Femminicidio (si o no?)

Prima di snocciolare qualche dato è bene chiarire  cosa si intende con la parola :

  “Femminicidio”.

Secondo l’Istat :
 il termine femminicidio, nell’accezione comunemente intesa, “è un neologismo che può essere fatto risalire agli anni 90, per qualificare gli omicidi basati sul genere.

Per l’Accademia della Crusca
il femminicidio consiste nel “provocare la morte di una donna, bambina o adulta, da parte del proprio compagno, marito, padre o di un uomo qualsiasi, in conseguenza del mancato assoggettamento fisico o psicologico della vittima”.

Femminicidi, in Italia.

Tra il 2000 e i primi dieci mesi del 2018 le donne uccise sono state 3.100, una media di più di tre a settimana. E in quasi tre casi su 4 (il 72 per cento) si è trattato di donne cadute per mano di un parente, di un partner o di un ex partner.
ILl NORD e Roma le zone più a rischio (dati Istat).

donna che legge
Foto dal web

Ma poiché sussistono diatribe sulla opportunità dell’uso  del termine femminicidio ritenuto in buona misura frutto di un femminismo arroccato, vi regalo, se avete tempo e voglia di leggere, un approfondimento molto interessante.

“0La parola “femminicidio” esiste nella lingua italiana solo a partire dal 2001.
Fino a quell’anno, l’unica parola esistente col significato di uccisione di una donna era “uxoricidio”. Ma uxoricidio, composta con quella parola latina, uxor, moglie, alludeva per l’appunto solo all’uccisione di una donna in quanto moglie e veniva estesa anche agli uomini, quindi al coniuge in generale. Non avevamo una parola che alludesse all’uccisione della donna proprio in quanto donna. Nella lingua inglese invece, dal 1801 esisteva la parola femicide. E a questa prima parola se ne accostò, a partire dal 1992, un’altra che è feminicide. La parola fu coniata dalla criminologa Diana Russell, che la usò in un proprio saggio. Nell’anno successivo, il 1993, l’antropologa messicana Marcela Lagarde usò la parola femminicidio, per l’appunto, e la parola cominciò a diffondersi. L’antropologa aveva usato questa parola per studiare, per ricordare i numerosissimi omicidi di donne che erano stati compiuti ai confini tra il Messico e gli Stati Uniti. E appunto, la parola femminicidio serviva proprio ad indicare questo tipo particolare di uccisione. La parola femminicidio si è diffusa nella lingua italiana a partire dal 2008. In quell’anno è stato pubblicato da Barbara Spinelli un libro intitolato Femminicidio. Dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale. E da quel momento in poi la parola ha cominciato a circolare, prima di tutto nella stampa, nei giornali e poi a entrare proprio nel circolo della nostra lingua. Contrariamente a quanto si sente ripetere spesso, femminicidio non è parola denigratoria, badate bene! solo perche derivante da ‘ femmina’.
Non è la parola ad essere inappropriata o denigratoria; spesso se ne ha paura non per loro stesse , ma per il significato e per l’avvenimento che evocano.”

Per Elisa Pomarelli e tutte le donne vittime di femminicidio.

E se siete riusciti a leggere anche a balzelloni fino a qui allora…

Teniamoci stretti stretti Anzi strettissimi 🌹❤

molestie ambientali *(quando il sole brucia?)

*avv.  Giulia Bongiorno

Ofelia Con chi potrebbe meglio accompagnarsi
la bellezza, se non con l’onestà?
Amleto Oh, sì! Ma la bellezza ha tal potere
da far dell’onestà la sua ruffiana,
più di quanto non possa l’onestà
fare a sua somiglianza la bellezza.
Questo un tempo pareva un paradosso,
ma ora i tempi provano che è vero.

“Ma la bellezza ha tal potere…”

Quando tutto quello cui sottendo sarà affrontato e  discusso seriamente senza clamori e con il rispetto dovuto a una moltitudine di donne che non hanno palcoscenico né voce… allora sarebbe Buona cosa affrontare alla radice non già il (fantasioso) abuso ambientale ma i rapporti affettivi che costituiscono la trama del nostro tessuto sociale.

sheramentrefuorinfuriAttila

 

112

Roma,    Di atrocità inimmaginabile gli ultimi istanti di Sara Di Pietrantonio, 22 anni,  bruciata viva dall’ex fidanzato,  nonostante  il  tentativo di sfuggirgli chiedendo  aiuto sul ciglio di via della Magliana a Roma.   Passano almeno due macchine e lei cerca di fermarle .

