“Don’t give up

You still have us

Don’t give up

We don’t need much of anything

Spero si chiuda con i 30 ° afosissimi e questo scroscio di pioggia  settembrina un’estate anomala e piena di incognite nell’impossibilità psicologica di aprire la prima pagina bianca dei progetti  e delle promesse che ogni anno rinnovo con l’entusiasmo di una scolaretta un po’ svitata.

“Ma tu che vai cercando?

1In questo mare  che muta da silenzioso e piatto,  quasi fosse un felino in agguato,  alle turbolenze prodrome di tracolli negati,  nascosti come polvere sotto il tappeto, ecco io?

“Contemplando i musi dei cavalli
e le facce della gente,
tutta questa vita correre senza rive sollevata dalla mia volontà
e che corre a precipizio verso il nulla
nella steppa purpurea del tramonto
spesso penso:
 dove sono IO, in questa corrente?”

Gengis Khan

Don’t give up

“Cause somewhere there’s a place where we belong.”

Teniamoci strettistretti anzi strettissimi❤

Folate di vento

Un lettino. Un cappuccino  freddo consumato al bancone, una brioche da portar via.

Questo il mio rituale di ‘una giornata al mare’.

Verso le 11 un languorino e lei si materializza dalla borsa fragante , se potesse,  conscia del suo potere di suscitare un’allegria fanciullesca: troppo bella perche io non la immortalassi
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Eppure  quel tarlo cattivo che sta inquinando i miei pensieri post pandemia (e in buona misura anche prima mi richiama alla realtà:

“S’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la brioche! ”
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Questa frase cosi celebre : ” Se non hanno più pane Mangino brioches” da sempre è  stata  attribuita alla Regina  Maria Antonietta, che l’avrebbe pronunciata riferendosi al popolo affamato, durante una rivolta dovuta alla mancanza di pane. Un modo per screditarla per sottolineare il lusso e l’indifferenza verso le sofferenze del popolo che del resto  era comune denominatore di tutte le case segnati  e dei nobili.
Tuttavia tale frase la si  trova nelle “Confessioni di Jean-Jacques Rousseau in riferimento ad un evento del 1741, attribuito ad una principessa. Peccato che all ‘epoca Maria Antonietta non fosse ancora nata!  1755 – 1793.
Una delle tante  ‘fake news’ diremmo oggi !

Bene o male. Si va avanti ognuno con i suoi pensieri, con la buona  volontà che a volte vacilla ma è bene alzare gli occhi e immaginare aquiloni colorati e volare alto, oltre

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Mentre scrivo  mi volto perché un sospiro mi ha interrotto.

Sallyina dorme nell’abbandono di chi ha fiducia e tanto amore e… un angelo custode silezioso che le sta dietro

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Io ho mia madre, invisibile Angelo custode.
Voi ???

Teniamoci strettistretti anzi di più ❤

Ops! Non dimenticate il 21 luglio è il mio compleanno e anche se gli anni si vanno sommando io tengo molto ai miei e quindi ai vostri auguri 🥂🥂🥂

A (beautiful) day

Il mattino ha l ‘oro in bocca ed ha il sapore di un buon cappuccino

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“La sola parte utile della medicina è l’igiene; e anche l’igiene, del resto, più che una scienza è una virtù.” )Jean Jacques Rousseau)

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Possono le parole descrivere la fragranza dell’aria di primavera? (Neltje Blanchan)

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“C’è una sola differenza tra una lunga vita e una buona cena: nella cena i dolci vengono per ultimi.”

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E infine c’è lei – e la sua ombra – che mi capisce senza che io dica una parola, e chi non capirebbe nemmeno se glielo spiegassi con mille parole.
Questa è la mia piccola Sally un po’ disorientata privata del suo parchetto. . . Liberta

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Despite all… e Beautiful Day💙🦋

Teniamoci strettistretti anzi di più ❤🦋

Dies irae, dies illa (*)

«Giorno d’ira quel giorno,
giorno di angoscia e di afflizione,
giorno di rovina e di sterminio,
giorno di tenebre e di caligine,
giorno di nubi e di oscurità,
giorno di squilli di tromba e
d’allarme sulle fortezze
e sulle torri d’angolo.»

(*)Tommaso Dacelano,XIII secolo. Musicata da Verdi e Mozart preferisco la seconda.

