La vita è altro

(Rigopiano) La funzionaria che ricevette la telefonata di allarme e  che  confuse la slavina sull’hotel Rigopiano con il crollo di una stalla di pecore lì vicino e chiuse la telefonata in modo sbrigativo  con un :  “Senta, ho da fare… Arrivederci” si è autoassolta :  “Ho ignorato l’allarme? L’importante è avere la coscienza a posto”.

Maltempo/##Rigopiano, Vigili fuoco: trovati 10 superstiti, 5 già ricoverati
Non voglio parlare e aggravare il mare, oceano, di parole che stanno montando di secondo in secondo. Questa necrofilia e amore per lo sconquasso, questo ‘smutandare’ i sentimenti più profondi che albergano nell’animo umano: tutto viene smontato e ricostruito come un puzzle infinito ad uso di palinsesti che per loro fortuna (auditel)  in Italia campano alla grande sulle disgrazie di questo povero nostro Paese.
Visi rigati dalle lascrime, con il loro italiano dialettale stentato e umile, catapultati nei vari talk-show. Ieri sera, mi pare, “ospiti” anche i tre cuccioli di pastore maremmano recuperati vivi dall’albergo!
cane-pastore-tre-cuccioli
Non era questo che mi ha colpito sopra ogni cosa ma quella impavida asserzione
“L’importante è avere la coscienza a posto”
di fronte, fosse anche solo un dubbio di  responsabilità,  a una tragedia sottovalutata e chissà perché – o anzi forse sì perché ricorrono i giorni della Memoria –  ho pensato ad Hannah Arendt che seguì a Gerusalemme per il New Yorker le 160 sedute del processo a Adolf Eichmann,  a quanto controversa la sua tesi, e quanto dovette patire per la sua asserzione sulla ‘banalità del male’  e in effetti (fatte le dovute proporzioni, naturalmente mantenendo il principio)  l’idea che il male perpetrato da Eichmann – come dalla maggior parte dei tedeschi che si resero corresponsabili della Shoah – fosse dovuto  “non ad un’indole maligna, ben radicata nell’anima quanto piuttosto ad una completa inconsapevolezza di cosa significassero le proprie azioni.”
Dunque questa ìbanalità’ non si potrebbe addebitare anche a chi per ignavia o supponenza si rende ‘mezzo’ e complice di tragedia come quella avvenuta a Rigopiano? Ah i posteri! E possibilmente le ardue sentenze arrivassero in tempi brevi…
Se davvero tutto è diventato talmente liquido da privare le coscienze della loro ragione d’essere mi dite che razza di bestie abbiamo partorito?

Piccolo mondo antico

Siamo entrati nel secondo Millennio, nell’era del 2.0.     Il mondo progredisce e nello stesso tempo resta immobile aggrovigliandosi su ‘riti’ ormai senza ragione.   Questa immagine ripresa da migliaia di smartphone ne è vergognosa testimonianza.

ImmagineDa anni a Roma lottiamo, di petizione in petizione, promesse disattese,  perché le  famose ‘ botticelle’ romane vengano abolite : pericolosissime  sia per il traffico convulso ma soprattutto per l’incolumità del poveri cavalli (molto)  spesso sfruttati  in estenuanti passeggiate trainando pesi superiori alle loro forze.

Sembra che il cavallo,  Cui un motorino ha tagliato la strada impaurendolo, aiutato a rialzarsi stia bene ma ve lo immaginate il suo peso impattare sull’ asfalto?       Non ci giurerei ma domani potremmo vedere dei beoti stranieri in cerca di romanità farlocca ridere sguaiati proprio su quella botticella trainata da ‘quel’ cavalluccio.

Noi,  esterofili importatori del nulla non potremmo introdurre i riscio’ , pochi, quanto basta per dare un senso  al nonsense di tradizioni non più proponibili?

Abbiate pazienza se non mi occupo di massimi sistemi ma partendo da un piccolo fatto auspicherei giustizia e rispetto per tutto il vivente che coabita con noi ed ha (avrebbe) gli stessi nostri diritti.

 

Il dubbio dei vincitori

Pensando.

