D’improvviso volo un grido
“Per un istante le luci tremarono, per un istante
i tunnel ulularono
e il mondo era nero e bianco.
E il mondo era carbone e ghiaccio.
D’improvviso, da chissà dove,
volò un grido,
rabbioso, con una sferzata
acuta, tagliente,
ci svegliò da un sonno agitato.
“Ditemi, siete forse impazziti?
Rinunciare a tutto questo?
Darsi per vinti così
senza lottare veramente?”.
“Lascia stare”, rispondemmo
“lasciaci raccogliere in noi stessi,
piangere i nostri morti,
aspettare che finisca tutto questo
che non può essere descritto a parole,
muti dinanzi al peso del dolore,
all’orrore dei nostri ostaggi.
Lasciaci essere, solo essere,
senza capire senza pensare,
finché la terra saccheggiata calpestata
la terra violentata
non farà più male.
Per un istante le luci tremarono, per un istante
i tunnel ulularono
e il mondo era nero e bianco.
E il mondo era carbone e ghiaccio.
Nel cuore della notte ci alzammo per fuggire,
mia moglie, io e il bambino.
Su una mia spalla era posato il grido,
sull’altra la speranza,
intubata e sedata.
“Quanto si può continuare così”, disse mia moglie sottovoce,
affinché il bambino non sentisse,
affinché non si impaurisse.
“Guarda,
è così che succede
è così quando succede davvero…”.
Vedemmo carovane lunghe, silenziose,
fluire dalle montagne alle valli,
inghiottite dalle navi, e poi dai mari.
“Com’è successo che in un giorno di orrore questa terra
si è fatta troppo esigente, al di là dei nostri mezzi?”
“No, no”, ci schernì un ragazzo su un monopattino,
sfrecciando con una pistola alla cintura.
“No, no. È successo che in un giorno di orrore
in voi si è spento, o forse avete perso,
oppure non l’avete mai avuto,
il desiderio di una terra vostra”.
“E non è che stiamo scappando”
dissi a mia moglie.
“Ci stiamo solo trasferendo, dentro la nostra anima…”
D’un tratto il bambino parlò:
“Forza, genitori, rialzatevi dalla cenere.
La paura e la disperazione vi danno una lezione.
Così parlò nostro figlio, che cresceva e si rafforzava
sotto ai nostri occhi.
“Se non ci rialziamo ora,
non lo faremo mai più.
Oppure ci rialzeremo diversi,
estranei e tremendi,
duri e amari e ostili”.
Per un istante le luci tremarono, per un istante
i tunnel ulularono
e il mondo era nero e bianco.
E il mondo era carbone e ghiaccio.
“Non c’è più tempo,
chi è stato abbandonato – abbandona.
Chi è stato lasciato a se stesso – lascia.
Parlami, padre mio,
infondimi coraggio,
sto invecchiando, padre, sono a terra,
la mia anima è stanca delle guerre. Stanca.
Dammi speranza, dammi un motivo.
Tu taci, padre, lo dico al posto tuo:
È il momento di lottare, uomini, donne.
È il momento di scendere nelle vie, nelle strade.
E c’è per chi lottare, e c’è per cosa,
Perché non riceveremo più un dono simile, dalla vita,
non germoglierà più uno stato per noi
dalle contese.
E c’è per chi lottare.
Ora tutto dipende da voi,
è il momento di rialzarsi, di vivere,
di essere un popolo o di non essere,
di essere uomini o di non essere.
E c’è per chi e c’è per cosa.
Tutto è appeso a un filo”.
David Grossman 20 25
Teniamoci strettistrette anzi strettissimi 💔(