La recita di Bolzano

Sole e pioggia si alternano quotidianamente e altalenante è il mio umore.
Una amica blogger mi ha fatto tornare alla mente un bacio ‘il’ bacio letterario che più mi ha emozionato.

E voi? Quale bacio vi è impresso sia quel che sia vostro o in altra forma di di arte. Nessuna ritrosia, parliamone!

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“Allora baciò la servetta a Bolzano, in una camera della Locanda del Cervo, tre giorni dopo la sua fuga dai piombi (…)

Le due bocche si incollarono l’una all’altra, ed ecco cosa accadde: qualcosa cominciò a cullarli. Era un moto ondeggiante che ricordava le coccole fatte ai piccini, come quando un adulto prende tra le braccia un bambino che ha giocato molto ed adesso è triste perchè si è stancato e tra poco farà sera (…) continuarono a baciarsi, il moto che li cullava, quel rullio strano e malinconico, li travolgeva a poco a poco nel bacio, come fa il mare il cui andare oscillante è al tempo stesso ninnananna e pericolo, fatalità e avventura.

Fu come se stessero precipitando giù dalle rive della realtà in preda ad una vertigine, per accorgersi poi con stupore che riuscivano a vivere e a muoversi anche in quel elemento, nell’elemento ignoto della fatalità…

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volere bene è…

Ripongo Un bel tipo per parlarvi di una bella tipa, un amore travolgente.

Davvero – e perdonatemi se offendo i sentimenti altrui – vado ‘in bestia’ quando qualcuno se ne esce con la fatidica frase ‘Amo più gli animali degli uomini’ intendendo il genere umano.
Penso sia una limitazione terribile della definizione di amore sia verso gli animali che verso l’uomo che preso in sé con le dovute cautele è un animale interessante, fedele a volte, giocherellone quando gli conviene, un gran filibustiere quasi sempre.

Personalmente amo tutti gli animali e in questo, con la moderazione che conviene a chi vive in città e in un appartamento, la mia famiglia non mi ha mai contrastato.
Coniglio, criceto, pappagallini, tartarughe di terra, d’acqua, il pesce rosso con una vita media di 5 o, come questo che ancora vive, otto anni.. Mia madre mi raccontava del cucciolo di volpe che mio nonno aveva trovato a Villa Borghese, che a sua volta mi mostrava una sua foto in divisa di alpino che lo ritraeva con la mula Nina.
Aneddoti ne abbiamo a bizzeffe.

Ma sempre motivo trainante e ricorrente ‘il’ cane di casa. La loro vita è assai più breve della nostra e dunque è inevitabile portarne il lutto. E non è un lutto tanto per dire perché ogni nostro cane aveva un suo carattere e si era fatto il suo spazio nel cuore della famiglia. Giusto ieri cenando ci siamo ricordati che a Wendy piacevano da impazzire i pisellini mentre a Golia le mele ma quelle dolci.

Anche quando lavoravo molto intensamente e mio figlio era piccolo non ho mai rinunciato all’amore smisurato e incondizionato della mia prima levriera afgana Perla

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di Golia suo figlio, e poi di Bimba e ancora di Wendy e infine la più amata perché arrivata ultima in un momento di mia particolare debolezza emotiva forse anche causata dal figlio cresciuto e non più così appiccicoso e restio a farsi spupazzare.

“Mi sono innamorata di te perché non avevo niente da fare…” cantava Luigi Tenco e così ho fatto io con Sally. Un amore incondizionato, totalmente ricambiato il che lo rende ancora più prezioso.

sally

Sally inizia il primo sonno mentre mio figlio guarda i suoi video

dormiente
Ma poi dorme con me, inutile negarlo, sul letto. La mattina me la ritrovo con la testa sul cuscino, io socchiudo gli occhi e vedo che lei, come un bimbo mi scruta per capire quando mi sveglio e da quel preciso momento esplode la sua gioia in un susseguirsi di leccatine e di piccoli mugolii di gioia.