“Ci sono persone che sono passate, che hanno visto la ragazza che chiedeva aiuto. Almeno due macchine, forse anche di più. Chi passava non ha capito quello che stava accadendo e temeva per la propria incolumità visto che non capiva esattamente cosa stava accadendo”,  così è stato chiarito dagli inquirenti che aggiungono:

“Se qualcuno si fosse fermato, oggi Sara sarebbe viva”.

Due  automobilisti identificati dalle telecamere e interrogati hanno dichiarato di non avere notato nulla di strano.

Una donna che nella notte chiede aiuto non è ‘nulla di strano’? E se la vedevano sul ciglio della strada  riversa avrebbero pensato che dormiva? E loro, adesso che sanno, dormiranno il sonno dei giusti?

Io non voglio tornare a sciorinare i dati sul femminicidio, in Italia e nel mondo perchè fermarsi ‘solo’ a quelle che muoiono è fuorviante e alimenterebbe statistiche in continua evoluzione negativa.  Non voglio puntare il dito su questi uomini violenti che uccidono come bambini che rompono un giocattolo presi dall’ira o dalla noia.

Io voglio puntare il dito contro l’indifferenza generale di tanti benpensanti, Gente ‘perbene’, che di fronte ad una situazione quanto meno anomala -non perde due secondi per  fare  il numero unico per le emergenze: il 112  che ha inglobato  il 113 (Polizia di Stato), 115 (Vigili del Fuoco) e 118 (soccorso sanitario).

Una telefonata salva la vita.

Sit tibi terra levis, Sara.

8 marzo è sempre

Adesso basta di fare gli occhi a palla, sia uomini che donne – sì, anche le donne -, se all’interno di una coppia è lei ad avere almeno 10 anni se non  più del suo compagno.

Prendo spunto  dal caso di  due ‘belli’ del cinema che dopo molti anni hanno deciso di ‘coronare il loro sogno d’amore’.

pubblicazioni

Adesso basta  perché si fa presto a rendere ridicola o colpevolizzare una cinquanta- sessantenne  che incontra l’amore e questo amore è assai più tonico di lei. Come se l’amore fosse solo un corpo sodo e da ‘paura’ a senso unico e cioè al femminile.

L’amore anche quello fisico, se non m’inganna tanta letteratura ,  è un fatto alchemico, se non vogliamo dire di cervello. E’ fatto da affascinazione, stima  spesso sovrastimata nel caso degli uomini soprattutto se più danarosi. Diversamente, se solo ai belli fosse data l’opportunità di amare e fare sesso, cari miei la singletudine ci ucciderebbe tutti.

Adesso basta chiedetelo a una donna tra i 50 e i 60 e magari qualcosa di più dove stanno i suoi coetanei.        Navigano… in un mare di dubbi e di guai pregressi irrisolti (non intendo entrare nelle pieghe sociologiche) e non hanno nessuna voglia di una coetanea con cui confrontarsi:  stanno scappando da una moglie  o quello che è, perché cominciava a porre troppe domande e loro in andro-pausa  assassina  rivolgono le loro attenzioni ad una ragazza, molto più giovane, possibilmente ‘bona’,  cercando uno specchio  non importa se un po’ fasullo in cui specchiarsi ma soprattutto che renda loro la virilità dismessa.

Adesso basta di definire ‘cougar’  con malcelato senso dispregiativo noi donne over ed oltre i 50 cui piacciano e soprattutto piacciono a teneri virgulti trentenni che non hanno bisogno di esibire la loro virilità e dunque si concedono di amare oltre la soglia dell’età e del perbenismo. Non essere più procreativa non rende meno attraente e sensuale una donna, anzi!

E’ vero sto diventando cinica, direte voi. Non è così. Riconosco che ci siano  delle bellissime coppie che durano oltre cinquant’anni e che succeda  anche di morire di solitudine in pochi mesi quando si resta soli ma se la vita è matrigna  o semplicemente tu decidi di rimetterti in gioco perché non farlo a tutto campo soprattutto senza pregiudizi oggi che, almeno questo, nell’opulento Occidente le aspettative di vita  si  sono allungate mediamente per l’uomo fino a 80 e per la donna 85 anni? mentre – per esempio – in Chiad raramente si superano i 50?

