Magro è bello?

‘Magro è bello’ !
già ma quanto magro e secondo quali parametri?
Da parte di padre io sono siciliana e ho preso le caratteristiche fisiche delle donne meridionali (per me nessuna influenza normanna ahimè) 1,60 e mai sotto i 50 chili ed ora…ssss… facciamo conto che nessuno mi sente.. tocco i 57

Dieta!  non ricordo un periodo di non essere stata a dieta.
Primavera per la prova costume e autunno per rientrare nella mia taglia 44.
Diete all’acqua di rose ma pur sempre foriere di cattivo umore e di isolamento temporale dai deschi altrui. Mangiare cose buone, assaggiare un po’ questo e un po’ quello, il pane croccante e il gorgonzola al mascarpone una botta di calorie ma che saporino e le papille gustative in piena attività che trasmettono estasi e buonumore.

‘Magro è bello’ !
ma questo concetto viene stravolto e diventa una terribile arma spesso letale nella mani di tante ragazzine ed adesso anche di giovani ragazzi.

anoressica

‘Anoressia’
questa l’arma che giovani insicuri puntano contro sé stessi
Il problema esiste e non nei termini generici che io dico.
L’ Anoressia e il suo contrario, la bulimia, sono veri e propri ‘disturbi del comportamento alimentare’ che hanno spesso una matrice psicologica profonda ma altrettanto spesso sono meccanismi innescati da ‘cattivi esempi’ come ad esempio l’esaltazione della magrezza.
“Con l’arrivo della bella stagione chi non ha provato a cercare su Google il termine “dieta”? I suggerimenti, dettati dalle ricerche più frequenti, associano la parola a “dukan”, “vegana”, “a zona”. Provando a digitare “dieta pro…” per “dieta proteica”, Google vi suggerirà anche “dieta pro ana”.
La dieta pro ana è una sconcertante pratica fisica e mentale che coinvolge da anni soprattutto ragazzine con il mito della magrezza. Per chi non conoscesse il fenomeno del web che si è sviluppato intorno all’argomento, è bene che sappia quanto grave sia che “dieta pro ana” compaia tra i risultati più cercati sul motore di ricerca.”

E come se non bastasse, quello che davvero mi indigna è che icone di tali comportamenti siano personalità di spicco di cui viene esaltata la bellezza e di conseguenza la ( eccessiva) magrezza.
Parlo della DivaDonnaIcona del tutto Angelina Jolie che generosamente, in rete, insegna come dimagrire e raggiungere la sua perfezione seguendo la sua dieta.

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Chi vuole un aperitivo? Un bicchiere di Vino fresco ? due tartine? Un’ oliva o un’ ovolina….poi si va a cena.
Magro è bello?

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Donne e motori

Seppure da una angolatura diametralmente opposta all’immaginario maschile tutto sessuale, il binomio donne e motori mi rappresenta.
Certamente, le donne le vivo alla Thelma e Louise: complici,amiche, sempre stupefacenti, stronze, antagoniste. Al primo anno di università mi sono lasciata innamorare ed ho amato follemente una mia coetanea ed è stato bello e brutto allo stesso tempo perché tra noi c’era una differenza di fondo che io avvertivo e subivo attraverso il suo fascino, il suo essere – credevo allora – disinibita.
Luce riflessa. Altri tempi, chissà.

Dunque i motori. In uno stop and go tipico delle ore di punta, qualche giorno fa, stanca, sulla mia C1 tra mille suoni sono stata attratta da un borbottio ringhioso e profondo un po’ da leone scontento, affamato.
Fa capolino sul retrovisore e mi si affianca una Ferrari California bianca
Ferrari

ma il traffico era rallentato ed io mi godevo quel ronfare sordo: un antico ricordo a quando S. entrò nella nostra vita tra i timori e le ansie di mia madre.
Presto divenne il nostro (di mio fratello e mio) padre di riferimento e forse il ‘modello’ dei miei futuri compagni. Molto bello perché allora i piloti dell’aereonautica militare ‘dovevano’ essere alti, eleganti nei modi e soprattutto belli. Top gun ante litteram che mi conquistò soprattutto per un altro motivo.
Arrivava su di una Lancia Spitfire decappottabile
Spitfire

‘fichissima’ con la quale ci scarrozzava tutti e quattro, il vento tra i capelli, lungo la strada che portava ai lago di Avigliana dove si passava il pomeriggio.

