Luglio (vado al massimo)

Luglio è l’estate .
Ogni anno, come se la mia anima inserisse il pilota automatico e chiudesse i finestrini del quotidiano e del pessimismo, Luglio mi trasmette l’emozione dei vent’anni e il senso di un’attesa luminosa .

“A quei tempi era sempre festa. Bastava uscire di casa e attraversare la strada, per diventare come matte, e tutto era bello, specialmente di notte, che tornando stanche morte speravano ancora che succedesse qualcosa, che scoppiasse un incendio, che in casa nascesse un bambino, o magari venisse giorno all’improvviso e tutta la gente uscisse in strada e si potesse continuare a camminare fino ai prati e fin dietro le colline… “(La bella estate, Cesare Pavese 1949 )

Il 1° luglio ( 1804) nasceva la scrittrice francese Amantine Aurore Lucile Dupin che noi tutti conosciamo con il nom de plume di Georges Sand.

Scrittrice prolifica, donna libera e libertina che spesso si veste da uomo, fortunata o sfortunata in amore ebbe un marito, due figli e molti amanti. Amori anche contestati soprattutto per quanto riguardò la sua relazione con il giovane talentuoso e timidissimo Chopin. Quale che fosse il giudizio altrui George Sand aveva un’idea ben chiara del concetto di felicità a cui molto si concesse.

“Esiste nella vita una sola felicità: amare ed essere amati.”

Georges Sand, una donna con i pantaloni, sicura e caparbia nelle sue decisioni come io tendo ad essere


il 10 luglio (1871) nasceva Marcel Proust, francese, fiore all’occhiello della letteratura mondiale, pietra miliare della letteratura di tutti i tempi.
Si può non credere al linguaggio astrologico dei segni zodiacali ma anche se in nodo irrazionale tutti i segni sono inequivocabilmente accumunati da alcune caratteristiche. Così i cancerini hanno simili caratteristiche contrastanti: precisi negli obiettivi ma con l’animo lunare e sognatore con un senso forte della nostalgia del tempo e nella Recherche ovvero A la recherche du temps perdu si esplicita tutto il sentire di Proust e di chi se ne è innamorato ritrovando, segno o non, attraverso la malinconia del passato il tempo perduto.
Proust che rivive nel sapore delle petites Madeleines momenti irrisolti del suo passato:

“All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di maddalena che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio….”

E ancora:
“La musica, molto diversa in questo dalla compagnia di Albertine, mi aiutava a scendere in me stesso, a scoprirvi qualcosa di nuovo: la varietà che avevo invano cercata nella vita, nel viaggio, di cui tuttavia la nostalgia mi era data da quel flutto sonoro che faceva morire accanto a me le sue onde soleggiate. “

E giorno dopo giorno arriviamo al (mio) 21 luglio e nel 1948 nasceva Cat Stevens musicista e cantautore inglese.

Ancora Luglio. Non posso non rivolgere un pensiero amoroso e goloso a mia madre che maestra dei cibi semplici e attenta al cambio delle stagioni riempiva e sfornava nell’invitare a cena noi tre figli, teglie di melanzane, peperoni e zucchine ripiene. E di quest’ultime eccovi la sua ricetta.

Zucchine ripiene
4/6 zucchine mesie – 100 gr. Di parmigiano – 2 pomodori piccoli – prezzemolo –
150 di ricotta – 50 gr di pangrattato – 1/5 cipolla – sale e olio di oliva qb

Lavate le zucchine, eliminate le estremità e tagliatele a metà per il lungo – Svuotatele della polpa interna, in modo da creare delle barchette – Tritate finemente la polpa e mescolatela insieme alla ricotta, al parmigiano, al prezzemolo e al pangrattato – Sminuzzate la mezza cipolla e mettetela a rosolare con un po’ d’olio in padella – Unitevi i pomodori tagliati a cubetti, salate e pepate – Fate cuocere per circa 10 minuti, poi lasciate raffreddare – Unite i pomodori cotti al resto del ripieno e amalgamate – Riempite le zucchine con il composto così ottenuto – Ungete con un po’ d’olio una teglia, disponetevi le zucchine e infornate a 180°C per 20-30 minuti.

