Un sabato romano

E in questo sabato qualunque un sabato italiano
il peggio sembra essere passato
la notte è un dirigibile che ci porta via lontano.
(Sergio Caputo, Un sabato italiano)

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La colazione è il pasto più importante della giornata:  dà energia, vitalità, concentrazione

e se fotografata bene almeno 100 “mi piace”.

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E’ ovvio che che di primo mattino (forse) non faccio una grande impressione…

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Chi ha tempo non aspetti tempo..

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Camminare e odorare in ogni angolo del Parco delle Valli è una gioia da non perdere

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…che però mette un grande appetito e se qualcuno lo dimenticasse

la Sallyina ha buone capacità comunicative.

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Il mattino ha l’oro in bocca e con questo  mio dolce cuore che vi consegno vi auguro un

Sereno fine settimana con un abbraccio e sperando di avervi fatto sorridere🙂

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foto sherazade,    (pessima riproduzione di WP)

l’origine del mondo (e la sua fine)

L’Origine del mondo

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opera, datata 1866, del pittore Gustave Coubert, commissionata dal ricco signore turco, dopo essere passata di mano in mano trovò riposo nella raccolta dello psicanalista Jacques Lacan.  L’assurdo di un’opera famosa ma poco vista poiché lo  stesso Lacan teneva il quadro appeso dal retro per non offendere la presunta sensibilità dei pazienti. Con il lascito da parte degli eredi dello psicanalista al museo d’Orsay nel 1995 l’opera divenne pubblica e  dunque visibile a tutti.

Non riconosciuta da FB quando il critico d’arte  Vittorio Sgarbi postò sul suo profilo se stesso davanti all’opera. 24 ore di stop poi il Libro faccia dovette riconoscere  l’opera d’arte in quanto tale e non già come visione pornografica.

Ma non è finita. Nel 2014 Debora de Robertis ‘art performer’ lussemburghese pone in essere una sua esibizione proprio al museo d’Orsay di fronte al quadro, abito color oro a simboleggiare la cornice e con lacrime dorate dipinte sul viso:

“Je suis l’origine

Je suis toutes les femmes

Tu m’a pas vue

Je veux que tu me reconnaisses

Vierge comme l’eau

Creatrice du sperme”

Queste frasi ripetute all’infinito:   ‘Sono io l’origine/ sono io tutte le donne / tu non mi hai vista  / io voglio che tu mi riconosca / pura (vergine) come l’acqua / creatrice di sperma’…   e per sottofondo l’Ave Maria di Schubert.

Cosa si intende realmente per  nudo artistico e la pornografia che cos’è pornografia?   Un filo sottile e invisibile oltre il quale si viene catapultati in un mondo o nell’altro.

E allora?  serve avere una precisa idea e definizione di noi stessi senza lasciarsi  condizionare dall’opinione pubblica, dai mass media, dai famigerati social perché alla fin fine non è necessario esserci,  esibirsi per esistere:  a volte – i fatti di cronaca ce lo dimostrano – meglio vivere un po’ più a margine del clamore dei

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Noblesse oblige

 

Oggi al mercatino di Val melaina tra gli oggetti a 1 euro ho trovato questo vecchio portapranzo e mi è quasi scesa una lacrimuccia: era lo stesso che mettevo nel cestino di mio figlio quando lo portavo all’asilo e lì veniva servito solo il primo, il secondo era a cura dei genitori.

“Schiscetta, gamella, baracchino, caccavella, chissà quant’ altri nomi ha il vecchio portapranzo degli operai. Ne ho usati per una ventina d’ anni. In fabbrica si poteva metterlo in caldo in un contenitore. In cantiere un po’ prima di mezzogiorno il manovale accendeva un fuoco e sopra ci metteva una gran casseruola con acqua a bollire. I muratori ci calavano il loro pezzo portato da casa. Era un oggetto sacro e un intervallo liturgico, quello di pranzo.  (…. ) L’ apertura del coperchio era solenne. Saliva al cielo profumo che si univa a quello degli altri. «Odore gradito», si legge nella scrittura sacra di quello fumante dagli altari, dritto nelle narici della divinità.  Quello che saliva feriale a mezzogiorno da una tavolata di sconnesse palanche, le assi di abete di 4,5 centimetri di spessore, era altrettanto sacro. Riempiva i corpi svuotati di forza lavoro, riforniva per il secondo tempo. Quando ho iniziato a lavorare in fabbriche, cantieri, gli operai mangiavano robusto e ben condito, aggiungendoci anche il vino. Quando smisi i lavori manuali, gli operai erano a dieta e parlavano con competenza di calorie e di carboidrati. (….) ”       Erri de Luca