Ma come se questo non bastasse era capitano pilota di C119 i cosiddetti ‘vagoni volanti’
C119

Ce n’era di che anche per una bimbetta infiocchettata.

Troppo presto S. è volato altissimo fino ad essere invisibile quando in una missione di peace keeping abbatterono il suo aereo (e morirono tutti) ed io sono cresciuta facendo radicare la sua passione per i motori.

Dopo avere lavorato qualche tempo alla Alfa Romeo di Los Angeles sono rientrata a Roma portandomi una meravigliosa Giulietta spyder
Giulietta

e ci sono scesa soltanto due anni dopo quando ormai prossima al parto era diventato difficile, fastidioso e pericoloso lo sfregamento del volante sul pancione.

E se riuscite a immaginarmi provate un po’ a mettere accanto a questa molto gravida giovane donna una biondissima levriera afgana, Perla
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dono di addio di un innamorato abbandonato . Davvero una vera fanatica. E allora?
Correva l’anno… oggi ‘ruzzico, come si dice a Roma su una piccola C1
c1braccialetti

scelta con gran cura e secondo criteri di un utilizzo razionale, vezzeggiata come un gioiellino tanto che, in mezzo al traffico, arriva a fare la furbetta con una Ferrari e sul sedile del passeggero dell’ormai attempata ex velleitaria fanciulla scruta l’orizzonte la magnica Sally-ina
C1sally

Donne e motori e tanta vita.

(foto dal web e di sherazade)

BARBRA STREISAND – THE WAY WE WERE https://youtu.be/zHHB4xh-Mvo

Un buon pasto caldo (Lunchbox)

Questo film non puo’ essere raccontato se non si conosce l’antefatto che ne costituisce la struttura portante!
A Mumbai da oltre cento anni si utilizza un meccanismo tanto perfetto in ogni suo passaggio da essere stato studiato da quei cervelloni di Harvard.
E’ il Dabbawallash ovvero un sistema di consegna quotidiano, sei giorni su sette, di pranzi, questi sì, e giustamente ad personam.
In cifre: cinquemila fattorini trasportano duecentomila ‘lunchbox’ dalle singole abitazioni di ogni angolo della città direttamente sulla scrivania di quel preciso impiegato. E nel pomeriggio quegli stessi contenitori vengono riconsegnati nelle singole abitazioni. Così ogni giorno alla mensa comune, all’ora di pranzo, ognuno gusta il suo pasto caldo.
Ma si sa che non la perfezione, ma l’imperfezione origina lo straordinario, crea disordine vitale.

Sto parlando di ‘Lunchbox’ opera prima di un giovane regista indiano Ritesh Batrar, vincitore di vari premi, presentato recentemente, anche qui con gran successo, al Film Festival di Torino dello scorso novembre.
Il film nella sua estrema semplicità racconta con accenti impalpabili ma con delle virate di ironia, quasi una forma di pudore, una storia d’amore e di amicizia che si snoda attraverso l’errata consegna di un lunch box che anziché arrivare sulla scrivania di un marito molto distratto che la giovane moglie tenta di riconquistare, finisce su di un’altra scrivania e quell’ ‘errore’ che diventa salvifico sprigiona giorno dopo giorno ricordi e sentimenti d’amore in un impiegato vedovo, apaticamente solo, ormai prossimo alla pensione.
Quando Ila, la bella casalinga, si rende conto, lei sola perché il marito non si accorge di nulla, dell’errore prima nasconde nel lunchbox un bigliettino per giustificarsi e poi comincia ad includere ogni volta dei brevi biglietti che diventano lettere alle quali il maturo Saajan risponde e di lettera in lettera entrambi apporteranno alla loro vita profondi cambiamenti.

Non posso dire altro per non rubarvi l’emozione di Lunchbox in cui la semplicità e l’ingenuità nei sentimenti rendono ‘prezioso’ per noi del vecchio mondo la scoperta di questi nuovi autori tanto talentuosi che si affacciano sulla scena cinematografica arrivando fino a noi da paesi devastati dalla guerra, sviliti dai loro governi, poveri di una povertà primordiale.
E a quel vergognoso, purtroppo nostro ministro, che neppure voglio nominare, che sentenziò “Con la cultura non si mangia” vorrei ribattere che con questo piccolo film ci si riempie il cuore e si ritrova la speranza a tentare altre soluzioni.

scene da un matrimonio

  

In quel giorno la mia mamma attraverso la  nuvola bianca che la circondava,  in quella fiaba che la vedeva Principessa,  pensò fortemente e disse flebilmente:
“Si, lo voglio!”
ma la vita decise altro e il suo “per sempre” rimase eternamente nel suo cuore seppure relegato in un breve spazio temporale. La vita, quante sorprese.

