vola cicogna bianca vola

Il 25 luglio 1978 nasce, in gran segreto nell’ospedale di Oldham nel Nord dell’Inghilterra, Louise Brown, il primo neonato concepito attraverso la fecondazione artificiale.
Alla notizia di quella nascita, il mondo rimase di stucco. Infatti, sebbene negli anni precedenti i giornali avessero seguito gli sforzi degli scienziati che tentavano di ottenere la fecondazione in vitro, quella possibilità sembrava appartenere più alla fantascienza che alla realtà.

Lou

Louise che oggi ha 37 anni ha una sorella, Natalie, anch’ella concepita in vitro, che è stata la prima “figlia della provetta” a dare alla luce un bimbo, nel 1999.

La pecora Dolly (5 luglio 1996 – 14 febbraio 2003) è stata il primo mammifero ad essere stato clonato con successo da una cellula somatica, sebbene non il primo animale in assoluto ad essere stato clonato con successo

La clonazione è diventata anche un’opzione per far tornare in vita animali domestici a noi cari, come cani e gatti.
Nell’uomo la clonazione, nonostante l’opposizione basata su motivazioni filosofiche, etiche o mediche, se perfezionata, potrebbe essere una valida strategia riproduttiva, in aggiunta alla fecondazione in vitro, alle madri surrogate, all’adozione e alla riproduzione tradizionale.
La clonazione ha aperto la strada per rendere meno controversa l’ingegneria genetica applicata ai bambini sia per lo screening genetico, permettendo di diminuire i rischi di malattie ereditarie, che per assicurare la compatibilità nel trapianto di cellule staminali nei fratelli con almeno un genitore in comune.
La clonazione umana è comunque allo stato attuale ufficialmente vietata a livello internazionale….

eppure a me tornano alla memoria i fatti accaduti in alcuni campi di concentramento nazisti, dove veniva effettuata sperimentazione umana usando come cavie i deportati.
Forse al ministro Alfano e a segretario omofobo della Lega, Salvini, sarebbe utile sapere che i nazisti posero particolare interesse nella ricerche sulla cura ormonale dell’omosessualità e che tali esperimenti vennero condotti a partire dal luglio 1944 nel campo di concentramento di Buchenwald dal medico SS danese Carl Peter Vaernet e consistevano nell’impianto di massicce dosi ditestosterone su deportati omosessuali alla ricerca di una cura che avrebbe dovuto rendere eterosessuali i soggetti trattati.

Pensieri in confusione mentre nella parte ‘petalosa’ del mondo fioriscono bambini su ordinazione.
Niente di nuovo sotto il sole la fantascienza si fa quotidianità mentre nelle viscere della terra si sperimenta l’eternità.

Per chi trova tempo e ‘coraggio’ ecco il film intero


Trama : Una delle poche città al mondo con un’altissima concentrazione di gemelli, uno storico specializzato nella ricerca di ex criminali nazisti, l’ombra degli esperimenti dello spietato dott. Mengele. In Brasile circola una cultstory che ricorda il film diretto da Schaffner nel 1978.

(foto prese dalla rete)

La crostata della Memoria

Roma, simbolo universale della cattolicità, in realtà è una città anche ebraica. Da più di duemila anni vive qui una comunità, la più antica, di ebrei della diaspora e non come ospite ma parte integrante della vita, della storia e della cultura di questa città. Senza la loro presenza Roma non sarebbe più la stessa.

Persino la tradizione gastronomica più antica e verace che unisce la cucina giudaico-romanesca ne risentirebbe. Niente più passeggiate fino al Forno del Ghetto per andare a comprare la crostata di ricotta e visciole, così amata dai tutti i romani che amano cenare in uno di quei ristorantini senza tralasciare le squisite polpettine al sedano che le insaporisce al posto del parmigiano essendo vietato mescolare carne e latte (parmigiano).

