I sogni son desideri

Per Freud l’interpretazione dei sogni è lo strumento per accedere e chiarire il mascheramento presente nei sogni, per arrivare ai contenuti nascosti, al “vero” significato del sogno legato all’ appagamento di un desiderio.

Domenica, complice il sole nel pomeriggio, sono piombata in un sonno profondo di due ore.
Ho sognato mia madre cosa che mi è successa davvero molto raramente lasciandomi al risveglio soltanto una sensazione di piacevolezza, quasi fosse ancora il soffio di una carezza.

Di questo sogno però ho ricordato tutto nel dettaglio.

L’aria era tiepida io e Luigi (il ragazzo ‘alla pari’ che ha abitato con me i cinque anni dell’Università di ingegneria aerospaziale, io lo ospitavo e lui dopo l’università badava a mio figlio che allora aveva 10 anni) stavamo sulla sdraio in terrazza dell’altra casa.
“Come sta tua madre?”
“Sì, sta bene ma è sempre preoccupata per le solite cose”
“…..”
“No, niente ..soltanto che vengano bagnati i fiori e che Francis (mio fratello piccolo) MANGI BENE”.

Perché Luigi? A mia madre Luigi piaceva molto e lo trattava come un figlio acquisito.
I fiori sono una passione di famiglia solo che lei aveva una dote innata nella cura del verde ed il suo terrazzo era una gioia di colori e di piccoli angoli dove mettersi a leggere o chiacchierare.
E Francis? Lui è il nostro fratello più piccolo con 15 anni meno di me, per anni l’ho scarrozzato tra mare e monti sempre velocissimi sul mio duetto spyder rosso … Siamo molto uniti anche adesso che è maritato e padre.
E’ un anno che sta tribolando con i denti. Tra devitalizzazioni e innesti insomma la cosa è pesante ( … e che Francis mangi bene).

Io sono agnostica ma mi rasserena e mi rende più forte il pensiero che nostra madre dal niente in cui fluttua possa vegliare su di noi.
Tralasciando il divino, non credo che tutto di noi finisca in cenere perché resta il ricordo di ciò che siamo stati, dell’amore che abbiamo dato e tramandato, nei gesti unici che ci sembra di riconoscere in un volto estraneo e ce lo rende improvvisamente conosciuto.

Guardo fuori dalla finestra e vedo lì il suo limone in fiore. Anche questo è mia madre.

limone

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gazpacho

DOMENICA 15 GIUGNO…PIOVE NEL MIO GIARDINO

Nella cucina spagnola, il GAZPACHO (pronuncia: gazpàcio) è una zuppa fredda a base di verdure crude, molto apprezzata d’estate in regioni calde come l’Andalusia. Gli ingredienti principali sono tradizionalmente peperoni, pomodori, cetrioli e cipolla, arricchiti di volta in volta con erbe aromatiche differenti. Immancabile il pane raffermo, ammorbidito in acqua, che rende cremoso il composto.
Una gaffe piuttosto comune per i profani, particolarmente sfruttata in film e fiction, è lamentarsi perché “la zuppa è fredda”.
Nel film “Soul Kitchen” di Fathi Akin un cliente chiede testualmente di scaldarlo. Il gazpacho torna al cliente portato dallo chef che, “gentilmente”, spiega come nella ricetta tradizionale spagnola vada servito freddo.
Il GAZPACHO e comunque un piatto prettamente estivo e va mangiato freddo talvolta addirittura con cubetti di ghiaccio e accompagnato crostini di pane con uova sode. Viene anche usato come aperitivo servito in bicchiere, come energetico rinfrescante ed è questa la versione che io preferisco perché mi ricorda un bellissimo, indimenticabile per odori, ardori e colori, viaggio in Andalusia o meglio a Granada ovvero la città tra le altre città oltre Roma dove credo potrei volere andare a vivere.
Aperitivo al GAZPACHO
Ingredienti per 6-8 persone:
8 pomodori
2 cetrioli
1 peperone rosso grande
1 cipolla piccola
1 spicchio d’aglio grande
1 bottiglietta da 250 gr di salsa di pomodoro
1 cucchiaino di salsa piccante Westchester-
¼ di bicchiere di succo di limone
½ bicchiere di aceto di vino rosso
3 cucchiaini di sale
1 cucchiaino di peperoncino
1 cucchiaino di paprika
1 avocado
Affettate cetrioli, pomodori, peperoni e cipolla. Tritate nel mixer l’aglio. Aggiungete poi i restanti ingredienti e frullate il tutto fino ad ottenere una crema morbida da conservare in frigo dalle 4 alle 8 ore.

Cesaria Evora non manca mai perchè è una delle mie cantanti preferite dalla voce dolorosamente suadente, ambasciatrice mai altezzosa del suo Paese, Capo Verde. E’ morta un paio di anni fa ma perfortuna ho avuto modo di sentirla a Roma incontra il mondo un paio di volte.

Voilà| per quasi l’ ora di cena, quando il sole comincia a cedere all’arietta della sera e gli amici arrivano freschi e ringalluzziti dal pensiero della buona compagnia, il GAZPACHO fa il suo ingresso trionfale servito come aperitivo, in un bicchiere anziché in un piatto fondo o in una ciotola.

