quello che noi (non) facciamo

Va bene, giusto o non giusto, equo o no che sia il mondo, ho una vita serena emotivamente ed economicamente.
Emotivamente è stata molto dura perché sono tragica, di natura pessimista, ho sempre avuto la capacità di incaponirmi nelle ‘cose impossibili’ non per arrivismo ma per mettere a me stessa l’asticella sempre un pochino più su perché è stato difficile accettarmi nelle mie debolezze e nelle mie paure ed i pregi vanno messi sempre sotto verifica.
Ho fatto anni di analisi e non posso che dire a chiunque si senta traballante che l’aiuto che si riceve –non gratuito ma anche quello fa parte del percorso – riesce a sciogliere molti nodi.
A volte basta poco. A volte passano anni però il più delle volte ci si sente come rinati ed allora la vita diventa meno grama. Non che cambi nulla se non l’ottica nella quale noi ci poniamo. Non tutto avviene ‘contro’ di noi ma semplicemente ‘intorno’ a noi.
E questo vale in ogni ambito.

Economicamente. Già, economicamente la mia generazione ha avuto la possibilità studiando e faticando di crearsi un futuro. Io da sola sono riuscita a dare anche gli strumenti a mio figlio, che ‘per fortuna’  lavora, ma il suo futuro è opaco e incerto come per il 66% dei giovani nelle sue condizione di pri.vi.le.gia.ti, mentre il restante 44% guarda il nulla. Questo mi sconvolge parecchio.

Perché questo ragionamento? Perché leggendo un post, giustamente, l’accusa era precisa:
‘certo il mondo va a rotoli, vi intenerite per i bambini, per le donne, per i morti ammazzati per gli animali per..per.. ma poi?
E ancora :
‘ Vi incazzate perché la vostra città è sporca, perché ogni cosa che si comincia non trova mai un punto di fine preciso. Perché tutti si riempiono le tasche con i nostri soldi di contribuenti…e poi?’
Poi dopo esserci indignati per benino tutto scorre.

Eppure io ricordo altro e dunque il cambiamento non sempre è sinonimo di miglioramento. Solo un esempio.

Quando ero piccola ed abitavo a Torino in un palazzo di cinque piani ricordo che in ogni appartamento nella colonna che corrispondeva al terrazzetto della cucina c’era uno sportello e li veniva gettato quello che oggi con molto sussiego chiamiamo umido. Finiva dritto in cantina in un contenitore che settimanalmente veniva svuotato da addetti del comune che, sempre settimanalmente raccoglievano il resto dei rifiuti. Poca roba. Niente plastica, niente ingombranti contenitori per una manciata di susine.
Le bottiglie fossero anche le più costose di vino venivano caricate del costo del vetro e il denaro veniva restituito quando si riportava la bottiglia vuota o serviva per comprane un’altra.
Il latte stessa cosa. Si andava dal lattaio con la propria bottiglia e sempre quella e se non la si aveva si pagava il vuoto.
Certo era il secolo scorso ma soltanto cinquant’anni fa.

Non so da voi ma Roma è allo stremo. La raccolta differenziata non funziona i cassonetti non vengono svuotati e il porta a porta suona come un mantra.
Eppure la cosiddetta AMA la municipalizzata per i rifiuti i prende bei soldoni per un servizio che non fornisce.
Certo dove c’è sporco e sciatteria tutto diventa più sporco e invivibile, territorio di nessuno.

C’è come un disprezzo per la cosa pubblica che in quanto pubblica non ci appartiene. Cicche sui marciapiedi, escrementi di cani che poveri loro si prendono gli improperi al posto di quegli incivili dei loro accompagnatori. Dalle macchine in corsa vola di tutto. Volano anche pesantissimi improperi se è per questo!

Mi sono persa. Ah, già, che fare oltre indignarsi? Agire. Agire correttamente a dispetto dei comportamenti degli ‘altri’, non pensare al proprio orticello ma al pianeta

E qui scatta la citazione perché ‘quanno ce vo’ e calza, ce vo’ ed è di Madre Teresa di Calcutta:

“Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno.

Melassa terribile melassa…che faccio quale tasto pigiare?   ‘Pubblica’  o   ‘Spostare nel cestino’?