Il pane, ne vogliamo parlare?,  che  ha un posto speciale nella tradizione culinaria ebraica poiché considerato pietra miliare dell’alimentazione, quindi fondamento della vita, e che  richiede speciali benedizioni quando si consuma. Il pane del sabato si chiama challah e  di norma si prepara in casa e portarlo in tavola è una festa.

Io vorrei quest’anno ricordare e raccontare gli orrori dell’Olocausto attraverso il ‘piacere’ delle piccole cose quotidiane che dovrebbero fare da collante tra le genti e niente unisce di più del rituale del cibo. Il piacere dello stare insieme, del condividere l’ospitalità.

L’Olocausto ci ha restituito brandelli di uomini e donne, pochi bambini, scheletri baudelaireiani occhi affamati.

Ricetta originale della Crostata di ricotta e visciole (6 – 8 persone)

400 g farina;  240 gr di zucchero;  200 gr.di burro;  4 tuorli d’uovo;  scorza di limone;  un pizzico di sale,  400 gr di ricotta di pecora;  2 uova intere; 2 cucchiaini di sambuca o rum; 350 gr. confettura di visciole.

per la frolla:
400 g di farina;  200 g di zucchero;  200 g di burro;  4 uova, solo i tuorli; scorza di limone;
sale.
Preparare la frolla con gli ingredienti sopraelencati, farla riposare
per il ripieno:
400 g di ricotta romana di pecora; 140 g di zucchero; 2 uova ;2 cucchiai di sambuca o rum , a piacere; 1 barattolo di confettura di visciole, 350 g circa

Mescolare insieme tutti gli ingredienti per la crema di ricotta fino ad ottenere una crema perfettamente liscia.         Con parte della pasta frolla rivestire il fondo e i bordi di una tortiera (diametro 26 cm), fare uno strato di confettura quindi versarvi sopra la crema di ricotta. Con la pasta rimasta ricavare, con l’aiuto di una rotella dentellata, le strisce per la copertura.        Far cuocere la torta in forno a 170°C per circa 1 ora quindi aspettare che sia ben fredda prima di tagliarla e servirla spolverata di zucchero a velo.

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Il cielo cade – Negli anni della seconda guerra mondiale, due sorelline orfane vivono un’infanzia felice presso una villa toscana, insieme agli zii ebrei tedeschi, Katchen e Wilhelm, lo zio cugino di Albert Einstein, che le hanno prese in custodia. Nell’estate del 1944 arriva nella villa l’’esercito nazista e i soldati trucidano tutta la famiglia lasciando loro vive perché ‘non ebree’. Questo non essere ebree e sprezzantemente  ‘vive’ ha segnato la loro vita.

Queste due bambine di allora, morta la loro mamma di parto ed essendo mio nonno e loro padre grandi amici, furono accolte in casa e cresciute fino a sei anni da mia nonna con mia mamma e le mie due zie.  Oggi sono le uniche persone care della mia famiglia – di quella generazione – ad essermi rimaste e in questi giorni Lori sta, come sempre tutti gli anni, girando l’Italia a raccontare il suo Il cielo cade che è anche un libro ripubblicato da Sellerio Editore.

Per non dimenticare, insieme.

Ricette d’amore

Una ricetta ‘al bacio’ 

Ponete nella terrina del cuore un pizzico qb di follia, aggiungete a piacere qualche parola appena sussurrata, come farina attraverso il colino,  amalgamate con 2 al massimo 3 carezze tra i capelli, indugiate con una leggera pressione dietro la nuca, controllate che gli ingredienti si fondano pur mantenendo la loro fragranza,  ponete cura a che il tremore interno non vi renda goffi,  sorridete con gli occhi dell’anima, attraverso il ventaglio delle ciglia. Adesso il più è fatto e allora cominciate a gustarne lentamente il sapore, con un intimo guizzo di fiamma, non lasciate assolutamente riposare .

