nei tempi di FB

 

Per molte ragioni non ho , o meglio ho chiuso, l’ account su  FB.
E’ megafono diseducativo e senza limiti supportato dalla formazione e dalla possibilità di aderire a  ‘gruppi’ anche ‘fuori legge’.
Uno degli ultimi esempi è l’oscenità di una frase contro gli immigrati di cui “Bisognerebbe fare carne bruciata” lanciata da un – credo – consigliere della Lega subito raccolta da un altro ‘collega’; montata la collera e l’indignazione generale la frase è sparita ma un altro sasso è stato lanciato ed i suoi cerchi hanno amplificato anche questo ennesimo orrendo concetto.
A gennaio del 2008 proponevo il libro di Hannah Arendt e rileggendo i  vostri commenti che ‘prendevano nota’ del libro che non conoscevano, mi sento di ri-proporlo.

Otto Adolf Eichmann,catturato a Buenos Aires la sera dell’11 maggio 1960, trasportato in Israele dinanzi al Tribunale di Gerusalemme l’11 aprile 1961, doveva rispondere di quindici imputazioni, avendo commesso, ‘in concorso con altri’, crimini contro il popolo ebraico, crimini contro l’umanità e crimini di guerra sotto il regime nazista, in particolare durante la seconda guerra mondiale.”

Hannah Arendt va a Gerusalemme come inviata del “New Yorker”. Assiste al dibattimento in aula e negli articoli scritti per il giornale sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro al caso Eichmann e all’Olocausto.

Ne nasce un libro controverso e ‘scomodo’: pone le domande che non avremmo mai voluto porci, dà risposte che non hanno la rassicurante certezza di un un tutto bianco o tutto nero. Il Male che Eichmann incarna appare alla Arendt “banale”, e perciò tanto più terribile, perché i suoi servitori più o meno consapevoli non sono che piccoli, grigi burocrati. Macellai che non esprimono  la “grandezza” dei demoni: sono dei tecnici, si somigliano e ci somiglian nella misura in cui

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: “Tutto ciò che è necessario/ per il trionfo del male è/ che gli uomini buoni non/ facciano niente”. (E. Burke)

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Ho la brutta sensazione che molti si attengano a questa citazione, purtroppo.
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Un sonoro cinguettio

SE I TWEETS  fossero davvero cinguettii, sentireste un rumore assordante. Più di tre al secondo, duecento al minuto, dodicimila l’ora, considerando solo  quelli in italiano. 140 caratteri per comunicare velocemente quel che passa per la testa, qualcosa che ci colpisce, un cinguettio, appunto..
Il rapporto, in forte ascesa, con il libro faccia è di1 a 10
La battaglia non sarà né dura né troppo lunga  perchè non è esatto continuare a chiamarli Tweet perché allo spazio di 140 caratteri si aggiungono una serie di opzioni proprie dei blog o dei social network come quella per modificarli in  tweetlonger  o, ancora,  di rimandare al link di  articoli che si vuole commentare, postare fotografie o video o indicare il luogo dove ci si trova (chi se ne frega? Ma ad alcuni piacerà).
Con il cancelletto  #  si definiscono gli argomenti che diventeranno oggetto di discussione: i  trending topic,  che riguardano tutti i temi di attualità segnalati da chicchessia, seguirli dipende dall’originalità del tema: in questo Twitter è molto ‘democratico’. La differenza abissale fra le due piattaforme (l’altra è FB) ha trovato molte definizioni, ma  eccone  un paio interessanti:
“Su Twitter si trovano i migliori sconosciuti che si conoscano” (by specchionero). Oppure: “Twitter ti fa amare persone che non hai mai conosciuto. Facebook ti fa odiare persone che conosci da tanto tempo” (by ItsNoraJMalik). Ecco, uno è un posto dove stare in famiglia e con gli amici a guardare vecchie foto e spettegolare anche creando danni; l’altro è come spalancare le finestre ed essere investiti dal battito del mondo.”
Non è una esagerazione! ogni settimana viene inviato un miliardo di tweet “.
E’ un cinguettio potente e mirato che ha avuto un ruolo di rilievo  nella  Primavera araba e nei movimenti di piazza.
Su Twitter Obama ha creato e “sfruttato” il contatto con i suoi elettori, potenziandoli.
Usato dai giornalisti di tutto il mondo potrebbe sostituire l’Ansa e già sta dando filo da torcere..
Nello spettacolo pare che anche i Cold Play nei momenti di back stage abbiano twittato le loro emozioni. Mi direte “e allora”? Bene se non vi interessa il loro cinguettio forse vi interesserà di più quello di qualcun altro perché, statene certi, chi ha buon becco ha già il suo spazio canterino, inclusa la sottoscritta.
Il blog resta il blog ma è qualcosa di terribilmente concreto mentre il twitterio si spande velocemente come i pensieri che si susseguono.
Con un telefonino ‘smart’ e il collegamento a internet (il mio gestore con 16 euro mensili garantisce internet flat +250 mdi telefonate  e 250 sms al mese) tutto avviene in simultanea con un ‘dling’ ogni volta che qualcuno ti menziona  oppure ricevi i tweet dei tuoi follover (coloro che segui). Stesso divertimento anche dal pc ma devi starci davanti. In ufficio è sfizioso assai.

Twit-ti-amo? Ma come ti trovo?

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