Si parla tanto di parità delle donne che tanto ormai comandano loro, adesso c’abbiamo pure Samantha italianissima con l’ “h”  prima donna in assoluto  astronauta in orbita per sei mesi.  Abbiamo  il vecchio adagio che dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna, ma tutto e molto altro  è solo fumo negli occhi, le donne continuano a essere trucidate, violentate, maltrattate, sfruttate, merce di scambio,  non fatte nascere a milioni con aborto selettivo, tutt’oggi in India,  e last but not least  ridicolizzate  (sputtanate) quando entriamo nelle questioni di sesso, dico sesso e non amore

Non sarà che a dispetto di tanti proclami serpeggia ancora il sottaciuto  Aristotele pensiero  che affermava che l’uomo è per natura superiore e deve comandare, mentre la donna è un essere debole e per questo deve essere comandata.   Comandata tra bastone e carota

fermare il femminicidio, repetita iuvant.

Settembre.
Tempo di vendemmia.
Senza una stagione precisa, sempre più,
le donne cadono a grappoli.

Rimini.
Giovane donna di 30 anni assassinata
nella cucina dell’albergo con un coltello piantato nel cuore.
Finita la ‘stagione’ il giorno dopo sarebbe tornata a casa.

Delitto di Udine.
Un uomo avrebbe confessato l’uccisione di Silvia Gobbato, 27 anni, mentre la giovane stava facendo jogging.
Il che potrebbe significare che fare jogging non sempre mantiene in forma: meglio scappare.

Ma una donna la si uccide anche con il disprezzo delle parole.
Beppe Grillo, leader del terzo partito in Italia attacca la Presidente Laura Boldrini.
“E’ un oggetto di arredamento del potere”
Come dire? ‘una donna bisogna che piaccia, che taccia e che se ne stia in casa’. Fora de ball, alla francese, tout-court.

FERMARE IL FEMMINICIDIO.

24 settembre, solo una maciata di giorni sono trascorsi eppure:

Bari, Bisceglie.

Tragedia sfiorata: un uomo di 36 anni ha rubato le chiavi di casa della ragazza che lo aveva lasciato ed ha tentato di ucciderla folgorandola con un phon  mentre lei stava facendo – ignara – la doccia.

Roma.

Sperona con un furgone l’ex  moglie per ucciderla. Dopo reiterati insulti, minacce e botte l’uomo ha inseguito la sua vittima con un furgone per poi schiacciarla contro un muro di cemento.

Da parte mia non credo che possa bastare una legge ad hoc per fermare questa furia omicida contro le donne  (quasi sempre preceduta da atti violenti ‘regolarmente’ denunciati dalle vittime) .Penso, piuttosto, che la cultura maschile, la società, debbano cambiare atteggiamento imponendo rispetto e misura nella pratica del quotidiano.

In effetti lo penso ma temo,  che salvo le molte eccezioni, la cultura del ‘maschio’ padrone, spesso -oggi – padrone sopraffatto dalla sua stessa pochezza scoppi all’nterno della sua cerchia famigliare anzichè trovare nel confronto con la società una riappacificazione umana.

http://youtu.be/GGjSrEKW7co FRAGILE

senza fine

Bene. Un paio di giorni fa è stato varato il decreto che inasprisce le pene contro il femminicidio e ratifica la convenzione di Istanbul.

Il punto è – a mio modesto avviso ma comunque di una che da anni collabora con un centro antiviolenza – che questo decreto interviene solo sul piano repressivo, un piano di intervento talvolta necessario per bloccare gli autori di violenze ma insufficiente per affrontare il fenomeno in tutta la sua complessità.

E a dirla tutta il decreto di gran belle parole e proponimenti si scontra con la carenza visibile di fondi per affrontare ogni singolo aspetto della tutela delle donne e, soprattutto, non affronta il problema del recupero degli autori di violenza.

“Vittorio è sempre stata una persona tranquilla. Per carità, spirito tormentato, però uomo tutt’altro che portato alla violenza: non credo che in tutta la sua vita abbia mai colpito qualcuno nemmeno con uno schiaffo.”