Una salvifica pioggerella di tanti piccoli baci

Da quando c’è Sally io ho smesso di prendere la mezza pasticchetta di Tavor, il mio sonno è tranquillo ae il calore che sprigiona quel corpicino mi ha fatto eliminare la borsa dell’acqua calda d’inverno.
Ho iniziato tutti i giorni, sole o pioggia a fare una passeggiata di un’ora al parco.

autunno

Marzo2015

Ecco, questo a un gatto con tutti i pregi che ha, manca. Mio figlio mi prende in giro e dice che non sono io a portare Sally al parco ma è lei ormai succube del mio desiderio di verde. Il parco è a pochi isolati e ci arriviamo a piedi.
Ho ripreso dimestichezza con il mutare quotidiano della natura e soprattutto il piacere della lentezza e dei pensieri silenziosi cadenzati dai passi.

passi

Che orrore, direte. Quella povera cagnolina umanizzata. No, niente affatto.
Ha tutta la sua dignità di cane e non dà la zampa e non fa giravolte.

sallytoday

Spesso resta a casa da sola, come dire, abbiamo anche vite separate anche se a lei devo la scoperta del sorriso di tante persone che incrociavo da anni, lo scambio di un saluto, piano piano una battuta per arrivare persino all’offerta reciproca di un caffè.

E qui mi viene in mente un libro, certamente non un capolavoro ma delicato e godibilissimo di Cathleen Schine ‘I newyrokesi’

canuzzo

In breve. “New York! Al riparo dal traffico e dal trambusto cittadino dell’Upper West Side c’è un piccolo quartiere tranquillo vicino a Central Park dove, tra gli altri, abitano alcuni proprietari di cani. Vivere in un posto come questo, con un cane al guinzaglio, è come vivere in un piccolo villaggio. Persone spesso sole, riservate, talvolta un po’ eccentriche, persone che mai si sarebbero incontrate altrimenti, si conoscono, stringono amicizia o si innamorano, a volte si lasciano. Perché i cani fungono da veri e propri cupidi, obbligando i loro padroni a legare con altri esseri umani, a superare timidezze e inibizioni in un lieve e romantico minuetto.”

Si legge bene e sicuramente lascia un buon sapore anche a chi, come molti, vive per il suo gatto perché ..

perchè volere bene è un piccolo cuore che batte col tuo.

Buona domenica con un abbraccio circolare

caffe

(foto sherazade nn riproducibili senza autorizzazione)

La vita è un batter d’ali

Ci sarebbero molti argomenti seri e scadenze importanti eppure io mi sento di parlare di un piccolo (insignificante?) fattarello che mi tiene impegnata da ieri.

Svolgimento.

Parcheggiando davanti casa, seppur ‘cecata’ quale sono, vedo che sul marciapiedi c’è una cornacchia, mi avvicino e non si muove, guardo meglio e sembra sana, allungo le mani e lei si lascia prendere e allora mi accordo che è un piccolino pronto al volo ma non ancora padrone delle sue ali e che probabilmente è caduto da un pino poco distante.
Per terra non può stare e io lo poggio sul muretto e sunito mi accorgo che dal lampione del palazzo arrivava imperioso un gracchiare e poi due cornacchie iniziano a volare in circolo. I genitori? Certamente.

Lascio passare un dieci minuti, ritorno, e il piccolo stava ancora immobile, solo, il crepuscolo grigio e una pioggerellina odiosa.
Decido di portarlo a casa. Lo poggio nella scatola ricoperta da uno spesso asciugamano, prendo dei bocconcini di macinato cotto di Sally mi avvicino
Lui spalanca il becco profondo e giallo. Spingo col dito come farebbero i suoi genitori per tre volte e lui ingurgita. Un po di acqua con una pipetta. Lo metto fuori sopra lo stendino al coperto sotto l’ombrellone.
Il malnato  satollo nasconde la testa sotto le piume e si mette  a dormire.

cornacchietta

Stamattina mi sono alzata alle sei lui era vispo e sveglio, di nuovo mangiare e poi è salito sul bordo della scatola, si è guardato intorno con l’espressione e le movenze di un bambino indeciso, ha frullato le ali due o tre volte poi è planato per terra e da lì saltellando ha superato il mio giardino andandosi a nascondersi nell’erba alta di uno spazio condominiale adiacente.
Verso le dieci grande fermento lui che gracchiava ad intervalli e due grandi cornacchie che rispondevano e una di loro a cerchi sempre più stretti è calata a terra.
Mentre scrivo lo sento ma la cosa migliore, come mi ha detto un volontario della Lipu è lasciarlo lì : a giorni potrebbe volare.
Domani andrò a vedere come sta, scavalcando la recinzione (ah beata giovinezza!) e gli darò un po’ di cibo. Una mamma implume e senza pelo sul cuore.