Dulcis in Luglio un grande concerto di Vasco Rossi ad onorare 40 anni di carriera. Perché Vasco? Mi unisce il ricordo di un concerto a Catanzaro, un Luglio di tanti anni fa. Il primo concerto di mio figlio, ragazzetto tredicenne che, anche lui, Leone di Luglio, il 31, dopo aver lievitato in me finalmente mi liberava di un primo fardello. Figli piccoli, piccoli pensieri…

Luglio. Io ‘Vado al massimo’ e voi?

Ps. Naturalmente la canzone per eccellenza sarebbe Sally ma davvero è troppo triste per un post che non lo vuole essere.

Un bel tipo

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Metti anche tu la veste bianca
E schiudi l’uscio al tuo cantor!
Ove non sei la luce manca;
Ove tu sei nasce l’amor.

La mia doccia nuova superaccessoriata vetro assolutamente trasparente che il primo momento che ci sono entrata mi sono detta che avrei dovuto, per pudicizia, lavarmi in camiciola come quell’anno di collegio dalle suore dove il bagno si faceva con la camicia da notte. Il corpo delle donne ancorchè bambine veicola le tentazioni!

Non parlo dell’Ottocento!

Penso a te e dopo anni e anni mi sono ritrovata in Corsica a rabbrividire sotto una doccia spartana con acqua gelida in un minuscolo campeggio di Ile Rousse. Penso alle tue mani insaponate che scivolavano sul mio corpo, che indugiano, sento il sapore di shampoo delle nostre lingue e vivo quell’impellente bisogno di fare l’amore. Ecco il sole di luglio, il mio compleanno, la notte in albergo e quella minuscola doccia dove soltanto l’uno dentro l’altro addossati alla parete riuscivamo a lavare il sudore di un’estate caldissima che riproducevamo all’infinito.
E poi amore, nuotate, amore, mare di sentimenti, ben attenti a non scoprirli troppo.

Seduta sul letto, difronte a te, la bocca sul tuo membro nudo mi asciugavi i capelli scompigliandoli con le mani a pettine.
Momento di pura magia e la poi la mia dabbenaggine di parlartene.
Guardandomi tra lo stralunato e il divertito  mi ha confessato che da piccolo volevi fare il parrucchiere! Ho capito che il lavoro di ingegnere nucleare doveva essere molto stressante.

Tu non eri quel tipo d’uomo che … ma certamente un ‘bel tipo’.

 

iome

foto sherazade 2015

21 luglio (just) smile

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Paul Virilio, architetto e sociologo, che conosce per mestiere l’infinita sequenza dei disastri, sostiene che l’incidente è ciò che accade a noi tutti, ovvero  l’incidente sarebbe il tempo stesso che passa:   ‘un tempo sempre più veloce, sempre più incalzante: il tempo è l’incidente degli incidenti’.

Bene o male, incidente o meno io lunedì avrò un anno di più e continuerò a ricordarlo perché festeggiare mi piace. Mi piace guardare le persone care che vedo una volta l’anno, alla faccia del libro faccia!

E mi aspetto i regali e in tanti anni so anche da chi e quale regalo riceverò. Tutto rientra nella definizione di regalo e dunque spero  che anche voi da lontano non siate avari con la festeggiata.

Se fossi una diva da rotocalco sicuramente mi potrei fregiare dell’aggettivo ‘magnifica …enne’.
Se fossi una signora dell’Ottocento alla Guy de M. benché con un carico maggiore dei 35 anni di madame Bovary sarei una donna ancor piacente.

Personalmente mi sento sia splendida che piacente. Ebbene sì. L’animo sereno per quanto strettamente riferito alla sfera personale certamente aiuta, lo dico sottovoce e con grande rispetto.
Sono entrata in quell’età moderna in cui le donne seppure con un ritardo di vent’anni diventano invisibili sessualmente, preda di chirurghi plastici senza scrupoli, poco appetibili al mercato se non per le perdite urinarie e quel ‘fastidioso prurito’, nonne con 24 nipoti mezze rimbambite. Alle fanciulle da acchiappo rossetti, auto e aperitivi ma anche ‘ Datemi il mio Breil’ o quel profumo da panterona.
Mah. Non riusciremo mai a liberarci dei molti stereotipi che sguazzano nel qualunquismo.

‘Sì, va bene, ma tu come stai?’

‘(just) SMILE. ve lo dirò l’anno che verrà’.

Sorridi, anche se il cuore ti duole
sorridi, anche se si sta spezzando
quando ci sono nuvole nel cielo
ci passerai sopra
se sorridi attraverso
la tua paura e al dolore
sorridi e forse domani
scoprirai che la vita vale ancora
la pena di essere vissuta

Sherabastacredercisolounpo’

Felicità è il tuo bambino tra le braccia

Sono cose che capitano il giorno prima”

“Il giorno prima di che?”

