molestie ambientali *(quando il sole brucia?)

*avv.  Giulia Bongiorno

Ofelia Con chi potrebbe meglio accompagnarsi
la bellezza, se non con l’onestà?
Amleto Oh, sì! Ma la bellezza ha tal potere
da far dell’onestà la sua ruffiana,
più di quanto non possa l’onestà
fare a sua somiglianza la bellezza.
Questo un tempo pareva un paradosso,
ma ora i tempi provano che è vero.

“Ma la bellezza ha tal potere…”

Quando tutto quello cui sottendo sarà affrontato e  discusso seriamente senza clamori e con il rispetto dovuto a una moltitudine di donne che non hanno palcoscenico né voce… allora sarebbe Buona cosa affrontare alla radice non già il (fantasioso) abuso ambientale ma i rapporti affettivi che costituiscono la trama del nostro tessuto sociale.

sheramentrefuorinfuriAttila

 

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I diseredati della terra

Il violentissimo terremoto, 8.2,   che il 13 novembre ha colpito la Nuova Zelanda ha devastato la zona costiera di Kaikoura, provocando frane e smottamenti e distruggendo uno dei paradisi naturalistici più belli e selvaggi del mondo. Fortunatamente i morti accertati non arrivano alle dita di una mano. Non altrettanto fortunati gli animali coinvolti e sconvolti.

 Oggi che tutto arriva ovunque e in contemporanea molti di noi sono restati attoniti di fronte al video delle due mucche e di un vitellino isolati sopra un lembo di terra contornati da un’ampia voragine. Si sente il rumore dell’elicottero, il vociare concitato, forse queste mucche ed il vitellino verrano, debitamente imbracate, portate in salvo a scapito di quanti che saranno morti o moriranno.

Ecco subito il parallelo con il ‘nostro’ altrettanto recente e rovinoso terremoto di ‘Amatrice’  del 24 agosto (e successivi) ma che in realtà denomina una vasta area circostante. I morti sono stati moltissimi, si parla di 292 morti e molti feriti.

Queste sono zone di grandi e piccoli allevamenti di mucche o maiali per la produzione di formaggi e di insaccati prelibati. Animali che raramente vivono all’aperto ma che vengono trattenuti al chiuso stretti in angusti abitacoli ed è lì che si trovavano al momento della prima grande scossa di Amatrice.

Impossibilitati a fuggire come in natura avrebbero fatto. Fuggire come Bambi e tutti gli animali della foresta all’ arrivo del fuoco, liberi,  morire da liberi.

Tanto dolore per degli animali destinati ad una vita grama? E i  bambini e i vecchi? E tutti gli altri esseri umani?

Vero ma l’uomo ha un’intelligenza superiore il bambino anche se solo, un vecchio, fanno tenerezza vengono soccorsi immediatamente,  sono in grando di accogliere amore e compassione, accettare l’ineluttabilità dell’evento.

Ma un animale? I nostri più vicini compagni di allegria o solitudine, a loro che si ritrovano soli e spersi cosa raccontiamo e chi?

So di avervi ratttristato e vi prego di perdonarmi dopo esservi soffermati un attimo su questi grandi occhi che ci guardano. ‘I bambini ci guardano’ era il titolo di un bellissimo film  di Vittorio de Sica, e lui? lei? ci guarda e non vi è rimprovero ma solo richiesta d’amore.

(foto dal web)

Amarsi un po’

Corpi scultorei seminudi esibiti sulle spiagge, in tutti i luoghi di villeggiatura oppure fanno mostra si sé nelle città. Non si possono non vedere.
Il corpo, il nostro corpo, lontano dalla sua essenza, vissuto attraverso lo sguardo degli altri. Se ne accorgono con un brivido di onnipotenza le giovani donne quando il loro corpo appare per la prima volta ‘appetibile’, conquista consensi e diventa oggetto di desiderio, condizione di vita.