Qualcuno disse-scrisse, allora, in quell’11 settembre che ogni anno tentiamo di ricordare in modo plateale senza averne imparato se non marginalmente la lezione : “nulla sarà più come prima”. Eppure tutto è dannatamente ‘come prima’ se non ulteriormente ammantato dal falso buonismo e dall’arroganza di credere , e fare credere, di contenere (in modo inadeguato e spesso strumentalizzato) guerre, sangue, dolore, morti, e morti viventi che portati dalle correnti, la vita come solo salvagente, approdano seminudi sulle nostre spiagge.
Fino a quando, oggi, ci faremo suggestionare dalla paura dell’ altro da noi che fugge? e ci chiede approdo?
Si dice: ‘Dobbiamo porci dei limiti!’ ma quale è, e se è quantificabile, il limite per il dolore da accogliere?

“II rumore degli assedi
è lampo soffice.
Scalzo
chiusa la bocca
riposa tremando.”

… e sotto l’ombrello onnicomprensivo dell ‘ ‘esportazione di democrazia’ cui si è aggiunto negli anni il riverbero nefasto della ‘globalizzazione’ e dell’egemonia dei mercati tout-court… 11 settembre 2015
L’Occidente con la sicumera di essere portatore di una unica verità.

“Trema la nostra vita
percossa dal bisogno.
Si spacca nella sete.

Precipita
la vita nostra.
Senza appello.

Gridi, dubbio,
paura
abbracci: tutto
è nel conto.

Ma trema,
domanda
la nostra vita.

Muore.
Morendo
domanda:
quale legge?”

Avranno mai un dubbio, si guarderanno mai dentro i vincitori?

“Pensammo una torre
scavammo nella polvere”

L’ indicibile dei vinti ricadrà pesantemente sulle loro spalle?

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Pietro Ingrao e memedesima alla chiusura del XIX congresso del Pci a Rimini

“Lindicibile dei vinti, il dubbio dei vincitori.” , 1986 – Pietro Ingrao

Come te nessuno mai

Ho notato che dopo le feste natalizie, nel parco stesso, sono come fioriti tanti cucciolotti e di tutte le razze.
Certamente ricordarlo a noi non serve ma cerchiamo di fare riflettere gli altri, quelli più sprovveduti che si regalano un cucciolo e poi vanno in paranoia, chè lui , o lei, come un bambino è capriccioso, rompe tutto, piange, vuole attenzione.
Taluni si sentono talmente inadeguati che nella migliore delle ipotesi lo portano in un canile.

NO.

Quando si compie il passo di prendere con se un animale dobbiamo tenere a mente che è per tutta la vita perché, non fosse altro che per egoismo, i primi a trarre beneficio dalla loro presenza siamo proprio noi, razza umana, e sapere che mai  (o quasi mai) ,  seppure nella massima buona fede, un altro essere umano potrà amarci per sempre e incondizionatamente come loro.

Adottare un cane o un gatto abbandonati  è una scelta consapevole che offre la possibilità concreta di aiutare un animale in difficoltà e di restituirgli  una vita migliore.
Non solo la loro forma fisica ne guadagna ma sopratutto  il loro aspetto psicologico: in altre parole, gli animali che trovano una casa e nella casa l’amore,  si trasformano letteralmente. Nei lori occhi sparisce la paura, il vuoto e prendono ‘baldanza’ tornando ad esprimere  interesse e gioia , forse anche nuova fiducia, per il mondo.

cane

L’amore è una grande medicina e cura ogni forma vivente, incluse le piante.

gattino

E’proprio per far riflettere su questo cambiamento che un sito americano ha chiesto ai suoi lettori di postare immagini che ritraessero i loro amici a quattro zampe prima e dopo l’adozione: gli scatti raccontano e riescono a sensibilizzare più di qualunque spiegazione.

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Io ho comprato Sally – lo dico sottovoce quasi a non farmi sentire  – ma le circostanze mi ci hanno portata,  me nolente, l’ho vista così come ve la mostro qui
ed è stato amore a prima vista.

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Come te nessuno mai. L’amore non è mai uguale, noi stessi nn lo siamo.

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I suoi occhi, i nostri occhi

auguri

Sandra – orango di Sumatra che vive nello zoo di Buenos Aires da 20 anni –
dovrebbe presto essere trasferita in una riserva naturale in Brasile.
All’interno del parco Sandra, nato in cattività nel 1986, conoscerà il profumo della libertà.
Con una sentenza storica la Corte di Buenos Aires ha riconosciuto il diritto alla libertà dell’animale.

Una buona notizia che voglio dedicare a tutti voi, amiche e amici, con  i miei
AUGURI
di serenità, una serenità che molti sembra scontata, anzi quasi insopportabile.

I suoi occhi, i nostri occhi non abbassiamoli mai.