Io sto bene.  Sacrificata perché mi manca il mio parco e la mia passeggiata in compagnia di Sally. Due volte al giorno le faccio fare il giro’ lungo’ dell’isolato ed anche questa attività è permessa probabilmente non sanno del nostro piccolo Eden.

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A far da fila, ovvia, fuori dal supermercato c’è mio figlio in ferie settimanali alternate.

Come al solito tutte le televisioni si sono appropriate del coronavirus per farne parte integrante dei palinsesti molto simili alle maratone di Enrico Mentana.

Le persone serie con senso civico hanno capito e comunque accettato l’e norme e chissenefrega se ne fregherà comunque.

Credo che alla fine dei nove mesi da questo isolamento finalmente l’Italia avrà un picchetto nelle nascite e contemporaneamente un bel po’ di separazioni per colpa… del covid-19.

Alla edulcorata rappresentazione del riscoprire  il dialogo  e il calore  della famiglia molte donne ne usciranno con qualche livido in più.

Mah! Domani motivando ragioni imprescindibili mi riprometto di andare alla grande scintillante  profumeria di viale Ionio (le profumerie restano aperte perché svolgono un servizio alla persona!) e mi comprerò – ricodando mia mamma adolescente negli anni di guerra – il suo mitico Chanel numero 5.

Pande-mia e non solo, un vero pan-demonio!

FIno a ieri immigrati e morti civili nei vari focolai di guerre morivano e muoiono quotidianamente.
Già ma al momento poco ci toccano : questione di palinsesti e del resto,  senza bisogno di roboanti annunci di rimpatri che non arrivano mai,  i nemici di ieri se ne vanno autonomamente e gli italiani riprenderanno a raccogliere i pomodori a Rosarno (*).

Tutto torna!  “Ha da passa ‘a nuttata!”

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(*) la Coldiretti a stimato al momento la mancanza di un 30% di manodopera straniera stagionale.

Festival sia !

Amadeus conduttore del   Festival di Sanremo dichiara :

«L’ho scelta per la bellezza, ma anche per la capacità di stare accanto a un grande uomo, stando un passo indietro»

Oggi come oggi la mia naturale condanna  a questo cliché (bellezza/subalternità  all’uomo leader)  suona  abbastanza sorpassata perché  – penso me ne vogliate dare atto – molte professioniste dello spettacolo giovani e meno giovani,  ovunque si trovino, le isole Fiji  o il terrazzino di casa loro. giocano (quasi) sempre la stessa carta ma se la carta è vincente per loro che c’entro io!?

Sexy women

( Ho rimosso la foto perché lo scatto della fidanzata di Ronaldo, era un po’… troppo artistica!

Il primo Festival di Sanremo si svolse al Salone delle feste del Casinò di Sanremo dal 29 al 31 gennaio 1951 alle ore 22.
Vinse la cantante Nilla Pizzi con la canzone. Grazie dei fiori.

W l’Italia viva

   “Noi tutti siamo viaggiatori e cerchiamo l’Italia.”

“Conosci la terra dei limoni in fiore,
dove le arance d’oro splendono tra le foglie scure,
dal cielo azzurro spira un mite vento,
quieto sta il mirto e l’alloro è eccelso,
la conosci forse?
Laggiù, laggiù io
andare vorrei con te, o amato mio!.”

” Senza la Sicilia, l’Italia non lascia traccia nell’anima: qui si trova la chiave di tutto.”

” Sì, posso dire che solamente a Roma ho sentito che cosa voglia dire essere un uomo. Non sono mai più ritornato a uno stato d’animo così elevato, né a una tale felicità di sentire. Confrontando il mio stato d’animo di quando ero a Roma, non sono stato, da allora, mai più felice.”

Roma al tramonto

L’Italia (Viva) è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade, ancora truffe al forestiero, si presenti come vuole. Onestà tedesca ovunque cercherai invano, c’è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina; ognuno pensa per sé, è vano, dell’altro diffida, e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé.”

Wolfgang Goethe compie il suo viaggio in Italia dal 1786 al 1788 e fa il suo resoconto in questo libro dove scrive lettere usando un falso nome, sotto il fascino che il mito di viaggiatori e viaggiatrici antichi esercita sul suo animo irrequieto.

(*)  Italia viva, così è nato il nome del nuovo partito di Renzi: un misto tra De Gregori, Veltroni e rottamazione.

La Leopolda della «rottamazione», per intendersi. «Italia viva» è il titolo di un album di De Gregori, e così, partendo da quel 33 giri, lo slogan dell0a Leopolda diventa: «Viva l’Italia viva», sottotitolo:
 «Il meglio deve ancora venire» !

