languori d’estate

Finché l’Estate ripiegherà il suo miracolo –
Come le Donne – ripiegano – le loro Gonne
(Emily Dickinson)

Fuori piove il sudore del cielo
odore misto di terra e fiori


Nina si voi dormite è stata scritta da Romolo Leonardi, la musica da Amerigo Marino.

Addirittura nell’Ottocento, per la Festa di San Giovanni, a Roma si presentavano tantissime canzoni, oggi lo chiameremmo festival. I più grandi capolavori della canzone romanesca ci arrivano da lì.
Il premio non sempre sanciva la popolarità come fu nel 1891 per “Affaccete Nunziata” che conquistò la sua fama ‘sul campo’.
“Nina, si voi dormite” invece vinse nel 1901, non sono riuscita a rintracciare la versione originale ma questa canzone venne cantanta dai più grandi interpreti della canzone romanesca da Claudio Villa alla grande Gabriella Ferri a Lando Fiorini notissimo stornellatore. Io in assoluto trovo struggente e piena d’amore l’interpretazione che ne dà Gigi Proietti ed era questa la versione che mi era tornata alla mente.

Nina, si voi dormite,
Sognate che ve bacio,
Ch’io v’addorcisco er sogno
Cantanno adacio, adacio.
L’odore de li fiori che se confonne,
Cor canto mio se sperde fra le fronne.

Buon fine settimana a tutti mentre fuori ha già finito di piovere.

Spleen, corsi e ricorsi

Che ci posso fare se il tramonto mi mette tristezza e mentre sono qui a leggere e ticchettare lo sguardo cade su questo anello che mi è tanto caro e allora mi ricordo di un vecchio post che scrissi nel gennaio del 2011 e ve lo ripropongo perchè quasi nessuno di voi lo conosce.
Ecco qui la foto causa del mio gnè gnè e ditemi voi se, ben oltre l’amore affettivo, l’oggetto incriminato non è davvero bello.

anello

Mamma che cos’è questo sassolino?
11 gennaio 2011

Ho due anelli di mia mamma che lei mi regalò in due occasioni particolari e che alterno convinta che quelle forme eleganti mi trasmettano con la loro luce un po’ della sua anima protettrice.
No, non sono superstiziosa, o forse lo sono nella misura in cui (accidenti questo antico politichese che di tanto in tanto ri-emerge) infilati al mio dito essi diventano un suo naturale prolungamento, la sua ombra solerte.

Il primo, e forse il più caro, è un topazio stellato non molto conosciuto in Italia ma abbastanza negli Stati Uniti. Una pietra perfettamente tonda e liscia come la testina nuova di un neonato, grigia, noi diremmo ‘scuro metalizzato’ dove a seconda del punto su cui cade la luce si sprigiona una stella luminosissima.
Fù il suo regalo per la nascita di mio figlio e se ne privò benché le fosse caro solo perché sapeva che mi piaceva moltissimo.
Lo piansi disperatamente quando lo persi, sbadatamente, perché in un qualche modo la pietra era saltata dall’incastonatura senza che io me ne rendessi conto e venne ricomposto nella sua interessa almeno un paio d’anni dopo in modo incredibile, quando al rientro dal mare nella mia vecchia citroen, che stavo per vendere, nel rimbambimento di una giornata al sole a inseguire il caro pargoletto su è giù tra mare e spiaggia, mi giunse la sua vocetta assonnata che diceva
”Mamma che cos’è questo sassolino? Lo buuutto?”.
Come tipico di molte mamme stanche, quasi come un automa dissi senza girarmi e ruotando il braccio: “Dai a me…”

Oggi verso ora di pranzo, in un momento che il sole ha fatto capolino, ho deciso di portare Ma belle (citroen C1 grigio scuro metallizzata!) all’autolavaggio…
e pochi minuti fa che mi sono seduta al pc per sbirciare tra i miei amici di Splinder;
e mi sono soffermata sul mio anulare sinistro e ho visto il suo, il nostro, anello dal topazio stellato;
e mentre scrivo e lo fotografo per voi sento salire un po’ di magone
e insieme mi sento sorridere con quel suo sorriso, le labbra socchiuse e gli angoli a falce di luna come li disegnano i bambini, ironica e protettiva:

“Sususu’…niente tristezze…”.