Stabat Mater (dolorosa)

Vivo a Roma, in zona Monte Sacro, dunque zona via Salaria. A circa 100 km da Rieti, forse meno in linea d’aria,  dall’epicentro del terremoto di questa notte.

Grande paura, o meglio pauroso quanto è successo. Sally qualche secondo prima mi ha svegliato mugolando ed io ho pensato volesse stranamente uscire.   Mi sono alzata per aprirle il giadino e sono letteralmente caduta a terra avendo perso l’equilibrio: ho pensato a un mio malore e nel frattempo si è svegliato anche mio figlio e il palazzo e le finestre si sono tutte illuminate…

Stamattina presto i dettagli,  video,  foto,  testimonianze.

Il parallelo mi e arrivato facendo involontariamente affiorare  altre immagini , altri luoghi: ” nessun luogo è lontano” (cit R.Bach) ,  alla guerra che gli uomini si fanno insensatamente e le catastrofi  altrettanto devastanti, inaspettate, che pone in essere sempre più spesso la Natura.

Perche?

Bambini di Aleppo

fuga dalla guerra in Siria

fuga dal terremoto ad Amatrice, oggi 24 agosto 2016

  Disperazione italiana tra le macerie, Amatrice

Immagine

Disperazione tra le macerie di Aleppo, Siria

  

Un quadro irreale queste tre donne italiane e cane, Amatrice

donne siriane in preghiera

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Mio fratello che guardi il mondo

Avevo in mente una deliziosa ricetta fresca fresca perché qui a Roma il tempo si è messo al molto bello e viene voglia diccose stuzzicanti…  Rimandiamo perché un ronzio occupa la mia testa da un paio di giorni e devo sapere cosa ne pensate voi.

Mi giunge notizia di un nuovo follower  su Twitter. Bene,  mi fa piacere perché per seguire me che sono abbastanza incostante ci vuole coraggio.  Vado a vedere il profilo e la pagina del baldo giovinotto del 1992  e sì, insomma leggo:

“Pretendo per tutti noi un’#Italia migliore, forte, giusta, onesta, sicura, meritocratica. E voglio crearla, arrestando crisi e decadenza.”

Idee chiare che esprimono buona volonta e determinazione.  Vado oltre ed ecco una sua risposta ad un altro tweet:

“Chi è quello scemo che sceglie di combattere per il proprio Paese quando all’estero gli danno vitto e alloggio gratis?”

Non mi sento di tacere e controbatto:

reny ‏@renyrome  1 lug   “Forse non  le donne forse i bambini forse i vecchi forse i perseguitati? Brutta bestia il qualunquismo..”

 

@renyrome     “Il qualunquismo lo fa lei. Son tutti vecchi, tutti bambini o donne? A me non pare. Non dimentichi, esistono donne combattenti”

‘Esistono le donne combattenti’! Ecco cosa mi era sfuggito o cosa sfugge ai più,  le donne combattenti. Purtroppo noi, in Italia, siamo più avvezzi alle donne combattenti tra le lenzuola dei potenti o dei taroccati piuttosto che a quelle col kalashnikov.

Noi siamo ancora in grado, per nostra fortuna, di piangere una  singola donna oltraggiata dal ‘suo’ uomo proprio perché non ha saputo combattere.

Ora questo scambio  ad alto livello avveniva tra gli ultimi due gravi atti terroristici quello all’aereoporto di Istambul ( poca roba ormai siamo abituati ai morti al sangue, alla disperazione, alla paura…quella degli altri, all’ora di cena, prime time).

 

E’ possibile un mondo diverso? Questo mi sto chiedendo da tre giorni se il pensiero striscinate che si insinua è ‘restatevene a casa vostra, furbastri?

E  provocatoriamente penso anche ai nostri giovani, ai tanti  ‘cervelli in fuga’ che supportati dalle proprie famiglie partono a cercare il loro futuro altrove, non si può dire anche per loro che sono dei codardi e che dovrebbero restare e ‘combattere’ per la loro Patria?

la giustizia degli uomini

“Sembra di sentirli. Sono i “passi affrettati” di Lhakpa, Aisha, Civita, Juliette, Amina, Teresa e Viollca, sette donne che raccontano esperienze di dolore e discriminazione.”

Inizia così la prefazione del libro ‘Passi Affrettati’, diventato anche pièce teatrale attraverso la quale Dacia Maraini dà voce a donne che, nonostante le distanze geografiche, le differenze culturali e sociali, restano prigioniere di tradizioni culturali arcaiche, di un matrimonio non voluto, di una famiglia violenta, di uno sfruttatore…continuo? in un mondo privo di dialogo e di rispetto.
Un mondo dove ancora oggi, essere donna significa avere paura. Donne senza parola.

“Condannata per aver ucciso l’uomo che voleva stuprarla.” La Repubblica, 25 ottobre 2014.

Paura dello stupro che ha spinto Reyhaneh a uccidere il suo violentatore e che, proprio oggi, dopo essere stata ‘regolarmente’ processata, con stupida arroganza, il suo paese, l’Iran, si è affrettato a giustiziare, la giustizia degli uomini, sì degli uomini, impiccandola.
In un mondo che brucia e si autodistrugge il sacrificio punitivo di una giovane donna di 26 anni lo rende forse migliore?