Spero che ognuno di noi intenda questa pre(o)messa nel migliore dei modi anche se tutti ricordiamo il famoso “Stai sereno” all’ indirizzo dell’allora presidente del consiglio Enrico Letta dunque  nel mio piccolinoo non azzardo prognostici manifestando ancora una volta la mia disistima sempre più profonda per l’agire politico in caduta libera.

De Gregori è sempre De Gregori non mi è mai stato molto simpatico ma alcune sue canzoni sono meritevoli.

Clima gradevole colori morbidi e luminosi rinfresca la sera quel tanto che serve per dirvi
Teniamoci strettistretti Anzi strettissimi 🌹

Femminicidio (si o no?)

Prima di snocciolare qualche dato è bene chiarire  cosa si intende con la parola :

  “Femminicidio”.

Secondo l’Istat :
 il termine femminicidio, nell’accezione comunemente intesa, “è un neologismo che può essere fatto risalire agli anni 90, per qualificare gli omicidi basati sul genere.

Per l’Accademia della Crusca
il femminicidio consiste nel “provocare la morte di una donna, bambina o adulta, da parte del proprio compagno, marito, padre o di un uomo qualsiasi, in conseguenza del mancato assoggettamento fisico o psicologico della vittima”.

Femminicidi, in Italia.

Tra il 2000 e i primi dieci mesi del 2018 le donne uccise sono state 3.100, una media di più di tre a settimana. E in quasi tre casi su 4 (il 72 per cento) si è trattato di donne cadute per mano di un parente, di un partner o di un ex partner.
ILl NORD e Roma le zone più a rischio (dati Istat).

donna che legge
Foto dal web

Ma poiché sussistono diatribe sulla opportunità dell’uso  del termine femminicidio ritenuto in buona misura frutto di un femminismo arroccato, vi regalo, se avete tempo e voglia di leggere, un approfondimento molto interessante.

“0La parola “femminicidio” esiste nella lingua italiana solo a partire dal 2001.
Fino a quell’anno, l’unica parola esistente col significato di uccisione di una donna era “uxoricidio”. Ma uxoricidio, composta con quella parola latina, uxor, moglie, alludeva per l’appunto solo all’uccisione di una donna in quanto moglie e veniva estesa anche agli uomini, quindi al coniuge in generale. Non avevamo una parola che alludesse all’uccisione della donna proprio in quanto donna. Nella lingua inglese invece, dal 1801 esisteva la parola femicide. E a questa prima parola se ne accostò, a partire dal 1992, un’altra che è feminicide. La parola fu coniata dalla criminologa Diana Russell, che la usò in un proprio saggio. Nell’anno successivo, il 1993, l’antropologa messicana Marcela Lagarde usò la parola femminicidio, per l’appunto, e la parola cominciò a diffondersi. L’antropologa aveva usato questa parola per studiare, per ricordare i numerosissimi omicidi di donne che erano stati compiuti ai confini tra il Messico e gli Stati Uniti. E appunto, la parola femminicidio serviva proprio ad indicare questo tipo particolare di uccisione. La parola femminicidio si è diffusa nella lingua italiana a partire dal 2008. In quell’anno è stato pubblicato da Barbara Spinelli un libro intitolato Femminicidio. Dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale. E da quel momento in poi la parola ha cominciato a circolare, prima di tutto nella stampa, nei giornali e poi a entrare proprio nel circolo della nostra lingua. Contrariamente a quanto si sente ripetere spesso, femminicidio non è parola denigratoria, badate bene! solo perche derivante da ‘ femmina’.
Non è la parola ad essere inappropriata o denigratoria; spesso se ne ha paura non per loro stesse , ma per il significato e per l’avvenimento che evocano.”

Per Elisa Pomarelli e tutte le donne vittime di femminicidio.

