A (beautiful) day

Il mattino ha l ‘oro in bocca ed ha il sapore di un buon cappuccino

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“La sola parte utile della medicina è l’igiene; e anche l’igiene, del resto, più che una scienza è una virtù.” )Jean Jacques Rousseau)

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Possono le parole descrivere la fragranza dell’aria di primavera? (Neltje Blanchan)

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“C’è una sola differenza tra una lunga vita e una buona cena: nella cena i dolci vengono per ultimi.”

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E infine c’è lei – e la sua ombra – che mi capisce senza che io dica una parola, e chi non capirebbe nemmeno se glielo spiegassi con mille parole.
Questa è la mia piccola Sally un po’ disorientata privata del suo parchetto. . . Liberta

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Despite all… e Beautiful Day💙🦋

Teniamoci strettistretti anzi di più ❤🦋

October (fest)

October and the trees are stripped bare
Of all they wear.
What do I care?

October and kingdoms rise
And kingdoms fall
But you go on
And on.

Ottobre e gli alberi sono spogliati /Di tutta la loro veste.
Cosa mi importa? / Ottobre ed i regni sorgono / Ed i regni cadono / Ma tu vai avanti / E avanti.

Una piccola e  personale carrellata di foto,  alcune dell’anno scorso.

La pioggia invece è vera e sancisce il cambio di stagione a vantaggio di colazioni più ricche, sempre colorate e sopratutto in amorosa compagnia.

“Chi non ha mai posseduto un cane, non può sapere che cosa significhi essere amato.”

..e se a dirlo è Arthur  (Schopenhuer)  universalmente considerato uno dei maggiori pensatori di tutta la filosofia occidentale moderna ed è lo stesso che abbastanza cinicamente affermava :

“C’è un unico errore innato, ed è quello di credere che noi esistiamo per essere felici.”

allora dobbiamo proprio crederci e se così non fosse dovrebbe bastare lo sguardo di Sally.

Che Ottobre vi sia propizio in tutti i suoi 31 giorni poi si vedrà.

Un abbraccio circolare a tutti voi.

Ritorno al passato

Mentre dalle Alpi alle Piramidi, forse no, ma certamente dall’America, intesa come iu es e, amplificati in Italia dal querulo Fabio Fazio(so) pensiero, arrivano i clamori dei 30 anni di ‘Ritorno al fututo’ e gli oramai maturi protagonisti fanno il giro degli show americani a bordo della DeLorean Machine, rivestendo i panni dei due protagonisti…
io timidamente in questo lunedì dove lo scuro si è presentato un’ora prima stranendomi non poco e portandomi ad inevitabili bui richiami, vorrei segnalarvi,  o farvi conoscere, un piccolo gioiello (diamante tagliente) di Wim Wender: The million dollar Hotel, anno 2000. Ritorno al passato.

Film molto premiato ma nonostante ciò la sola presenza di un ‘cantante’ così partecipe nella produzine, ha fatto accigliare parecchi (snob).
Nasce infatti da un progetto di Bono che oltre ad averne scritto e interpretato la colonna sonora  ne ha anche curato la sceneggiatura e lo ha prodotto. Ne è valsa la pena!

Siamo a Los Angeles, Il Million Dollar Hotel è un albergo fatiscente, Marc Augé non avrebbe avuto problemi a identificarlo come il ‘non luogo’, per eccellenza, destinato alla demolizione. Lì gravitano sbandati e vagabondi,  residuati di persone che non hanno più nulla da chiedere, tempo scaduto, e della vita non sanno più cosa farsene.
Tra questi fantasmi  anche Tom Tom (Jeremy Davies), un ragazzo innamorato, sprovveduto come un bambino, perso dietro una ragazza che sembra venire da un altro mondo e per raggiungerla dopo molti tentativi si lancia da una finestra dell’Hotel e muore.

“Dopo aver spiccato
il salto ho capito tutto: la vita è perfetta, la vita è il massimo, è
piena di magia e di bellezza e di sorprese, solo che non resci a
capirlo bene finchè ci sei dentro.
Tutto quello che avevo sempre
desiderato era di raggiungere Eloise, di avvicinarmi a lei, l”ho fatto
e ho finito per capovolgere il mondo nel farlo, anche se per un solo
momento. Wow! ”

Eloise è la fanciulla anche lei con non pochi problemi (Milla Jovovich ‘the hearth beneath her feet’ canta Bono).

“Tutta la mia vita, ho adorato lei
La sua voce d’oro,  la sua impalpabile  bellezza
Il modo in cui ci faceva sentire
Il modo con cui mi rese vero
E la terra sotto i suoi piedi
E la terra sotto i suoi piedi”

A scuotere la routine quotidiana ci penserà l’ agente FBI Skinner (Mel Gibson) che indaga su un omicidio avvenuto nell’Hotel in cui ha perso la vita il ricco Izzy Goldkiss.
Film ampiamente premiato, d’accordo,  e nonostante io l’abbia visto più di una volta,  per me ogni volta rappresenta un momento lungo 120 minuti di grande musica poesia dove Wim Wenders torna ad essere quello dei tempi migliori di ‘Così lontano così vicino’ e Milla Jovovich è – passatemi l’aggettivo – sublime,  affiancata da Jeremy Davies altrettanto bravo seppur diversamente bello. Insieme in una rappresentazione corale riescono a suscitare grandi emozioni che raggiungono il momento più alto in ‘Satellite of love’ che è comunque una canzone scritta da Lou Reed nel 1972 (più passato di così) che io preferisco nella versione drammatica di Milla Jovovich.

