Reality show(s)

 

 
Il salto gli  è riuscito talmente perfetto  che in poco più di un amen si è ritrovato in cielo, tra gli angeli.
 
Il ‘gieffino’ Pietro Tarricone  diventò  famoso per avere interpretato il suo personaggio di ragazzo un po’ molto grezzo, tatuato, smutandato, tutto muscoli , macho da far paura,  nella prima serie del reality televisivo Il grande fratello.
Certo, al contrario di altri, direi tutti gli altri subito risucchiati nel loro nulla, Pietro ha mostrato di avere anche cervello e ha saputo tuffarsi nel ricco piatto della notorietà scegliendo di lavorare, lavorare sodo, nel cinema  e in alcune serie televisive con  risultati più che decorosi. Robert de Niro il suo mito e il Red carpet hollywooddiano la sua vetta.

 
Pietro Tarricone aveva anche conosciuto una bellissima modella ed era nata una bimba, una piccola principessina bionda di ormai sei anni.
La vita fatta favola.
Ma la vita quando diventa favola ha bisogno di surrogati forti e Pietro la sua adrenalina andava a cercarla saltando da 5mila metri col paracadute.
 
A me è dispiaciuto per quella sua  vita stroncata stupidamente a 35 anni ma ho provato – confesso –  uno smarrimento misto a  fastidio quando la sera, a partire da Blob a finire con altre trasmissioni  il fior fiore di dotti ospiti contriti,   si sono sperticati  in elogi nel tentativo di costruire su di  un personaggio televisivo  ancora tutto in divenire,  tragicamente morto per uno ‘sfizio’,  il modello di ‘mito’ rappresentativo di un mo(n)do giovanile.
 
Pesa, dall’altra parte della bilancia un altro genere di reality, quello di un povero cristo che dell’adrenalina di saltare i pasti e mantenersi quel lavoraccio in bilico tra la vita e la morte,  ne ha le scatole piene e magari sogna di fare anche lui l’attore, eppure  un bel giorno, senza imbracatura di sorta vola giù da una impalcatura e lì resta senza che nessun santo in paradiso gli dedichi qualcosa di più di un trafiletto su un giornale sovversivo di sinistra.
 
Dite pure che sono una fottuta comunista, credo proprio sia così.

 

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Sesso e volentieri (tutto il resto è noia)

 

 

 

Roma, 25 giu. (Adnkronos Salute) – Le maratone sessuali si rivelano sfiancanti, ma anche noiose. E inutili. Per un rapporto soddisfacente bastano dieci minuti: la durata "perfetta" secondo la maggior parte delle persone. Lo rivela un’indagine condotta fra 50 specialisti, componenti della Society for Sex Therapy and Reserch, e pubblicata sul ‘Journal of Sexual Medicine’ .

Costoro,  sulla base dell’esperienza maturata frugando tra le lenzuola altrui, hanno quantificato la giusta durata di un rapporto sessuale, elencando anche i casi in cui il tempo trascorso a letto (si  fa per dire, spero, perché da quel che risulta da mie personalissime  indagini ‘lo’ si fa -e con grande piacere- anche sul tavolo della cucina, meglio se il postino suona due volte, o appoggiati sulla lavatrice in fase di centrifuga  o…provato mai il letto ad acqua, quello delle dive hollywoodiane anni 50, non loro, suvvia! Insomma mi sono persa nei meandri della scienza a vantaggio di pensieri birichini.    

E dunque quando sarebbe colma la misura? Dal  risultato dello studio, gli addetti al cronometro del piacere,  hanno dedotto che  tre/sette minuti di sesso sono "accettabili", uno/due minuti sono troppo pochi, mentre se si superano i 13 minuti il rapporto dura troppo (la pasta si scuoce, mentre la parmigiana riscaldata brucia ma, soprattutto, il prolungamento oltre il limite della seduta o sdraiata o…) e rischia di diventare noiosa.

Insomma,  colpo basso all’  immaginario collettivo che colora di rosso fuoco (il fuoco della passione)  idee e aspettative (tutta la notte e almeno tre, quattro volte, una sigaretta per chi fuma, un bicchiere di bollicine, una frittatina tra la terza e la quarta puntata che’ intanto si è fatta ora di colazione, colazione all’inglese)  sui tempi  favoleggiati  per essere soddisfatti e soddisfare il proprio partner.

 Un’intera notte di sesso è una fantasia diffusa, che se tradotta in pratica, non dà i risultati sperati”  sostiene lo psicologo Eric Corty, professore associato alla Penn State University e uno degli autori dello studio.

Mirate! Centrate! Fuoco! Precisione e velocità  e se nella fretta pensate di aver tralasciato il punto G, sappiate che anche qui pare, si mormora, non sia mai esistito.