Tutto il resto è gioia (mentre a Roma la pioggia evapora prima di toccare terra)

my sweetest killer

Ebbene sì, ho cresciuto un killer nella mia casa e l’ho nutrito del mio amore.
E’ il fulcro dei nostri pensieri, quelli miei e di mio figlio. Siamo persino riusciti ad utilizzare per lui il linguaggio lezioso di certi genitori rincretiniti di fronte alle mirabilie dei loro pargoli.
Nessuno tra i suoi simili, e spesso tra gli umanoidi, ne eguaglia l’intelligenza, la furbizia e quella giusta dose di ‘mignotteria’ affettuosa che ti scioglie e le concedi una passeggiata anche se ti pulsano forte le tempie e sai di avere la febbre.

Il mio killer parecchi di voi lo conosco, non ancora come killer ma come dolce cagnola di jack russel che conteneva il suo dna di cane da ‘tana’ dunque veloce e feroce nello stanare e uccidere senza sbranare dai tassi alle volpi ai….topi.

Ieri sera me ne stavo paciosa, un po’ inebetita dal cibo e dalle libagioni fuori programma ma perfettamente in sintonia con la compagnia che ogni primo maggio da anni si raduna a casa mia per fave e pecorino e molto altro.

Segiovo e non seguivo un melensissimo quanto insignificante film con Antonio Banderas improbabile filantropo quando nell’arco di cinque, secondi, forse anche tre e mezzo, la poltroncina di vimini dove il killer, ignaro e spossato dai troppi giochi e dalle troppe attenzioni, dormiva esausto viene spinta di forza ruotando su se stessa da un balzo a terra, due forti crolloni di testa a ai miei piedi si materializza un topo morto stecchito le quattro zampette rosee all’aria appiattito al pavimento.
Il mio brivido di orrore ed il mio urlo sono stati altrettanto immediati.
A meno di cinque secondi per assolvere al  ‘compito’ della Sallyina hanno corrisposto  due ore di panico mio e di mio figlio sul chi avrebbe avuto più coraggio e meno ‘schifo’ a raccogliere , e come?, la carcassa che aveva le non indifferenti misure du una grossa cavia. Un topo di fogna di cui Roma, come tutte le grandi città, è infestata. La messa in opera della linea B della metrolitana ha certamente sfrattato grandi colonie di topi ora allo sbado.
Alla fine io, ho provveduto con lo scopettone a spingere l’intruso nel raccogli mondezza del giardino, gettarlo nel cestone, chiuderlo ermeticamente con doppi nodi e mio figlio solo allora ha fatto la sua pur minima parte andando a gettare tutto nel secchione in strada.

Il dubbio a quel punto era: scegliere tra“Materiali non riciclabile”, “Alimenti o altri rifiuti organici”.
Voi che avreste fatto?
Sallybacetti

Momenti di amorosi scambi

Non giurare sulla luna…

 

 

 
 

Giulietta:  "non giurar sulla luna,l'incostante luna che si
trasforma ogni mese nella sua sfera,per tema che anche
l'amor tuo si dimostri al par di lei mutevole."

./.
 

La cena appena consumata sotto l'incannuciata in riva a un mare ormai deserto. A dividerli il tavolino con la tovaglia inutimente allegra un po' stropicciata. La sera silenziosa, inquietante per quella luna che sembrava volere conficcarsi al suolo e il refrain di quella canzone che aveva imperversato fino a ieri e che domani sarà scordata anche dagli innamorati.

Lui pose la mano su quella di lei, farfalla leggera che sfuggiva al suo tocco.

"Hei! hei dove sei? Guardami? Stai bene?"

"Si, certo, tutto bene, tutto molto gradevole."

"Senti, è inutile, non me ne frega un cazzo, io ti amo."

Io ti amo. Queste tre parole dirette, violente, la colpirono come uno schiaffo. La testa prese a girarle e si sentì mancare. Una morsa le strinse lo stomaco, Risentì in bocca la  consistenza del fritto misto. Strinse forte i pugni sul tavolo.

"Perchè continui a non capire? – quasi un ringhio sordo – A cosa serve? Io non sono disposta a mettere in gioco la mia vuota serenità. Mi ci sento sicura."

L'aria della notte, il vento della moto, dispersero i brandelli di un batticuore residuo.

http://www.flickr.com/apps/video/stewart.swf?v=71377

Pioggia di settembre nel mio giardino di Roma

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Ultimi fuochi d'agosto (Ponza on my mind)

    

Esplosione di luce bianca

luna piena sul letto 

aria densa attorcinata alla terra

lame livide fendenti sulla tettoia

spettinata, seminuda,

l’ombra

materializza fantasmi.

tempo dondolato

occhi fissati al cielo

ingarbugliati  non-pensieri.

Dal sipario calato dell’anima

scivolano

gemme

silenziose

borbottio lontano 

solo qualche goccia

ultimi fuochi d’agosto

 

 

Primavera vien danzando..

 

a piedin nudo nel parco che poi parco non è

ma….se trovo il quadrifoglio e "mi dice bene" sfondo lateralmente, invado il giardino confinante, esibisco i miei permessini tutti rigorasamente acquisiti sotto banco e voilà … un vulcano in miniatura che (e)rutta, no, il vulcano no, troppo fine a sè stesso. Una bella montagnetta, il ruscello che ruscella festoso, PesceBollo prim’attore interpreta una trota salmonata, i nipotini che fanno rafting mentre la zia sulla chaise longue leggiucchia Novella 2000 sorseggiando un Cuba libre che con Obi è d’obbligo…sospiro…

Sì! siii! il quadrifoglio. Pero’ cercate voi io non ho tempo!

a piedin(i) nud(i)

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