8 marzo è sempre

Adesso basta di fare gli occhi a palla, sia uomini che donne – sì, anche le donne -, se all’interno di una coppia è lei ad avere almeno 10 anni se non  più del suo compagno.

Prendo spunto  dal caso di  due ‘belli’ del cinema che dopo molti anni hanno deciso di ‘coronare il loro sogno d’amore’.

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Adesso basta  perché si fa presto a rendere ridicola o colpevolizzare una cinquanta- sessantenne  che incontra l’amore e questo amore è assai più tonico di lei. Come se l’amore fosse solo un corpo sodo e da ‘paura’ a senso unico e cioè al femminile.

L’amore anche quello fisico, se non m’inganna tanta letteratura ,  è un fatto alchemico, se non vogliamo dire di cervello. E’ fatto da affascinazione, stima  spesso sovrastimata nel caso degli uomini soprattutto se più danarosi. Diversamente, se solo ai belli fosse data l’opportunità di amare e fare sesso, cari miei la singletudine ci ucciderebbe tutti.

Adesso basta chiedetelo a una donna tra i 50 e i 60 e magari qualcosa di più dove stanno i suoi coetanei.        Navigano… in un mare di dubbi e di guai pregressi irrisolti (non intendo entrare nelle pieghe sociologiche) e non hanno nessuna voglia di una coetanea con cui confrontarsi:  stanno scappando da una moglie  o quello che è, perché cominciava a porre troppe domande e loro in andro-pausa  assassina  rivolgono le loro attenzioni ad una ragazza, molto più giovane, possibilmente ‘bona’,  cercando uno specchio  non importa se un po’ fasullo in cui specchiarsi ma soprattutto che renda loro la virilità dismessa.

Adesso basta di definire ‘cougar’  con malcelato senso dispregiativo noi donne over ed oltre i 50 cui piacciano e soprattutto piacciono a teneri virgulti trentenni che non hanno bisogno di esibire la loro virilità e dunque si concedono di amare oltre la soglia dell’età e del perbenismo. Non essere più procreativa non rende meno attraente e sensuale una donna, anzi!

E’ vero sto diventando cinica, direte voi. Non è così. Riconosco che ci siano  delle bellissime coppie che durano oltre cinquant’anni e che succeda  anche di morire di solitudine in pochi mesi quando si resta soli ma se la vita è matrigna  o semplicemente tu decidi di rimetterti in gioco perché non farlo a tutto campo soprattutto senza pregiudizi oggi che, almeno questo, nell’opulento Occidente le aspettative di vita  si  sono allungate mediamente per l’uomo fino a 80 e per la donna 85 anni? mentre – per esempio – in Chiad raramente si superano i 50?

Si parla tanto di parità delle donne che tanto ormai comandano loro, adesso c’abbiamo pure Samantha italianissima con l’ “h”  prima donna in assoluto  astronauta in orbita per sei mesi.  Abbiamo  il vecchio adagio che dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna, ma tutto e molto altro  è solo fumo negli occhi, le donne continuano a essere trucidate, violentate, maltrattate, sfruttate, merce di scambio,  non fatte nascere a milioni con aborto selettivo, tutt’oggi in India,  e last but not least  ridicolizzate  (sputtanate) quando entriamo nelle questioni di sesso, dico sesso e non amore

Non sarà che a dispetto di tanti proclami serpeggia ancora il sottaciuto  Aristotele pensiero  che affermava che l’uomo è per natura superiore e deve comandare, mentre la donna è un essere debole e per questo deve essere comandata.   Comandata tra bastone e carota

Cavallette non ottava piaga ma risorsa

‘Basterebbe che ognuno di noi occidentali stesse un paio di giorni alla settimana senza mangiare carne per migliorare sensibilmente la salute del nostro pianeta e le condizioni di vita di chi – oggi per sua sfortuna – abita nel sud del mondo. ‘
La frase – forse semplicistica ma di sicuro impatto – è di Paul McCartney l’ultimo degli Scarafaggi ancora vivente. Una piccola iniziativa con un grande peso specifico sul bilancio etico-energetico della terra. Al di là delle piû o meno meritorie scelte individuali, l’ispirazione collettiva si lega a un possibile ma obbligatorio scenario alimentare futuro.

