Poveri ricchi!

Anno nuovo ricco di sorpresine anticipatamente sgradevoli.
Si parla di grandi sacrifici e di grandi cifre che tralascio e sottolineo piccoli esborsi quotidiani.  
A Roma aumenteranno i biglietti dell’autobus da 1 a 1.50 e cmq diminuirà il servizio che da anni è più che altro un disservizio costante. Si dovrebbe pagare una tassa sugli animali da compagnia soprattutto – si dice –  dovuta alle loro ‘deiezioni’ che i più educati accompagnatori raccolgono mentre una minima parte ancora mantiene la cattiva abitudine di ‘far finta di niente’ e nel contempo schiaccia col piede il mozzicone della sigaretta oppure se ha il raffreddore – cosa assai comune di questi tempi – lascia sbadatamente cadere a terra il clinex che pulisce il suo naso ma sporca irrimediabilmente la strada perché anche gli spazzini costano e man mano che vanno in pensione non vengono sostituiti e dunque la pulizie dalle strade della mia circoscrizione avviene a zone e all’incirca ogni 20 giorni.
Sorpresa a metà, perché mi era stata preannunciata ieri, La Repubblica da 1 euro è passata a 1.20 ovvero il 20% pulito pulito di aumento.
Presa l’abitudine di fare il giro dell’isolato con la Sally sono solita fermarmi al Bar dietro l’angolo e anche qui il caffè come per magia e come se nel ripostiglio non avessero di scorta almeno due confezioni, il costo  è salito a 90 centesimi (contro gli 70 di ieri).
Passando da una delle poche drogherie che ancora sopravvive mi sono fermata per prendere un detersivo per i panni “quello che costa meno” e l’ho trovato a 4.50 contro i soliti 3/3.50. Naturalmente il commento è stato:  ‘è aumentato tutto’! Insomma nella notte come nello Schiaccianoci,  nei negozi chiusi ogni genere e ogni cosa danzando si è aumentata da sola e allegramente il prezzo.
 Questo per dire che alla fine mi son proprio stancata di scrivere  seriamente di politica che non condivido e nella quale non ritrovo nessuna delle grandi utopie per le quali in tanti abbiamo speso le nostre energie. Diciamo che  non ho più lo stimolo a controbattere i balbettii di leader che assai poco hanno in comune con i problemi concreti e quotidiani delle persone.
Mi infastidisce giudicare l’operato di un governo talmente tecnico (per carità sobrio e nella sua sobrietà ineccepibile dopo la ciarlatana volgarità del suo predecessore) che a tavolino taglia e taglia e riduce a numeri percentuali  i bisogni primari, le aspettative di giovani e vecchi, donne e uomini. E incautamente (non voglio azzardare scientemente) continua a  non valutare il divario tra la ricchezza sotterranea (o esibita)  intoccabile e ingiusta e la povertà sempre più tangibile dei molti. Il giornale, oggi, è un bollettino di guerra per la chiusura definitiva (Golden Lady, signore mie, tra l’altro)  di aziende che mettono sulla strada non solo i singoli dipendenti ma le famiglie che alla sicurezza di quel lavoro affidavano il loro futuro o, almeno, una sopravvivenza dignitosa.
 A qualcuno, in queste sere di festa non sarà sfuggita l’occasione di rivedere il film di Ettore Scola
“C’eravamo tanto amati”
che narra nel tempo che va dal 1945 al ’74 le vicende di tre amici, partigiani, diversi per ceto e cultura.
Nel film assistiamo all’imbruttimento di un’Italia che nasce dalla lotta partigiana piena di speranze, ma che svaniscono presto mentre alcuni si rassegnano, altri si arrangiano ed altri perdono il filo di quel discorso sociale alt®o che inizia la sua deriva nel boom economico. Tre vite sconfitte, in modi diversi, perdenti.
Riguardando il film  sono rimasta folgorata dal personaggio di Romolo Catenacci (uno strepitoso Aldo Fabrizi) come quello che più rappresenta – oggi più che mai  tra scandali e corruzione, politica e morale  –  l’essenza più ripugnante e ‘vincente’ del nostro paese,  un uomo  laido, arrivista, re del malaffare  convinto di essere nel giusto perché:
“negli onesti c’è quella purezza che se gli capita l’occasione diventano più mascalzoni dei mascalzoni veri.”