Il bacio, dice la qui presente,  l’Artusina  dell’amore,  è fragranza appetitosa sulle  nostre labbra. Leggero e delicato amche solo di sfuggita  non dovrebbe  mancare mai. Il bacio notoriamente non ingrassa, tuttaltro!,  è terapeutico, ridona energia e aiuta il ‘sogno’ tranuillo.

 Sapore di bacio. Che buon sapore.

Bon Appétit!

locandina

 Bon Appétit è anche un film grazioso di David Pinillos definito ‘una commedia romantica tra amori e dissapori’  che ho visto in un giorno piovoso di qualche anno fa e che mi fece sorriredere. Racconta l’educazione sentimentale di Daniel, un giovane basco che trova la prima importante esperienza di lavoro in un ristorante d’alto rango di Zurigo, con cuochi di ogni nazione e una sommelier, Hanna,  tedesca innamorata del titolare. Le scelte nella vita sono sempre difficili e dal risultato incerto. Anche per Daniel, ma imparerà a scegliere.

“Avremo sempre Parigi”

Erano i primi anni 50 e alla sorella più piccola di mia mamma, Mussi, venne concesso di andare a studiare all’ Académie des beaux-arts a Parigi. Precorsero i tempi i miei nonni.
L’anno successivo la zia Mussi si innnamorò di uno dei accademici e si sposarono: tra loro a contrariare i genitori c’erano 30 anni di differenza. Vissero ‘felici e contenti per oltre 40 anni.

La prima volta che io e mio fratello andammo a Parigi avevamo meno di sei anni scendemmo a la Gare de Lyon e lì, siamo negli anni Sessanta, si materializzo per noi il primo ‘uomo nero’ delle paurose favole punitive. Il ‘politically correct’ era  di là da venire e a Torino non avevamo mai incontrati uomini così diversi da noi.
Divenne per noi consuetudine passare le vacanze con gli zii  in Normandia e sostare qualche giorno a Parigi perché nel frattempo erano nati i due cugini e continuare, ora con meno frequenza, ad avere con Parigi un forte legame.

Per queste mie ragioni personali ho vissuto i terribili eventi di ieri sera ancora più pesantemente di altri drammatici attentati che da dopo l’11 settembre si susseguono incessantemente un po’ in tutte le capitali europee.

“Avremo sempre Parigi”
(dal film: Casablanca)

“Oh! ma Parigi non è fatta per cambiare aerei.. è fatta per cambiare vita! Per spalancare la finestra e lasciare entrare la vie en rose”
(dal film: Sabrina)

“Non si può scegliere se Parigi sia più bella di notte o di giorno, ti posso dare un argomento che mette ko sia l’una che l’altra ipotesi.. Sai a volte mi chiedo come qualcuno possa realizzare un libro, un dipinto, una sinfonia o una scultura che competa con una grande città. Non ci si riesce, ci si guarda intorno e ogni strada, ogni boulevard, sono in realtà una speciale forma d’arte. E quando qualcuno pensa che nel gelido, violento e insignificante universo esiste Parigi ed esistono queste luci, insomma andiamo non succede niente su Giove o su Nettuno, ma qualcuno lassù dallo spazio può vedere queste luci, i caffè, la gente che beve e che canta. …”
(dal film Midnight in Paris)

“Parigi sarà sempre Parigi. Che vuoi di più?”
(Frédéric Dard)

Les prenoms de Paris
Jacques Brel

“- Questo è un sogno?
– Il più bello dei sogni, amore mio.
– Sì, ma perché qui? Perché ora?
– Perché qui? Perché ora? Quale posto migliore di Parigi per sognare?”
(dal film: Ratatouille)

“Ho due amori: il mio Paese e Parigi”
Joséphine Baker

… e per chi desiderasse sapere qualcosa di piu sulle mie prime esperienze  e sulla Normandia questo è il link

https://sherazade2011.wordpress.com/2011/10/07/les-feuilles-mortes-piluccando-nei-ricordi/

Donne del Novecento

A me dispiace che sia morta Laura Antonelli.