Dentro il futuro gastronomico della terra, infatti, la carne – rossa o bianca, d’allevamento o selvatica, biologica o da allevamenti intesivi – è un lusso (ua cultura) a termine. Né potrebbe essere diversamente, se è vero che un terzo della produzione agricola mondiale serve a nutrire gli animali da macello e che ogni kg di bistecche vale 15.000 litri d’acqua. Un rapporto insostenibile di cui tenere molto conto per porre velocemente un rimedio.

Meno carne nel menù settimanale, propone Sir Paul. In cambio di cosa?

Le risposte sono tante e variegate. Si può cominciare scegliendo di essere vegetariani, modificare ulteriormente il proprio pensiero diventando vegani e poi (ma qui io vedo, perdonatemi, una formula estremizzata quasi punitiva,) crudisti.
Il piacere del buon cibo non può essere vissuto come una colpa da espiare, bisogna soltanto modificarci alle nuove condizioni, alle nuove sensibilità che per fortuna si stanno aprendo un varco.
‘Ma la carne fa bene ai bambini, la carne rossa fa sangue, iai vecchi un brodino di piccione ridona le forze’.
La nostra grande astrofisica Margherita Hack era l’esempio eclatante che non è così. Non solo lei era vegetariana ma, addirittura lo erano prima di lei i suoi due genitori. Dunque neppure una donna in stato interessante ha necessità di carne rossa per partorire …una donna tanto intelligente quando longeva come MH.

Sappiamo per certo che le proteine vegetali sono un cibo eccellente a tutto tondo, carta vincente nelle argomentazione dei vegetariani: più legumi e meno polli, insomma e, aggiungo io entrando in un campo che conosco poco ma che i ‘sapientoni’dibattono,, possibilmente non ogm.

Ma gli irriducibili carnivori devono pazientare per la la messa a punto della carne di laboratorio, unica consolazione possibile per chi ha fatto di hamburger e barbecue il proprio pilastro culinario: la consistenza pare sia ancora un po’ stopposa e il gusto è passabile solo se mascherato da salse e salsine. Si dice che sia solo questione di tempo. Chi vivrà vedrà.

Tra i quasi 900 milioni di persone che non mangiano abbastanza e i quasi 700 milioni di obesi che mangiano sicuramente troppo, ma quasi sempre anche cibi pessimi, bisognerà pur trovare un punto di equilibrio.
Tra cavallette e finti hamburger mettiamoci d’impegno con quel che abbiamo.

RICETTA : CAVALLETTE FRITTE
ingredienti per 4 persone:
-12 cavallette
-olio
-farina
-staccare la testa alle cavallette e rimuovere le ali
-buttatele in olio bollente dopo averle impanate nella farina
-prendere un piatto da portata, adagiatevi le cavallette croccanti e servite ben calde agli ospiti possibilmente ignari.

Io le ho assaggiate in Mexico e…insomma! L’ignoranza è stato il mio salvacondotto.

‘Mi piace’ no grazie!

Dite pure quel che vi pare, pensatela nei modi più diversi e, magari , illuminatemi ma a me quel ‘Mi piace’ che ormai imperversa ad ogni pensiero, ad ogni azione, che trovi spazio sul web, NON ‘Mi piace’ affatto.
Quello che vorrei chiedervi è pochi secondi in più per commentarli, sempre che vi piacciano davvero e non si tratti di una visita di cortesia, un tastino che certifica un passaggio perché a dirla tutta a volte mi viene anche da pensare malignamente che in effetti quello che ho scritto non interessi affatto, che non sia stato letto, ma che attestare la propria presenza sia una gentilezza un po’ dovuta da ritornare. Una sorta di Do ut des edulcorato ma sterile.
Recentemente, in messaggio privato, un blogger mi ha confessato che a lui questa opzione serve per valutare l’appeal di quel che scrive, il numero di ‘passaggi’ da incentivare in un tourbillon di ‘Mi piace’ impazziti.
Su Splinder questa opzione salva presenza non c’era e le cose andavano molto meglio con un dialogo che si snodava tra i lettori.
Sarò io? Ma quando all’ennesimo  ‘Mi piace’ vengo informata dal solerte WP che ne ho raggranellati 10 -20 – 30, a me viene da dire ‘ecchisene’ e ancora ‘Possibile che a quasi nessuno sorga un pensiero uguale o contrapposto?’
‘Mi piace’, NO grazie e..senza rancore 🙂

Una dedica post mortem

Mentre in pompa magna si propagava nell’etere il nulla autoreferenziale del Festival di Sanremo, un ben altro Festival si svolgeva a Berlino e la vittoria dell’Orso d’oro andava a due tra i i nostri migliori e sensibili registi,  Paolo e Vittorio Taviani con il film “Cesare deve morire”. Erano 21 anni che l’Italia non vinceva.