“Sorry” – “Mi dispiace”
Is all that you can’t say – è tutto quello che non riesci a dire
Years gone by and still – gli anni passano e tuttavia
Words don’t come easily – le parole non vengono fuori facilmente
Like “sorry”, like “sorry”… come “scusa”, come “scusa”…

Oscar 2014

‘Dallas Buyers Club’, di cui – mi cito, abbiate pazienza – ho parlato in un precedente post, sicuramente e il film migliore tra quelli che ho visto candidati agli Oscar.

Adesso mi vedo costretta ad ammettere che questo mio giudizio vacilla dopo ‘12 years a slave’ che li bypassa tutti, incluso l’osannato Scorsese di ‘The wolf of Wall Street’, diventando nella mia personale classifica miglior film dell’anno valendosi di due interpretazioni impeccabili come quella di Micheal Fassbender, schiavista schizzofrenico preda di crisi mistiche, (splendida forma recitativa che certo non emergeva in Shame) e Lupita Ngonyo, schiava ‘oggetto’ delle foje bestiali del padrone. Purtroppo per loro non potranno vincere l’Oscar perché si dovranno misurare con due mostri sacri come Jennifer Lawrence e Jared Leto in stato di grazia suprema. Forse potrebbe farcela, invece, Chiwetel Ejiofor nella parte del protagonista.

‘12 years a slave’ (per fortuna che si comincia sempre più a mantenere il titolo originario chè molti film stranieri vengono tradotti con formule improbabili e respingenti). Un racconto crudo/crudele basato sul romanzo autobiografico di Solomon Northup, interpretato, appunto, da un bravissimo Chiwetel Ejiofor che concorrerà all’ Oscar per il miglior attore protagonista con Leo Di Caprio ‘The wolf of Wall street, e il mio favorito Matthew Mcconaughey ‘Dallas buyers club’.

Vorrei aggiungere, qui, una mia personalissima considerazione rispetto a ‘12 years a slave’. Dopo aver visto questo film credo che ognuno di noi dovrebbe interrogarsi ancora sul concetto di ‘morale’, quella che attiene a quei valori non confutabili oggi e che sono il frutto di conquiste spesso dolorosissime operate nel tempo e non sempre e non ancora universalmente riconosciuti. Nessuna analisi può essere dogmatizzata ma soltanto analizzata, perché semplicemente non può esistere una scala di valori slegata dal momento storico in cui la si decifra. L’orrore, la violenza, la sopraffazione dell’uomo sull’uomo, il tema della schiavitù viene qui riletto alla perfezione sottolineando l’ineluttabilità del ‘ruolo’ in cui, ‘bianco’ e ‘negro’ si ritrovano a misurarsi.

Solomon, nato libero cittadino nello Stato di New York (anno 1841) rapito e venduto come schiavo al Sud, improvvisamente deve fare i conti con la sua sopravvivenza di schiavo e dunque adattarsi alla bestialità del nuovo status, fingersi ignorante, non fare trapelare la sua cultura e soprattutto non lasciare trapelare di sapere leggere e scrivere.
La regia di Steve McQueen (Shame e Hunger ) con qualche lentezza, è perfetta nei silenzi e dunque inutile e fuorviante anche solo parlare di fare un paragone con Django di Tarantino, dove la spettacolarizzazione della schiavitù riconduce il film, appunto, al mo(n)do di vivere e realizzare i suoi progetti (di Tarantino!).

Che sia basato su una storia vera non importa. Nessuna morale né un finale consolatorio come ci si potrebbe aspetterebbe.

Il processo intentato da Salom Northup contro i suoi rapitori e aguzzini ha una conclusione desolante, nessun colpevole affidato alla giustizia ma una sola  grande imputata:  la Storia e fu proprio la ‘questione morale’  sullo schiavismo uno dei motivi scatenanti  che portarono  alla guerra di secessione americana e, a seguito della vittoria degli Stati dell’Unione,  lo schiavismo divenne illegale in tutti gli USA,  praticato ancora qualche anno clandestinamente   e poco dopo definitivamente abolito.

Sappiatemi dire. Non lasciatemi sola con i miei concioni.

 moderne schiavitù

Essere gentili

I vivi e i morti

A noi vivi basta poco per lavarci le coscienze, qualche ‘clandestino’ morto affogato, ‘nsomma è poca cosa, si ripara in fretta. Lo sotterriaMo alla chetichella.
Servono le tragedie, i numeri. E quando, come ieri, 3 ottobre 2013, si palesa aglii occhi tutti (ben oltre le farse che si consumano nel nostro Parlamento), una vera e propria tragedia che contai oltre 200 morti allora, sì, qui solo un giorno di lutto nazionale può placare i buoni di spirito . Un pellegrinaggio di delegazioni in gramaglie e, stiamone, noi , dolorosamente certi, la questione ricomincerà ad essere strattonata e utilizzata da questa o quella parte politica. Proprio Tommasi di Lampedusa aveva già previsto tutto. Calerà il silenzio e fino alla prossima tragedia tutto tornerà come prima.