La scelta dell’inno alla gioia di Beethoven è mirata a controbattere a Grillo (sparlante) che non perchè fosse suonato da Hitler ai compleanni è meno apprezzabile così come Wagner rimane un grande compositore.   Nigel  Farange, eurodeputato britannico  razziste e xenofobo che ha voltato le spalle all’inno,   non mi tange:  un cretino in più che renderà conto al suo Paese.
David Garrett è una mia passione tardiva e se un appunto faccio al nuovo Parlamento è di non essere stato tanto ‘giovane’ da invitarlo a suonare. Me ne farò una ragione purchè questo nuovo Parlamento europeo più o meno ben accetto sappia lavorare bene e se guardiano ai nostri balletti, direi che basta proprio poco. Auguri.

Chissà, forse domani

Deflagra senza sangue in un tripudio di colori la primavera italiana con i suo contrasti di luce, le giornate sempre più lunghe e uno spossamento che a me fa tremare le gambe mentre cammino guardando il cielo azzurrissimo striato di bianco.
Abbasso lo sguardo su mille sfumature di verde, foglioline di malva, erbetta fresca,  anche qui la ‘contaminazione’ bianca di tanti bottoncini ammiccanti,  margheritine agguerrite, raggruppate e determinate a farsi ammirare e cogliere:
“mi ama non mi ama!”

Vado poco oltre  e ri-trovo la strana coppia così come l’ho lasciato nell’ultimo sole autunnale.
Il vecchio signore il berretto in testa seduto  sulla sua seggiolina pieghevole intento a leggere il giornale e molto vicino a lui un giovane, la testa bassa, l’extracomunitario, il badante, l’uomo nero che viene da lontano cui è affidata la salute e quel po’ di qualità della vita che resta quando si è soli ma non si può più stare soli.
Vorrei salutarli  ma mi vergogno un po’ per aver carpito tante volte questi loro momenti.

Chissà, forse domani.

Viaggio In Italia

“Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?
Nel verde fogliame splendono arance d’oro
Un vento lieve spira dal cielo azzurro
Tranquillo è il mirto, sereno l’alloro
Lo conosci tu bene?
Laggiù, laggiù
Vorrei con te, o mio amato, andare!” J.W.Goethe

Eppure, a dispetto del nostro sindaco che ce la mette proprio tutta a lasciare correre verso il degrado la mia città, salvo poi reclamare a sé le Olimpiadi, basta una prima giornata di sole tiepido per fare rinascere il desiderio di riappropriarsi di Roma e di certe passeggiate primaverili, basta scegliere.
Le Catacombe sulla via Appia Antica! Ecco, dopo la chiesetta del “Quo Vadis?” le catacombe di San Callisto.
Scoperte alla fine dell’Ottocento sono costituite da una galleria lunga 20km.e vi sono sepolti una cinquantina di martiri e 16 pontefici. All’interno della Cripta dei Papi e della tomba di Santa Cecilia vi sono affreschi che risalgono al IX secolo.
E poi le Catacombe di San Sebastiano, costruite su quattro piani di cui oggi soltanto il secondo è visitabile e dove si trova un busto del Santo, quasi sicuramente, del Bernini.
Sulla piazzola tre mausolei,costruiti intorno al II secolo. Da qui è possibile accedere alla sala destinata ai banchetti funebri in cui si rimane in silenziosa ammirazione davanti ai graffiti risalenti al III-IV secolo.

Quante volte negli anni ho fatto questa passeggiata? Tantissime le occasioni: amici di passaggio, le mie nipotine l’anno sorso, o il semplice piacere di una passeggiata al sole, eppure ogni volta il mio stato d’animo si scinde tra la profonda ammirazione per le ricchezze culturali di questa città e la tristezza mista a indignazione per il degrado e l’incuria in cui, senza amore né lungimiranza, langue il nostro passato non solo a Roma ma in tutta Italia, nella nostra Italia, che basta appena nominare per fare accendere la luce negli occhi di chi, da lontano, da ogni parte del globo, sogna il suo ‘Viaggio in Italia’.

Ma anche Goethe, già allora (e sembra oggi) quando volle ripetere l’esperienza unica e stimolante del primo viaggio in Italia scrisse:

“…c’è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina;
ognuno pensa per sé, è vano, dell’altro diffida,
e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé.
Bello è il paese! Ma Faustina, ahimè, più non ritrovo.
Non è più questa l’Italia che lasciai con dolore.”