Però a Vittorio, malato d’amore, due giorni fa ha dato di volta il cervello ed ha ucciso la sua ‘ex’ compagna invitandola per un’ultima cena chiarificatrice, da persone civili. Certo, c’erano state valanghe di sms ossessivi ma niente più.
Può capitare, od è capitato anche a noi, perché le vere follie in amore si fanno quando l’amore finisce.

Le PPTT italiane dovrebbero essere citate come corree perché :

“…il pm di Trento che coordina l’inchiesta – hanno trovato nello studio dell’avvocato le copie di alcune lettere indirizzate con raccomandata a due persone vicine alla vittima. Le lettere, datate 7 agosto e quindi due giorni prima del delitto, non sarebbero state ancora consegnate.” Le poste italiane non si smentiranno mai, ovvero, avviene quando una qualsivoglia missiva arriva entro i tempi stabiliti.

Un’altra giovane donna è morta, accoltellata in un sera d’estate per avere generosamente concesso all’uomo che aveva amato e lasciato di potersi chiarire definitivamente tanto più che lui le aveva detto che era sereno perché c’era un’altra nella sua vita.

Sto ragionanado su quest’uomo istruito, ‘dabbene’, che non avrebbe fatto male ad una mosca per dire che decreti, inasprimento di pene, certo servono (ma è statisticamente provato che nei Paesi dove vige ancora la pena di morte questa non costituisce un deterrente a delinquere) ma non risolvono.
Le donne sono sempre state l’anello debole e nello stesso tempo ingranaggio portante nelle società.

Noi tutti giustamente ci indigniamo, donne e uomini per questa mattanza, ma se ciò avviene ogni due giorni nella nostra Italia, sessantaseimila donne e bambine vengono uccise ogni anno nel mondo, una cifra enorme (2011) che rappresenta circa un quinto (396mila) di tutti gli omicidi. Il dato è raccolto dalla Small Arms Survey.

Lo so, non volevo tornare, non volevo affrontare il quotidiano e le sue bestialità politiche, la donna che a Genova è stata quasi accecata con l’acido da uno sconosciuto, il quattordicenne suicida perché non riusciva a fare accettare la sua omosessualità, e questa ragazza, Lucia Bellucci.

La mia conclusione è che non servono leggi ma educazione alla cultura del rispetto.
Serve guardarci negli occhi e imparare a riconoscere nell’altro qualcosa di noi.

Non serve ‘fermare il bastardo’ ma avere uno Stato che se ne prenda cura perché ‘bastardi non ci si diventa di colpo ma attraverso esperienze negative, fuorvianti, attraverso il dolore e i maltrattamenti subiti…

E quasi sera, Hamed, il mio nuovo incontenibile ciarliero dirimpettaio gioca sul terrazzetto: è felice e ride a piccole cascatelle. Ha denti bianchissimi e labbra rosa come un bocciolo, forse sette anni. Confronto il mio colorito al suo e mi accorgo che siamo entrambi neri, abbronzati ma lui lo è tutto l’anno.

Ora di quasi cena.

Buon ferragosto.

(e mentre sto per allontanarmi dal pc sento al telegiornale: “Sicilia, uomo uccide la moglie e poi si suicida
Alla tragedia ha assistito il figlio di 4 anni della coppia.” Ecco, i figli, muti spettatori, marchiati per sempre da immagini cruente di morte e di abbandono.

Un urlo di dolore, sempre quello

MA CHE CAZZO|
Ma lasciatemelo questo improperio che ho urlato e ripeto e ripeto sentendo la notizia alla radio.

MA CHE CAZZO!
“Sedicenne accoltellata e bruciata.
il fidanzato confessa l’omicidio: ero GELOSO  e l’ho BRUCIATA VIVA”

MA CHE CAZZO!
“Il minore, io direi meglio minorato, avrebbe confessato di avere accoltellato la fidanzatina al termine di una lite nata per il “rapporto travagliato” che esisteva tra loro.
Un rapporto ripreso da poco e caratterizzato da gelosie reciproche.”

MA CHE CAZZO!
Basta un ‘rapporto travagliato’ perchè un sedicenne accoltelli la sua giovane compagna – che fidanzatINA e fidanzatINA! – una piccola donna che cominciava a sperimentare la vita, l’amore e si ritrova morta ammazzata e bruciata?

