella sete.

Precipita
la vita nostra.
Senza appello.

Gridi, dubbio,
paura
abbracci: tutto
è nel conto.

Ma trema,
domanda
la nostra vita.

Muore.
Morendo
domanda:
quale legge?”

Una madre siriana.

‘Aiutiamoli a casa loro’ (23 morti, 6 bambini)  in un bombardamento al nord della Siria – 30 aprile 2015.

Arriverà mai un dubbio, si guarderanno mai dentro i nuovi vincitori? oppure  ‘ L’ indicibile dei vinti’  ricadrà pesantemente sulle loro spalle o saremo tutti, indistintamente, costretti a portarne il fardello doloroso/vergognoso?


Rimini, 3 febbraio 1991, XX Congresso e ultimo del PCI: L’amarezza e il mio l’abbraccio con Pietro Ingrao.

Le poesie sono tratte da  Il dubbio dei vincitori – 1986 – Pietro Ingrao

Foto dal web –

…e le stelle stanno a guardare

Invito  di  Annalisa Comes

Che la terra ci ascolti, questa patria leggera come osso

Che la terra ci ascolti, come luna di un tempo incerto

Che la terra ci ascolti, come il primo giorno

Che la terra ci ascolti,  se ancora è di questa terra prosperare di biacca dei suoi volumi

e ancora

Che la terra trovi riparo

alla terra,

alla mensa,

alle ceneri.

 Sally

Achille

La mia Rosa per voi tutti. 

Teniamoci stretti anzi strettissimi.

Pioggia.

Blue Jay

E improvvisamente è stato Blue jay arrivanfoci per altre vie ma vale la pena ricordarle.

La ghiandaia azzurra americana. La cinciallegra per noi è   Il nome inglese di questo uccellino  deriva dal verso stridulo che emette ‘ jay jay jay’ e dunque blue per il colore e jay per la voce.     E’ un uccellino che predilige i boschi di latifoglie, i giardini ed i parchi; non ama  l’alta montagna. Possiede  ali corte ed arrotondate e non intraprende  lunghi voli. La cinciarella è vivace e vispa e allo stesso tempo tranquilla, ad eccezione del periodo riproduttivo  quando l’amore la rende combattiva.

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La squadra canadese di baseball nazionale ha adottato il Blue Jay(s) a simbolo.

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Blue Jay è anche il primo film nato dall’accordo fra Netflix e i Duplass Brothers  una coppia di registi/sceneggiatori molto quotati all’interno del panorama del cinema indipendente americano.

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Un uomo e una donna, due ex innamorati dei tempi del liceo,  s’incontrano per caso in un supermercato  quando entrambi ritornano nella loro piccola cittadina natale in California. Con un certo imbarazzo si riconoscono.

Dopo aver preso un caffè al bar  Blue Jay, altro storico monumento alla loro giovinezza,  Jim e Amanda si recano a casa di lui  e passano le 24 are successive ragionando su ciò che ne è stato della loro vita da quando, ancora giovanissimi, hanno deciso di lasciarsi.  Vengono a galla verità nascoste e si percepisce che alla base della loro separazone, soprattutto quella di lei che ha cambiato città, c’era un problema non condiviso che ognuno di loro ha interpretato in modo diverso riferendosi all’altro/a.

Un film dal sapore retrò, una storia semplice, ambientata ai giorni nostri, proiettata in un raffinato bianco e nero che sfuma o incupisce e che contribuisce a creare un’atmosfera poetica e malinconica. Bellissima la scena del ballo, autoironico,  apparente spensierato ma carica di emozioni anche erotiche,  e la canzone di Annie Lennox cantata a squarciagola guardandosi fisso negli occhi sottolinea il rimpianto inespresso di due vite insoddisfatte del presente.

Meravigliosamente Sarah Paulson interpreta il ruolo principale, affiancata da Mark Duplass (doppio ruolo di attore e regista) a volte un po’ troppo sopra le righe, gigionesco ma va bene.

Un film da non perdere perché la sua malinconia si fonde tra sorrisi e tenerezze.