Siviglia. Sì, viaggiare

Siviglia è stata una toccata e fuga posta in essere per seguire un carissimo amico maestro di Tai Chi al meeting internazionale delle scuole che ogni anno si svolge in città (per me) di grande interesse e dunque quando posso mi accodo con piacere.


 

Tra le viuzze strette e i quartieri aristocratici dai cortili silenziosi, Siviglia si espande  divisa in due dal grande Guadalquivir delle stelle, come lo definì Garcia Lorca, il fiume  che da sempre ne ha segnato la vita: grazie infatti al Guadalquivir la città divenne il punto di snodo per i commerci fiorenti fin dai tempi della Scoperta dell'America ed ancora oggi resta l'unico porto fluviale spagnolo.
La lunga presenza dei musulmani, che si estese in quasi tutta la Spagna, ha disseminato  tracce indelebili  di bellezza e di cultura  come la Giralda, la torre simbolo della città che una volta era il minareto della moschea che oggi è  l’attuale Cattedrale, edificata –appunto –  sulla Moschea.

 

 

Il tempo era primaverile, i turisti razza quasi estinta, e l’unica sera che siamo stati un una delle tipiche taverne del barrio Santa Cruz
 


sono riuscita a non vedere un solo italiano, salvo noi, naturalmente!, e a immedesimarmi in una serata di quotidiana allegria spagnola.
No, non voglio toccare il tasto della politica ma a me è sembrato, scambiandoci idee essenziali a causa della lingua, e parlando con alcuni italiani che vivono da alcuni anni lì, che gli spagnoli mantengano una grande dignità anche in questo momento di grande confusione e preoccupazione economica generale. Di Zapatero apprezzano molto quello che ha fatto e soprattutto, oggi, la sua tempestiva  decisione di dimettersi e di andare ad elezioni anticipate.

Purtroppo, non con voluta cattiveria ma in modo ludico, è stato più volte toccato l’argomento Italia/Berlusconi e per noi non è stato comunque piacevole.
I giorni a disposizione erano soltanto tre e tra esibizioni, cena di gala – sissignori abito preferibilmente lungo per le signore e smoking per i signori –  e conseguente premiazione..il tempo è stato tiranno.
Per mia fortuna Siviglia la conosceva già altrimenti sarei rimasta, anzi lo sono, con il desiderio di tornarci, sempre fuori stagione perché è tutto un altro viaggiare.

Bene! Cominciamo con le prenotazioni?
 

 

La premiazione.Al centro il Maestro. Il mio amico ovviamente è il più bello! Chi???
 

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Fuit quoddam tempus..

 

 

Granada, 28 settembre 2005

 

 

In questa terrazza così accogliente che spazia su Granata e l’Alhambra, mentre tuona furiosamente tra le nuvole allarmate ancora tinte di rosa,  mentre l’abbraccio della Sierra ci avvolge rassicurante, sento forte lo sgomento di tanto mio nulla e:

“ …cerco l’errore decisivo colpa di tutto che potrei avere commesso e non riesco a trovare.” (f. kafka)

 

Suvvia, non è poi così grave  sopravvivere ai propri mal di pancia.

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Una primavera a Granada

 

 

Ci sono, poi, uomini che quasi certamente non incontrerai più nella tua vita e che ti rimangono nel cuore perché in un giorno di contagiosa allegria, in cui tutto era stato possibile, anche ballare il flamenco sulle stesse tavole della cueva, piccola e angusta, dove  María La Canastera era regina indiscussa, e tu sentivi la stretta della sua mano mentre nell’altra tenevi il tovagliolo di carta su cui lui aveva scarabocchiato per te poche rime:

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Tu risa

es

como la fe

justifica

todos mis dogmas

de amor.

Quando

tù ries

yo creo

que

estoy

vivo.

 

Weekend sui tetti di Londra

Noi, popolo di fannulloni, di italiani che  "dovremmo lavorare di più". Noi che il "lavoro  nero è un ammortizzatore sociale". Noi che si vola giù da un’impalcatura proprio il primo giorno di lavoro. Noi che vorremmo essere altro e stare altrove. Noi popolo di santi e navigatori che ora navighiamo in cattivissime acque..

Noi che ancora possiamo "stacchiamo la spina"  e evadiamo, sì,  chiediamo asilo e dal roof della BBC, ascoltiamoci gli indicibilmente, grandi,  Bono e the Edge perchè qui, da

Noi

"No line on the horizon"

 

U2

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