Peace on earth

“Il concetto dell’abitare come indissolubile legame di sangue tra un popolo e un territorio è ormai pura velenosa idolatria.”

‘Stranieri residenti.
Una filosofia della migrazione.’ di Donatella Di Cesare – Bollati Boringhieri.

Purtroppo noi parliamo tra noi vediamo e leggiamo di pensieri e azioni che ci accomunano difficilmente questo nostro modo di essere potrà essere esteso a quella amalgama incolta suggestionabile e senza vergogna ormai libera di esprimere le sue bassezze.

Questo libro tratta temi e vicende non molto diversi o più urgenti rispetto a quelli affrontati quotidianamente ma ci vuole ancora una volta sottolineare che dietro a ogni sguardo, ogni corpo in mare, ogni straccio che il mare ci restituisce non ci sono solo le storie – 255 milioni soltanto nel 2015 – di quanti fuggono dal loro paese di origine dilaniato da guerre o estremamente poveri, vi è il ‘legittimo’ sogno di riscattare in un altrove di pace e umanità la loro vita.

Teniamoci più che mai strettistretti anzi strettissimi.

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Buona precoce Primavera da Sallyina

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Il dubbio dei vincitori

Pensando.

Qualcuno disse-scrisse, allora, in quell’11 settembre che ogni anno tentiamo di ricordare in modo plateale senza averne imparato se non marginalmente la lezione : “nulla sarà più come prima”. Eppure tutto è dannatamente ‘come prima’ se non ulteriormente ammantato dal falso buonismo e dall’arroganza di credere , e fare credere, di contenere (in modo inadeguato e spesso strumentalizzato) guerre, sangue, dolore, morti, e morti viventi che portati dalle correnti, la vita come solo salvagente, approdano seminudi sulle nostre spiagge.
Fino a quando, oggi, ci faremo suggestionare dalla paura dell’ altro da noi che fugge? e ci chiede approdo?
Si dice: ‘Dobbiamo porci dei limiti!’ ma quale è, e se è quantificabile, il limite per il dolore da accogliere?

“II rumore degli assedi
è lampo soffice.
Scalzo
chiusa la bocca
riposa tremando.”

… e sotto l’ombrello onnicomprensivo dell ‘ ‘esportazione di democrazia’ cui si è aggiunto negli anni il riverbero nefasto della ‘globalizzazione’ e dell’egemonia dei mercati tout-court… 11 settembre 2015
L’Occidente con la sicumera di essere portatore di una unica verità.

“Trema la nostra vita
percossa dal bisogno.
Si spacca nella sete.

Precipita
la vita nostra.
Senza appello.

Gridi, dubbio,
paura
abbracci: tutto
è nel conto.

Ma trema,
domanda
la nostra vita.

Muore.
Morendo
domanda:
quale legge?”

Avranno mai un dubbio, si guarderanno mai dentro i vincitori?

“Pensammo una torre
scavammo nella polvere”

L’ indicibile dei vinti ricadrà pesantemente sulle loro spalle?

ingraomestessa
Pietro Ingrao e memedesima alla chiusura del XIX congresso del Pci a Rimini

“Lindicibile dei vinti, il dubbio dei vincitori.” , 1986 – Pietro Ingrao

Fermo immagine

Happy Anniversary!
You registered on WordPress.com 3 years ago!
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Sono andata a ritroso, Primi post su WordPress a novembre di 3 anni fà – orba di Splinder che ci aveva sbattuto la porta in faccia – e questo è quello che scrivevo registrando una situazione di disagio (diciamo così molto eufemisticamente) e di metereologia balzana ove io ‘lamentavo’ un novembre soleggiato.
I due protagonisti della fotografia dall’anno scorso non li ho più visti,
Io continuo ad andare a fare le mie passeggiate al parco con Sally.
I figli crescono e le mamme invecchiano. Noi due ce la caviamo.

novsallyparco

“Tu chiamali se v(p) uoi clandestini” – 30 novembre 2011

E’ ARRIVATA QUALCHE GIORNO FA UNA BARCA A VELA, ALTRI UOMINI E DONNE “CLANDESTINI”: IL MARE HA RESTITUITO TRE CADAVERI, UN NUMERO IMPRECISATO DI DISPERSI FORSE GIÀ FUGGITI AL NORD OPPURE MORTI.

