sherazade diventa sirena

 

 

sirena

cullata  da  onda  gentile

tramutata  in  sogno

precipito nel  nulla

nero

del  video  che  si  spegne.

SIRENA

caicco4

 A bordo. siamo salpati….ciaoooo (31LUGLIO)

Sto per tornare! non riesco a ‘postare’ le foto dal cellulare!!!

Per intanto – vi assicuro – difronte ad uno splendido sole che

si specchia riappacificato col mare…beviamo insieme!

(il mio preferito? un Margarita e voi?)

7 AGOSTO 2007 (scritto bene Cannelli’?)

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Non sto pensando a niente..

Non sto pensando a niente,
e questa cosa centrale, che a sua volta non è niente,
mi è gradita come l’aria notturna,
fresca in confronto all’estate calda del giorno.

(F.Pessoa)

motoalmare[1]

 Alcuni se ne sono andati alla spicciolata. Altri ancora azzardano un ‘assaggino’ di insalata di mare, una strisciolina di parmigiana, o una fettina di dolce.  Altri ancora, amici di Luca, ridono senza freni, seduti sulla sabbia.

Prendo un bicchiere di Sangrilla ghiacciata.

Questo ristorante e stabilimento in riva al mare è fantastico.

Mi allontano dal cono di luce, verso il mare mi lascio cadere, braccia e gambe larghe,  la testa affondata nella sabbia.

Il cielo è pesante e opaco per il troppo caldo.

Dove riverberano in lontananza le luci  della città,  gravita una spessa nube purpurea.  

Le stelle tremolanti sono lontanissime.

Brillano nitidi e finti i lampeggianti di posizione degli aerei che  atterrano a Fiumicino.

Il mare non ha voce se non per consumarsi nel suo lento sciabordio.

“Nel mezzo del cammin di nostra vita…”

Già ..quel ‘nel mezzo’ io lo avrei superato da un pezzetto eppure la vita – oggi – vorrebbe costringermi a toccare i  cent’anni..

Io? Io che faccio? Noooooo.

Ecco,  sono qui, sarebbe così bello e perfetto, un lavoretto pulito,  un caterpillar, uno schiacciasassi e più niente.

“Sit tibi terra levis”.  Sabbia leggerissima.

Sto ansimando.. un peso terribile mi impedisce di respirare.. il mio corpo immobilizzato .. il cielo?

Non vedo più il nero del cielo.

Il caterpillar o lo schiacciasassi prende la mia testa tra le sue dita a raggiera, la solleva, mi bacia piano, sussurra davvero come il mare, mi guarda come se  le stelle improvvisamente avessero luce.

Sono morta!

Tutto si è compiuto in sordina senza dolore. Forse sono direttamente in un paradiso.

 “…matta che sei..che ci fai qui? Dai,  prendi freddo. Si torna a Roma”.

 

 

A come? Aurora (modesta/molesta)

                                                   

 

                              

                         L’aurora di bianco vestita

                         Già l’uscio dischiude al gran

                          Sol

                        Di già con le rosee sue dita

                        Carezza de’ fiori lo stuol!

                        Commosso da un fremito arcano

                        il giorno al creato già appar

                         e  tu non ti desti ed invano

                         mi scopri dolente a cantar.

                        Metti anche tu la veste bianca

                        E schiudi l’uscio al tuo cantor!

                        Ove non sei la luce manca;

                        Ove tu sei nasce l’amor.

                       Ove non sei la luce manca;

                       Ove tu sei nasce l’amor.

 

        

Amore a tutto tondo

 

 

 

Uno stesso percorso – insieme a tanti altri – mi lega a mia madre.

Il pancione che lei portava, sudando, in una estate caldissima, e che riprese la sua eleganza sinuosa  in un lontano 21 luglio con la mia nascita.

Il pancione ‘a rischio’ (il mio) tenuto a riposo per lunghi mesi su un letto, sempre piu’ madito di sudore, in attesa che il 31 luglio di molti anni dopo nascesse Luca.