“Questo premio ci dà gioia soprattutto per chi ha lavorato con noi. Sono i detenuti di Rebibbia che hanno dato se stessi per realizzare questo film” ha affermato Paolo Taviani.
E ancora :” “E poi ci fa piacere vincere un premio in un festival come questo che non ha un indirizzo generico ma che al contrario ha un carattere molto specifico: cerca forze nuove e cerca forze che si appassionano a tematiche sociali. In questo momento io penso ai nostri amici, i nostri attori e nostri complici nelle celle di Rebibbia”.
Paolo ha reso omaggio agli attori:
“Voglio fare alcuni dei loro nomi: a loro infatti va il nostro pensiero, mentre noi siamo qui tra le luci sono nella solitudine delle loro celle. E quindi dico grazie a Cosimo, Salvatore, Giovanni, Antonio, Francesco e Fabione”

Io vorrei estendere la dedica di  questa vittoria e questo film ad un giovane detenuto di 21anni – ancora senza nome – che oggi, nel carcere di San Vittore a Milano si è tolto la vita. Il ragazzo, accusato di violenza sessuale, da quattro mesi era in carcere in attesa di giudizio, e aveva più volte denunciato di aver subito violenze e percosse.  La direzione del carcere nega, asserendo che fosse tenuto in isolamento.
Dall’inizio dell’anno sono dieci i detenuti che si sono tolti la vita e 24 i decessi avvenuti nelle carceri italiane.

Vacanze, vacanzieri e il caldo africano

Saro’ limitata ma io non riesco a fare  coincidere i dati della disoccupazione giovanile al 30% (dove giovanile è riferito a ultra trentenni),  della cassa integrazione, del non arrivare alla terza settimana  del mese, dell’aumento non da poco della benzina,  con il teatrino che si ripete invariato,ogni anno degli esodi per il weekend di nove milioni di italiani definiti vacanzieri, che sfuggono il caldo africano, l’aria rovente di estrazione sahariana ….che raggiungerà l’apice(lla) proprio nel weekend.
 
Ma dove andranno tutti ‘sti vacanzieri senza un soldo? Tutti fuori porta a casa dei nonni?
 
Voi come sfuggirete l’aria rovente? Una soluzione non sarebbe abbassare le tapparelle, chiudere ermeticamente le finestre, acqua e cibo, soli o in compagnia, buona musica e una serie tv…diciamo a caso… una serie che mi ha fatto impazzire

Spatacus Blood and Sand”?


Però…un tuffetto al mare per chi l’ha vicino…quasi quasi…

 

Il corpo violato

 

 

L'altro giorno leggiucchiavo una delle mille ricerche raffazzonate. Questa volta si parlava di bambine e di come la pubertà dai 12 anni fosse passata agli 11 se non ai dieci. Molto dipende dall'alimentazione ma si mettevano in campo anche fattori, come dire?, di assimilazione al modello femminile proposto dai mass media.

Sempre recentemente ho letto di una diatriba tra 'opinionisti' (come si diventa opinionisti mi piacerebbe saperlo per poterne valutare l' autorevolezza ben oltre i miei pregiudizi di frante ad una Lory Del Santo piuttosto che un…come si chiama un tal ragazzotto uscito da uno dei tanti reality e che ha trovato la sua massima collocazione in televisione dove sputa sentenze spacciate per 'verbo'.?) insomma si dibatteva sui bambini di una gara canora che si esibivano (scimmiottavano) cantando canzoni dal contenuto adulto e se non fosse, invece, molto più adatto alla loro età Cino Tortorella con il suo Zecchino d'oro e i Quarantaquattro gatti in fila per tre con resto di due.

Pare di no ed allora l'asticella del confine tra i luoghi del bambino e quelli dell'adulto si sposa sempre in avanti.

Una ragazzina di 15 anni che si apre vari profili su FB con la scusa assai improbabile di avere perso le password, che chatta con ragazzi molto più grandi di lei, che desidera scappare dalla cerchia ristretta di un piccolo paese, e alla quale la madre permette di andare in giro fino all'alba, certo con la cugina ventenne, ma anche con ragazzi di quasi trent'anni. Che madre è mai quella che non solo non vieta alla figlia minorenne di uscire la sera ma, se anche fosse, non le pone un limite e non l'aspetta sveglia? Non la guarda dritta negli occhi, non la "fiuta" come un segugio che ne ripercorre a ritroso la strada.

