Nonviolenza

La prima cosa da sapere è che i curdi sono la quarta etnia più grande del Medio Oriente, sono tra 25 e 35 milioni di persone: e non hanno uno Stato, anche se lo vorrebbero. Oggi la gran parte dei curdi è distribuita in cinque paesi – Iraq, Siria, Turchia, Iran e Armenia – ed è musulmana sunnita, ma c’è grande varietà. Non ha molto senso guardare ai curdi come a un blocco monolitico, perché ogni gruppo nazionale ha le sue priorità e i suoi alleati. Quelli che c’entrano con la guerra in Siria sono tre: i curdi turchi, i curdi siriani e i curdi iracheni, che insieme hanno combattuto contro l’ISIS.

pace?!?!?!?!?!
Foto dal Web

“Dobbiamo avere coscienza che abitiamo un immenso cimitero.”

Aldo Capitini,

Aldo Capitini è stato un filosofo, politico, antifascista, ideatore della Marcia per la Pace Perugia-Assisi e da qui la meravigliosa bandiera dietro la quale per ben due volte anche io insieme a 80/100 mila persone ho marciato per i 24 km che separano le due cittadine. Accanto a me grande amico morto prematuramente Tom Benetollo attivista e poi immaginifico presidente dell’Arci di cui ho scritto (autocitazione!)il primo aprile del 2015.

Aldo Capitini fu uno tra i primi in Italia a cogliere e a teorizzare il pensiero nonviolento di Gandhi.

Un sereno fine settimana strettistretti per creare un filo sottile di speranza a circondarci.

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le tre ghinee

“Il modo migliore per aiutarvi a prevenire la guerra non è di ripetere le vostre parole e seguire i vostri metodi, ma di trovare nuove parole e inventare nuovi metodi. Non è di entrare nella vostra associazione, ma di rimanere fuori pur condividendone il fine.
E il fine è il medesimo: affermare il diritto di tutti – di tutti gli uomini e di tutte le donne – a vedere nella propria persona i grandi principi della
Giustizia, della
Uguaglianza e della
Libertà”.
Le tre ghinee,Virginia Woolf

hallo look at me
La diversità non può fare paura!
Sally e Rufus al parco.

Una Pasqua serena a tutti voi mentre ci teniamo strettistretti anzi strettissimi 🌹💙

Si è fatta sera

 

C’ è stato un scambio di tweet sulla civiltà e sul progresso  e mentre ‘lui’ buttava tutto al rogo io volevo vedere un lato positivo. La risposta finale è stata disarmante :

“amo guardarmi intorno, nella vita reale e quest’ essere umano non mi piace”.

Una contraddizione in termini perché ama quello che non gli piace.

Non sono una che vive con il paraocchi, le brutture ci sono e le vedo tutte perché le incontro tutti i giorni, non c’è bisogno di leggerle e  lo dovrebbero sperimentare ‘sul campo’  i Governanti tutti e capirebbero come menare il can per l’aia sia un affronto reale , questo sì, alla dignità delle persone,  alle loro aspettative di una vita decorosa.

Sarò ancora troppo comunista? No. Non credo sia un diktat vergognarsi delle proprie ricchezze  quando si estendono e creano benessere e dunque ampliano il margine di felicità  ad altri.

La prima volta che sentii parlare di ‘felicità’ non come astrazione ma concreto termometro economico di un Paese fu dal professore Amartya Sen, premio Nobel per l’Economia (ed economia non è basata su voli pindarici ma su concretezza)  in una conferenza , e ancora  in una suo saggio ‘Libertà individuale come impegno sociale’, ‘L’idea di Giustizia’ e infine (già premonitore) ‘La povertà genera violenza?’ del  2007..

Credo di essermi persa, No, ecco, tutto questo per dire che nella realtà, quella che ognuno di noi incontra la mattina fuori dalla porta di casa è una mescolanza di tante cose e un po’ come il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto sta a noi porci in uno stato d’animo che faciliti un rapporto più tranquillo (sereno, anche) con il resto del mondo. E soprattutto attenzione alle piccole cose, ai piccoli gesti.

Ricordo e tengo a mente una massima di Madre Teresa di Calcultta:

Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno.

Noi, o almeno io.  non possiamo fermare i trafficanti di carne umana e neppure definire le sorti del mondo tormentato affamato e in guerra,  non possiamo occuparci di ‘massimi sistemi’ ma accettare di migliorare piccoli spazi con piccoli gesti aiuterebbe.

Settembre si avvicina e come il primo giorno di scuola la mia pagina è bianca. Vorrei che arrivasse al prossimo anno senza doverne nascondere brutti scarabocchi e macchie. Vorrei mantenere la  serenità che ho in questo momento mentre guardo il cielo scurire e una ‘maledetta zanzara mi ha punto sul polso!