“Il giorno prima della felicità.”

Erri de Luca (Luca!!!)

Era ieri all’ora di oggi. Certo, il giorno prima della felicità che racchiude il senso della mia vita, e in parte della sua. 

Era ieri all’ora di oggi di tanti anni fa che, con quanta più forza ho potuto,  ho spinto fuori da me quell’esserino   grinzosetto e bellissimo che ha salutato il mondo con uno strillo acutissimo. 

Era ieri all’ora di oggi che io e il mio compagno piangevamo abbracciati, entrambi spossati da quel miracolo  che tuttavia non ci ha salvaguardato. 

Era ieri, qualche ora dopo, quasi come oggi,  che l’ho stretto per la prima volta tra le mie braccia, lineamenti di porcellana, con quel suo odore inconfondibile di cucciolo che hanno tutti i cuccioli. 

Ed è oggi, all’ora precisissima di oggi –  31 luglio – che vi lascio in tutta  fretta perché domani, ovvero tra poche ore,  comincerò ad organizzare una super cena.

Ciao Lù. Buon compleanno anche da qui.

Luglio il bene che ti voglio

La mia prima volta fu il 21 luglio di un mio compleanno.
Lui era un ragazzo più grande di me e quella era la sua principale, vera attrazione ai miei occhi.
Andava all’università, aveva una macchina tutta sua, addirittura una Triumph decappottabile  ovviamente rossa,   e mi veniva a prendere all’uscita del liceo con quell’atteggiamento da bulletto figlio di papà  – come cambiano i gusti! – che ne faceva l’idolo delle mie compagne di classe. E più lui attirava l’attenzione  e più le mie quotazioni anche nell’ambito dei miei foruncolosi coetanei salivano.
Niente da dire:  piacere mi piaceva,  non mi era indifferente ma lì finiva e forse questa mia tiepitudine  lui la percepiva come una ferita al suo orgoglio  di giovane maschio e invece di mandarmi a quel paese si intestardiva.
Inconsciamente avevo innescato le  regole del gioco : “in amor vince chi (s)fugge” ma quando poi sei nella rete prima  o poi comincia  la mattanza e allora giù lascrime e sofferenze. Mal d’amore.

21 luglio, primo pomeriggio. Mano nella mano stavamo risalendo dal mare ed apparentemente senza malizia prendemmo  per la collina verde che difende da occhi indiscreti le  poche case a strapiombo sulle rocce bianche di salsedine.
Rapallo era un posto di villeggiatura riservato quasi totalmente a torinesi e milanesi, certo era anche una meta da signori ma era soprattutto il luogo di villeggiatura più prossimo,  ed è stato il primo mare di cui ho memoria in tempi in cui  i ‘bambini’ raramente viaggiavano e ancor più raramente, indistintamente tutti,  utilizzavano l’aereo.
Suvvia! non è preistoria solo la seconda metà del secolo scorso.

Sdraiati,  attorcigliati l’uno all’altra con fili d’erba già secca che mi pungevano le natiche, sudati, ansimanti, il sangue che pulsava forte,  ricordo di aver pensato in un battito di ciglia socchiuse  “Lo faccio!” determinata come una Giovanna d’Arco e con la ribellione di chi si scontra con una regola  mi sono lasciata andare alle sue mani, alle sue labbra ed era una sensazione strana, di piacere e di smarrimento.
L’anatomia maschile (il Walter per citare la Litizzetto)  non era un mistero perché nella mia famiglia, soprattutto mia madre non svicolava di fronte agli interrogativi anche scabrosi su quelle curiosità che si affacciano  con l’avanzare della pubertà.
I bambini non nascevano sotto i cavoli, cavolo!, , né venivano portati dalla cicogna ma…
Erano volate via le mutandine del costume lui mi stava addosso e sentivo tutto il suo peso centuplicato, sembrava che rantolasse,  mi toglieva il respiro, era maldestro,  se aprivo gli occhi vedevo il suo viso deformato come in uno specchio rotto e allora li richiudevo veloce. Cercavo di  concentrarmi sulle sensazioni piacevoli lette e immaginate, sublimate nella pagine dei libri.
Poi  quel qualcosa di estraneo e grande che all’inizio pulsava forte sulla mia pancia  scese  centrandomi in pieno! cercando di entrare dentro di me  premeva,   premeva con forza, e più io sentivo dolore e più avevo paura del dolore. Ormai ero tesa come una corda di violino e come un violino cui si rompe una corda  la mia voce  uscì stridula, alta e piagnucolosa: “Ho paura, basta”.
Ma si sa, a quell’età la natura è natura, dicevano i contadini un po’ marinai della zona, e noi ci abbiamo riprovato qualche giorno dopo con più cautele ma sono dovuti passare  anni e c’è voluto il primo vero grande amore perché io riuscissi ad amare l’amore, apprezzare il mio corpo e la magia della musica che riusciva ad esprimere.