Potremmo essere o non essere noi ma se vogliamo trovare un messaggio per me è quello che non possiamo ritornare al nostro passato ( e se ciò avvenisse il risultato sarebbe disastroso)  ma quando è possibile riappacificarci con esso è salvifico, liberatorio.

Blue Jay è attualmente nelle sale ma si trova facilmente anche in rete.

Un sereno week-end e teniamoci stretti stretti

Blue mood

“to feel blue” è una forma idiomatica anglosassone per indicare uno stato di incompiuta tristezza , così come la musica blues, fu nelle sue origini  una musica dolorosa, triste, nostalgica

Poi mi viene in mente il ‘periodo blu’ di Picasso  di quando, erano gli albori del Novecento,  dipingeva utilizzando prevalentemente il Blu in tutte le tonalità e sfumature possibili per esaltare con questo colore profondo quanto il nero  una sua esigenza di interiorizzare il vissuto degli emarginati, degli sfruttati, della solitudine e della mancanza di speranza.     La morte suicida del compagno Carles Casagemas con il quale era partito da Barcellona alla volta di Parigi  pare che fosse stato la causa scatenante della sua depressione.

Dunque la tonalità del blu a cui ci si riferisce in termini di “to feel blue” non è il blu del cielo di una giornata di sole
nè il blu dell’oceano

ponza

ma una tonalità molto più scura, quasi vicina all’indaco

chè il blu scuro favorisce il nostro contatto con le verità nascoste, una comunicazione ‘entre nous’, quasi un tuffarsi nel blu incognito e profondo del mare , in una voragine del nostro vissuto interiore

“Allora baciò la servetta a Bolzano, in una camera della Locanda del Cervo, tre giorni dopo la sua fuga dai piombi (.…)

Ogni tanto tra un bacio e l’altro si guardavano intorno con occhi assonnati, come se sollevassero il capo dalle onde per poi lasciarsi ricadere in basso in quel elemento pericoloso e ristoratore, lenitivo e indifferente, pensando :

‘Forse non è poi tanto orribile sprofondare nel nulla! Forse è quanto di meglio possa offrirci la vita: farsi cullare così e perdere la memoria.’

blu

E  infine la vita  necessita di un blu più chiaro affinchè queste verità possano essere espresse all’esterno  finalmente libere e comprensibili.

La saggezza che emerge dai nostri momenti blu va rischiarata con la luminosità del bianco perchè

La serenità è un esercizio quotidiano di concentrazione .

OOOOO

Le foto: Picasso e Mare di Ponza e Selfportrait di Sherazade

Il brano è tratto dal libro La recita di Bolzano (cap. Il bacio) di Sandor Marai che vi caldeggio;

Keb’ Mo’, nome d’arte di Kevin Moore (Los Angeles, 3 ottobre 1951), è un cantautore e musicista statunitense di musica blues.
Ha vinto tre volte il Grammy Award. E’ stato descritto come il collegamento vivente con il blues del Delta, che seguendo il fiume Mississippi si diffuse in tutti gli Stati Uniti.

Accoglienza

A come… Amore è  la risposta immediata.  Eppure oggi piu’ che mai un’altra parola include l’amore  ed è Accoglienza.

Roma è una città  accogliente?  Me lo chiedo spesso guardando il via vai di rom o zingari o ‘homeless’ (inglesismo che nel suo nulla scolora l’effetto)  quali che siano,  diseredati , che spingono carrozzine sgangherate ricolme di tutti gli ‘avanzi’ dei cassonetti.

Se mi passate il paragone questa povera gente imperscrutabile che fruga ai margini dei  marciapiedi e semina scompiglio anche dove scompiglio già c’è fa da parafulmine ai disservizi di una Roma allo sbando dove immaginare  un’altra Olimpiade è semplice paradosso.

Italiani brava gente? ( non la pensa così lo storico Angelo Del Boca) Io credo che lo siano per la stragrande maggioranza a dispetto di allarmismi di ogni genere. Certamente sbalorditi dalla politica ondivaga dove il tutto di ieri diventa il niente di oggi e domani chissà.

Accoglienza.  Joussef.