Ho sempre storto il naso, forse in modo superficiale e snob ma questo è, quando veniva proposto un suo film. Suo!
Sfruttata per la sua bellezza solare dai lineamenti puri offriva un ottimo contrasto a troppi film ammiccanti e,
concedetemelo di dubbio gusto.
Non ho problemi a dirlo, penso a Il Merlo Maschio con Lando Buzzanca
Letti selvaggi, Mi faccio la barca, Rimini Rimini, Porca vacca…

Ma ecco che un film ce la regala in tutto il suo innocente, intrigante splendore e la rende famosa: Malizia di Salvatore Samperi.

Sesso matto, per la regia di Dino Risi e Gran Bollito di Mauro Bolognini, rappresentano la commedia di costume all’italiana arguta e scollacciata.

Ogni tanto qualche film senza infamia e senza (grande) gloria come l’Avaro con Alberto Sordi, una regia di Claude Chabrol, film mediocre, che le regalò un lungo e travagliato amore con Jean-Paul Belmondo.

Una vita ‘sventurata’ con un arresto per 36 grammi di cocaina che la segnò profondamente anche se, dopo dieci anni, venne prosciolta perchè riconosciuto l’uso personale. Delle ‘punturine’ di botox le procurarono un’allergia tale da deturparle il viso e farle concludere una carriere già in discesissima.
Laura Antonelli a soli 74 anni è morta sola avendo chiuso la porta al mondo intero e d’altra parte chissà se il mondo che l’aveva tanto adulata per la sua bellezza si è chiesto di lei se non per qualche ‘revival’ impiccione e inopportuno.

Una donna fragile e sola come spesso sono le donne troppo osannate e senza malizia. Una donna del Novecento, che la fama colse impreparata.
A me dispiace che sia morta Laura Antonelli dagli occhi di cerbiatta e il corpo morbido nelle vestagliette e nei costumi succinti che facevano cassetta.

Ruvida tenerezza

Sono giorni strani, pieni di dolorose immagini, di immani disastri.
Mi aggrappo a tenerezze estreme, mi lascio condurre per mano dai sentimenti difficili da codificare.
Voglio potere piangere e non darlo a vedere.
Cerco in ogni modo di essere altrove.
Chi viene con me? Ma poi?
Cosa ci riserva il risveglio?

Un film di Luc Besson del 1994 con attori del calibro di Gary Oldman, Jean Reno, Danny Aiello e Natalie Portman.

“Léon’ è un film che, a 20 anni dalla sua uscita, non si limita a sopravvivere o ad essere ricordato, ma continua a crescere e germogliare rigoglioso, affondando le proprie radici nell’anima di chiunque lo guardi.”
Un film da vedere ad ogni costo.

Qui trovate una recensione completa e a mio avviso ‘perfetta’.
https://leanimesalve.wordpress.com/2012/11/27/lamour-ou-la-mort/

Il colore di un ricordo

Molti ottimi film sono usciti già in questo inizio del 2015 mentre gli Oscar hanno un po’ ingarbugliato le carte accennando appena ad alcuni film passati in sordina al ‘grande pubblico’.

Confesso di avere visto e recensito Still Alice su richiesta di una cara amica che si occupa di problematiche della vecchiaia e dunque di pazienti affetti da Alzheimer.

Alice Howland è una donna alla soglia dei cinquant’anni, orgogliosa degli obiettivi raggiunti.
È un’affermata linguista, insegna alla Columbia University di New York, ha una bella famiglia composta dal marito e tre figli non più piccoli : Anna, Tom e Lydia.
Ad un certo punto, nella vita di Alice, qualcosa comincia a cambiare, dapprima qualche dimenticanza ed in seguito veri e propri momenti di “vuoto” durante i quali non riconosce il posto in cui si trova. Questi eventi sempre più ravvicinati convincono Alice a ricorrere ad accertamenti medici e le viene diagnosticata una forma presenile di Alzheimer di matrice genetica.