Buon fine settimana a voi che passate e un abbraccio.

“Avremo sempre Parigi”

Erano i primi anni 50 e alla sorella più piccola di mia mamma, Mussi, venne concesso di andare a studiare all’ Académie des beaux-arts a Parigi. Precorsero i tempi i miei nonni.
L’anno successivo la zia Mussi si innnamorò di uno dei accademici e si sposarono: tra loro a contrariare i genitori c’erano 30 anni di differenza. Vissero ‘felici e contenti per oltre 40 anni.

La prima volta che io e mio fratello andammo a Parigi avevamo meno di sei anni scendemmo a la Gare de Lyon e lì, siamo negli anni Sessanta, si materializzo per noi il primo ‘uomo nero’ delle paurose favole punitive. Il ‘politically correct’ era  di là da venire e a Torino non avevamo mai incontrati uomini così diversi da noi.
Divenne per noi consuetudine passare le vacanze con gli zii  in Normandia e sostare qualche giorno a Parigi perché nel frattempo erano nati i due cugini e continuare, ora con meno frequenza, ad avere con Parigi un forte legame.

Per queste mie ragioni personali ho vissuto i terribili eventi di ieri sera ancora più pesantemente di altri drammatici attentati che da dopo l’11 settembre si susseguono incessantemente un po’ in tutte le capitali europee.

“Avremo sempre Parigi”
(dal film: Casablanca)

“Oh! ma Parigi non è fatta per cambiare aerei.. è fatta per cambiare vita! Per spalancare la finestra e lasciare entrare la vie en rose”
(dal film: Sabrina)

“Non si può scegliere se Parigi sia più bella di notte o di giorno, ti posso dare un argomento che mette ko sia l’una che l’altra ipotesi.. Sai a volte mi chiedo come qualcuno possa realizzare un libro, un dipinto, una sinfonia o una scultura che competa con una grande città. Non ci si riesce, ci si guarda intorno e ogni strada, ogni boulevard, sono in realtà una speciale forma d’arte. E quando qualcuno pensa che nel gelido, violento e insignificante universo esiste Parigi ed esistono queste luci, insomma andiamo non succede niente su Giove o su Nettuno, ma qualcuno lassù dallo spazio può vedere queste luci, i caffè, la gente che beve e che canta. …”
(dal film Midnight in Paris)

“Parigi sarà sempre Parigi. Che vuoi di più?”
(Frédéric Dard)

Les prenoms de Paris
Jacques Brel

“- Questo è un sogno?
– Il più bello dei sogni, amore mio.
– Sì, ma perché qui? Perché ora?
– Perché qui? Perché ora? Quale posto migliore di Parigi per sognare?”
(dal film: Ratatouille)

“Ho due amori: il mio Paese e Parigi”
Joséphine Baker

… e per chi desiderasse sapere qualcosa di piu sulle mie prime esperienze  e sulla Normandia questo è il link

https://sherazade2011.wordpress.com/2011/10/07/les-feuilles-mortes-piluccando-nei-ricordi/

Pasqua di Resurrezione –

Il lampadiere

In questa notte scura,
qualcuno di noi, nel suo piccolo,
è come quei “lampadieri” che,
camminando innanzi,
tengono la pertica rivolta all’indietro,
appoggiata sulla spalla,
con il lume in cima.
Così,
il “lampadiere” vede poco davanti a sé,
ma consente ai viaggiatori di camminare più sicuri.
Qualcuno ci prova.
Non per eroismo o narcisismo,
ma per sentirsi dalla parte buona della vita.
Per quello che si è.
Credi.
TOM BENETOLLO (febbraio 1951 – 20 giugno 2004)

21 giugno 2004
Ci eravamo visti in una riunione il giorno prima, sempre di corsa ma Tom riusciva a seguire tutto e tener fede alle scadenze grandi o piccole che fossero.
Tom era un uomo di frontiera, un uomo che coltivava le contaminazioni culturali e politiche, che lavorava ad abbattere i muri soprattutto quelli che ognuno costruisce dentro la propria mente. Il suo PACIFISMO era innanzitutto praticato prima che predicato.
Sette anni Presidente nazionale dell’Arci, la più grande e radicata associazione laica e di sinistra del nostro ormai bistrattato, irriconoscibile  Paese.
Tom  uomo poliedrico, colto ed innovativo: disseminava briciole di saggezza che portavano al cuore delle cose, senza spocchia, le affidava ora a un articolo, ora ad un foglio di appunti, mai invadente sempre pronto al confronto chiedevi la sua presenza in supporto ad una causa e lui arrivava, trafelato ma con il sorriso.