 

Buon compleanno vecchia mia!

era il 5 o forse il 6 febbraio?

Oggi succedeva che, forse,  è nato mio fratello Stefano.
 


Dico forse perchè mia mamma ha sempre sostenuto che fosse nato il 5 febbraio mentre all'anagrafe risulta nato il 6.
 


E da allora io mi avvantaggio e gli faccio gli auguri il 5 e lui, a seconda delle occasioni mi risponde (ma è un gioco ovviamente) che lui è nato il 6.
 

Allora io l'anno successivo, insomma la consecutio non è sempre la stessa, io gli faccio gli auguri il 6 e lui mi risponde fintamente dispiaciuto che
 

"Ti sei dimenticata del mio compleanno!".

Oggi a Roma splende un bellissimo sole non voglio sciupare la giornata pensando ad altro se non che siamo, noi fratelli, noi e le nostre famiglie, vicini e solidali, che – scusate la sdolcinatura – ci vogliamo bene e sopratutto siamo come nostra madre ha fortemente voluto che fossimo.
Sopra ogni cosa persone oneste.

Buon compleanno, Ste' dalla tua sorellina.


 

Il voto romano e Pietro Ingrao

 

Marded’ 30 marzo Pietro Ingrao compirà 95 anni, un giovane dalle idee chiare.

Buon compleanno Pietro!

A proposito di Berlusconi, per chi voterà domenica Ingrao?

“Voterò per Emma Bonino naturalmente”

Darà un voto di preferenza?

“Stavolta penso che voterò per il partito di Nichi Vendola, per due ragioni. La prima è che ha fatto una bella politica in Puglia, la seconda perché è gay

Già che siamo nell’attualità, lei cosa pensa di Berlusconi?

“Penso che è un reazionario di bassa lega. Quindi se non viene liberato il campo dalla sua presenza non vedo facili riscosse. L’impiccio è pesante ma il soggetto che può fare pulizia è ancora tutto da costruire”.

Moriremo berlusconiani, allora?

“Nella mia lunga vita ho vissuto tempi in cui l’Europa era dominata da nazisti in forme impensabili e inaudite, penso ad Auschwitz, eppure da quegli anni cupi e bui è nato quell’evento straordinario che fu la Resistenza. La storia insegna che non ci sono partite chiuse e Berlusconi è assai più debole dei reazionari che sconfiggemmo nel secolo scorso”.

Ma lei vede in campo un avversario in grado di batterlo?

“Sinceramente no, almeno dal mio punto di vista. Io sarò pure antico ma penso ancora che ci vorrebbe un soggetto di classe, l’analisi di Marx per me è ancora valida, il punto chiave è sempre lo stesso: la questione di classe”.

Lei si considera ancora comunista?

“Certo, il mio colore è sempre il rosso”.

Però nella sua vita diverse volte ha criticato aspramente il comunismo realizzato, l’Unione Sovietica?

“Soprattutto dopo il rapporto segreto di Krusciov, quello del ’56 sui crimini si Stalin. Lì ho capito gli errori e gli orrori dello stalinismo, che ha umiliato ed offeso la libertà dei sovietici. Ma ricordo benissimo che molti trai i dirigenti del PCI e tra i militanti non erano affatto convinti della verità di quelle rivelazioni, a cominciare da Palmiro Togliatti. Invece avremmo dovuto essere molto più critici ed audaci nell’innovazione politica. Devo dire che in questo senso si distinsero Giorgio Amendola e Giancarlo Pajetta, i più duri contro Stalin. Peccato però che nel dibattito interno al PCI, sulla questione della libertà di dissenso, fossero i più stalinisti…”

La Stampa. Parte dell’ ntervista di Riccardo Barenghi