E se siete riusciti a leggere anche a balzelloni fino a qui allora…

Teniamoci stretti stretti Anzi strettissimi 🌹❤

come (as u are)

Come as you are, as you were
As I want you to be
As a friend, as a friend
As an known enemy
Take your time, hurry up
The choice is yours, don’t be late
Take a rest as a friend
As an old
Memoria, memoria
Memoria, memoria
Come doused in mud, soaked in bleach
As I want you to be
As a trend, as a friend
As an old
Memoria, memoria
Memoria, memoria
And I swear that I don’t have a gun
No I don’t have a gun
No I don’t have a gun
Memoria, memoria
Memoria, memoria
(No I don’t have a gun)
And I swear that I don’t have a gun
No I don’t have a gun
No I don’t have a gun
No I don’t have a gun
No I don’t have a gun
(Compositori: Kurt Cobain – Nirvana)
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“La durezza di questi tempi non ci deve far perdere la tenerezza dei nostri cuori.”- Che Guevara

E collegandomi alla durezza dell’oggi e a questa frase vi suggerisco una accurata biografia su Che Guevara curata da Paco ignazio Taibo II “Senza perdere la Tenerezza”

Teniamoci strettistretti Anzi strettissimi

“Ieri mi hanno detto

… devi andare via!”

Lo sgombero del Cara a Castelnuovo di Porto, quale che siano le motivazioni,  soltanto a guardare le immagini riporta indietro nel tempo.  I reietti di oggi sono neri e arrivano stremati da lontano.  Sono sgraditi alla politica che li demonizza.  “L’Italia agli italiani!”. Vengono ammassati ora qui ora là,  spostati come pacchi  su pullman da ‘crociera’. Escono dai recinti sgomenti e impauriti senza conoscere il passo successivo.

27 gennaio 2019  per non dimenticare  i treni stipati, i campi di concentramento, le famiglie smembrate, i morti,  per non renderci complici di quanto oggi accade sotto i nostri occhi.

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” Quando il giardino della Memoria inizia a inaridire, si accudiscono le ultime piante e le ultime rose rimaste con un affetto ancora maggiore. Per non farle avvizzire, le bagno e le accarezzo dalla mattina alla sera: ricordo, ricordo, in modo da non dimenticare.”
Orhan Pamuk

asylum

. . . tutto è dannatamente ‘come prima’ se non degradato e ulteriormente ammantato da false verità cucite su misura e dall’arroganza di credere , e fare credere, di contrastare (in modo inadeguato e spesso strumentale) guerre, sangue, dolore, morti, e morti viventi che portati dalle correnti, la vita come solo salvagente, sbarcano seminudi sulle nostre spiagge.
Fino a quando, oggi, ci faremo suggestionare dalla paura dell’ altro da quel ‘altro da noi’ che fugge? e chiede aiuto?

260 Migranti – 11 giugno 2018 sbarcati dalla Sea Watch a Reggio Calabria

Ma oggi, freschi di nuovo consenso, Uno soprattutto allevato nel mito del celadurismo s’impunta violento: ‘Dobbiamo porre dei limiti all’invasione di ‘farabutti’ (ma qualche onesto lo si può anche trovare)!’ Tutto lecito?  opporsi con la forza, ridurre in numeri percentuali il dramma di fughe e separazioni  strazianti, sì,  parlo del minori non accompagnati? Quale genitore può pensare che solo la fuga del proprio figlio potrà forse salvargli la vita (quale vita, poi). Eppure tutto pare meno definitivo della paura costante della morte.

“II rumore degli assedi
è lampo soffice.
Scalzo
chiusa la bocca
riposa tremando.”

… e sotto l’ombrello onnicomprensivo della  ‘esportazione di democrazia’ dopo tanti danni fatti, adesso si aggiunge il perentorio ‘Aiutiamoli a casa loro!’ forse a schivare le granate? Le razzie delle fanciulle? Una vita da topi in paesi fantasma?

La Fortezza di Aleppo, la Siria oggi

“Trema la nostra vita
percossa dal bisogno.
Si spacca nella sete.

Precipita
la vita nostra.
Senza appello.

Gridi, dubbio,
paura
abbracci: tutto
è nel conto.

Ma trema,
domanda
la nostra vita.

Muore.
Morendo
domanda:
quale legge?”

Una madre siriana.

‘Aiutiamoli a casa loro’ (23 morti, 6 bambini)  in un bombardamento al nord della Siria – 30 aprile 2015.

Arriverà mai un dubbio, si guarderanno mai dentro i nuovi vincitori? oppure  ‘ L’ indicibile dei vinti’  ricadrà pesantemente sulle loro spalle o saremo tutti, indistintamente, costretti a portarne il fardello doloroso/vergognoso?


Rimini, 3 febbraio 1991, XX Congresso e ultimo del PCI: L’amarezza e il mio l’abbraccio con Pietro Ingrao.

Le poesie sono tratte da  Il dubbio dei vincitori – 1986 – Pietro Ingrao

Foto dal web –