Signore e signori, compagne e compagni, amiche e amici… confesso!  Ho passato la mia vita sessuale andando, tra alterne vicende,  molto oltre il tempo massimo stabilito (mi pareva, tapina,  di essere abbastanza nella norma)  eppure quello che non riesco a spiegarmi,  e lo dovranno forse  fare gli scienziati, o voi se ne siete in grado, è che non mi sono MAI annoiata. Spesso è successo di ritrovarmi con delle profonde occhiaie e sentirmi un po’ affaticata ma una bella doccia e… se vogliamo chiamarla noia, ben venga co-tanta noia piena di allegria.

Sarò malata?

 

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Mojito mi amor

 

 

 

 

 

Il Mojito ha origini cubane diluite nel tempo. Si presuppone che sia stato inventato nel famoso locale dell’  Habana “La Bodeguita del Medio” di cui  Ernest Hemingway era affezionato cliente e robusto bevitore.


Il Mojito originale non è mai troppo alcolico poichè i cubani iniziano a berlo sin dal mattino per via  del caldo estivo e gli impegni quotidiani  non consentirebbero di essere eternamente (felicemente), detto eufemisticamente, non del tutto sobri.

Più che un cocktail, dunque, è una bevanda leggermente alcolica, dissetante,  a base di (un) lime, zucchero di canna raffinato  (bianco), acqua gassata, rum bianco e naturalmente la hierba buena sostituita egregiamente dalla nostra menta fresca e dolce visto che la hierba buena cresce solamente a Cuba.

 

 

La preparazione.

 

In un bicchiere tumbler alto posate le foglie di menta (in genere 10/12 foglie), spremeteci sopra il lime e aggiungete due cucchiaini da cappuccino di zucchero di canna bianco, con un pestello esercitate una leggerissima pressione in modo da amalgamare gli ingredienti stando attenti a non lacerare le foglie di menta, riempite il bicchiere con del ghiaccio spezzato (non tritato) e a questo punto aggiungete il rum bianco in una dose che va dai 4 cl ai 7 cl, dipende dal vostro grado di resistenza all’alcool (a me piace forte, robusto, come al santo bevitore Ernest). Completate con due dita di soda o acqua gassata.

 

Raccontano i poeti antichi, che la Menta fù in origine una bellissima fanciulla, amata da Plutone e per vendetta trasformata in erba da Proserpina.

Questa leggenda contribuì ad attribuire presunte virtù afrodisiache a questa pianticella che con il suo profumo soavissimo  scrisse Platina :”risveglia le forze del sesso quando siano carenti o sopite”.

 

Dunque, perché non unire le due cose? Sorseggiare molleMENTE adagiati  e possibilmente in buona compagnia (che può benissimo essere anche ‘solo’ la nostra) un fresco profumatissimo Mojito?

 

Mojito! Mojito mi amor.

 

 

Dancing queen

 

 

 

Dopo un lungo attimo di sospensione, dall’altro capo del filo, ove il filo non c’era perché trattatasi di cordless,  si materializzò una vocina suadente e:

 

“Clau, maddai! Solo una cena? Sai? Pensavo alla crociera sul Nilo, la stagione sarebbe perfetta. Ciao, caro,  fammi sapere!”

 

Clik! Finalmente libera dai lacci e lacciuoli di buone maniere, la fanciulla ormai donna, e neppure troppo timorata, come una regina irriverente fece una piroetta su sé stessa, alzò lo sguardo al soffitto alto alto alto e:

” Sai che c’è Clau? Ma vedi d’hannà affà 'n cUUUlooo!

 

O no???

 

You can dance

You cam jive

Having the time of your life

Ooh, see that girl, watch that scene

Diggin the dancing queen.

 

(Puoi ballare/goditi la tua vita/vedi quella ragazza,goditi la scena/fatti sotto regina danzante.)

 


 

LOST ovvero Flashes before your eyes

 

 

 

Allora..allora…

 

Un giorno di qualche settimana fa, trillò  negletto  il telefono relegato su una mensola della libreria:

“Sono Claudio…ciao ..piripì piripì piripì… davvero è incredibile mi sembra ieri…”  e giù un sacco di scempiaggini “Sai mi sono sposato..ah!  una ragazza davvero in gamba (anzi due e che gambe!) che mi ha messo in riga nonostante sia molto più giovane di me (lei sì hacapi(a)to il meglio subito ) evidentemente mi ha preso dal lato giusto (mica come te che sei sempre stata un po’ nevrotica, magari anche un po’ frigidair.”

Qualche altro colpo basso senza darlo a vedere teso a  colpevolizzare e nello stesso tempo  mozzare il respiro dall’altro capo del filo.