“Posso vedere le parole che galleggiano davanti a me ma non riesco a raggiungerle, e non so più chi sono e cosa perderò ancora. Odio quello che mi sta succedendo.”

Still Alice: il bello di questo film e’ che non cerca la pietà dello spettatore con facili picchi emotivi ma consolida il rispetto per la malattia e il malato. E’ un bel esempio di come l’amore, la volontà e l’ intelligenza di tutta una famiglia possa aiutare ad accettare e non isolare il proprio caro che pian piano scolora.

“Non sto soffrendo. Io sto lottando. Sto lottando per rimanere parte della vita. Per restare in contatto con quella che ero una volta. Così, vivi il momento, è quello che mi dico. E’ davvero tutto quello che posso fare, vivere il momento.”

Un film che colpisce ‘duro’ nel rappresentare con sguardo lucido l’ ineluttabilità del processo degenerativo dell’ Alzheimer, che può cancellare la memoria, ma non le emozioni, che sopravvivono lasciando un’impronta indelebile in fondo all’ anima e dunque Still Alice ci porta a riflettere ancora una volta sull’importanza dei ricordi come bagaglio ‘salvifico’ dell’esistenza. Nel bene e nel male.

Still Alice vive ed emoziona grazie soprattutto all’ interpretazione di Julianne Moore, attrice straordinaria, che cerca di gestire, di comprendere, di venire a patti, di sottrarsi a un male inesorabile che sembra cancellarle il mondo e tutto ciò non passa solo attraverso le parole, le dimenticanze e gli scatti d’ira, ma sopratutto attraverso uno sguardo smarrito e sempre meno vivido che diventa espressione di sgomento.
Bravissimo Alec Baldwin, il marito, e tra tre figli spicca Kristen Stewart, completamente affrancata da Twilight.

Dunque un film da vedere, intenso e triste senza la pretesa di trovare un lieto fine, esattamente come non ne ha la malattia di cui racconta e della quale non dovremmo avere paura se saremo stati capaci di costruirci nell’arco della vita una rete di protezione affettiva e tante immagini dei nostri migliori attimi.

Per quel che mi riguarda, io penso ai ricordi come a cioccolatini da scartare e gustare nei momenti di solitudine, quando succede di sentirsi tristi o soli e dubitare della propria vita (passata). Come sottolinea il film : senza ricordi non c’è presente.

Scheda film
Still Alice è un film americano del 2014 scritto e diretto da Richard Glatzer e Wash Westmoreland, con protagonista Julianne Moore, che ha vinto l’ Oscar per la migliore attrice.
La pellicola è l’adattamento cinematografico del romanzo Perdersi (Still Alice) scritto nel 2007 dalla neuroscienziata Lisa Genova e pubblicato in Italia da Edizioni Piemme

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Scrivevo questa recensione pensando ai lunghi, dolorosi e faticosissimi anni in cui la mia più cara ed ‘antica’ amica di Blog, più di dieci anni – prima ancora di WP e di Spinder, Kathy http://viracconto1.blogspot.it/ ha seguito senza sosta, casa – lavoro – casa, il lento progredire della malattia che aveva colpito sua mamma. E come nel film ha avuto il supporto di suo marito e suo figlio. L’esempio di una famiglia unita e combattiva. Un abbraccio Kathy.

