tempo e memoria:la storia siamo noi

“Ogni storia ha il diritto, e il dovere, di essere raccontata. Perché, se non viene raccontata, il suo destino è quello di essere dimenticata. E quando qualcosa viene dimenticato, noi tutti ci allontaniamo di un passo dalla verità.”

La chiave di Sara, è il film tratto dal romanzo di Tatiana De Rosnay.

Tra il 16 e il 17 luglio del 1942 a Parigi ebbe luogo il più grande rastrellamento di massa della popolazione ebraica avvenuto in Francia durante la Seconda guerra mondiale da parte della stessa polizia francese che, obbedendo alla volontà dei tedeschi, ammassò oltre tredicimila ebrei francesi e li rinchiuse per più giorni nel Velodromo d’Inverno in condizioni disumane, senza acqua, cibo e servizi igienici, in attesa di deportarli nei campi di concentramento/sterminio.

La piccola Sara di nove anni è tra questi, insieme ai suoi genitori. Porta con sé una chiave , dalla quale non si separerai mai, perché all’insaputa degli stessi genitori nell’estremo tentativo di salvarlo, ha rinchiuso in un armadio a muro il fratellino raccomandandogli di non muoversi finchè non fosse tornata lei ad aprirgli.

Oltre sessanta anni dopo Julia, una giornalista che vive a Parigi, dovendo scrivere un articolo sull’anniversario dei drammatici avvenimenti del Vél d’Hiv, s’imbatte nella storia di Sara scoprendo risvolti inaspettati che la coinvolgeranno in prima persona.

E’ una storia che si sviluppa su due binari narrativi in cui, attraverso frequenti flashback, si alternano le narrazioni delle due protagoniste, Sara, che vive di persona la tragedia della deportazione e Julia che, ricostruendo quei tragici avvenimenti pone a sé stessa e dunque a noi spettatori domande ‘scomode’ che portano a prendere coscienza di come nel silenzio dell’indifferenza ognuno di noi è complice.

Il regista Gilles Paquet-Brenner racconta l’Olocausto in modo originale, non indugiando nella ricostruzione dell’orrore dei campi di concentramento ma soffermandosi sui risvolti psicologici ed umani legati agli avvenimenti della deportazione, il bisogno di fare luce di squarciare ogni ombra che offuschi la ricerca della verità seppur dolorosa.
Regia curatissima, gli attori, tutti, molto bravi ma tra loro spicca la forza espressiva di Mélusine Mayance nei panni della piccola Sara, grazie anche a intensi primi piani sul suo musetto da topino smunto carico di drammaticità.
Non ho, volutamente, raccontato tutto per filo e per segno perché chi sarà stato invogliato a vederlo abbia intatto, al di là di questo mio resoconto sommario, il piacere di scoprire il film, sequenza dopo sequenza, emozionandosi e godendo di qualcosa di ‘speciale’ che fa bene all’anima.

19 thoughts on “tempo e memoria:la storia siamo noi

  1. sherazade ha detto:

    Ho segnalato ad una cara amica francese, appunto di Parigi, “La chiave di Sara” con due righe e-mail.
    Questa la sua risposta:

    “Sai che sono di origine ebrea, ma forse non sai che 6 membri della mia famiglia sono finiti neille camere a gaz….. Le donne si sono salvate, ma gli uomini no (la circoncisione non si può nascondere) . Allora voglio dimenticare quel 1942 che ho vissuto, ancorché piccola (avevo 8 anni).
    Ma è bene che queste cose restino impresse nella memoria collettiva.”

    sherasenzaparole

  2. giovanotta ha detto:

    già.. specie in un periodo in cui rigurgiti di destra si affacciano in Europa e anche da noi, è bene tener viva la memoria, così come possiamo!
    grazie Shera e ben ritrovata! 🙂

    • sherazade ha detto:

      Ciao giovanotta e davvero una bella sorpresa riacchiapparci 🙂
      Noi tutti nel nostro piccolo abbiamo il dovere verso la Storia che si allontana (di cui noi abbiamo ancora testimonianze dirette) di fare in modo che i nostri figli sappiano ed abbiamo gli strumenti per non cadere nella mistificazione della Storia di coloro che negano l’Olocausto o hanno il coraggio di minimizzarlo.