Ci fu  la Turco-Napolitano (ed era di sx e non poteva funzionare) poi la Bossi-Fini (omen nomen) oggettivamente una cattiva legge che prevede tra l’altro il respingimento in mare e il reato di ‘concorso in ingresso illecito di clandestino’ per quanti. per lo più pescherecci, prestassero concorso ai malcapitati che tentano l’approdo sulle nostre terre.

Donne, donne con bambini tenuti in braccio o ancora dentro di loro, giovani uomini nei cui occhi si legge, solo per un attimo, la gioia di ‘avercela fatta’ più grande del dolore della loro terra abbandonata delle famiglie lasciate in balia di guerre e di fame.

Eccoli questi nostri ‘ temuti condestini’ , mangiapane a tradimento, tanto indesiderati, uomini e donne come noi con il sogno di (ri)guadagnarsi i PIACERI che rendono le nostre vite degne di essere vissute

PIACERI
Il primo sguardo dalla finestra al mattino
il vecchio libro ritrovato
volti entusiasti
neve, il mutare delle stagioni
il giornale
il cane
la dialettica
fare la doccia, nuotare
musica antica
scarpe comode
capire
musica moderna
scrivere, piantare
viaggiare
cantare
ESSERE GENTILI.

‘Poesia ‘Piaceri’ di Bertold Brecht

razzismo e stupro

Ma voi non credete che sia meglio che io mi lasci andare a pensieri (stupidamente) bucolici che volano su ali leggere, piuttosto che fare ripiombare tutti noi in un mondo malsano e mefitico dove una donna contro un’altra donna sventola l’oltraggioso  spauracchio dello stupro semplicemente perché quella sua sorella è diversa da lei per il colore della pelle?

Come può sentirsi una donna, ancorché intelligente, impegnata socialmente, ministro del nostro Governo e che per il Governo cura per l’appunto  le Pari opportunità di noi donne nella società, se proprio  un’altra donna ancorché stupida, rozza, ignorante, “in un momento di rabbia”  invia attraverso un megafono come FB (ma quante schifezze hanno voce in questo libro faccia!) la proposta di stuprarla?

Ma che figura ci facciamo noi tutte e tutti  se al nostro Paese non solo viene riconosciuto il primato del razzismo  ma, ora, appesantito dall’aggravante  di una ‘punizione’, di un’altra piaga,  come lo stupro che tentiamo con ogni mezzo  di contrastare cercando di insegnare soprattutto agli uomini il rispetto e la tolleranza? Sorellanza? ma di cosa parliamo. Dove la solidarietà del movimento di Se non ora quando?

Ecco,  ho detto anche troppo con la certezza che il troppo non basti ancora e il silenzio sia la preghiera.

One Billion Rising (sebben che siamo donne)

In tempo di canzoni : ‘La sola cosa bella’ ‘In questo mondo di ladri’ in una Roma inondata dal sole a Piazza di Spagna eravamo in tanti e dico tanti perché c’erano donne, bambini e molti uomini che nulla hanno, ne vogliono avere, a che fare con le belve feroci che al chiuso nelle nostre case, o negli angoli più deserti delle città, con modalità diverse ma ugualmente dilanianti, usano violenza ad una donna, ad una bambina ad una vecchia.

‘ La sola cosa bella’ non è stato l’efficace discorso seguito dalla bella coreografia del balletto della Litizzetto da quello stesso palco che la sera prima aveva contestato Maurizio Crozza nella sua parodia a Berlusconi,  impenitente e laido dileggiatore delle donne, ‘fruitore ultimo’ e  ‘a sua insaputa’ di una catena di montaggio di parti anatomiche assemblate tutte allo stesso modo e in uguale misura, specchio deformante di un’immagine delle donne italiane, e delle donne in genere che ha preso di mira, che non è quella.

Significativa la data di questa colorata iniziativa mondiale : il 14 febbraio, giorno degli innamorati. Il giorno dell’amore di ogni coppia, il giorno che dovrebbe rinnovare quel patto d’amore che – malgré nous,  non è detto che duri in eterno ma che comunque deve essere scevro da ogni violenza: non ci si ama più ed è possibile convivere civilmente, come lasciarsi altrettanto civilmente.

Quando l’amore degenera ‘Bisogna saper perdere’. Che ognuno riprenda in mano le redini della sua  esistenza a testa alta per amore della vita.

Se il sangue scorrerà, quando la spada incontrerà la carne,
seccandosi al sole della sera,
la pioggia di domani laverà via le macchie
Ma qualcosa rimarrà per sempre nelle nostre menti

Forse questo ultimo atto è destinato
a ribadire una fondamentale verità:
che dalla violenza non può
e non è mai potuto nascere nulla
Per tutti quelli nati sotto una stella arrabbiata
per paura che ci dimentichiamo quanto siamo fragili

La pioggia continuerà a cadere su di noi
come lacrime da una stella
La pioggia continuerà a dirci
quanto siamo fragili, quanto siamo fragili