“Don’t give up

You still have us

Don’t give up

We don’t need much of anything

Spero si chiuda con i 30 ° afosissimi e questo scroscio di pioggia  settembrina un’estate anomala e piena di incognite nell’impossibilità psicologica di aprire la prima pagina bianca dei progetti  e delle promesse che ogni anno rinnovo con l’entusiasmo di una scolaretta un po’ svitata.

“Ma tu che vai cercando?

1In questo mare  che muta da silenzioso e piatto,  quasi fosse un felino in agguato,  alle turbolenze prodrome di tracolli negati,  nascosti come polvere sotto il tappeto, ecco io?

“Contemplando i musi dei cavalli
e le facce della gente,
tutta questa vita correre senza rive sollevata dalla mia volontà
e che corre a precipizio verso il nulla
nella steppa purpurea del tramonto
spesso penso:
 dove sono IO, in questa corrente?”

Gengis Khan

Don’t give up

“Cause somewhere there’s a place where we belong.”

Teniamoci strettistretti anzi strettissimi❤

Dove sono Io?

“Contemplando i musi dei cavalli e le facce della gente,

tutta questa vita correre senza rive sollevata dalla mia volontà

e che corre a precipizio verso il nulla

nella steppa purpurea del tramonto

spesso penso: dove sono IO, in questa corrente?”  (Gengis Kahn)

 

La Mongolia è un antico impero di ghiaccio, di sabbia e di foreste, rimasto come sospeso nel tempo.    L’asprezza del suo territorio ha in parte isolato il paese che è sopravvissuto allo scorrere dei secoli nella propria diversità nomade e selvaggia. 

Melanconicamente,  guardando al mio Paese disastrato nei suoi territori e nelle persone anche io,  con lo sgomento che è proprio della lungimiranza  dei grandi, ma certo io grande non sono, mi chiedo

“Dove sono io?”