Nonviolenza

La prima cosa da sapere è che i curdi sono la quarta etnia più grande del Medio Oriente, sono tra 25 e 35 milioni di persone: e non hanno uno Stato, anche se lo vorrebbero. Oggi la gran parte dei curdi è distribuita in cinque paesi – Iraq, Siria, Turchia, Iran e Armenia – ed è musulmana sunnita, ma c’è grande varietà. Non ha molto senso guardare ai curdi come a un blocco monolitico, perché ogni gruppo nazionale ha le sue priorità e i suoi alleati. Quelli che c’entrano con la guerra in Siria sono tre: i curdi turchi, i curdi siriani e i curdi iracheni, che insieme hanno combattuto contro l’ISIS.

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Foto dal Web

“Dobbiamo avere coscienza che abitiamo un immenso cimitero.”

Aldo Capitini,

Aldo Capitini è stato un filosofo, politico, antifascista, ideatore della Marcia per la Pace Perugia-Assisi e da qui la meravigliosa bandiera dietro la quale per ben due volte anche io insieme a 80/100 mila persone ho marciato per i 24 km che separano le due cittadine. Accanto a me grande amico morto prematuramente Tom Benetollo attivista e poi immaginifico presidente dell’Arci di cui ho scritto (autocitazione!)il primo aprile del 2015.

Aldo Capitini fu uno tra i primi in Italia a cogliere e a teorizzare il pensiero nonviolento di Gandhi.

Un sereno fine settimana strettistretti per creare un filo sottile di speranza a circondarci.

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Sit tibi terra levis

 

Il 20 giugno del 2004 moriva, improvvisamente per un aneurisma all’aorta il mio carissimo amico Tom Benetollo, aveva poco più di cinquant’anni. Una bimba dai capelli del colore delle spighe del grano di giugno. Arrivava, Tom,  dalla segreteria regionale della FGCI del Veneto e successivamente trasferitosi  a Roma  fu responsabile della sezione Pace dell’ufficio Esteri del Pci. Lasciò il Partito per iscriversi all’Arci nell’1987 e ne divenne Presidente indiscusso dal ’95. Una persona bellissima, capacità di analisi unita a profonda sensibilità d’animo, altruista all’eccesso, sempre in prima file per i diritti di tutti  e soprattutto ‘lottò’ per la pace. Ci eravamo visti il  sabato mattina a una riunione ed ero stata proprio io ad insistere perchè era importante che ci fosse; scappò via quasi subito: la domenica doveva partire per una delle sue ‘missioni’ che lo portavano indifferentemente dal Social Forum di Porto Alegre ad uno sperduto angolo del mondo perché lui non trascurava mai niente e nessuno: per piccolo che fosse il problema o il puntolino sul mappamondo lui e l’Arci se ne facevano carico. Morì un anno giusto dopo mia mamma ed io ho percepito il saluto dei Compagni con lo stesso strazio,  amplificato, il cuore piccolo piccolo,   perché in quell’estremo saluto  a Tom, guardando intorno i volti rigati dalle lacrime e segnati dal dolore,  ero tornata indietro  e rivivevo e sentivo lo stesso calore e lo stesso  affetto che avevano sostenuto me e la mia famiglia. Eravamo (ancora) tutti una grande famiglia che si stringeva per farsi forza.