Oggi il vecchio portapranzo degli operai di ancora 20 anni fa, quello di Erri De Luca e di tanti ragazzini come mio figlio,  non esiste più nè nella forma nè nella sostanza, sostituito dal un termine molto cool  rispolverato dall’antico termine dialettale : la schiscetta coloratissima e ‘multitasking’

Ma la schiscetta  può chiamarsi anche bento se vuole essere internazionale e con un tocco  ipertecnologico trovi quelli connessi via USB al computer per avere la temperatura adatta

Diventa lunch box nella versione inglese. A me fa tornare in mente un film delizioso e profondo  (di cui parlai a suo tempo) che si svolge in India dove una organizzatissima società  ritira di casa in casa il pranzo caldo, lo consegna sulla scrivania del lavoratore cui è destinato per poi riconsegnarlo da dove era partito: il rischio di errore è scarsissimo

Per i very cool, anzi  coolissimi,  è più calzante  schichic e credo che varrà la pena approfondire questa nuova religione e i suoi contenuti in tutti i suoi dogmi.

Per ora sta diluviando a Roma con molto ritardo sulle previsioni meteo ed io mi accingo a preparare delle volgarissime cotolette di tacchino panate ovviamente diminuendo il danno con una ricca insalata verde…

Domani, lunedì, l’inizio di una nuova settimana, pensateci

Be cool

moderatamente e non vergognatevi dell’avanzino, meglio non sia di lasagna o giù di lì,  pronto sotto la scrivania in un comunissimo contenitore di plastica : il vostro portapranzo.

Buona settimana cari amici

Il dubbio è scomodo ma…

…ma la certezza è ridicola. (Voltaire)

Da quattro anni, gli anni di Sally, ho un’amica al parco nello spazio riservato ai cani.   Si chiama Patrizia e di cani ne aveva otto.   Poi Mafalda è morta  a vecchiaia inoltrata e Rocco anche lui di 13 anni di tumore.

Qui apro una parentesi per segnalarvi  che  di anno in anno aumentano i cani che muoiono di cancro: alla prostata, al fegato, alle mammelle. Perché ormai vanno dal veterinario ogni tre per due e ‘una volta’ non usava?

No,  penso che l’inquinamento e i miasmi della città abbiano colpito anche loro che ormai umanizzati sono soggetti a molte nostre malattie. MI documenterò meglio.

Patrizia è una bellissima donna,  alta e bionda un’immagine che ricorda Botticelli, di quasi sessant’anni, che arriva con la sua biga di cani al guinzaglio intorno alla mezza perché prima, ogni giorno, lava e disinfetta casa e terrazzo. Era  indossatrice assai richiesta e la sua vita è stata molto movimentata finchè ecc..ecc..

Questo spazio piuttosto ampio riservato ai cani all’interno del Parco delle Valli è molto ben tenuto e pulitissimo perché da prima che arrivassi io è stato autogestito da un gruppo fisso di persone: ci autotassiamo per quando alcune sedie vanno sostituite, abbiamo comprato una tosaerba, diamo un tot ad un ragazzo che provvede a tagliare l’erba, abbiamo piantato tre mimose, due melograni oltre agli alberi che già c’erano. Un bel percolato con tavoli in legno e panche ricoperto daPlumpago, edera e vite americana e altre piante verdi ornamentali.

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Naturalmente si parla principalmente di cani trovati, avuti, da adottare e a volte si fanno delle collette per casi più ‘disperati’ ove ‘disperate’ a volte sono le persone e il loro cane.

L’altro ieri però P. se ne è uscita con una richiesta che mi ha fatto restare a bocca aperta.

‘Partecipi a una colletta?’

‘Per chi?’

‘Dobbiamo salvare un vitello dal macello…’

‘No, mi pare una vera assurdità.  Un vitello su miliardi ed io che cmq anche se  con i molti distinguo nn sono vegerariana’

‘Va bene, ma anche se è uno  tra un miliardo è pur sempre  un vitello salvato.’

‘E a quanto dovreste arrivare?’

‘A 1200 euro.’

A oggi sono stati raggranellati 150 euro perché la maggioranza di noi frequentatrici del parco con ha contribuito.

Ho appreso in seguito che il vitello(ne) da riscattare appartiene  a un tizio che lo ha comprato e cresciuto  per fare mangiare buona carne al figlio piccolo…

A me pare ovvio che questo signore consegnato, secondo me con un buon margine di guadagno,  il vitello, ne alleverà subito un altro e allora? Andrà riscattato anche questo secondo animale? E il seguito?

Allora a me  viene alla mente Don Chisciotte e la sua lotta contro i mulini a vento.

Eppure continua a frullarmi un dubbio e vorrei che insieme lo sciogliessimo :

‘Meglio la vergogna sul viso che una macchia sul cuore. ’  

Don Chisciotte                    

Oggi piove a Roma

Oggi piove.