Il satellite è salito su per i cieli
cose come questa mi fanno impazzire
L’ho guardato per un po’
mi piace guardare le cose in TV

One love (Love is temple)

Il libro/saggio : “Cinque meditazioni sulla bellezza”. L’autore Francois Cheng , uno studioso  cinese trasferitosi in Francia,  nel 2002 ha avuto  l’onore – primo e unico asiatico – di essere eletto Accademico di Francia.

E’ un saggio tutt’ altro che ‘palloso’ che colpisce per l’attualità e la pressante necessità di  “farsi carico del male del mondo”. Questa una delle sue argomentazioni:

“Nessun discorso sulla vita è vero se non comprende il male che la abita,  E’ importante che il rifiuto di arretrare davanti al dolore non ci annienti ma che, al contrario, conduca ad una maggiore consapevolezza…..incoraggiandoci a essere ricettivi all’istante,  alla bellezza.”

E all’intervistatore che gliha chiesto  cosa intenda per “istante” spiega:

“In effetti è fondamentale  precisare questo concetto.  Noi non possediamo il tempo, ma possiamo possedere l’istante. Non si tratta di concentrarsi sul presente per godere dei piaceri che ci può  offrire:  questa è l’attitudine di chi è consumatore, approfittatore. L’istante, invece, raccoglie tutto ciò che abbiamo vissuto e sognato, tutto il passato ma anche il futuro verso cui tendiamo e il desiderio che ci portiamo dentro, in un momento di vero senso. Per raggiungerlo, bisogna mantenersi umili e perseveranti. Possedere in modo assoluto l’istante, moltiplicare gli istanti della nostra vita è l’unico modo che abbiamo per vincere la morte. Non dobbiamo coltivare nostalgie e rimpianti ma, al contrario, prepararci ad accogliere l’istante, che è sempre incontro. E’ questa l’eternità cui abbiamo accesso.”

Forse che monsieur Cheng ha riscoperto l’acqua calda? E, allora, se è davvero così semplice perchè è anche così maledettamente difficile?

“senti…senti…come mai ti piaccio tanto io?”

 

 

 

The million dollar hotel è un film del 2000 di Wim Wender, nato da un progetto di Bono degli u2 che oltre ad averne scritto e interpretato la colonna sonora, ne ha anche curato la sceneggiatura e lo ha prodotto.

Siamo a Los Angeles, Il Million Dollar Hotel è un albergo fatiscente, destinato alla demolizione, lì gravitano sbandati e vagabondi, ultima spiaggia di tutte quei residuati di persone che non hanno più nulla da chiedere o hanno voluto chiudere ogni rapporto con la vita. Tra i residenti c’è Tom Tom (Jeremy Davies), un ragazzo innamorato, sprovveduto come un bambino, perso dietro una ragazza che sembra venire da un altro mondo: Eloise (Milla Jovovich ( ‘the hearth beneath her feet’ canta Bono).

 

 

A scuotere l’esistenza di questo luogo ci penserà un agente FBI Skinner (Mel Gibson) che indaga su un misterioso omicidio avvenuto nell’hotel in cui ha perso la vita il ricco Izzy Goldkiss.

Nonostante sia un film ampiamente premiato – per me – rappresenta un momento lungo 120 minuti di poesia dove Wim Wenders torna ad essere quello dei tempi migliori, di ‘Così lontano così vicino’ e Milla Jovovich è – passatemi l’aggettivo – sublime affiancata da Jeremy Davies altrettanto bravo. Insieme riescono a suscitare grandi emozioni esaltate dalla colonna sonora che raggiunge il suo apice in ‘Satellite of love’ (u2 forever) 

 

Non puo’ dirsi un film di evasione, certamente non porterà un raggio di quel sole che a metà maggio ancora tutti aspettiamo..eppure questo film è film che scalderà il cuore.

Vedetelo, ri-vedetelo, non lasciatevelo scappare.

 

Weekend sui tetti di Londra

Noi, popolo di fannulloni, di italiani che  "dovremmo lavorare di più". Noi che il "lavoro  nero è un ammortizzatore sociale". Noi che si vola giù da un’impalcatura proprio il primo giorno di lavoro. Noi che vorremmo essere altro e stare altrove. Noi popolo di santi e navigatori che ora navighiamo in cattivissime acque..

Noi che ancora possiamo "stacchiamo la spina"  e evadiamo, sì,  chiediamo asilo e dal roof della BBC, ascoltiamoci gli indicibilmente, grandi,  Bono e the Edge perchè qui, da

Noi

"No line on the horizon"

 

U2

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