MA CHE CAZZO!
cosa ci si può aspettare da una cultura consumistica che butta in pasto il corpo della donna,
intero, sezionato, oggettivato al piacere quale che sia il prodotto? Il gelato lambito da labbra rosse fuoco, l’automobile magico tappeto volante di conquista, il liquore color del sangue tra le unghie di due maliarde.
Donna, lei stessa diventata merce che, mal funzionante, passata di moda, si sopprime?

MA CHE CAZZO!
Guardi un film e immancabile, perla di qualsiasi trama, il corpo nudo di una donna, simil Barbi, che si fa ‘sbattere’ tra mugolii imbarazzanti che riempiono la sala, o ‘cavalca’ valkiria rifatta, chiappe in primo piano, ammiccando allo spettatore maschio che poi è quello stesso che a buon conto commenta le gesta di potenza virile, veicolata dal denaro, di un vecchio satrapo con un “Buon per lui” e..lo vota.

MA CHE CAZZO!
Eppure non è questo che con la pratica e l’esempio quotidiano io ho trasmesso a mio figlio, unico figlio maschio. Io, madre divorziata e donna inquieta e libera,  ho voluto spiegargli ben chiaro che il rapporto d’amore è qualcosa di magico, di imprevedibile, che a volte dura l’arco di una vita ma a volte, spesso, non funziona al primo incontro. L’amore può dolorosamente finire, e ci fa soffrire da urlare, ci sembra crudele ma deve rimane qualcosa che dobbiamo risolvere dentro di noi, lavorando su di noi e questo non può, non deve avvenire attraverso l’annientamento dell’altra/o.

MA CHE CAZZO!
L’amore è un sentimento che vola alto, impalpabile e la persona – per-so-na – che ce lo ispira, che ce na fa dono deve rimanere altro da noi. Perché se non si è liberi entrambi l’amore non è amore ma solo sopraffazione malata.

MA CHE CAZZO!
(e forse quest’ultima imprecazione volgare me la potevo censurare)

..e che Munch sia con noi e che l’Urlo deflagri nelle coscienze.

donne e cinema

In Afghanistan una giovane donna accudisce il proprio marito, ormai in stato vegetale a causa di un proiettile che gli ha oltrepassato il collo, abbandonati entrambi al loro destino dai famigliari e dai compagni della Jihad.
Nelle lunghe ore di solitudine, tra incursioni di truppe nemiche e macerie che piovono sulla loro testa, lei inizia a parlargli, a raccontarsi dal giorno che quasi bambina fu data in sposa  a lui, eroe di guerra,  sempre assente. Gli ricorda la brutalità dei rari rapporti sessuali (“Che cos’ero io per te? Un pezzo di carne?”),  gli confida le sue sofferenze, il timore di essere sterile e di essere gettata in strada come un animale malato in pasto ai maschi della famiglia e non, dà voce alle sue sofferenze e alle sue umiliazioni, spera che lui inerme, come morto, spossa essere la sua ‘pietra  paziente’,  che secondo la tradizione persiana, finita la confessione si frantuma in mille pezzi, cancellando infelicità e miserie e che, nel suo caso, possa restituirle un marito riconoscente che le dia amore.
Con una trama scarna e apparentemente statica ma denso di emozioni esterne, questo film afghano molto intimistico concentra la sua attenzione soprattutto e profondamente sulla condizione femminile nella società musulmana (e le sue guerre fratricide) trovando redenzione e riscatto attraverso le confessioni della protagonista (potente la metafora “dell’apertura degli occhi” tra la sura coranica ed il risveglio del marito dal coma).
Pregevole la regia senza sbavature che alterna punte di grande tensione a momenti di parziale leggerezza. Particolarmente suggestiva l’interpretazione di Golshifteh Farahani la giovane attrice, bellissima, dai lineamenti di una madonna. raffaellita.

Un film di cui non basta dire solo ‘bello’;  un film che tiene il fiato sospeso; un film che fa nascere sentimenti contraddittori tra parziale  sollievo per noi donne occidentali e nello stesso tempo mette tutti, donne e uomini, difronte alla necessità di non ‘abbassare la guardia’ e  guardare con altruismo  a questo nostro mondo dove, davvero, legalità e rispetto per i più deboli sono costantemente a rischio.