A Roma il cielo è carico di cattivi presagi

eppure come negare l’evidenza dell’amore e la sua esigenza

di un bacio appassionato che rende tutto  ‘Just like heaven’.

bacio

foto Sherazade2011

“Show me how you do that trick”..

Mostrami come fai quel trucco
quello che mi fa gridare” disse lei
“Quello che mi fa ridere” disse lei
E mi mise le braccia attorno al collo
“Mostrami come lo fai
E io ti prometto, prometto che
Fuggirò via con te
Fuggirò via con te

tu

Tenera e unica
Tu
Smarrita e sola
Tu
Proprio come il paradiso.”

Buona domenica, cari amici, e un abbraccio🙂

Blue mood

“to feel blue” è una forma idiomatica anglosassone per indicare uno stato di incompiuta tristezza , così come la musica blues, fu nelle sue origini  una musica dolorosa, triste, nostalgica

Poi mi viene in mente il ‘periodo blu’ di Picasso  di quando, erano gli albori del Novecento,  dipingeva utilizzando prevalentemente il Blu in tutte le tonalità e sfumature possibili per esaltare con questo colore profondo quanto il nero  una sua esigenza di interiorizzare il vissuto degli emarginati, degli sfruttati, della solitudine e della mancanza di speranza.     La morte suicida del compagno Carles Casagemas con il quale era partito da Barcellona alla volta di Parigi  pare che fosse stato la causa scatenante della sua depressione.

Dunque la tonalità del blu a cui ci si riferisce in termini di “to feel blue” non è il blu del cielo di una giornata di sole
nè il blu dell’oceano

ponza

ma una tonalità molto più scura, quasi vicina all’indaco

chè il blu scuro favorisce il nostro contatto con le verità nascoste, una comunicazione ‘entre nous’, quasi un tuffarsi nel blu incognito e profondo del mare , in una voragine del nostro vissuto interiore

“Allora baciò la servetta a Bolzano, in una camera della Locanda del Cervo, tre giorni dopo la sua fuga dai piombi (.…)

Ogni tanto tra un bacio e l’altro si guardavano intorno con occhi assonnati, come se sollevassero il capo dalle onde per poi lasciarsi ricadere in basso in quel elemento pericoloso e ristoratore, lenitivo e indifferente, pensando :

‘Forse non è poi tanto orribile sprofondare nel nulla! Forse è quanto di meglio possa offrirci la vita: farsi cullare così e perdere la memoria.’

blu

E  infine la vita  necessita di un blu più chiaro affinchè queste verità possano essere espresse all’esterno  finalmente libere e comprensibili.

La saggezza che emerge dai nostri momenti blu va rischiarata con la luminosità del bianco perchè

La serenità è un esercizio quotidiano di concentrazione .

OOOOO

Le foto: Picasso e Mare di Ponza e Selfportrait di Sherazade

Il brano è tratto dal libro La recita di Bolzano (cap. Il bacio) di Sandor Marai che vi caldeggio;

Keb’ Mo’, nome d’arte di Kevin Moore (Los Angeles, 3 ottobre 1951), è un cantautore e musicista statunitense di musica blues.
Ha vinto tre volte il Grammy Award. E’ stato descritto come il collegamento vivente con il blues del Delta, che seguendo il fiume Mississippi si diffuse in tutti gli Stati Uniti.

la rosa e la fata Morgana

“Da Lunedì arriva MORGANA: raffica temporalesca” su tutta Italia!


Morgana è una delle donne celtiche del ciclo Arturiano abitante nella città di Avalon, isola mitologica dove pare sia stato nascosto il sacro Graal e dove fu sepolto Re Artù e lei  viene rappresentata come una guaritrice ed una mutaforma.  Alcune fonti  la vogliono come allieva di Merlino ed in seguito sua rivale.
La fata ha dato il suo nome a un fenomeno ottico, caratterizzato dalla creazione di un’illusione ottica, che assomiglia al potere della fata di cambiare la sua forma. Questo fenomeno incontrato raramente nel deserto, colpa della mancanza dell’acqua e del calore estremo, apparve molto più spesso sul mare, colpa dell’evaporamento dell’acqua. In Italia, la sua esistenza è stata riconosciuta nello Stretto di Messina.
Una leggenda tramanda che la fata Morgana, dopo aver condotto suo fratello Artù ai piedi dell’Etna, rimase incantata dal clima e dalla bellezza delle terre etnee e dal mare stupendo, fino al punto di decidere di stabilirsi in profondità nel centro delle acque dello stretto di Messina.

Ciò detto, e solo in miserrima parte,  a me sembra che la paventata “raffica temporalesca” prevista dai metereologi sia qualcosa di molto concreto niente affatto affidata all’illusione ottica..

“Cosa c’è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa con un altro nome conserva sempre il suo profumo”

Giulietta: atto II, scena IIa