Esportatori di pace

I soldati avanzano , affrontano situazioni disperate, seminano terrore ma sono controllati dall’alto, passo passo, dagli ‘snipers’, i cecchini, che li proteggono. Una porzione di mondo , l’Iraq, grande e tragico affresco.
L’11 settembre è lì a giustificare nefandezze di routine che affioreranno
con gli orrori di Gantanamo.
Per non cadere nella stesura di un normale film di guerra Clint Eastwood usa lo stratagemma del doppio, della sovrapposizione di immagini, i discorsi astratti sul Bene e sul Male, sull’amore, sul destino, tutto questo in mezzo alle battaglie o del televisore spento. Il cellulare militare attaccato all’orecchio a evidenziare la dicotomia di due mondi in simultanea, l’uno soffocato dalla polvere e dai rumori della guerra e l’altro, quello edulcorato, cartolina americana, di una giovane moglie catapultata attraverso i suoni nella guerra del suo uomo: “Torna mi manchi, tuo figlio sta per nascere”. Brilla il sole.

Questo è American sniper di Clint Eastwood e sia o no un film reazionario, che fa l’occhiolino al potere guerrafondaio, irrisolto perché ondivago, ci sa davvero fare. e assolve perfettamente al suo compito. E’ ancora vitale lo sguardo dell’ottuagenario. Nessun sentimentalismo. Tutto calcolato.
Tiene inchiodati alla poltrona, con fiato sospeso ti fa entrare nella carneficina, rabbrividisci perché questa non è solo una pellicola, questo sta succedendo ogni giorno là dove il Bene arriva colonizzando con la violenza, esportando la guerra mascherata da missione di ‘peace keeping’ sotto la protezioni dei cecchini del Team 3 dei Navy SEAL, il corpo speciale della marina militare americana al cui addestramento massacrante assistiamo per tutta la prima parte del film.

Il lavaggio del cervello per produrre degli automi cui iniettano soltanto un pensiero : America, Patriottismo. Kamikaze da esportazione.
Quando, purtroppo, finisce la carica il soldatino torna un civile qualsiasi e si scopre estraneo anche a se stesso ed è allora che va in corto circuito e uccide ancora. Uccide in un raptus il reduce preda della sua follia – e in qualche modo salva Kyle dai suoi fantasmi.
Chris Kyle in effetti sembra avesse ucciso più di 160 persone una a una, freddamente anche solo per un indizio, tanto che venne soprannominato “Leggenda” o, per i miliziani iracheni , Shaiṭān Al-Ramadi : “il diavolo di Ramadi”.

Nella sua autobiografia, Kyle racconta che molte persone gli chiedessero quanti nemici avesse ucciso e lui : «La risposta fa di me di meno o di più di un uomo? Il numero non è importante per me. Vorrei solo averne uccisi di più. La Marina dice che come cecchino ho ucciso più uomini io che qualsiasi altro membro dell’esercito Americano, passato o presente. Credo sia vero».

Chris Kyle rientrato definitivamente dal servizio effettivo nel 2009 fu assassinato il 2 febbraio 2013 nel poligono di tiro da un suo ex commilitone marine che soffriva di ‘disturbo post traumatico da stress’ un gravissimo disturbo di cui soffrono molti reduci e da cui lui era riuscito a liberarsi mettendo in seguito la sua esperienza a disposizione d i altri reduci.

Chris Kyle viene ricordato come il cecchino più infallibile nella storia dell’esercito americano: era, appunto,  autorevole  membro del Team 3 dei Navy SEAL.

American sniper  è il film  basato sulla sua autobiografia ed è  interpretato da Bradley Cooper, perfetto nella parte, che ne è anche produttore.

Candidato già agli Oscar  io  dubito, dubito fortemente della capacità di giudicare obiettivamente  una tale tragedia che tocca a partire dal Vietnam l’America e il popolo americano e il suo forte senso di appartenenza.

In Iraq, nel 2003,  era presente una missione italiana e dell’ L’attentato a Nassiriya racconta Aureliano Amadei ragazzo squattrinato con velleità artistiche a cui venne realmente  chiesto di fare l’assistente per un film da girare in Iraq.  Accetta e si troverà coinvolto nell’attentato terroristico di Nasiriyya il 12 novembre, dove rimarrà ferito ma abbastanza vivo da tornare in Italia per raccontare la sua storia e girarne successivamente un film : 20 sigarette che se non avete visto vi consiglio vivamente di farlo ora.