…e speriamo che noi tutti ce la caviamo e se l’aiuto non arriva dal cielo, il cielo possiamo inventarcelo noi, o no?

Ha ripreso a piovere….

ma oggi, ovvero questa sera ha smesso e lui è qui e si presenta al vostro cospetto infreddolito ma vispo e  sempre famelico.

io ti chiesi

amorosa one sally

Io ti chiesi perché i tuoi occhi
si soffermano nei miei
come una casta stella del cielo
in un oscuro flutto.

Mi hai guardato a lungo
come si saggia un bimbo con lo sguardo,
mi hai detto poi, con gentilezza:
ti voglio bene, perché sei tanto triste.

Hermann Hesse

amorosame

Chi assomiglia a chi?

Omnia vincit amor

Da qualche giorno ad una certa ora della sera qualcuno comincia a suonare il pianoforte. Un nuovo inquilino? Un ritorno di fiamma? Suona bene e passa indifferentemente dalla musica classica alle canzoni, Un repertorio non banale che incontra il mio assenso saputello.

Ecco che, attraverso uno di questi collegamenti che partono senza senso ho pensato a quando da piccola mia madre decise che da brava bambina dovessi prendere lezioni di piano. E da queste mie lezioni sono arrivata a rivisitare un film tra i miei preferiti, tragico e romantico, una bellissima avvincente storia d’amore. Ebbene sì, amore.

Lezioni di piano della regista Jane Campion

Ada (una formidabile Holly Hunter) muta per sua decisione dall’età di nove anni, giunge in Nuova Zelanda, sposata per procura con Stewart, un piccolo possidente. Con lei ci sono la figlioletta Flora, i bauli, un pianoforte. Stewart fa abbandonare il pianoforte sulla spiaggia perché difficile da trasportare lungo gli impervi sentieri dell’isola.
George Baines (Harvey Keitel) un bianco inviso alla comunità perché attratto dai costumi maori, affascinato dal mistero di questa donna silenziosa e caparbia, si accorda con Stewart per comprare il piano al solo fine di proporne ad Ada la restituzione tramite … uno scambio “indecente”: un tasto per ogni cosa che lei gli lascerà fare sul suo corpo mentre suona.

“Sono infelice perché ti voglio, perché la mia mente pensa solo te e non sa pensare ad altro… sono malato di desiderio”.Questo è George Baines, al cui patto Ada decide di sottostare pur di continuare a suonare.

Baines le restituisce il pianoforte; tra i due si stabilisce, gioco forza una relazione che sfugge al loro controllo sembra che tutto rientri nell’ordine dell’ Omia vincit amor ma con un coup de theatre  tornerà a presentarsi nuovamente la  tragedia.
Nelle ultime sequenze,infatti, mentre Ada, Baines e Flora sono su una barca in partenza, Ada sente l’irresistibile bisogno di disfarsi del suo amato pianoforte, che fa gettare in mare; una corda però le si attorciglia alla caviglia (forse volontariamente?) trascinandola sott’acqua. Con sua grande sorpresa  riesce a districarsi e a risalire in superficie.

«Che morte! Che occasione! E che sorpresa!
La mia volontà ha scelto la vita. […)
C’è un grande silenzio dove non c’è mai stato suono, c’è un grande silenzio dove suono non può esserci. Nella fredda tomba del profondo del mare.»
(versi tratti dal sonetto Silence di Thomas Hood).

Uno dei film più sontuori e visionari della Campion, uno dei pochi esempi cionematografici di sguardo femminile consapevole sull’eros. Splendido uso dei paesaggi neozelandesi e musica ipnotica di Michael Nyman.
Palma d’oro a Cannes ex-aequo con “Addio mia concubina” ed Oscar per la protagonista Holly Hunter ma, ma signore mie non avete, o forse sì, idea della sensualità animalesca che sprigiona Harvey Keitel in una scena di  nudo che fece ‘storia’.

Amiche belle non vi accalorate troppo potrebbe cogliervi  un collasso e voi signori uomini up and down rassodate questi muscoli la prova costume vale anche per voi….

 

Un amore per sempre

“Diana – la voce è di un signore anzianotto in bermuda e cappelletto – muoviti, non stare troppo al sole!”.

