Un bel peluche

“Le persone spesso credono che io non abbia paura, ma è facile osservare nelle foto che precedono i miei salti le forti emozioni che provo mentre calcolo i rischi”.
Così ci teneva a sottolineare i suoi stati d’animo Dean Potter, tra gli atleti di sport estremi più famosi d’America.
Noto come Daredevil, dal nome del celebre personaggio Marvel – Dean Potter è morto qualche giorno fa durante la sua ultima impresa: il lancio con la tuta alare dal promontorio di Taft Point (2.286 metri d’altezza) che si affaccia sulla Yosemite Valley, in California.

Tuta alare

Insieme a lui, in molte delle sue imprese, la sua cagnolina Whisper.

cAGNOLINA wISPER
SCALATA

.. e finalmente una ‘meritata’ ancorchè difficoltosa sosta.

DUE

Ora, a me pare che nella, sulla, tuta alare, a guardare bene, la piccola Whisper non ci sia e che dunque sgambetti a terra, forse anche spaesata per l’assenza del suo padrone, e mi auguro che i nostalgici del brivido non la facciano diventare icona di un rischio che – lo dico sommessamente come va di moda oggi – non avrebbe mai scelto.

Mi rendo conto che avere una compagnia possa avere un effetto benefico ma mi chiedo quanta dose di egoismo vi sia nel costringere un essere ‘altro’ a seguirti nelle tue scelte spericolate.

Caro Daredevil, se potessi ti chiederei perché la cagnolina Whisper avrebbe dovuto condividere le tue spericolatezze e morire con te per qualcosa contrario alla sua natura guardinga di animale che del resto è comune a molto genere umano?
E, ancora, concedimi la provocazione, nel tuo zaino avresti messo tuo figlio?

Certo che no! ed io neppure esiterei sulla risposta ma ti avrei suggerito un bel peluche come quelli che accompagnano i bambini nella solitudine del sonno, nella paura dell’imprevedibile. Perchè in fondo questo eri, caro Dean, un bambino spericolato in equilibrio sul mondo.

EQUILIBRIO

(foto da LaRepubblica on line)

Oscar 2014

‘Dallas Buyers Club’, di cui – mi cito, abbiate pazienza – ho parlato in un precedente post, sicuramente e il film migliore tra quelli che ho visto candidati agli Oscar.

Adesso mi vedo costretta ad ammettere che questo mio giudizio vacilla dopo ‘12 years a slave’ che li bypassa tutti, incluso l’osannato Scorsese di ‘The wolf of Wall Street’, diventando nella mia personale classifica miglior film dell’anno valendosi di due interpretazioni impeccabili come quella di Micheal Fassbender, schiavista schizzofrenico preda di crisi mistiche, (splendida forma recitativa che certo non emergeva in Shame) e Lupita Ngonyo, schiava ‘oggetto’ delle foje bestiali del padrone. Purtroppo per loro non potranno vincere l’Oscar perché si dovranno misurare con due mostri sacri come Jennifer Lawrence e Jared Leto in stato di grazia suprema. Forse potrebbe farcela, invece, Chiwetel Ejiofor nella parte del protagonista.

‘12 years a slave’ (per fortuna che si comincia sempre più a mantenere il titolo originario chè molti film stranieri vengono tradotti con formule improbabili e respingenti). Un racconto crudo/crudele basato sul romanzo autobiografico di Solomon Northup, interpretato, appunto, da un bravissimo Chiwetel Ejiofor che concorrerà all’ Oscar per il miglior attore protagonista con Leo Di Caprio ‘The wolf of Wall street, e il mio favorito Matthew Mcconaughey ‘Dallas buyers club’.

Vorrei aggiungere, qui, una mia personalissima considerazione rispetto a ‘12 years a slave’. Dopo aver visto questo film credo che ognuno di noi dovrebbe interrogarsi ancora sul concetto di ‘morale’, quella che attiene a quei valori non confutabili oggi e che sono il frutto di conquiste spesso dolorosissime operate nel tempo e non sempre e non ancora universalmente riconosciuti. Nessuna analisi può essere dogmatizzata ma soltanto analizzata, perché semplicemente non può esistere una scala di valori slegata dal momento storico in cui la si decifra. L’orrore, la violenza, la sopraffazione dell’uomo sull’uomo, il tema della schiavitù viene qui riletto alla perfezione sottolineando l’ineluttabilità del ‘ruolo’ in cui, ‘bianco’ e ‘negro’ si ritrovano a misurarsi.