Il corpo usato come grimaldello. Le pesanti diete, gli esercizi fitness massacranti, l’ossessione per la propria forma, gli interventi di chirurgia estetica per modellarlo adattandolo a stereotipi sociali, ne sono un esempio evidente. Non è più un fenomeno soltanto femminile perché oggi, lo dicono le statistiche, donne e uomini quasi si equiparano in questa rincorsa ossessiva alla forma e in subordine alla giovinezza perché è nella giovinezza che il corpo riflette il gradimento sociale.

Non ci vuole lo psicoanalista per capire che certe trasformazioni tramite chirurgia estetica a cui si sottopongono i corpi femminili e maschili non rispondono affatto al criterio dell’abbellimento in sè, ma a quello di una sua radicale metamorfosi al fine di renderlo il più possibile simile a quello che l’immaginario, sopratutto erotico, esige.

Ed è sempre attraverso il corpo che si esprimono le proprie insoddisfazioni, sanguinano le ferite dell’anima, striscia il bisogno di essere amati ‘oltre’ cosicchè le rivendicazioni si manifestano nelle grandi obesità o nelle forme gravi di anoressia o, ancora, nel distruggere le fattezze del corpo con protuberanze, piercing, attraverso operazioni chirurgiche che lo stravolgono, lo rendono mostruoso, e attirando l’attenzione provochino angoscia.

Un argomento pesante, indigesto, motivato da due situazioni diametralmente opposte.

Il corpo stratosferico e ‘pompato’, visetto alla Barbie,  della modella Kriz Jonasdottir che pare abbia spopolato agli europei di calcio

E la tennista francese Marion Bartoli, vincitrice a Wimbleton nel 2013(riconosciuta per le sue ‘rotondità) che è arrivata a pesare meno di 45 kg per un’altezza di 1,70cm

 

Esiste un modo diverso di piacersi? Di farsi accettare?

Credo di sì: amarsi un po’.

tra pensieri e suggestioni

Chi ha un cane e con il suo cane fa delle passeggiate quotidiane e, quando il tempo è buono e c’è disponibilità, si ferma nella parte di parco a loro destinata, non è necessaio leggere The newyokers di Kathleen Shine

per sapere che nel tempo, tra le varie tipologie di umanoidi, così come per i loro cani, ci creano corsie preferenziali di dialogo o motivate (o non) antipatie.
Sono ormai quasi quattro anni che io frequento il Parco delle Valli di Roma un parco per il quale, quando io mi trasferii a Monte Sacro vent’anni fa, noi residenti lottammo perché si voleva cementare e farne un bel …centro commerciale



Lo spazio riservato ai nostri cani è abbastanza ampio e senza troppe nomine è autogestito dal ‘gruppo degli anziani’. Abbiamo comprato sedie, comprato una taglia erba e diamo un piccolo tot al mese ad uno dei ragazzi perché tutto sia sempre pulito ed in ordine.

Ci si conosce tutti e naturalmente si sono formati dei piccoli gruppi per interessi e simpatie ma c’è sempre una parola e un saluto generale quando si entra.
Io, personalmente ho stretto amicizia con tre di loro e si è presa l’abitutine di vedersi anche ‘al di fuori’ di quel contesto andando a cena oppure prendendo il caffè ora a casa di uno ora a casa dell’altra
Eppure nessuno si è mai preso la briga di andare a dichiare agli altri ‘Guarda voi siete simpatici ma a casa mia invito solo Piripicchio e Pocchia perché sono più belli, più ricettivi ecc..’
ça va sans dire que No!

I blogger sono una comunità vasta e variegata, il blog una agorà, una piazza, un parco giochi, un sentiero da percorrere insieme per quel che vale.

Siamo qui, tutti insieme con i nostri pregi e difetti, c’è chi bluffa e chi resta sé stesso, sta a noi soltanto sapere distinguere.

Siamo qui tutti insieme perché ci piace (perché negarlo) che questo nostro scrivere corrisponda e si confronti con pensieri altri.

Non siamo qui tutti insieme per dare voti, dichiare il più bravo, il più bello, il più di tutto perche quel tutto è relativo e ad esclusione. No, credo che questo non spetti alla comunità.