OGGI È ARRIVATO UNO YACHT (I NOVELLI CARONTE SI CAMUFFANO SOTTO RICCHE MENTITE SPOGLIE) CHE SI È INCAGLIATO AL LARGO: TRA I TANTI DUE DONNE GIOVANISSIME CON I LORO BAMBINI ANCHE LORO “CLANDESTINI” TUTTI VIVI E RICCHI DELLE LORO SPERANZE A DISPETTO DELLE SOFFERENZE GIÀ PATITE E DEI RACCONTI DI CHI QUEL VIAGGIO LO AVEVA INTRAPRESO GIÀ PRIMA DI LORO.

“CLANDESTINI” CHE RUBANO IL LAVORO AGLI ITALIANI, “CLANDESTINI” CHE CADONO DALLE IMPALCATURE IL GIORNO STESSO CHE VENGONO ASSUNTI, “CLANDESTINI” CHE SUDANO NEGLI ALTI FORNI PIUTTOSTO CHE NELLE PIZZERIE.

“CLANDESTINI” OVUNQUE CHE CI ASSEDIANO, CHE FANNO PAURA ANCHE QUANDO SI SPEZZANO LA SCHIENA NEI CAMPI PER PORTARSI SOTTO I PONTI TRE ARANCE PER CENA E CINQUE EURO, SI MA ‘NETTI’!

“CLANDESTINI” INVISIBILI CUI LO STATO ITALIANO NON RICONOSCE LORO ALCUN DIRITTO FORMALE SE NON LA MERA SOPRAVVIVENZA IN ATTESA DI RIMPATRIARLI.

“CLANDESTINI” INVISIBILI ANGELI CUSTODI POSTI A FIANCO DEI NOSTRI GENITORI ANZIANI O MALATI CHE DIVERSAMENTE SAREBBERO RELEGATI IN LUSSUOSE QUANTO VI PARE MA SEMPRE “CASE DI RIPOSO” ANONIME E SENZA IL CALORE DI UNA VITA VISSUTA NELLE PROPRIE QUATTRO MURA.

IO NE CONOSCO MOLTI DI QUESTI “CLANDESTINI” UOMINI E DONNE CHE HANNO LASCITO NELLA LORO TERRA I PROPRI CARI ED ACCUDISCONO I NOSTRI.

IN QUESTI ULTIMI GIORNI DI NOVEMBRE CHE A ROMA SONO SOLEGGIATI E TIEPIDI COME IL PIÙ MITE SETTEMBRE, ALL’INTERNO DEL PARCO DOVE IO PORTO A SPASSO LA MIA SALLY, APPENA DI LATO DELLA STRADELLINA DI GHIAIETTO STANNO DUE FIGURE: LA PRIMA SEDUTA SU UNA SEGGIOLETTA ROSSA DA REGISTA E LA SECONDA SU UNO SGABELLINO. PASSANDO A VOLTE PERCEPISCO IL BRUSIO DELLE LORO PAROLE, OPPURE, COME OGGI, IL VECCHIO SIGNORE È IMMERSO NELLA LETTURA E CONDIVIDONO IN SILENZIO L’ULTIMO SOLE

OGGI NON HO RESISTITO E DI NASCOSTO, A LORO INSAPUTA, HO SCATTATO QUESTA FOTOGRAFIA.

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TU CHIAMALI SE PUOI CLANDESTINI

Don’t give up

mai di domenica.
Scelgo giorni improbabili e sempre all’ora di pranzo perché a Roma, per chi non lavora il pranzo resta un rito e chi lavora scappa e fugge.

Sono andata a Ikea. Non sono una patita né di Ikea né tantomeno di quel formicaio brulicante di formiche rosse fameliche pronte a mordere sia quel che sia purchè con il massimo sconto

Nella strada obbligata per l’uscita mi sono fermata dubbiosa davanti al menù della tavola calda quando mi sento interpellare da un signore vestito in modo ‘dignitoso’ molto avanti con gli anni che sorridendo mi chiede se può invitarmi a mangiare qualcosa con lui.