Mia madre non smise mai di dirmi quanto mi avesse desiderata e quanto la mia nascita l’avesse arricchita e legata indissolubilmente a me e alla bellezza della vita. Un legame sottile come seta impalpabile che ancor oggi mi strattona se sono triste e mugugno o mi lascia spazio quando – farfalla – volo alta nel cielo.

Tutto si evolve e cambia nella logica della vita, nei percorsi di ognuno di noi.

Per me, anche lontana, mia mamma c’è sempre stata, apparentemente silenziosa, ancor più quando ragazzetta, insofferente ( o donna, poi), mi ribellavo ai suoi consigli (mai ‘ordini’ ma consigli ragionati).

Oggi io guardo questo mio figlio di un metro e 85, il suo sorriso ‘di famiglia’, la gentilezza dei suoi modi e riaffiora inalterata la tenerezza  di quel 31 luglio quando me lo posero sulla pancia – piccolo esserino dall’odore indecifrabile – e trattenni il pianto perché la gioia esplose fortissima, lacerante più del parto stesso.. 

Alla voce “vorrei…” compilando giudiziosa il profilo su Bloggers   ho risposto “Vorrei – in assoluto – che a mio figlio fosse risparmiato (e so che non lo sarà) il dolore straziante e il vuoto di abbracci e carezze lasciato a me da mia madre”.

Ed è per questa insostituibile, penosa, sempre presente assenza che a ogni festa – a luglio doppiamente –  si mescolano in me  gioia e pianto.

(Ma non dimenticate di farci i vostri AAAuguri!)

 da farfalla a farfalla

"C'è sempre un grano di pazzia nell'amore,

cosi’ come c’è sempre un grano di logica nella follia".

Friedrich Nietzsche  "Cosi’ parlo’ Zarathustra"

 

 

Follia, romanzo di Patrick McGrath

e ora film diretto da David McKenzie

Erotismo. Passione. Ossessione. Ribellione. Morte. Gli ingredienti ci sono tutti. E la (ri)scoperta che tra normalità e aberrazione non c’è un confine netto e quasi si confondono.

Libro inquietante nell’atmosfera  dimessa, sensuale e cupa dell’Inghilterra  anni Cinquanta.

Stella, donna fragile  e profondamente insoddisfatta, moglie di un famoso psichiatra va a vivere con marito e il figlio nei pressi del manicomio dove lui è stato trasferito Tra i pazienti anche Edgar Stark, un artista  geniale affetto da una patologica forma di gelosia psicotica che lo spinse  a uccidere la moglie.  Tra lui e Stella,  subdolamente prima,  e poi spudoratamente, dilaga la passione: un sentimento  forte,  assoluto che si  sviluppa e si cementa al punto che i due fuggono insieme… Stella va verso l’autodistruzione decisa come un’eroina,  travolgendo tutti, incurante di tutto.

Il finale è top secret!  

Che film verrà fuori? Sto ritardando a vederlo per timore di esserne delusa. Il romanzo è  tra quelli che rimangono indelebili  nella memoria. Un noir che sarebbe piaciuto molto a Alfred   Hitchcok  ne sono certa,  perché leggendo la notizia, nonostante siano passati oltre dieci anni,  ho rivissuto  le stesse emozioni forti della  lettura di allora.  E tra i film di Hitchcok chi di voi non ricorda “La donna che visse due volte”, oppure “Io ti salverò” o, ancora.  “La finestra sul cortile” dove le ‘eroine’ erano – appunto – donne?

Mi sa che prendo il libro e lo  riposiziono sulla mensoletta sopra il letto…e…a voi anche suggerisco questo romanzo.

 

Deligere oportet quem velis diligere

Bisogna scegliere chi si vuole amare

Svolgimento

 

Ai miei tempi, quando avevo vent’anni io, i miei coetanei

erano degli imbranati arroganti e sciocchi.

L’approcio era il classico: “O me la dai o scendi”. Rudina, scendere dalla tua ‘mitica 500’ cantata da Paolo Conte.