E sia pace in terra agli uomini di buona volontà

AUGURI PER IL NUOVO ANNO 2015

“….schivando qualche buca
con un motorino
con l’autobus
con il taxi
passando accanto a una fontana e a una chiesa
in uno di quei palazzi
dietro a un cancello grigio
dietro a una porta
tra le cose da risolvere e i sogni
in un giorno qualunque
ci sei tu…”

CI SEI TU, TU CHE PASSI E MI LASCI IL TUO SALUTO OPPURE NIENTE MA VA BENE COSì

buon anno  buon anno nuovo

2015

(Il video è tratto da un lungometraggio~ premiatissimo : Italy in a day ~ di Gabriele Salvatores, imperdibile, un collage di tanti video di tanti piccoli attimi girati da persone ‘comuni’ ed è per questo che mi sembra perfetto per i miei auguri a tutti noi, oltre che a te, ovviamente!)

il mar(l)e dentro

Un gesto ‘riprovevole’. Riprovevole.

“difendo la scelta di mia figlia. Brittany aveva il diritto di morire.”

Brittany, malata di tumore irreversibile decise per l’eutanasia.
Il fatto è di qualche settimana fa.

Con una lettera la madre replica alle molte accuse di cui la più pesante arriva proprio dal Vaticano nella persona di Mons. Ignacio Gaccasco de Paula, presidente della pontificia Accademia per la vita che ha parlato di “gesto riprovevole”.

In sostanza la madre sostiene che : ”Imporre le proprie convinzioni a una questione di diritti umani è sbagliato. Giudicare una scelta personale come ‘riprovevole’ perché non conforme ai valori di qualcun altro è immorale” e ancora “ la vita (di degrado fisico e mentale e di intenso dolore) di mia figlia non merita di essere etichettata da perfetti sconosciuti che neppure sanno i particolari della sua situazione. “

“ ‘Riprovevole’ è una parola molto dura. Significa ‘molto cattivo; che merita forti critiche’.“
Aggiunge : “Questa parola è stata usata pubblicamente nel momento in cui la mia famiglia era più ferita, In lutto.”

La signora Debbie Ziegler continua esortando ognuno di noi a riflettere da soli su questa ipotetica scelta futura, da prendere dopo essersi fatti spiegare bene tutte le opzioni a disposizione nel caso fosse diagnosticata una malattia incurabile, debilitante e dolorosa. Assicurarsi l’appoggio
‘onesto e amorevole’ dei propri cari.

‘Nessun dorma!’

‘Ramon, perché morire?’
Il mare dentro:  uno dei film più toccanti ed emozionanti, in Italia poco conosciuto perché parlare di eutanasia è argomento scomodo anche per il cinema ed è questione politica ingarbugliata. Lo trovate anche su Youtube, non perdetevelo.

“La ‘cultura della cura’ ha portato alla suggestiva convinzione che i medici possano sempre trovare un rimedio.
Ogni vita finisce. La morte non in tutti i casi è nemica. Talvolta una morte dolce può essere un dono”.
“Per chi è malato terminale il diritto di morire è una questione di diritti umani.”

Credo che quasi tutti noi siamo abbastanza grandi da avere vissuto il ‘caso’ di Eluana Englaro e che ognuno di noi si sia fatto una sua idea sul come vorremmo, noi, affrontare una tale circostanza.

Io ho provveduto, mio figlio ha sbuffato e alzato  gli occhi al cielo imbufalito così come io ho fatto con mia madre. Non dobbiamo ammalarci domani e neppure invalidarci ma insomma, se sta per piovere ritiriamo si o no il bucato per tempo?

Chiudo gli occhi, sparisce la grata bianca della finestra e mi staglia netto il volto sereno di mia madre, gli occhi ormai chiusi e un sorriso sereno sulle labbra, il suo sorriso di sempre.La morte ti fa bella.