“Zoe, attenta – l’avvertimento arriva da una bella ragazza con la coda di cavallo e shorts ..tissimi – non vedi che è più piccolo di te?”

“Zelda vuoi bere? Si informa una signora un po’ troppo elegante a cui mancano solo i guantini di pizzo per assomigliare ad una dama di fine ottocento.

“Artù vieni! Prendi la palla!” è l’incitamento che parte da un ragazzo bruno palestrato quanto basta per farsi guardare.

“Sally, che facciamo  andiamo via?” questa è la mia voce, questa sono io.

Un  parco giochi in un sabato di fine agosto e (s)oggetti di tutte queste attenzioni sono i nostri cani, infatti siamo nel grande spazio a loro riservato al Parco delle Valli di Roma.

Chi non ha cani o frequenta poco questi luoghi potrebbe, a ragione, pensare che siamo tutti rimbambiti oppure talmente delusi dal genere umano (e di ragioni ce ne sarebbero molte) da privilegiare il dialogo e riporre il nostro affetto sui nostri amici di sempre, ovvero quel  “amico dell’uomo” che troppo spesso viene maltrattato o trattato come un giocatto a carica da scaricare alla bisogna. Non è così. Essi sono tutti a pieno titolo parte di un nucleo famigliare, come ognuno di noi ‘croce e delizia’.

Diana è una setterina di ‘forse’ 6 anni che vive con il suo ansioso padrone da tre, cammina un po’ storta perché mentre vagava abbandonata fu investita da una macchina.

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Zoe no, lei è nata fortunata in casa, ha dieci mesi è un cane corso dalla dolcezza pari soltanto alla ferocia che le viene attribuita dagli allevatori di cani da combattimento.

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Zelda ha l’eleganza dei levrieri che si accompagnavano alle signore negli anni Trenta. Vive in simbiosi con la sua padrona da dodici anni da quando piccolissima fu trovata in un cassonetto.

zelda

Artù è un imponente labrador con tanto di albero genealogico (addosso al quale purtroppo non può alzare la zampa) affettuoso, ‘zuzzerellone’ e il ragazzo palestrato quanto basta è molto fiero di esserselo scelto in un famoso allevamento.

artu

Poi c’è Sally che io ho fortemente voluto dopo il lutto durato oltre due anni per Wendy.
Internet, una fotografia. In un cesto con due suoi fratellini: un batuffolo di morbido pelo bianco, il visetto… osp… musetto diviso a meta bianco e marrone dorato…

 

Mal ce ne incolse. Tutto oggi ruota intorno a lei e mentre le mie coetanee sono già nonne e al servizio di petulanti bipedi io…io e mio figlio moduliamo i nostri tempi sui tempi della quadrupede.

SallyInLillagrande!

Un amore per sempre.

Questo è il lussureggiante Parco delle Valli di Roma che vent’anni fa avrebbe duvuto diventare un mega centro commericale. L’opposizione di tutti noi è stata determinante.   Sulla sinistra , qui nn si vede, si trova la ‘nostra’ area.


Questo è come ritrovo il parco la mattina dopo un giorno di festa.
Qui non è questione di Politica corrotta, di Amministrazione assente. NO| scempio individuale che diventa VERGOGNA collettiva.

Nostalgia canaglia

Sta prendendo forma l’Estate romana.

A El sabor de l’alegrìa mancherà una delle mie artiste più care scomparsa l’anno scorso  (che a Roma è venuta più volte per la rassegna Roma incontra il mondo al laghetto di Villa Ada) Cesaria Evora , la grande cantante capoverdiana, ma quanti tra noi conosco sia il suo altissimo livello artistico che richiama il dolore, la desolazione ma anche la gioia della sua isola, e dunque il suo impegno volto al cambiamento?
Senza casse di risonanza, come molti suoi colleghi, ha girato il mondo la “diva dai piedi scalzi”, leggera, non più fanciulla, con la sua voce e il suo sguardo che squagliano il cuore. Ambasciatrice attenta per l’Onu ha lottato e si è spesa contro la fame nel mondo.
Due canzoni, per chi non la conoscesse, la prima che racchiude i suoni della sua isola e la seconda, che meraviglia! una ”Besame mucho” da brividi.
Profumo d’estate, sentimenti che evaporando si spandono, nostalgia canaglia.