Una bambina a tutti gli effetti che si trucca alla moda e che per ingraziarsi le attenzioni maschili si finge già grande.

Ma le cose più orrende arrivano inaspettate, anche di giorno, in un giorno di estate nel quale viene programmata una normalissima passeggiata al mare lì vicino.

Ed è proprio in una delle poche volte che la madre potrebbe stare tranquilla che '"orco" si materializza alle due di quel pomeriggio nella figura dello zio. Uno zio che aveva da tempo messo addosso gli occhi a quella ragazzina che stava sbocciando e sulla quale aveva indirizzato i suoi orrendi, inaccettabili, desideri.

Desideri e attenzioni, pare, non graditi ed allora nella sua foia il maschio uccide la bambina senza rispetto, senza pensare che quella ragazzina lui l'aveva vista nascere e che da lui avrebbe dovuto ricevere affetto e fiducia.

Ancora una volta, statische attendibili che io non ho alla mano, dicono che i peggiori carnefici di noi donne, fanciulle o bambine, sia quell' "orco" che troppo spesso vive acquattato all'interno della cerchia famigliare.

Gran brutto mo(n)do morire a quindici anni in un giorno d'estate con un piccolo bikini sottobraccio.

 

 

 

Sesso e volentieri (tutto il resto è noia)

 

 

 

Roma, 25 giu. (Adnkronos Salute) – Le maratone sessuali si rivelano sfiancanti, ma anche noiose. E inutili. Per un rapporto soddisfacente bastano dieci minuti: la durata "perfetta" secondo la maggior parte delle persone. Lo rivela un’indagine condotta fra 50 specialisti, componenti della Society for Sex Therapy and Reserch, e pubblicata sul ‘Journal of Sexual Medicine’ .

Costoro,  sulla base dell’esperienza maturata frugando tra le lenzuola altrui, hanno quantificato la giusta durata di un rapporto sessuale, elencando anche i casi in cui il tempo trascorso a letto (si  fa per dire, spero, perché da quel che risulta da mie personalissime  indagini ‘lo’ si fa -e con grande piacere- anche sul tavolo della cucina, meglio se il postino suona due volte, o appoggiati sulla lavatrice in fase di centrifuga  o…provato mai il letto ad acqua, quello delle dive hollywoodiane anni 50, non loro, suvvia! Insomma mi sono persa nei meandri della scienza a vantaggio di pensieri birichini.    

E dunque quando sarebbe colma la misura? Dal  risultato dello studio, gli addetti al cronometro del piacere,  hanno dedotto che  tre/sette minuti di sesso sono "accettabili", uno/due minuti sono troppo pochi, mentre se si superano i 13 minuti il rapporto dura troppo (la pasta si scuoce, mentre la parmigiana riscaldata brucia ma, soprattutto, il prolungamento oltre il limite della seduta o sdraiata o…) e rischia di diventare noiosa.

Insomma,  colpo basso all’  immaginario collettivo che colora di rosso fuoco (il fuoco della passione)  idee e aspettative (tutta la notte e almeno tre, quattro volte, una sigaretta per chi fuma, un bicchiere di bollicine, una frittatina tra la terza e la quarta puntata che’ intanto si è fatta ora di colazione, colazione all’inglese)  sui tempi  favoleggiati  per essere soddisfatti e soddisfare il proprio partner.

 Un’intera notte di sesso è una fantasia diffusa, che se tradotta in pratica, non dà i risultati sperati”  sostiene lo psicologo Eric Corty, professore associato alla Penn State University e uno degli autori dello studio.

Mirate! Centrate! Fuoco! Precisione e velocità  e se nella fretta pensate di aver tralasciato il punto G, sappiate che anche qui pare, si mormora, non sia mai esistito.

Signore e signori, compagne e compagni, amiche e amici… confesso!  Ho passato la mia vita sessuale andando, tra alterne vicende,  molto oltre il tempo massimo stabilito (mi pareva, tapina,  di essere abbastanza nella norma)  eppure quello che non riesco a spiegarmi,  e lo dovranno forse  fare gli scienziati, o voi se ne siete in grado, è che non mi sono MAI annoiata. Spesso è successo di ritrovarmi con delle profonde occhiaie e sentirmi un po’ affaticata ma una bella doccia e… se vogliamo chiamarla noia, ben venga co-tanta noia piena di allegria.

Sarò malata?

 

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