Il primo amore a tutto campo fu segnato da due mie

pressanti domande: “Ma quando finisce di ‘zompettarmi’

sopra” e “sarò frigida per davvero?”.

Per fortuna arrivò il grande amore 43enne ad affrancarmi in tutti i sensi e finalmente tirai un so(re)spiro di sollievo, liberata dai miei dubbi, anzi molto bendisposta.

Continuai , dunque, a prediligere gli uomini adulti, così seducenti, così esperti, così padroni di sé (e di me).

Oggi il mondo, tra sesso-droga e videotapes si è modificato.

Uomini e donne hanno piena (in)coscienza delle reciproche differenze, hanno cominciato timorosi a dialogare. A piacersi.

O forse non è proprio così ma a me rassicura questa idea.

Improvvisa la catastrofe.

I miei giovani di allora, gli imbranati, oggi cinquantenni, sono diventati pallosi dirigenti, referenti politici, intellettuali a tutta tv, nevrotici mariti sempre in fuga a rincorrere le loro primavere e le fanciulline in fiore nonostante i malcelati acciacchi.

Ovviamente i pochi esemplari portatori sani di virtù sono fauna, giustamente,  protetta e raramente circolano senza guinzaglio.

MI sono trovata spiazzata. Ho dovuto rifare il punto.

Ho cominciato ad apprezzare il corteggiamento dei nuovi giovani, quelli curiosi, giustamente furiosi, vitali, quelli che amano confrontarsi, quelli che la cultura la sperimentano senza presunzione e la praticano cercando una strada.

Quelli che, soprattutto in un’ora sanno dove (voglio) andare e non mi guardano con lo sguardo stralunato: “Cooomeee? Adessooo? Ma tu sei tutta matta”:

Già il punto è che un po’ hanno ragione almeno in questo: sono un po’ tanto matta.

Dicotomia tra momenti diversi ma pur sempre matta.

Perché proprio oggi?

Facile: si avvicina il mio compleanno.

 

Ricetta CONTRO il malumore

 

"Con l’arsella in gola."

 

Vi svelerò un mio quasi segreto.

Quando qualcuno o qualcosa mi indispettisce e mi crea uno stato di disagio e di ansia  io..io leggo  ricetta di cucina.

Non certamente il Maestro Artusi ( non ne sarei all’altezza) quanto piuttosto quei colorati, patinati phamplets che danno in omaggio ai supermercati o con i giornali femminili  (chissa’ perché, invece, agli uomini insegnano solo a scegliere il profumo ‘maskio’ e a cucinare la ‘polla’ di turno in salamoia, gratinata, allo spiedo con tanto di suggerimento di vino da adattare. Sempre avvantaggiati loro!

Ecco, allora, che ieri sera, girandomi e di molto li ca(b)basisi (moltalbano docet) ho optato per questa ricettina ‘semplice semplice’ che mi ricorda quell’anno di prima media passato a Viareggio dove – davvero – le telline erano il piatto preferito mio e di mio fratello con quel sughetto roseo e profumato dove ‘pucciavamo’ interi filoni di pane (noi cittadini abituati alla leggiadra e un po’ snob  rosetta piemontese!).

 

2kg di telline

1 dl di olio extravergine

Prezzemolo tritato abbondante

Qualche pomodorino maturo

1 spicchio d’aglio, pepe a piacere

 

Risciacquare piu’ volte le telline sotto l’acqua corrente. In un tegame di terracotta fare fumare l’olio, mettetere le telline e saltarle a fuoco vivo. Aggiungere i pomodoretti tagliati a listelle e fare cuocere a fuoco basso qualche minuto. Aggiungere il prezzemolo e l’aglio. Il pepe se piace

Lasciare riposare pochi secondi e servire direttamente dal tegame in ciotole colorate.

 

Ottimo accompagnare le telline nel loro ultimo viaggio con uno

“Spumante Ribolla Gialla Brut” Collavini (26eurini)

 

champagnebottle

 

 

E voi? In che modo deviate le vostre paturnie?

Ditemi di tutto ma non che vi mangiate le unghie!