Joussef è un ragazzo senegalese alto e dall’espressione gentile che più o meno dai primi di dicembre cappello in mano salutava davanti al supermercato. Ho visto persone volutamente accodarsi  nell’uscire pur di non trovarselo davanti ma ho visto anche per lo più anziani lasciare una piccola manciata di monetine.

Che fosse senegalese si capiva dall’altezza e dai lineamenti del viso. Abbiamo cominciato a parlare sopratutto di musica e lui è rimasto molto sorpreso che io conoscessi bene sia la musica che l’impegno politico di Youssou ‘N’ Dour Ambasciatore per i diritti umani all’Onu e ,credo, attualmente ancora ministro della Cultura in Senegal.

Poi nei giorni ho preso l’abitudine fermandomi al bar di fronte al supermercato di lasciargli il caffelatte pagato perchè immaginavo che per lui le priorità fossero altre.

Ed eccomi sabato mattina al bar, sporta capiente, pronta alla spesa settimanale. Vado alla cassa per pagare e la cassiera mi dice che il cappuccino mi è stasto offerto e alla mia espressione interrogativa aggiunge:
“Signora, è da parte del ‘ragaszzo di colore’, è partito ed ha detto di ringraziarla”.

Grazie di cosa? e mentre lo scrivo mi emoziono ancora.

Accoglienza è un caffellatte caldo.

 

come spada di ghiaccio

“ …Quando il quarto uomo indica cinque minuti di recupero Mancini si alza dalla panchina per protestare; Sarri lo affronta e, come dirà poi Mancini con la conferma dello stesso Sarri, lo apostrofa dandogli del

«frocio» e del «finocchio». Questo avviene nella partita Inter-Napoli di domenica scorsa.

Non seguo il calcio se non di rimbalzo ma questo episodio nn poteva passare inosservato.

Per una distorsione professionale tutta mia e per quel minimo che comporta vivere all’interno di una comunità fatta di persone con esigenze e obiettivi tanto diversi ma sempre frutto di un comune denominatore ( la realizzazione di sé e  – azzardo – la ‘felicità’) seguo gli accadimenti politici non precisamente quelli criptici di economia ma piuttosto di diritti che si inseriscono nel tessuto sociale collettivo.

Nello specifico tra le prime pressioni che risalgono alla fine del secolo scorso, il Novecento, le comunità omosessuali finalmente hanno potuto, seppure timidamente e con sempre grandi pregiudizi, venire allo scoperto tant’è che dalla segregazione e dall’anonimato – oggi – sono in grado di chiedere venga riconosciuto il loro status di coppia e dunque gli usufruire di uguali servizi e diritti delle coppie canonicamente riconosciute uomo-donna…

Ma lo Stato italiano nicchia e tra un no e un ni  dopo avere abortito le leggi prima sui ‘Dico’ e poi sui ‘Pacs’ adesso si sta dilaniando con un balzo in avanti sulla ‘step child adoption’ (cazzo, detto all’italiana! ma che cazzo ci vuole a parlare italiano?) cioè azzerando il pregresso il Parlamento sta discutendo sul’adottabilità dei figli di un solo membro del nucleo.

E mentre il Governo gioca di fioretto e rimanda all’infinito  ecco che ricompaiono le ormai desuete bollature di frocio e finocchio.

Avrei preferito sorvolare ma proprio oggi Leggendo tra la posta il modulo che mi è arrivato dalla mia Social Security americana leggo :

“Benefits for same-sex Couples”     Traduco: ‘Una recente decisione della Corte Suprema riconosce su tutto il territorio il matrimonio tra coppie dello stesso sesso. Invitiamo dunque a contattarci per definire se essi o i loro figli abbiamo diritto all’Assicurazione o possano farne richiesta con altre modalità’.

Questo succede negli Stati Uniti e la domanda che mi pongo è:

“Ma come mai anche in questo caso da esterofili filo americani quali siamo, una volta tanto non prendiamo esempio?”

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Cavoletti, oggi il freddo che persiste nel nostro condominio  (mistero doloroso) mi rende puntuta come la spada di ghiaccio fatta dalla pipì del Barone di Münchhausen  quando dall’albero uccise l’orso!