‘Qualcuno ci prova….per sentirsi dalla parte buona della vita.’  Tom ci è riuscito.

Tom era  un mio amico e mi ‘rende felice’ dedicarvi questo suo breve, profondo, pensiero di pace.

Buona Pasqua a voi tutti con un abbraccio.

cuore rosso

composizione e fotografia Sherazade,  marzo 2015

Orgasm day. L’unione fa la pace

Insomma, comincia il conto alla rovescia, con più mestizia e consapevolezza che non tutto è proprio sfavillante come si vorrebbe, neppure in questi giorni natalizi.

Eppure una ragione per farci due risate in allegria mi venne posta su di un piatto d’argento alcuni anni fa ( mio post del 2007) ed io ci riprovo – pari pari – a sottoporvela. Gli ingrediente e la ‘location’ sono alla portata di tutti ma proprio tutti noi. Bastano un letto, lettino, divanetto, sedile ribaltabile, lavatrice (se centrifugante è più ‘brividosa’), tavolo da cucina, postino docet anche sei lui e lei ( o qualsivoglia incastro) non sono attori consumati
Dopo il giorno della mamma, del papà del nonno, dei ‘diversamente abili’ (dolce eufemismo), finalmente un giorno tutto da godere soli o in compagnia, perché mie care e miei cari il 22 dicembre sarà totalmente dedicato all’ORGASMO. Anzi a dirla completa come hanno fatto gli ideatori

22 dicembre
Contro la guerra, il sesso di massa
“Il Global Orgasm salverà il pianeta”.

Una coppia di pacifisti Usa lancia una bizzarra iniziativa per il 22 dicembre
“Fare l’amore tutti insieme e veicolare quel gigantesco flusso di energia”
Imprescindibile è però:
” Pensare intensamente alla pace, prima e durante l’orgasmo” ….concentratevi sull’immagine, che dire? di una colomba, piuttosto che di una bandiera arcobaleno o di un garofano rosso infilato nella bocca di un cannone.

E, sopratutto, nessuna scusa!  Non preoccupatevi se non avete un partner,  si è liberi di partecipare in ogni modo. Anche con ” mezzi propri.”

Ah (sospiro pre-orgasmico) Oh (sospiro del coccodrillo ‘dopo’ che ha consumato il lauto orgasmo ops pasto, volevo dire pasto! “Oh tempora o mores”.
Insomma vogliamo orga….insomma cominciare a organizzarci?

I commenti furono moltissimi, ma di tutte le persone che conoscevo nel 2007 su Splinder, a anche prima , mi è rimasta l’amicizia duratura di Kathy http://viracconto1.blogspot.it/e di altre due amiche che non hanno più il blog 

lungimiranza statica

Discorso alla nazione  del Presidente degli Stati uniti d’America John F. Kennedy (28 ottobre 1962)
“Che tipo di pace cerchiamo?
Sto parlando di una pace vera.  Il tipo di pace che rende la vita sulla terra degna di essere vissuta.  Non solamente la pace del nostro tempo, ma la pace in tutti i tempi.  I nostri problemi vengono creati dall’uomo, perciò possono essere risolti dall’uomo.  Perché in ultima analisi,  il legame fondamentale che unisce tutti noi é che abitiamo tutti su questo piccolo pianeta. Respiriamo tutti la stessa aria.   Abbiamo tutti a cuore il futuro dei nostri figli. E siamo tutti solo di passaggio…”
Era il 1962, cinquant’anni, o meglio cinquant’anni e qualche mese,  e mi sono ritrovata a collegare questo discorso alla nazione del Presidente Kennedy, ucciso l’anno successivo, il 22 novembre (lascio alla Storia ogni giudizio, più approfondito, positivo o negativo che sia )  a quello del giuramento di due giorni fa  per il secondo mandato dell’ultimo (last but not least)  Presidente degli Stati Uniti d’America,  Hussein Barak Obama. La stessa lungimiranza e sopratutto, nel segno dei tempi,  l’attenzione ai diritti inalienabili da estendere a tutti. Un cammnino ancora lungo da compiere a ‘maniche rimboccate’.
“Ciò che ci unisce come nazione non è il colore della nostra pelle né l’origine dei nostri nomi, ma che tutti gli uomini sono creati uguali e hanno diritti inalienabili: Il nostro lavoro non sarà completo finche i nostri fratelli e le nostre sorelle gay non saranno trattati come chiunque altro in base alla legge”.
In base alla legge!  E, qui, da noi, in Italia? sconfortante.