Pasqua di Resurrezione –

Il lampadiere

In questa notte scura,
qualcuno di noi, nel suo piccolo,
è come quei “lampadieri” che,
camminando innanzi,
tengono la pertica rivolta all’indietro,
appoggiata sulla spalla,
con il lume in cima.
Così,
il “lampadiere” vede poco davanti a sé,
ma consente ai viaggiatori di camminare più sicuri.
Qualcuno ci prova.
Non per eroismo o narcisismo,
ma per sentirsi dalla parte buona della vita.
Per quello che si è.
Credi.
TOM BENETOLLO (febbraio 1951 – 20 giugno 2004)

21 giugno 2004
Ci eravamo visti in una riunione il giorno prima, sempre di corsa ma Tom riusciva a seguire tutto e tener fede alle scadenze grandi o piccole che fossero.
Tom era un uomo di frontiera, un uomo che coltivava le contaminazioni culturali e politiche, che lavorava ad abbattere i muri soprattutto quelli che ognuno costruisce dentro la propria mente. Il suo PACIFISMO era innanzitutto praticato prima che predicato.
Sette anni Presidente nazionale dell’Arci, la più grande e radicata associazione laica e di sinistra del nostro ormai bistrattato, irriconoscibile  Paese.
Tom  uomo poliedrico, colto ed innovativo: disseminava briciole di saggezza che portavano al cuore delle cose, senza spocchia, le affidava ora a un articolo, ora ad un foglio di appunti, mai invadente sempre pronto al confronto chiedevi la sua presenza in supporto ad una causa e lui arrivava, trafelato ma con il sorriso.

‘Qualcuno ci prova….per sentirsi dalla parte buona della vita.’  Tom ci è riuscito.

Tom era  un mio amico e mi ‘rende felice’ dedicarvi questo suo breve, profondo, pensiero di pace.

Buona Pasqua a voi tutti con un abbraccio.

cuore rosso

composizione e fotografia Sherazade,  marzo 2015

Il lampadiere

“In questa notte scura, qualcuno di noi, nel suo piccolo, è come quei lampadieri che, camminando innanzi, tengono la pertica rivolta all’indietro, appoggiata sulla spalla – con il lume in cima, così il lampadiere vede poco davanti a sé – ma consente ai viaggiatori di camminare più sicuri. Qualcuno ci prova. Non per eroismo o narcisismo, ma per sentirsi dalla parte buona della vita. Per quello che si è. Tom”

http://it.wikipedia.org/wiki/Tom_Benetollo

Tom Benetollo,   lui che fu lampadiere tenace, compagno di partito, amico carissimo che mise tutto sè stesso nel portare avanti per tutti battaglie lungimiranti, spendendosi senza riserve tanto da morire anzitempo.

“In questa notte scura…” in cui molti di noi, delusi e disamorati, hanno visto  buttare alle ortiche una vita vissuta guardando ad un ideale,  avendo come riferimento costante l’appartenenza con chi per quegli stessi ideali  lottava a realizzare , io dedico queste poche righe e chissà che, insieme, non si riesca a scrollarci di dosso le delusioni e…chissà.

Buon 25 Aprile, una data importante da ricordare. La  “Festa della Liberazione” dopo gli anni bui del fascismo, quello stesso fascismo di cui oggi si rivendica ‘una parte buona’.

foto sherazade2011   ‘Luna piena’

Sit tibi terra levis

 

Il 20 giugno del 2004 moriva, improvvisamente per un aneurisma all’aorta il mio carissimo amico Tom Benetollo, aveva poco più di cinquant’anni. Una bimba dai capelli del colore delle spighe del grano di giugno. Arrivava, Tom,  dalla segreteria regionale della FGCI del Veneto e successivamente trasferitosi  a Roma  fu responsabile della sezione Pace dell’ufficio Esteri del Pci. Lasciò il Partito per iscriversi all’Arci nell’1987 e ne divenne Presidente indiscusso dal ’95. Una persona bellissima, capacità di analisi unita a profonda sensibilità d’animo, altruista all’eccesso, sempre in prima file per i diritti di tutti  e soprattutto ‘lottò’ per la pace. Ci eravamo visti il  sabato mattina a una riunione ed ero stata proprio io ad insistere perchè era importante che ci fosse; scappò via quasi subito: la domenica doveva partire per una delle sue ‘missioni’ che lo portavano indifferentemente dal Social Forum di Porto Alegre ad uno sperduto angolo del mondo perché lui non trascurava mai niente e nessuno: per piccolo che fosse il problema o il puntolino sul mappamondo lui e l’Arci se ne facevano carico. Morì un anno giusto dopo mia mamma ed io ho percepito il saluto dei Compagni con lo stesso strazio,  amplificato, il cuore piccolo piccolo,   perché in quell’estremo saluto  a Tom, guardando intorno i volti rigati dalle lacrime e segnati dal dolore,  ero tornata indietro  e rivivevo e sentivo lo stesso calore e lo stesso  affetto che avevano sostenuto me e la mia famiglia. Eravamo (ancora) tutti una grande famiglia che si stringeva per farsi forza.