Tu sei per me

 

 

30 marzo 2009. 94 anni.

Buon compleanno mio Grande Maestro.

Grazie della tua stima, del tuo affetto. Grazie per avermi insegnato con il tuo impegno costante, con la tua passione sempre integra  a scoprire e fare vivere  quella piccola parte di me che io stessa riesco ad amare.

XXI

 

Nessuno annota il vento

La polvere,

la sterminata polvere che il piede

incontra e calpesta.

 

XXIV

 

Da noi discendete.

Da ciò che fummo.

La rosa non ci sarebbe.

Se ci cancelli, s’apre l’abisso.

 

XXVIII

 

Nonc’è tenerezza

Nel tempo

Dove morendo

L’estate risorge.

Terra si scorge.

 

“Il dubbio dei vincitori” Pietro Ingrao, 1986

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Weekend sui tetti di Londra

Noi, popolo di fannulloni, di italiani che  "dovremmo lavorare di più". Noi che il "lavoro  nero è un ammortizzatore sociale". Noi che si vola giù da un’impalcatura proprio il primo giorno di lavoro. Noi che vorremmo essere altro e stare altrove. Noi popolo di santi e navigatori che ora navighiamo in cattivissime acque..

Noi che ancora possiamo "stacchiamo la spina"  e evadiamo, sì,  chiediamo asilo e dal roof della BBC, ascoltiamoci gli indicibilmente, grandi,  Bono e the Edge perchè qui, da

Noi

"No line on the horizon"

 

U2

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L'omologazione della bontà

 In un contesto asettico e bianco che in questi giorni mi circonda e scandisce i miei ritmi, la televisone del sabato sera mi rimanda l’immagine del ‘mio’ sindaco Gianni Alemanno che recita, con voce SUAdente,  lo sguardo perduto nel vuoto del profeta, l’Alemanno va pensiero che spazia in un cielo sereno di  buone intenzioni, di valori che oggi non sono più né di destra né di sinistra. Parla di bene comune, di onestà intellettuale, e invita a restituire alla Storia una verità non più solo parziale (di sx, per capirci), a riconoscere e onorare il diverso valore delle idee che misero gli uni contro gli altri e generò atrocità e caduti ‘bipartisan’. Di fatto esorta  (e non è il solo) a sdoganare un mondo improbabile di uomini ‘diversamente giusti’.

Questo mi ha ricollegato a un intervento sull’Unità (che avevo conservato – un vizio che ho preso da mia madre, ritagliare e conservare, piluccando qua e là sulla carta stampata -) di Bruno Gravagnuolo che radiografava il sorgere e l’affermarsi di un nuovo, preoccupante,  clima buonista che diventa sempre più prassi comune

“…in questa Italia di destra che rifiuta l’antifascismo, si fa drammatico il rischio  di una memoria (bipartisan) liofilizzata e cordiale… mentre invece servirebbe  riconoscere e dare voce alle “nostre” vittime di ieri ed  esplicitare una lotta contro questa omologazione cordiale delle memorie, delle convenienze politiche che stemperano il tragico in diplomazia dei sentimenti.

Diplomazia dei sentimenti e dunque tutti felici e contenti?l

Ancora di mimosa, intesa come fiore

Non c’è una ragione ‘alta’ alla base delle scelta della mi-mo-sa come fiore da offrire alle donne l’ 8 marzo, il giorno santificato per festeggiarle, cosa ben diversa dal ‘fare loro la festa: questo avviene pressocchè ogni giorno dentro le case, alle fermate degli autobus, nelle scuole e a dirla alla romana:

“‘ndo cojo cojo”

c’è sempre una bimba/ragazza/donna contro cui sfogare bestialità, frustrazioni di maschio perdente, il proprio amore tradito. Si, perchè ci son anche quelli che uccidono per amore, i killer come eroi romantici.

Si è celebrato questo 8 marzo in un clima di emergenza per un’ondata di stupri. Ho letto – e condivido –  che bisognerebbe ribaltarne l’approcio e anzichè parlare di violenza sulle donne  (vittime) puntare il dito sulla violenza degli uomini contro le donne.