Ci sono circostanze nelle quali mi è difficile svicolare e nello stesso tempo l’istinto non si mette in allerta. Dunque non alzo il mento e non assumo l’atteggiamento che sottende ‘Ma chi t’ha cercato’ detto alla romana.
Guardo dinuovo questo signore e gentilmente, ma in modo incerto, gli dico che non avevo intenzione di fermarmi e che preferivo andare a casa direttamente. Eppure non mi sembrava neppure che lui stesse chiedendomi implicitamente che fossi io a offrire…

E’ bastata la mia esitazione perché lui mi spiazzasse dicendomi che era chiaro che sarei stata sua ospite e comunque gli avrei fatto un ‘regalo’ ‘prezioso’ accettando perché era stanco di cercare in quella bolgia l’antidoto alla sua solitudine che si risolveva sempre con un pasto alla tavola calda.

Vada per un’insalata. In mezz’ora ho avuto tante ragioni per vergognarmi.Allo staff politico al completo e senza fanfare farebbe bene andare e sentire conretamente la mille realtà, la quotidianità di solitudine e ‘soglia di povertà’ in cui cadono troppe persone. Ma son tutti nati ricchi e si sono scordati, vergognadosi, delle loro origini neppure troppo lontane?
Un ex insegnate di scuole medie, 85 anni portati molto bene, sua moglie che poi era tutta la sua famiglia morta l’anno scorso.
Il professore passa le giornate tra libri e ricordi e come terapia si costringe ad andare tra la gente convinto che questo sia anche un modo per non isolarsi troppo. Pranza solo ma oggi era l’anniversario della morte della moglie ed io gli ero parsa una ‘signora davvero perbene’.

Ha pagato assolutamente lui il conto. Ci siamo abbracciati senza scambiarci i numeri di telefono.
Ho pranzato con uno sconosciuto. Tutto è finito com’era iniziato nella falsa illusione di un luogo non luogo.

Forse ho fatto male. Doveva finire diversamente?
Voi cosa avreste fatto?

Uomini che non amano le donne

Noi donne non siamo birilli da abbattere. 

7 ogni giorno sono le donne che in Europo vengono uccise dal loro compagno
100 ed oltre sono i Paesi che sono privi di una legislazione specifica
603 milioni sono le donne che vivono in Paesi che non considerano la violenza contro le donne come un reato
3 milioni sono le bambine che ogni anno vengono sottoposte alla violenza di mutilazioni genitali
+ 370% l’aumento in un anno (2011-2012) della pornografia minorile di cui il 69% sono poco più che bambine
17 miliardi il danno economico della violenza (+ 6 miliardi prevenzione, sostegno, misure carcerarie ecc.)
120 ad oggi in Italia i femminicidi

(dati di La Repubblica)

Un urlo di dolore, sempre quello

MA CHE CAZZO|
Ma lasciatemelo questo improperio che ho urlato e ripeto e ripeto sentendo la notizia alla radio.

MA CHE CAZZO!
“Sedicenne accoltellata e bruciata.
il fidanzato confessa l’omicidio: ero GELOSO  e l’ho BRUCIATA VIVA”

MA CHE CAZZO!
“Il minore, io direi meglio minorato, avrebbe confessato di avere accoltellato la fidanzatina al termine di una lite nata per il “rapporto travagliato” che esisteva tra loro.
Un rapporto ripreso da poco e caratterizzato da gelosie reciproche.”

MA CHE CAZZO!
Basta un ‘rapporto travagliato’ perchè un sedicenne accoltelli la sua giovane compagna – che fidanzatINA e fidanzatINA! – una piccola donna che cominciava a sperimentare la vita, l’amore e si ritrova morta ammazzata e bruciata?

MA CHE CAZZO!
cosa ci si può aspettare da una cultura consumistica che butta in pasto il corpo della donna,
intero, sezionato, oggettivato al piacere quale che sia il prodotto? Il gelato lambito da labbra rosse fuoco, l’automobile magico tappeto volante di conquista, il liquore color del sangue tra le unghie di due maliarde.
Donna, lei stessa diventata merce che, mal funzionante, passata di moda, si sopprime?