Solomon, nato libero cittadino nello Stato di New York (anno 1841) rapito e venduto come schiavo al Sud, improvvisamente deve fare i conti con la sua sopravvivenza di schiavo e dunque adattarsi alla bestialità del nuovo status, fingersi ignorante, non fare trapelare la sua cultura e soprattutto non lasciare trapelare di sapere leggere e scrivere.
La regia di Steve McQueen (Shame e Hunger ) con qualche lentezza, è perfetta nei silenzi e dunque inutile e fuorviante anche solo parlare di fare un paragone con Django di Tarantino, dove la spettacolarizzazione della schiavitù riconduce il film, appunto, al mo(n)do di vivere e realizzare i suoi progetti (di Tarantino!).

Che sia basato su una storia vera non importa. Nessuna morale né un finale consolatorio come ci si potrebbe aspetterebbe.

Il processo intentato da Salom Northup contro i suoi rapitori e aguzzini ha una conclusione desolante, nessun colpevole affidato alla giustizia ma una sola  grande imputata:  la Storia e fu proprio la ‘questione morale’  sullo schiavismo uno dei motivi scatenanti  che portarono  alla guerra di secessione americana e, a seguito della vittoria degli Stati dell’Unione,  lo schiavismo divenne illegale in tutti gli USA,  praticato ancora qualche anno clandestinamente   e poco dopo definitivamente abolito.

Sappiatemi dire. Non lasciatemi sola con i miei concioni.

 moderne schiavitù

nei tempi di FB

 

Per molte ragioni non ho , o meglio ho chiuso, l’ account su  FB.
E’ megafono diseducativo e senza limiti supportato dalla formazione e dalla possibilità di aderire a  ‘gruppi’ anche ‘fuori legge’.
Uno degli ultimi esempi è l’oscenità di una frase contro gli immigrati di cui “Bisognerebbe fare carne bruciata” lanciata da un – credo – consigliere della Lega subito raccolta da un altro ‘collega’; montata la collera e l’indignazione generale la frase è sparita ma un altro sasso è stato lanciato ed i suoi cerchi hanno amplificato anche questo ennesimo orrendo concetto.
A gennaio del 2008 proponevo il libro di Hannah Arendt e rileggendo i  vostri commenti che ‘prendevano nota’ del libro che non conoscevano, mi sento di ri-proporlo.

Otto Adolf Eichmann,catturato a Buenos Aires la sera dell’11 maggio 1960, trasportato in Israele dinanzi al Tribunale di Gerusalemme l’11 aprile 1961, doveva rispondere di quindici imputazioni, avendo commesso, ‘in concorso con altri’, crimini contro il popolo ebraico, crimini contro l’umanità e crimini di guerra sotto il regime nazista, in particolare durante la seconda guerra mondiale.”

Hannah Arendt va a Gerusalemme come inviata del “New Yorker”. Assiste al dibattimento in aula e negli articoli scritti per il giornale sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro al caso Eichmann e all’Olocausto.

Ne nasce un libro controverso e ‘scomodo’: pone le domande che non avremmo mai voluto porci, dà risposte che non hanno la rassicurante certezza di un un tutto bianco o tutto nero. Il Male che Eichmann incarna appare alla Arendt “banale”, e perciò tanto più terribile, perché i suoi servitori più o meno consapevoli non sono che piccoli, grigi burocrati. Macellai che non esprimono  la “grandezza” dei demoni: sono dei tecnici, si somigliano e ci somiglian nella misura in cui

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: “Tutto ciò che è necessario/ per il trionfo del male è/ che gli uomini buoni non/ facciano niente”. (E. Burke)

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Ho la brutta sensazione che molti si attengano a questa citazione, purtroppo.

Ieri, oggi e domani?

 

Nel 1946, a guerra appena conclusa, Karl Jasper accusava i suoi cannazionali di una colpa che a suo parere non era solo giuridica, nè politica, nè morale, ma di fondo “metafisica”, da lui enunciata con questa espressione:

“Che noi tedeschi siamo amcora vivi, questa è la nostra colpa.”