(melassa, ah shera quanta melassa!)

quello che noi (non) facciamo

Va bene, giusto o non giusto, equo o no che sia il mondo, ho una vita serena emotivamente ed economicamente.
Emotivamente è stata molto dura perché sono tragica, di natura pessimista, ho sempre avuto la capacità di incaponirmi nelle ‘cose impossibili’ non per arrivismo ma per mettere a me stessa l’asticella sempre un pochino più su perché è stato difficile accettarmi nelle mie debolezze e nelle mie paure ed i pregi vanno messi sempre sotto verifica.
Ho fatto anni di analisi e non posso che dire a chiunque si senta traballante che l’aiuto che si riceve –non gratuito ma anche quello fa parte del percorso – riesce a sciogliere molti nodi.
A volte basta poco. A volte passano anni però il più delle volte ci si sente come rinati ed allora la vita diventa meno grama. Non che cambi nulla se non l’ottica nella quale noi ci poniamo. Non tutto avviene ‘contro’ di noi ma semplicemente ‘intorno’ a noi.
E questo vale in ogni ambito.

Economicamente. Già, economicamente la mia generazione ha avuto la possibilità studiando e faticando di crearsi un futuro. Io da sola sono riuscita a dare anche gli strumenti a mio figlio, che ‘per fortuna’  lavora, ma il suo futuro è opaco e incerto come per il 66% dei giovani nelle sue condizione di pri.vi.le.gia.ti, mentre il restante 44% guarda il nulla. Questo mi sconvolge parecchio.

Perché questo ragionamento? Perché leggendo un post, giustamente, l’accusa era precisa:
‘certo il mondo va a rotoli, vi intenerite per i bambini, per le donne, per i morti ammazzati per gli animali per..per.. ma poi?
E ancora :
‘ Vi incazzate perché la vostra città è sporca, perché ogni cosa che si comincia non trova mai un punto di fine preciso. Perché tutti si riempiono le tasche con i nostri soldi di contribuenti…e poi?’
Poi dopo esserci indignati per benino tutto scorre.

Eppure io ricordo altro e dunque il cambiamento non sempre è sinonimo di miglioramento. Solo un esempio.

Quando ero piccola ed abitavo a Torino in un palazzo di cinque piani ricordo che in ogni appartamento nella colonna che corrispondeva al terrazzetto della cucina c’era uno sportello e li veniva gettato quello che oggi con molto sussiego chiamiamo umido. Finiva dritto in cantina in un contenitore che settimanalmente veniva svuotato da addetti del comune che, sempre settimanalmente raccoglievano il resto dei rifiuti. Poca roba. Niente plastica, niente ingombranti contenitori per una manciata di susine.
Le bottiglie fossero anche le più costose di vino venivano caricate del costo del vetro e il denaro veniva restituito quando si riportava la bottiglia vuota o serviva per comprane un’altra.
Il latte stessa cosa. Si andava dal lattaio con la propria bottiglia e sempre quella e se non la si aveva si pagava il vuoto.
Certo era il secolo scorso ma soltanto cinquant’anni fa.

Non so da voi ma Roma è allo stremo. La raccolta differenziata non funziona i cassonetti non vengono svuotati e il porta a porta suona come un mantra.
Eppure la cosiddetta AMA la municipalizzata per i rifiuti i prende bei soldoni per un servizio che non fornisce.
Certo dove c’è sporco e sciatteria tutto diventa più sporco e invivibile, territorio di nessuno.

C’è come un disprezzo per la cosa pubblica che in quanto pubblica non ci appartiene. Cicche sui marciapiedi, escrementi di cani che poveri loro si prendono gli improperi al posto di quegli incivili dei loro accompagnatori. Dalle macchine in corsa vola di tutto. Volano anche pesantissimi improperi se è per questo!

Mi sono persa. Ah, già, che fare oltre indignarsi? Agire. Agire correttamente a dispetto dei comportamenti degli ‘altri’, non pensare al proprio orticello ma al pianeta

E qui scatta la citazione perché ‘quanno ce vo’ e calza, ce vo’ ed è di Madre Teresa di Calcutta:

“Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno.

Melassa terribile melassa…che faccio quale tasto pigiare?   ‘Pubblica’  o   ‘Spostare nel cestino’?