Buon fine settimana il più possibile sereno (metereologicamente parlando, of course 🙂  )

One Billion Rising (sebben che siamo donne)

In tempo di canzoni : ‘La sola cosa bella’ ‘In questo mondo di ladri’ in una Roma inondata dal sole a Piazza di Spagna eravamo in tanti e dico tanti perché c’erano donne, bambini e molti uomini che nulla hanno, ne vogliono avere, a che fare con le belve feroci che al chiuso nelle nostre case, o negli angoli più deserti delle città, con modalità diverse ma ugualmente dilanianti, usano violenza ad una donna, ad una bambina ad una vecchia.

‘ La sola cosa bella’ non è stato l’efficace discorso seguito dalla bella coreografia del balletto della Litizzetto da quello stesso palco che la sera prima aveva contestato Maurizio Crozza nella sua parodia a Berlusconi,  impenitente e laido dileggiatore delle donne, ‘fruitore ultimo’ e  ‘a sua insaputa’ di una catena di montaggio di parti anatomiche assemblate tutte allo stesso modo e in uguale misura, specchio deformante di un’immagine delle donne italiane, e delle donne in genere che ha preso di mira, che non è quella.

Significativa la data di questa colorata iniziativa mondiale : il 14 febbraio, giorno degli innamorati. Il giorno dell’amore di ogni coppia, il giorno che dovrebbe rinnovare quel patto d’amore che – malgré nous,  non è detto che duri in eterno ma che comunque deve essere scevro da ogni violenza: non ci si ama più ed è possibile convivere civilmente, come lasciarsi altrettanto civilmente.

Quando l’amore degenera ‘Bisogna saper perdere’. Che ognuno riprenda in mano le redini della sua  esistenza a testa alta per amore della vita.

Se il sangue scorrerà, quando la spada incontrerà la carne,
seccandosi al sole della sera,
la pioggia di domani laverà via le macchie
Ma qualcosa rimarrà per sempre nelle nostre menti

Forse questo ultimo atto è destinato
a ribadire una fondamentale verità:
che dalla violenza non può
e non è mai potuto nascere nulla
Per tutti quelli nati sotto una stella arrabbiata
per paura che ci dimentichiamo quanto siamo fragili

La pioggia continuerà a cadere su di noi
come lacrime da una stella
La pioggia continuerà a dirci
quanto siamo fragili, quanto siamo fragili

corpo di donna

Se io fossi uomo, ben più delle continue scempiaggini, delle violenze e degli stupri  a cascata  sulle donne, se io fossi un  uomo mi sentirei insozzato dalle parole e dalla grettezza del pensiero (pensiero?)  di quel ‘servo del Signore’ che è riuscito a superare l’insuperabile definendo – brevemente – le donne  sciacquette senza cervello,  impudiche istigatrici alla violenza,  e gli uomini naturalmente violentatori perchè  atavicamente succubi dei loro istinti più ‘bassi’.

A negare e confermare quelle inqualificabili parole,  nella stessa pagina del mio quotidiano la notizia di uno di questi ‘uomini’ che, lasciato dalla moglie,  il giorno di Natale ha ucciso (come preventivamente comunicatole e da lei denunciato alle forze dell’ordine!)  col fucile a pallettoni sia lei che la sorella. E leggo che la poveretta è stata uccisa non perché fosse una sgualdrina  ma perché non aveva voluto accettare l’amante del marito in casa e di conseguenza, da quella casa se n’era andata.

Dunque, questa del femminicidio non è solo una questione ‘di donne’. C’è bisogno della collaborazione  di uomini ‘veri’,  uomini di cuore,   sensibilità e lungimiranza che  sì oppongano e prendano le distanze dalle violenze e dagli stupri ai danni delle donne che poi sono sempre figlie, madri, sorelle, amiche di uno e di tutti loro.  Guardare una bella ragazza, essere attratti da una donna seducente, da un abito osée,  ci può stare ma non lasciate che qualcuno possa etichettarvi come animali assatanati.

Gentilezza e rispetto, riconoscimento dell’altro da noi,  non sono  segno di debolezza ma di civiltà e di amore.

E qui mi fermo perchè il dibattito e assai più profondo va ben oltre lo sproloquiare di un prete da strapazzo,  del barzellettiere sciupa femmine, è un problema che investe la società,  la mercificazione un tanto al chilo, che la (sotto)cultura dell’usa e getta fà del corpo della donna, tentatrice in un Eden mai risolto.

1865712380