Si tratta di quella colpa che infrange il principio di solidarietà tra gli uomini, senza il quale è a rischio la stessa appartenenza al genere umano, dal momento che questa ha come suo fondamento il riconoscimento di sè stessi nell’ “altro”.

Misconosciuta e atrocemente dimenticata in epoca nazzista, oggi questa appartenenza non è ancora garantita, a giudicare dai pregiudizi che ancora costellano i nostri atteggiamenti nei confronti degli “altri”

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contrmto, perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato ,perchè mi eran fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.”

Berthold Becht, 1938

Piccole orge crescono

Avevo imposto a me stessa di tacere, di non fomentare idee e ‘cattivi’ pensieri sulla scoperta da parte dei magistrati delle bravate del nostro folkloristico latin lover per eccellenza  che è anche Sua Eccellenza il Presidente del Consiglio italiano.
 
Ma da  giorni le pagine dei quotidiani, dei settimanali, degli online, delle trasmissioni televisive di intrattenimento e non,  sono incentrati sul puttanaio che è emerso e  al quale anche i più spregiudicati non erano preparati.
 
Da altrettanti giorni è avvenuta  la  morte di un altro soldato italiano in Afganistan. Bisogna scorrere le prime pagine con attenzione certosina per trovarvi traccia.
Non ne dico il nome perché il suo nome è quello di tutti i militari della coalizione che sono in missione di ‘peace keeping‘ e che sono già morti o nella migliore delle ipotesi corrono gravi – sembra – imprevedibili pericoli.
 
Dico questo perché sentendo il nostro Ministro della difesa Ignazio La Russa fare riferimento  con voce stentorea  alle :”preoccupazioni espresse dal presidente del consiglio” sulla nostra missione e aggiungere che: è incredibile il livello del morale dei nostri ragazzi. Sono loro che infondono coraggio a noi",  mioddio!  io davvero vorrei sprofondare immaginando quali possano essere le reali preoccupazioni del presidente del consiglio, ora più che mai, e quale potrebbe verosimilmente essere il giudizio che i nostri militari danno ai divertissements e alle giocose battaglie che, in contemporanea, vanno in scena nel lettone di Putin.

 

Requiescant in pace

 

Berlusconi vs/ Pirro Re dell'Epiro

Ci aggiorna Plutarco su di una vittoria tale  che, per la sua conclusione, è divenuta sinonimo di disfatta.
Il ‘nostro’ Pirro, oggi, sappiamo bene chi è soltanto che costui non è saggio né lungimirante e non è in grado di valutare con serietà l’inizio della sua ‘rovina’.

 

Gli eserciti si separarono; e, da quel che si dice, Pirro rispose a uno che gli esternava la gioia per la vittoria che

un'altra vittoria così sui Romani e sarò rovinato”.

Questo perché aveva perso gran parte delle forze che aveva portato con sé, quasi tutti i suoi migliori amici e i suoi principali comandanti; non c'erano altri che potessero essere arruolati, e i confederati italici non collaboravano.”

(e fin qui rapportato ai fatti attuali ci saremmo ma…)

“Dall'altra parte, come una fontana che scorresse fuori dalla città, il campo romano veniva riempito rapidamente e a completezza di uomini freschi, per niente abbattuti dalle perdite sostenute, ma dalla loro stessa rabbia capaci di raccogliere nuove forze, e nuova risolutezza per continuare la guerra. 

(Al contrario, leggendo questa seconda parte mi prende un grande smarrimento, mi guardo intorno  perché questo “campo” a me non sembra riempirsi di “uomini freschi” e men che mai capace di “raccogliere nuove forze, , e nuova risolutezza per continuare la guerra.).

Dichiarazioni ANSA ore 18.00

FINI: La vittoria numerica c’è…disastrosa folgorazione sulla via di Damasco di 3 esponenti Fli…se B. ha vinto in termini politici sarà chiaro in poche settimane.

 
MARONI:  o si allarga la maggioranza o al voto.
 
BERSANI: Non cambia nulla, non ce la fa. La crisi politica esce drammatizzata. …solo 3 voti di vantaggio.
 
