Da sabato a sabato

Quando ti alzi il mattino
ricorda quale prezioso privilegio  è  essere vivi: respirare, pensare,
provare gioia e amare.

In questa settimana sono entrata   due volte in chiesa.
In questa settimana la mia piccola famiglia  ha vissuto il dolore profondo della perdita di un padre, di un fratello di uno zio di un amico sempre presente.

Mi è venuto in aiuto Marco Aurelio  per  sottolineare – tra i molti –  che la vita è questa. Dobbiamo onoraria soprattutto nel dolore e aprirci  alle gioie che continuerà ad offrirci se solo sapremo riconoscerle.

Da sabato a sabato.

Con rito misto si sono sposati mio nipote Tommaso e Marilore. I loro due bambini eccitatissimi.

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Gioia. E’ con questo sentimento, con queste immagini che vi lascio per un po’.

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Teniamoci strettistrette anzi strettissimi.

Grazie del vostro affetto. Grazie di ❤️

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Son tornate a fiorire le rose!

Foto Sherazade2011 non riproducibili.

le due farfalle

Eravamo lì, noi quattro zitelle di ritorno, acide osservatrici quanto basta ma non cattive, sedute al nostro bel tavolo allegro in riva al mare, il sole ancora caldo mitigato da un vento che portava già l’odore di ‘temporali al nord’, per i nostri spaghetti alle vongole inizialmente incerti a causa di un matrimonio che avrebbe appesantito il servizio della cucina.
Ma tant’è che un posticino un po’ defilato per noi alla fine s’ è trovato.

Noi con i nostri corpi costume trasparenti e colorati e al centro della scena giovani donne e uomini vestiti in modo improbabile per un matrimonio, sì, ma in riva al mare. Dunque colorate ghirlande di carta in finto stile stile hawaiano guarnivano decoltées di abiti lunghi per lo più neri , con ‘tacco 12’ scamosciate. Pantacollat sotto scamiciati che sembravano corte camiciole da notte, insomma un’ accozzaglia disarmante.
Poi è arrivata la sposa in abito lungo con strascico e qualcuno ha sussurrato che fosse giunta a cavalcioni di una moto, il che avrebbe giustificato il disordine dell’acconciatura e il colorito del viso che tendeva al violaceo.

A quel punto le quattro pettegole finito il loro spaghetto, il bicchiere di Pinot grigio , rimandato il caffè a dopo, se ne sono tornate a stendersi sui lettini e a fare ora.
Io per prima ho abbandonato la combriccola e passando davanti al verde giardino fiorato che confinava sulla spiaggia ho visto in controluce una leggera farfalla bianca innalzarsi danzando sopra le teste e il suo sorriso emanava così tanta felicità che mi ha commosso fino alle lacrime e mi sono augurata che la sua vita potesse restare sempre così, fissata in quel momento di magia solare. Chissà.

Qualche chilometro di Aurelia, mi immetto nel ‘Sacro GRA’, esco sulla Salaria verso Roma, in pace con la vita, la macchina che andava sicura.

Freno quasi ad inchiodare perché la macchina grigia davanti a me si era bruscamente fermata davanti ad un’esilissima sagoma in controluce, hot pans rossi e reggiseno nero, lunghi capelli biondi.
Supero l’auto così lentamente da leggere strafottenza e umiliazione nei suoi occhi. ‘Questa è la mia vita’.

Piccola farfalla sulla strada, finirà inchiodata giorno dopo giorno sul sedile di una macchina, ai bordi di un prato incolto. Senza chissà.

Una farfalla è volata nel mio bicchiere di vino,
ebbra si abbandona alla sua dolce rovina,
remiga senza forze, ora sta per morire;
ecco, il mio dito la solleva via….
H.Hesse