Perché stare al gioco di una società che ci spinge ad essere competitivi?

Ma perché? dove sta scritto che ci si debba schierare con questo o quella quando di per sé leggere o mettere un tanto famigerato ‘Like’ di per sé è un segnale che mandiamo?

Sono una pessima (oddio non proprio!) cuoca, scrivo poesie come una rana, scarabocchio pensieri e non mi sento nessuno dunque?

“Deligere oportet quem velis diligere.”
Bisogna scegliere chi si vuole amare
(ma perfavore facciamolo con delicatezza).

Marco Tullio Cicerone

(fotografie sherazade, Parco delle Valli, Sally, ‘natura morta’)

Il dubbio dei vincitori

Pensando.

Qualcuno disse-scrisse, allora, in quell’11 settembre che ogni anno tentiamo di ricordare in modo plateale senza averne imparato se non marginalmente la lezione : “nulla sarà più come prima”. Eppure tutto è dannatamente ‘come prima’ se non ulteriormente ammantato dal falso buonismo e dall’arroganza di credere , e fare credere, di contenere (in modo inadeguato e spesso strumentalizzato) guerre, sangue, dolore, morti, e morti viventi che portati dalle correnti, la vita come solo salvagente, approdano seminudi sulle nostre spiagge.
Fino a quando, oggi, ci faremo suggestionare dalla paura dell’ altro da noi che fugge? e ci chiede approdo?
Si dice: ‘Dobbiamo porci dei limiti!’ ma quale è, e se è quantificabile, il limite per il dolore da accogliere?

“II rumore degli assedi
è lampo soffice.
Scalzo
chiusa la bocca
riposa tremando.”

… e sotto l’ombrello onnicomprensivo dell ‘ ‘esportazione di democrazia’ cui si è aggiunto negli anni il riverbero nefasto della ‘globalizzazione’ e dell’egemonia dei mercati tout-court… 11 settembre 2015
L’Occidente con la sicumera di essere portatore di una unica verità.

“Trema la nostra vita
percossa dal bisogno.
Si spacca nella sete.

Precipita
la vita nostra.
Senza appello.

Gridi, dubbio,
paura
abbracci: tutto
è nel conto.

Ma trema,
domanda
la nostra vita.

Muore.
Morendo
domanda:
quale legge?”

Avranno mai un dubbio, si guarderanno mai dentro i vincitori?

“Pensammo una torre
scavammo nella polvere”

L’ indicibile dei vinti ricadrà pesantemente sulle loro spalle?

ingraomestessa
Pietro Ingrao e memedesima alla chiusura del XIX congresso del Pci a Rimini

“Lindicibile dei vinti, il dubbio dei vincitori.” , 1986 – Pietro Ingrao

si può dire felicità?

“Un ragazzino solitario acquattato in un nascondiglio sotto un palazzo antico trova lì pure la storia, tiepida ancora, della guerra e dei bombardamenti.
Un portinaio lo nutre e gli insegna a giocare a carte e gli versa a cucchiaini il racconto di Napoli, insorta all’improvviso a scuotersi di dosso la polvere e gli schiaffi.
Una ragazza vuole da lui la verità del sangue.
La felicità è carica di agguato”.
Il giorno prima della felicità – di Erri De Luca

Con il suo modo di narrare talmente alt (r) o, la sua simbologia così forte,  “La felicità è carica di agguato” che  cattura , insinua in noi il dubbio che forse varrebbe la pena ritentare, tuffarsi nella mischia, e lasciare che l’agguato si consolidi in un accerchiamento, bòoccate le  vie di fuga, complice il languore che cede al suo abbraccio. Felicità.