D’ALEMA: In sostanza il Governo vince per 3-4 voti comprati…314 voti ‘raccattati’ in questo modo non sono la base per governare il Paese.
 
PISANU. Bene Fiducia ma “Del  doman non v’è certezza”
 
BOCCHINO: E  mo’ che ci fa Berlusconi con la fiducia? (riferimento togliattiano a Paletta che occupo’ la Prefettura contro Scelba)
 
CICCHITTO: E’ fallito il disegno del ribaltone nei confronti di B….dopo di che affronteremo i problemi politici conseguenti…

Il tuca tuca, l'età dell'innocenza

"Ruby, le feste e il Cavaliere".
 la Repubblica.it, 28 ottobre2010 – ore 12.

 

Questo titolone che campeggiava oggi su alcuni giornali, a me povera donnetta di mezza età vagamente acculturata, ha riportato, inopinatamente, ai volumi storici di George Duby, esimio professore di storia del Medioevo, che ha scritto molti libri tra cui, appunto, "Il cavaliere, la donna e il prete" o, anche, "Medioevo maschio", edizioni Laterza, ed ho pensato che siamo davvero in un Medioevo basso, bassissimo e dunque sorridiamo è vicino il Rinascimento, o no?

Per quel che riguarda la 'nipote di Mubarak' anche lei minorenne entrata nel tritacarne presidenziale, della nuova pratica del 'bunga bunga' che il solerte cavaliere ha appreso nello scambio approfondito di visite al leader libico Gheddafi (dio ci scampi e liberi da chissà quanti e quali altri divertissements ha appreso nelle dacie del compagno di pesca Putin) non mi interessa più di tanto : affaracci – sporchi affaracci – loro.

Chi di dovere approfondirà se questa fanciulla ha detto il vero (pare proprio che cmq almeno tre 'visite' ad Arcore ci siano state, ci sono i soliti gioiellini stemmati, ed i nomi dei presenti sono talmente tanti che basterebbe fare confronti incrociati per arrivare anche solo a una parte della verità) cui prodest?

Quello che a me preme più di ogni altra cosa, più ancora della ulteriore perdita di dignità e di fango che continuerà a insozzare il nostro Paese e noi, ò la domanda priva di retorici moralismi con cui chiudeva l'articolo de La Repubblica:

"È responsabile esporre il presidente del Consiglio italiano in situazioni così vulnerabili e pericolose per la sicurezza dell'istituzione che rappresenta?"

riso amaro, il nostro

 

Hiroshima (mon amour)

 

 

 

 

 

 

 Il 6 e il 9 agosto (era il 1945) vennero sganciate dagli americani , prima su Hiroshima e tre giorni dopo su Nagasaki,le prime due bombe atomiche che inaugurarono (dolce eufemismo!) la stagione delle armi atomiche e videro la contrapposizione forte tra le due superpotenze (Usa e Urss)  basata sulla deterrenza della distruzione totale.

A distanza di 'solo' 65 anni da quell'immane ecatombe di morti, e deturpazioni permanenti nelle generazioni che seguirono, l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale sul problema del nucleare è scesa anche se i pericoli sono aumentati e la corsa al riamo nucleare, al suo utilizzo a fini 'domestici' è di nuovo nell'agenda di molti paesi.

Alla commemorazione annuale, per la prima volta (Obama docet?), tra le molte personalità politiche era presente anche  l'ambasciatore John Roos, in rappresentanza degli Stati Uniti. 
Alla commemorazione, per la strage alla stazione di  Bologna, il 2 giugno, nessuna rappresentanza del nostro governo perchè, questa la motivazione,  sapevano che sarebbero stati contestati.

Voglio scendere un attimo dal mio limbo e estraniarmi anche dalle nostre (importantissime) beghe italiote per ricordare il grande valore di ogni singola forma di vita, umane e non, e il nostro dovere a far sì che venga rispettate.

Noi stesse ci rendiamo conto
Che quello che facciamo è solo
Una goccia nell’oceano.
Ma se non ci fosse quella goccia,
all’oceano mancherebbe quella goccia
perduta. Non dobbiamo pensare
in termini di numeri. Siamo in grado di
amare solo una persona alla volta.
Madre Teresa di Calcutta
 
 
 

L'Aquila:'Il tempo invecchia in fretta'

 

 

“Il tempo invecchia in fretta” è il titolo dell’ultima raccolta di racconti di Antonio Tabucchi: nessun’altra frase rende così bene il mio stato d’animo quando penso che è passato un anno dalla notte che ha cambiato la vita degli aquilani e ha cancellato molta storia della mia città.