Dunque,  la mimosa fu scelta perchè è un albero abbstanza comune, forte, che fiorisce tra febbraio e marzo ed ha quei bei fiorellini a batoffolo color giallo oro che mettono allegria. Io avevo una mimosa in giardino, purtroppo le piogge e in particolare una tromba d’aria a dicembre me l’hanno sradicata ed ho dovuto tagliarla.

NIente mimosa ma vi lascio con una mia fotografia dell’anno scorso, un sorriso e un abbraccio pert la vostra amicizia e la vostra presenza in questi miei giorni di giustificata assenza

Pescebollo vol II

 

Si è rasentato il dramma, no il dramma è andato in scena doloroso e prepotente ma stamattina si è risolto in battute leggere e salvifiche.

 

Ieri nel tardo pomeriggio stavo preparandomi a fare un sughetto leggero leggero per condire certe farfalle ‘formato speciale’ che  pareva avessero tutta l’intezione di volarsene altrove. Nooo, ferme lì, ora vi cucino io!

 

Intanto , come spesso faccio,  ‘sfaccedando’ davanti ai fornelli, decido di cambiare l’acqua al Pescebollo. Lo trasloco da sopra la lavatrice al lavello, apro un filino d’acqua, copro con il suo coperchio rosso per evitare l’eventualità che stando sul bordo salti fuori.

 

Passano meno di cinque minuti e Pescebollo fa un salto terribile e finisce nel lavello. Lo prendo arrabbiatissima “Brutto scemo, ma che ti sei metto in testa?” faccio per immetterlo nella sua vasca e mi rendo conto che l’acqua era bol-len-te! E quella che scendeva dal rubinetto fumava

 

Lancio un urlo che però mi si blocca a metà gola: “Lucaaaaaaaaaa, corri ho lessato Bolloooooooo”. Freneticamente cambiamo l’acqua, la facciamo scorrere fredda sul corpo di Bollo che non dava più segni di vita.

Io piangevo a dirotto e continuavo a tenerlo in acqua e a dargli del cretino e gli promettevo doppia razione purchè si riprendesse.

 

Luca era silenzioso e color marmo. Diceva che era morto, io piangevo e mi ribellavo e non riuscivo a darmi pace. Lo tenevo nel palmo della mano e continuavo a parlargli, facendo  una piccola pressione. Improvvisamente ho sentito come un guizzo: “E’ vivo! Lu’ è vivo”. “No stà morendo, soffre”. Ho allentato la presa e tenendolo per la codina ho cominciato a imporgli un movimento ondulatorio. Impercettibilmente le branchie hanno cominciato a muoversi ma lui non si reggeva e se lo lasciavo finiva a pancia all’aria sul fondo. Per quasi due ore l’ho curato come una persona a cui impedisci di chiudere gli occhi, ed ho fatto in modo mettendo la mano a ponte sopra di lui che restasse dritto.

Piano ha cominciato a muoversi prima tutto sghimbescio, o in perpendicolare, senza equilibrio, ogni tanto faceva dei guizzi ma non bastava. Finalmente la bocca che fino ad allora era rimasta ermeticamente chiusa ha lasciato spazio a una fessura tagliente. mentre le branchie continuavano a muoversi velocissime.

 

Siamo riusciti a cenare verso le nove, con molta apprensione ma ‘quasi’ certi che Pescebollo ce l’aveva fatta.  Seppure molto stordito teneva la giusta posizione e la bocca si apriva regolarmente. Sul dorso le squamette erano diventate quasi filamentose e alcune si staccavano…

 

“Ha da passà ‘a nnuttata”!.

 

Non abbiamo dormito sonni felici ma stamattina il nostro Eroe vivo e vegeto reclamava la sua doppia porzione.

 

Dateci pure degli ‘scimuniti.  Non importa,  credo non sia  la grandezza, o la presunta intelligenza che rendono più partecipativo il nostro amore.

..e  non ditemi che è ‘solo’ un pesce rosso.

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