L'omologazione della bontà

 In un contesto asettico e bianco che in questi giorni mi circonda e scandisce i miei ritmi, la televisone del sabato sera mi rimanda l’immagine del ‘mio’ sindaco Gianni Alemanno che recita, con voce SUAdente,  lo sguardo perduto nel vuoto del profeta, l’Alemanno va pensiero che spazia in un cielo sereno di  buone intenzioni, di valori che oggi non sono più né di destra né di sinistra. Parla di bene comune, di onestà intellettuale, e invita a restituire alla Storia una verità non più solo parziale (di sx, per capirci), a riconoscere e onorare il diverso valore delle idee che misero gli uni contro gli altri e generò atrocità e caduti ‘bipartisan’. Di fatto esorta  (e non è il solo) a sdoganare un mondo improbabile di uomini ‘diversamente giusti’.

Questo mi ha ricollegato a un intervento sull’Unità (che avevo conservato – un vizio che ho preso da mia madre, ritagliare e conservare, piluccando qua e là sulla carta stampata -) di Bruno Gravagnuolo che radiografava il sorgere e l’affermarsi di un nuovo, preoccupante,  clima buonista che diventa sempre più prassi comune

“…in questa Italia di destra che rifiuta l’antifascismo, si fa drammatico il rischio  di una memoria (bipartisan) liofilizzata e cordiale… mentre invece servirebbe  riconoscere e dare voce alle “nostre” vittime di ieri ed  esplicitare una lotta contro questa omologazione cordiale delle memorie, delle convenienze politiche che stemperano il tragico in diplomazia dei sentimenti.

Diplomazia dei sentimenti e dunque tutti felici e contenti?l