MA CHE CAZZO!
Guardi un film e immancabile, perla di qualsiasi trama, il corpo nudo di una donna, simil Barbi, che si fa ‘sbattere’ tra mugolii imbarazzanti che riempiono la sala, o ‘cavalca’ valkiria rifatta, chiappe in primo piano, ammiccando allo spettatore maschio che poi è quello stesso che a buon conto commenta le gesta di potenza virile, veicolata dal denaro, di un vecchio satrapo con un “Buon per lui” e..lo vota.

MA CHE CAZZO!
Eppure non è questo che con la pratica e l’esempio quotidiano io ho trasmesso a mio figlio, unico figlio maschio. Io, madre divorziata e donna inquieta e libera,  ho voluto spiegargli ben chiaro che il rapporto d’amore è qualcosa di magico, di imprevedibile, che a volte dura l’arco di una vita ma a volte, spesso, non funziona al primo incontro. L’amore può dolorosamente finire, e ci fa soffrire da urlare, ci sembra crudele ma deve rimane qualcosa che dobbiamo risolvere dentro di noi, lavorando su di noi e questo non può, non deve avvenire attraverso l’annientamento dell’altra/o.

MA CHE CAZZO!
L’amore è un sentimento che vola alto, impalpabile e la persona – per-so-na – che ce lo ispira, che ce na fa dono deve rimanere altro da noi. Perché se non si è liberi entrambi l’amore non è amore ma solo sopraffazione malata.

MA CHE CAZZO!
(e forse quest’ultima imprecazione volgare me la potevo censurare)

..e che Munch sia con noi e che l’Urlo deflagri nelle coscienze.

One Billion Rising (sebben che siamo donne)

In tempo di canzoni : ‘La sola cosa bella’ ‘In questo mondo di ladri’ in una Roma inondata dal sole a Piazza di Spagna eravamo in tanti e dico tanti perché c’erano donne, bambini e molti uomini che nulla hanno, ne vogliono avere, a che fare con le belve feroci che al chiuso nelle nostre case, o negli angoli più deserti delle città, con modalità diverse ma ugualmente dilanianti, usano violenza ad una donna, ad una bambina ad una vecchia.

‘ La sola cosa bella’ non è stato l’efficace discorso seguito dalla bella coreografia del balletto della Litizzetto da quello stesso palco che la sera prima aveva contestato Maurizio Crozza nella sua parodia a Berlusconi,  impenitente e laido dileggiatore delle donne, ‘fruitore ultimo’ e  ‘a sua insaputa’ di una catena di montaggio di parti anatomiche assemblate tutte allo stesso modo e in uguale misura, specchio deformante di un’immagine delle donne italiane, e delle donne in genere che ha preso di mira, che non è quella.

Significativa la data di questa colorata iniziativa mondiale : il 14 febbraio, giorno degli innamorati. Il giorno dell’amore di ogni coppia, il giorno che dovrebbe rinnovare quel patto d’amore che – malgré nous,  non è detto che duri in eterno ma che comunque deve essere scevro da ogni violenza: non ci si ama più ed è possibile convivere civilmente, come lasciarsi altrettanto civilmente.

Quando l’amore degenera ‘Bisogna saper perdere’. Che ognuno riprenda in mano le redini della sua  esistenza a testa alta per amore della vita.

Se il sangue scorrerà, quando la spada incontrerà la carne,
seccandosi al sole della sera,
la pioggia di domani laverà via le macchie
Ma qualcosa rimarrà per sempre nelle nostre menti

Forse questo ultimo atto è destinato
a ribadire una fondamentale verità:
che dalla violenza non può
e non è mai potuto nascere nulla
Per tutti quelli nati sotto una stella arrabbiata
per paura che ci dimentichiamo quanto siamo fragili

La pioggia continuerà a cadere su di noi
come lacrime da una stella
La pioggia continuerà a dirci
quanto siamo fragili, quanto siamo fragili