      sherabenritrovatattè 🙂

  3. katherine ha detto:

    ossignur…e quel povero bimbo chiuso nell’armadio?
    Io non ce la faccio a vedere film che trattino la guerra o l’olocausto…mi fanno stare troppo male e sono anni che li ho banditi. Ma non ho dimenticato e mi sono documentata abbastanza da restare inorridita per tutta la vita. Sono stata anche a Mathausen e, anche in questo caso, penso che non ci tornerò mai più!

    • sherazade ha detto:

      Kathy
      non sono mai stata a Mathausen, non avrei il cuore di trovarmi in quei luoghi. Anche io credo di sapere e me lo faccio bastare. Sono vigliacca.
      In dimensioni infinitesimali ma altrettanto feroci a Roma nel 1944, come rappresaglia ad un attacco partigiano a Via Rasella, i tedeschi rastrellarono circa 350 persone sopratutto civili e li trucidarono in cave di pozzolana sulla via Ardeatina e questo atto di ferocia è passato alla Storia come Eccidio delle Fosse Ardeatine. Ci sono stata anche con mio figlio piccolo.
      Ma questo film credo che ti piacerebbe e forse dovresti vederlo per consigliarlo ai tuoi alunni.
      La ferocia del nazismo, dell’Olocausto sono trattati non come mero fatto storico ma piuttosto come punto di partenza delle molte implicazioni che per tante vie sono arrivate ai giorni nostri come frammenti di vita e di scelte di cui farsi carico.

      sherabuonanottecaramica

  4. Massenzio ha detto:

    Ben vengano, invece, tutte le forme (film, libri, memorabilia, ecc.ecc) che tengano alta la memoria ed il ricordo di fatti orribili, di crimini contro l’umanità: perchè nessuna conquista ormai ha valore definitivo. Io tremo al pensiero di quello che succederà quando l’ultimo superstite ai campi di sterminio o l’ultimo partigiano non saranno più tra noi a testimoniare che è stato tutto orribilmente vero.

    • sherazade ha detto:

      Uff max è sparita la mia risposta.. chissà doveva essere tanto studida e scontata che si è dissolta.
      La penso come te e con te condivido i timori non tanto dell’ignoranza ma della mistificazione della Storia. I figli dei nostri figli e noi stessi non ancora nati ma con accanto a noi esperienze (xfortuna) raccontate da chi quelle atrocità ha vissuto o ne è stato doloroso spettatore, loro i nostri nipoti, intendo,come potranno difenderne la Memoria? (ho scritto male in pessimo italiano, capisco).
      Orrori e guerre e genocidi hanno attraversato la storia dell’umanità eppure quegli eventi tanto lontani sono ancora più lontani e fantastici attraverso la spettacolarizzazione. Ho in mente adesso una serie americana che sto seguendo con grande interesse su Spartacus. L’esaltazione delle barbarie.
      E un discorso complesso che mi indispettisce non essere in grado di fare ticchettando.
      Ci sono occasioni che si vorrebbe essere tutti in cerchio e parlare.
      A noi già il compito di raccogliere e raccontare e tramandare un po’ come in Fahrenheit (non quello + recente di michael Moore) ma quello di Ray Bradbury.

      sherabuonadomenicalsaporedichissà?oramimettoall’opra

  5. banzai43 ha detto:

    Ciao shera,
    non sono ebreo, ma ho amici che lo sono. Amici con la A maiuscola per i quali sento profondo affetto e stima. L’Olocausto non deve essere coperto dalle ceneri della storia, ma altri olocausti lo sono stati o si tenta di farlo. Fra essi quello degli armeni a carico dei turchi (per questa tragedia è molto interessante il romanzo di una sopravvissuta: “La masseria delle allodole” di Antonia Arslan, che ho conosciuto personalmente). Quanto alla tragedia ebraica consiglio un piccolo libro, molto molto avvolgente/coinvolgente: “Ho sognato la cioccolata per anni” di Trudi Birger. E non si dimentichino le vessazioni dei palestinesi, dei tamil e di numerosi altri, non sempre “minoranze” di qualcosa o di qualcuno.