“Ti ho telefonato perché mia moglie (architetto degli interni, ma quanto è brava, guadagna quasi più di me) sta ristrutturando un negozio proprio dietro casa tua…sono in ritardo con i lavori,  queste sere fa parecchio tardi  e allora mi chiedevo…ti chiedevo,  se visto che la passo a prendere io…ecco,  pensavo che – prima – noi si potrebbe andare a cena insieme.” (ecco come rinverdire sca(m)poli di  tempi morti e sepolti!).

Silenzio allibito.  Flashes before your eyes’. No,  no, LOST  non c’entra ma suona bene.

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Un lungo attimo di panico nel tentativo di  prendere il toro per le corna, anche se…corna? Toro? Il rischio è tutto alla nostra povera architetto.

 

Secondo voi cosa avrà risposto la fanciulla ormai donna, oscillando tra sentimenti contrastanti, dall’altro capo del cordless?
Finale definitivo e quale, oppure un nuovo inizio?

Non scordate che oggi 21 giugno è il primo giorno di estate e che certe  fanciulle ormai donne potrebbero voler danzare ancora una sola estate.

killing me softly ( with this song)

 

 

 

Rispolverando situazioni strampalate e reazioni sbagliate.

Colpi inferti senza cattiveria ma con molta leggerezza, un po’ come l’età nella quale successero.

A volte, e più spesso che non si creda,  la vita si snoda attraverso avvenimenti che da soli possono tenere in piedi un capitolo o un romanzo intero.

 

Accadeva tanti anni fa ( o forse c’era una volta?) che una certa fanciulla avesse un ammiratore adorante, le carte in regola per definirlo un principe azzurrissimo,  che nulla riusciva a far desistere da questo suo sentimento.

Accadeva anche che per sua sfortuna il di lui amore e  desiderio non fossero minimamente ricambiati se non con una cameratesca amicizia, a volte – frivolmente – un po’ ammiccante.

Era incappato, il  tapino, in una fanciulla che nonostante non fosse per nulla morigerata né in linea con i diktat dei tempi ( occhi bassi e modestia nel vestire segnali di un perbenismo molesto) non provava per lui la benché minima attrazione fisica.

Questa debacle negli anni aveva assunto per lui un valore di principio,  snervante al punto tale che una sera le chiese di farlo “almeno una volta per amicizia”.

Fù solo un brutto scivolone subito recuperato.

Passione da una parte e amicizia dall’altra, tra altalenanti vicende,  sopravvissero finchè…finchè  una sera, forse in occasione di una ricorrenza, o forse no, lui le porse una busta piuttosto corposa e dentro due biglietti aerei e coupons alberghieri per un viaggio in Egitto con crociera sul Nilo: un vero sogno.

Fu allora che successe l’irreparabile, qualcosa che ancora pesa nel ricordo della fanciulla ormai donna.  Certo gentilmente, perché lei era gentile,  come se parlasse ad un bambino viziato, forse guardandolo con innata ironia, lei lasciò cadere una frase lapidaria: "Clou, per quello che hai in mente tu, basta fermarsi a Fiumicino."

                                    

 I capitoli successivi così come le loro vite si snodarono separatamente ma un giorno di qualche settimana fa…

un giorno di qualche settimana fà…cosa sarà successo mai?


 

Domandiamoci

 

 

 

 

Un libro che da qualche mese rimbalza sulle pagine dotte.

Un libro che uscirà in Italia nel 2011 pubblicato da Guanda.

Un libro che, come una bella donna di cui troppo si parla, quando sarà tuo(a) avrà perso parte del fascino della scoperta.

Un libro che ha stupito gli americani:  

stò parlando di “The Interrogative mood” di Padgett Powell che si è inventato un libro di ben 164 pagine di domande.  Solo domande che a mio parere sono molto ben concatenate e dunque definiscono anche un percorso interessante.

 

“La bellezza è quel centimetro quadro di pelle che vedete quando vi svegliate di fianco al vostro amore?”

(mmm penserei che è un  bell’esempio di domanda da applicare a noi stessi per  definire anche se il nostro bicchiere sentimentale è ancora mezzo pieno o mezzo vuoto)

 

”Cosa pensate se una mattina, mentre fate colazione, dalla finestra entrasse un aeroplanino di carta con scritto: torna a letto che è meglio?”

(una domanda apparentemente alla Woody Allen ma  penserei alla fortuna di non trovarmi a New York e che l’11 settembre è fisicamente accaduto)

 

“Quando spegnete la luce com’è il percepito?”

(una domanda un po’ inquietante; una domanda che fa parte del mio rituale serale che con lo spegnere della luce accende un caleidoscopio di immagini della giornata appena trascorsa. E si chiude con la percezione della presenza di mia madre, sempre.)

 

Vi andrebbe di ragionare anche voi su questi interrogativi?

 

 

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