Due parole (mie) su Erri De Luca con qualche attinenza a quanto accaduto giusto un mese fa a Parigi.
Lo scrittore è sotto precesso per «istigazione a delinquere» per parole dette il 1° settembre 2013 al quotidiano online «Huffington Post». Infatti, in una intervista disse queste parole: “la Tav va sabotata” diventando così uno scrittore alla sbarra su richiesta della procura di Torino.
Quale che sia l’esito giudiziario, la vicenda sembra assumere contorni surreali, in un momento in cui, purtroppo, si discutere di nuovo molto della libertà di espressione, ancora sotto shock per l’attentato alla rivista satirica francese Charlie Hebdo,

E’ stato chiesto a De Luca:
Lo scrittore è sempre libero di dire quel che vuole?
«Non mi disturba una condanna. Come scrittore ed essere umano misuro la libertà con me stesso, nel rapporto tra quello che dico e faccio».
La libertà di espressione non è soggetta a un principio di responsabilità?
«Altroché. Io lo esercito difendendo e onorando lo strumento che usiamo in questo momento, la parola».

Già ma in un grigio giorno di pioggia io volevo aggrapparmi ad un piccolo caldo brivido sussurando la parola f.e.l.i.c.i.t.à

Il vento forte dei ricordi

Ho la febbre da due giorni e sono completamente afona.

Voi direte ‘poverella’, invece no più o meno tutti quelli che mi sentono di primo acchitto mi dicono di non fare la scem(n)a perché mentre riesco a tirare fuori un ‘Pronto’  abbastanza normale poi a seconda di come è ostruito il naso o urticante la gola mi viene fuori una voce a falsetto che non ricordavo da quando mio figlio si trovava nella fase di passaggio della pubertà.

Alle solite telefonate a un certo punto ieri me ne arrivata una davvero inaspettata, impensabile anche perché nei miei ricordi la chiusura non era stata da parte mia un invito a risentirci.

Un vecchio amico di oltre trent’anni fa con il quale per arrotondare  gli spicci da studentelli, il padre era un pezzo grosso di una importante agenzia di viaggi,  facevamo  gli interpreti-accompagnatori nei pullman di stranieri che volevano visitare la costiera amalfitana con sosta a Pompei.

C. non è mai stato un adone ma non vuole dire niente ho avuto uomini decisamente meno attraenti fisicamente ma che mi piacevano un sacco.  Lui non mi è mai piaciuto, quando si dice ‘a pelle’ vuol dire proprio questo,   oltre qualche bacio rubato o concesso per sfinimento.     C.  è quello che in un momento di tira e molla, mi disse: “…almeno una volta  fallo per amicizia”.  Ci rimanemmo diversamente malissimo.

Separato e risposato, ci aveva tenuto a dirmi con una sua laureanda ‘molto bella’ (come a dire che l’unica stronza che non lo aveva preso in considerazione era stata sempre io), era definitivamente sparito.

La telefonata di ieri mi ha lasciata di stucco.

La mia voce doveva essere talmente irriconoscibile che per due volte ha ripetuto il mio nome e mi è parso comunque sollevato dalla mia  risposta affermativa. Non ci siamo detti nulla,  stavo come sto e l’ho pregato ‘eventualmente’ di richiamarmi: “No, al cellulare no perché in casa prende male”.

Stavo ripensando  alla mia totale indifferenza, in fondo perche?   Una persona che ha condiviso con me momenti divertenti, spensierati, tutto sommato una bella persona,  avrebbe potuto essere un’amicizia importante ed invece, a quanto pare, il sesso , o l’amore, negati possono condizionarne la riuscita. A volte, come i bambini, ci si impunta sul ‘Non mi piace’ ma in questo caso nessuno aveva facoltà di insistere perchè se una persona in quel senso lì non ti piace, a meno che non sia di mestiere, mica  te la devi far piacere per educazione.

Non so cosa succederà ma spero di mantenere il giusto à plombe per non ferirlo,  spero che abbia una buona vita,  anche se questa seconda affermazione è vagamente ipocrita.

Sono stati giorni di grande fermento questi. La Grecia e andata ad elezioni ed ha vinto la sinistra radicale di Alexis Tsipras.  Lo stesso giorno ci ha lasciato Demis Roussos, un cantante greco molto conosciuto in Italia e questa canzone, non mi vergogno a dirlo mi ha davvero strappato qualche lacrima, il perchè è tutta un’altra storia.