    Comunque sia, seppur continuando a provar dolore, non seppelliamo la sopraffazione dentro di noi. Soffriamo pure, ma manteniamo la capacità di riaffermare libertà, giustizia ed eguaglianza. E’ un modo sicuro per restare esseri umani.

    Un abbraccio. Buona domenica.
    banzai43

  6. sherazade ha detto:

    Caro banzai,

    buono il pranzo con gli amici? qui molto freddo e uggioloso 😦
    Non ho volutamente nominato la questione armena perchè non era parte di quel che io recensivo ma te ne ringrazio perchè rappresenta un genocidio mai affrontato compiutamente e quasi sempre sottovoce, mai apertamente riconosciuto dai turchi che su questo punto hanno avuto problemi anche per la loro accettazione a fare parte della comunità europea.
    Ti ringrazio delle segnalazioni e, sempre in tema, di ebrei e di persone che pur non essendo noi ebrei direttamente conosciamo, ti segnalo, il libro da cui è stato tratto anche un buon film, di una mia zia adottiva Lorenza Mazzetti nipote da parte di mamma del fratello di Einstein.
    A sei anni assistettero lei e la sua sorellina gemella all’uccione – nella loro villa in toscana – dello zio, della zia e delle loro figliole. Furono lasciate vive “Perchè ‘quelle due’ non sono ebree”.
    Ci sono voluti anni ed anni perchè Lorenza potesse in qualche modo tirar fuori il passato e trovare un po’ di pace con sè stessa ‘indegna persino di morire’. Lorenza e Paola Mazzetti la cui mamma morì di parto vennero affidate da loro papà, amico di mio nonno a lui e alla mia nonna finchè appunto gli zii non le adottarono. Un vissuto molto tragico.
    Il libro di intitola “Il cielo cade” ed è lieve quanto la storia che lori racconta è tragica.

    sherascusateillungoricordarechissàforsenoninteressatroppo

  7. sherazade ha detto:

    “Tieni le mani in alto senno’ il cielo cade”

  8. azalearossa1958 ha detto:

    Uno zio, morto già da qualche anno, è stato ad un passo dal forno.
    Raccontava che, siccome la guerra era ormai persa e dovevano scapparre di lì, avevano deciso di bruciarli vivi, senza perdere tempo ad ammazzarli prima col gas. Lui era già in fila al forno, man mano che si vuotava ne buttavano dentro un po’, legati sulla barella. Poi, come un miracolo, sono arrivati “gli angeli”, come li chiamava lui.
    Dopo tanti anni, quando lo raccontava ancora piangeva. Si massaggiava sempre la gamba in quei momenti, rotta e mal aggiustata e mal guarita, che lo faceva zoppicare un po’. Era come se risentisse nelle ossa tutti i dolori che aveva patito.

    Azazàchevaanannareperchédomanisitornaalaurà!

  9. ioviracconto ha detto:

    E’ un film che vedrò presto, e con piacere.
    🙂

    • sherazade ha detto:

      Elisa ti suggerisco venersì in televisione, se non l’hai visto, THE READER: da non perdere:: prima, durante e dopo riemergono inaspettatamente…non aggiungo altro.

      sheraunabbraccioclik

  10. gianbilico ha detto:

    A proposito della risposta data dalla tua amica , volevo citarti una frase tratta da un libro di Pietro Kuciukian “Vi sono due tipi di testimoni: quelli che assistono, guardano e tacciono e quelli che assistono, vedono e parlano. Questi ultimi sono vicini ai martiri (a coloro che si sono sacrificati e sono morti per un’idea), poiché testimoniano con i fatti ciò a cui hanno assistito, a rischio della loro incolumità. Martiri e testimoni «giusti» si accomunano e vivono per
    sempre attraverso le generazioni, mentre i testimoni «silenti», come i morti «inutili», dopo qualche generazione scompaiono dal ricordo dei vivi.”.
    Sul quasi terrore che compare sulle righe di alcuni commentatori che cosa possa succedere quando l’ultimo testimone oculare scomparirà , non preoccupatevi più di tanto anche i primi cristiani ebbero di questi drammi,erano terrorizzati all’idea che Giovanni l’ultimo dei testimoni di Cristo doveva morire. E dopo cosa racconteremo? . Ebbene ancora siamo qui a rendere testimonianza.