La scelta dell’inno alla gioia di Beethoven è mirata a controbattere a Grillo (sparlante) che non perchè fosse suonato da Hitler ai compleanni è meno apprezzabile così come Wagner rimane un grande compositore.   Nigel  Farange, eurodeputato britannico  razziste e xenofobo che ha voltato le spalle all’inno,   non mi tange:  un cretino in più che renderà conto al suo Paese.
David Garrett è una mia passione tardiva e se un appunto faccio al nuovo Parlamento è di non essere stato tanto ‘giovane’ da invitarlo a suonare. Me ne farò una ragione purchè questo nuovo Parlamento europeo più o meno ben accetto sappia lavorare bene e se guardiano ai nostri balletti, direi che basta proprio poco. Auguri.

Vita mia

Un conduttore della Bbc ha confessato in un programma televisivo (registrato dicembre e messo in onda un paio di giorni orsono) di aver ucciso, soffocandolo, il suo compagno malato terminale affetto da Aids. Oggi (ieri) la Polizia lo ha ha fermato con l’accusa di omicidio. Rischia fino a 14 anni di carcere.

“io” non permetterò a nessuno di giocare con il mio cuore
“io” non permetterò che una macchina (de)finisca il mio percorso e decida, lei, la mia fine
“io” voglio essere libera di decidere di vivere o morire in piena autonomia
perché
“io” non voglio essere prolungamento di un filo collegato a una spina.

A ben guardare la Storia ci insegna che le leggi difficilmente creano civiltà, ma ne seguono le tendenze, con maggiore o minor ritardo, a seconda dei casi e dei luoghi.
Ebbene, in questo disgraziato paese, l’Italia, leggi “di civiltà” quali quelle sul diritto di famiglia, sul divorzio o sull’aborto sono arrivate decenni se non secoli dopo che certi comportamenti sociali si svolgevano regolarmente, tacitamente acquisite, alla luce del sole; il ritardo nell’ assunzione di quelle leggi, ovviamente, in alcuni casi , parlo della legge sull’aborto, ha avuto costi pesantissimi ed esiti vaghi e benchè approvata continua ad essere osteggiata.

Nel caso specifico del fine vita, la situazione mi pare del tutto analoga: alle millenarie e scontate resistenze chiesastiche si aggiungono quelle dei suoi lacché, che se una volta erano perlopiù concentrati all’ interno della, lei sì defunta Dc, oggi sono spalmati su tutto l’arco politico, dall’ estrema destra all’ estrema sinistra; e non ci sono più esponenti di spicco come potevano esserlo allora, uno per tutti, Marco Pannella che davvero ci mettevano la faccia e perdevano la salute.
Dunque, come sempre, coloro che possono esprimere il loro diritto di fine vita (recente il caso di Lucio Magri che in autoambulanza e a sue spese si è ricoverato in una clinica svizzera e ‘se n’è andato’ come e quando ha voluto) sono quelli economicamente avvantaggiati, che si trasferiranno all’estero: lo hanno fatto per risposarsi, divorziare, abortire o per far venire al mondo i bambini, e lo faranno per morire dignitosamente.

«È immorale tollerare, accettare o imporre la sofferenza. Crediamo nel valore e nella dignità dell’individuo; ciò implica che lo si tratti con rispetto e lo si lasci libero di decidere ragionevolmente della propria sorte. In altri termini bisogna fornire il mezzo di morire “dolcemente, facilmente” a quanti sono afflitti da un male incurabile o da lesioni irrimediabili, giunti all’ ultimo stadio. È crudele e barbaro esigere che una persona venga mantenuta in vita contro il suo volere e che le si rifiuti l’auspicata liberazione quando ha perduto qualsiasi dignità, bellezza, significato, prospettiva di avvenire. Ogni individuo ha il diritto di vivere con dignità, ha anche il diritto di morire con dignità.»
(Manifesto sull’ eutanasia, 1974)

C’è un film Il mare dentro di Alejandro Amenábar. molto bello, che racconta nel profondo il rapporto tra l’uomo la malattia invalidante progressiva e la morte. E’ per me uno dei film migliori di Javier Bardem allora (2004), assai poco conosciuto in Italia che richiama non tanto al Testamento di fine vita anticipato (Eluana Englaro) ma al diritto alla ‘dolce morte’ ovvero ‘eutanasia legale’ decisa dal malato nei tempi in cui lui e solo lui ravvisasse nella sua situazione il decadimento di una dignitosa ‘qualità di vita’.

Come per tutti gli altri diritti acquisiti (divorzio, aborto, fecondazione) si tratta di riconoscere il diritto di libera scelta non già di imporre qualcosa.