Diamoci un taglio

 

 

 

Giaculava Emilio Fede mentre malauguratamente incappavo davanti a un televisore,  che quest'anno "niente chiome leonine"

isolana

piripì piripì "…ma acconciature 'eleganti' ..tipo il caschetto bruno della ministra Mara Garfagna"!!!

E poichè io un taglio lo avevo dato la scorso settimana, niente caschetto ma taglio militare, mi sono lasciata andare ad un sospirone di sollievo:

 

e...nuovo taglio

Non voglio proprio allinearmi alla ministra. No e poi No!

E comunque posso sempre metterci un'altra faccia 'abbronzatella'.

 

una maglietta

Torno presto e grazie di   per l'affetto e gli AAAuguri.

A voi come la va?

 

Dancing queen

 

 

 

Dopo un lungo attimo di sospensione, dall’altro capo del filo, ove il filo non c’era perché trattatasi di cordless,  si materializzò una vocina suadente e:

 

“Clau, maddai! Solo una cena? Sai? Pensavo alla crociera sul Nilo, la stagione sarebbe perfetta. Ciao, caro,  fammi sapere!”

 

Clik! Finalmente libera dai lacci e lacciuoli di buone maniere, la fanciulla ormai donna, e neppure troppo timorata, come una regina irriverente fece una piroetta su sé stessa, alzò lo sguardo al soffitto alto alto alto e:

” Sai che c’è Clau? Ma vedi d’hannà affà 'n cUUUlooo!

 

O no???

 

You can dance

You cam jive

Having the time of your life

Ooh, see that girl, watch that scene

Diggin the dancing queen.

 

(Puoi ballare/goditi la tua vita/vedi quella ragazza,goditi la scena/fatti sotto regina danzante.)

 


 

killing me softly ( with this song)

 

 

 

Rispolverando situazioni strampalate e reazioni sbagliate.

Colpi inferti senza cattiveria ma con molta leggerezza, un po’ come l’età nella quale successero.

A volte, e più spesso che non si creda,  la vita si snoda attraverso avvenimenti che da soli possono tenere in piedi un capitolo o un romanzo intero.

 

Accadeva tanti anni fa ( o forse c’era una volta?) che una certa fanciulla avesse un ammiratore adorante, le carte in regola per definirlo un principe azzurrissimo,  che nulla riusciva a far desistere da questo suo sentimento.

Accadeva anche che per sua sfortuna il di lui amore e  desiderio non fossero minimamente ricambiati se non con una cameratesca amicizia, a volte – frivolmente – un po’ ammiccante.

Era incappato, il  tapino, in una fanciulla che nonostante non fosse per nulla morigerata né in linea con i diktat dei tempi ( occhi bassi e modestia nel vestire segnali di un perbenismo molesto) non provava per lui la benché minima attrazione fisica.

Questa debacle negli anni aveva assunto per lui un valore di principio,  snervante al punto tale che una sera le chiese di farlo “almeno una volta per amicizia”.

Fù solo un brutto scivolone subito recuperato.

Passione da una parte e amicizia dall’altra, tra altalenanti vicende,  sopravvissero finchè…finchè  una sera, forse in occasione di una ricorrenza, o forse no, lui le porse una busta piuttosto corposa e dentro due biglietti aerei e coupons alberghieri per un viaggio in Egitto con crociera sul Nilo: un vero sogno.

Fu allora che successe l’irreparabile, qualcosa che ancora pesa nel ricordo della fanciulla ormai donna.  Certo gentilmente, perché lei era gentile,  come se parlasse ad un bambino viziato, forse guardandolo con innata ironia, lei lasciò cadere una frase lapidaria: "Clou, per quello che hai in mente tu, basta fermarsi a Fiumicino."

                                    

 I capitoli successivi così come le loro vite si snodarono separatamente ma un giorno di qualche settimana fa…

un giorno di qualche settimana fà…cosa sarà successo mai?