    (banzai : ma non sono i turchi a carico degli armeni? Lo so, o è solo un errore di battitura , ma questo è uno dei rari casi dove conviene fare un appuntino o sono io che capisco poco quando leggo 😉 )

    malechevAAAdaoggièsemprelunedìeillunedìèilgiornopreferitoperborbooottare 😉

    • sherazade ha detto:

      “La veritAAA è tanto più difficile da sentire quanto più a lungo la si è taciuta.” Anna Frank.

      La mia zia adottiva ci ha messo anni e tanto dolore prima di potere accettare non tanto la vista dei suoi cari trucidati quanto piuttosto quella che era per lei l’ “ingiustizia” di essere loro due sorellina VIVE.
      Il dramma di molti tra coloro che tornarono VIVI e che condusse alcuni ad una morte volontaria (Primo Levi x esempio) fù il non trovare risposta alla domanda “perchè non io?” ed un conseguente (innaturale) senso di colpa.
      La mia amica (che vedrò domani per un cinema: “La talpa”), pensate che fardello si porta dentro. Non credo che si debba essere tutti eroi allo stesso modo. In questo caso poi penso che già l’aver ripreso una vita decente sia di x sè un atto di grande coraggio.
      Tu sottolinei una vista di banzai, per me (che gli ho risposto riferendo i dubbi del PE a includere la Turchia), è passata inosservata xchè non poteva essere diversamente: Ma hai ragione meglio sottolineare. Tks.
      Permettimi di dire che il paragone con i cristiani e il percorso millenario della Chiesa non regge troppo. E’ una Storia che ci ha lasciato santi, martiri e quant’altro. L’Olocausto ha prodotto solo ignominia e i nomi che restano – e che si vogliono dimenticare, azzerando la Storia – sono quelli dei carnefici.

      C’è una scrittrice che a me ‘intriga’ molto per come scrive e per il suo modo caustico di elaborare i suoi romanzi brevi si chiama Ameliè Nothomb “Acido solforico”. Il libro è un’accusa ai mille realty show volgari e violenti che ci vengono propinati dalla televisione. Il reality “concentramento” è la rappresentazione di un campo di concentramento con prigionieri, kapo, ed il pubblico televota le ‘eliminazioni’. Un libro che va letto perchè rispecchia il concetto del dolore e del tutto è spettacolo basta che si pianga e che magari ci siano in primo piano degli occhioni pieni di lacrime.
      E’ un libro da leggere.

      sherAAAdocchisemichiusixchèillunedìèdimoooltofaticosocontantodipalestrina

  11. Rear Window ha detto:

    E’ un film questo che mi ero già ripromesso di andare a vedere. Ora il tuo post me ne dà un motivo in più!
    Condivido poi il tuo consiglio riguardante “The Reader”, una pellicola semplicemente splendida!

  12. sherazade ha detto:

    Rear W
    strano che un intenditore tuo pari sia indietro “col lavoro”.
    Visto che pensi di essere ulteriormente invogliato delle mie poche considerazioni, vorrei aggiungerne un’altra che non inficia il giudizio positivo e la soddisfazione di non avere perso il proprio tempo.
    La seconda parte, diciamo, è meno coinvolgente con qualche caduta sentimentale di troppo, come del resto – visto che ne fai cenno – avviene anche nel bellss THE READER che insisto a sollecitare di vedere
    VENERDì 27 ORE 21 su Rai 2 ( o 3?).
    saprete dirmi spero.

    sherabuonissimagiornatasoleggiataIinattesadiuscirexvedereLATALPA 😉

  13. Rear Window ha detto:

    Grazie per queste utleriori considerazioni… terrò a mente senz’altro! 🙂

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