Un anno in cui la tragedia dell’Aquila è stata usata come vetrina del “Governo del fare” e come modello del “decidere rapidamente e senza vincoli”. Le case antisismiche, il G8, i villaggi di legno sono apparsi nelle cronache come segnali di un vero e proprio miracolo capace di esorcizzare il problema vero della ricostruzione…….

Qualche giorno fa il Presidente Berlusconi, al telefono con il candidato del PDL alla presidenza della provincia, chiudendo la campagna elettorale (spudoratamente VINTA! A dispetto di tutto e tutti, aggiungo io)  diceva: “abbiamo dato una casa a tutti, per il resto ci vorrà molto tempo”. In realtà non proprio tutti hanno avuto una casa, circa 7000 persone, quasi tutte anziane, vivono ancora negli alberghi della costa ormai sradicati dalle proprie amicizie e abitudini. Quelli che hanno la fortuna di vivere nelle famose e costosissime (2700 euro a mq) case di Berlusconi, come tutti le chiamano qui, vivono in dignitosi residence tutti accessoriati, dove non è possibile portare nulla che ricordi la tua casa, sia per mancanza di spazio, sia perché, anche per appendere un quadro, va chiesta l’autorizzazione ….

Una città non è fatta solo di case; per vivere ha bisogno di relazioni sociali, di memorie condivise, di opportunità economiche. Ha bisogno innanzitutto di lavoro e questa è l’altra nota dolente mai nominata nelle cronache del “miracolo aquilano”. Tutte le attività commerciali e professionali del centro storico sono morte o dislocate, molti giovani si sono già trasferiti in altre città,….

 A tutt’oggi non esiste un piano per il lavoro, un’idea per formare professionalità locali necessarie alla ricostruzione, né un’idea su come intervenire, e con quali priorità, nel centro storico.
Negli ultimi tempi l’immagine di efficienza del Governo e della Protezione Civile si è incrinata a causa di due avvenimenti che hanno cambiato anche la percezione esterna di quanto è accaduto all’Aquila. Il primo riguarda lo scandalo del G8 che ha coinvolto lo stesso Bertolaso…. Il secondo riguarda il cosi’detto “movimento delle carriole”, ossia quei cittadini che, stanchi di sentirsi dire che l’emergenza era finita e tutto era risolto, hanno deciso di organizzarsi e di andare a rimuovere le macerie del centro storico che giacevano da un anno nelle piazze e nelle vie il cui accesso libero è vietato dal 6 Aprile scorso anche ai proprietari delle case parzialmente agibili ma abbandonate ormai da molti mesi. Questa iniziativa, cominciata, come altre, per tentare di riaggregare gli aquilani rientrati alla periferia della città, ha avuto una grande risonanza nazionale e, grazie ai mezzi di comunicazione, ha mostrato a tutto il mondo lo stato di incuria e degrado in cui versa il centro dell’Aquila…….

Ambedue gli episodi da me citati dicono che se si vuole ricostruire la città, con tutto quello che ciò significa, bisogna rendere possibile il protagonismo e il controllo dei cittadini, e ristabilire la fiducia nelle istituzioni elettive e negli organismi di rappresentanza (sindacato, associazioni ecc.) perché le scorciatoie delle decisioni   rapide troppo spesso rispondono agli interessi di pochi.
Insomma, nonostante le ultime elezioni provinciali non abbiano premiato chi ha provato ad interpretare le attese dei cittadini, bisogna ripartire dalla democrazia senza perdere troppo tempo: il tempo invecchia in fretta.

(stracio di un articolo di Betti Leone, oggi esponente del SEL)

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Betti Leone,  nata all’Aquila, vive(va) all’Aquila nella città vecchia, anche lei non ha più avuto accesso alla sua casa sebbene avesse subito danni irrilevanti e fosse ritenuta agibile, anche perché nel centro storico manca acqua, luce e vige il ‘coprifuoco’.

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