Women Friendly

Indignarsi è una gran bella cosa, indignarsi molto o poco fa comunque scena.
Io ho superato queste due fasi e mi sento un po’ come quel ladro di banca che entra nel tunnel, dall’altro capo, proprio là nel cono della luce tanto agognata, prende una brutta ‘tortorata’ , fa un repentino dietrofront e al compagno che gli chiede il via libera risponde tenendo la mano ben aperta davanti alla bocca “Va’ avanti tu ch’a me mi vien da ridere”.

La mia disaffezioni per la vita, la lenta – ma non troppo – agonia della politica mi lascia come anestetizzata con qualche piccola puntura di spillo che mi fa ancora sobbalzare.
E come donna, come militante politica di lunga data (‘entravo nel Pci e quasi contemporaneamente seguivo il feretro di Enrico Berlinguer adeguandomi ben presto a congressi e nuove sigle che sancivano morte e rinascita di fasi mai chiare di un pensiero e di un fare politica senza spina dorsale) mi lascio prendere da una tardiva ‘Alta febbre del fare’ (Pietro Ingrao), che subito si sgonfia.
Di cosa parlo ora? Massì delle quote rosa per le quali in Parlamento, tanto pugnano le donne di ogni colore politico: un articolo meramente autoreferenziale che attiene alla legge elettorale a codesto Italicum che nasce pasticcio.

E’ questo quello che oggi interessa le donne? Quando nel mondo dell’imprenditoria esiste già una legge bipartisan approvata dal Parlamento, i cui risultati ad oggi sono desolanti, che prescrive che a partire dal 2011 i CdA delle aziende quotate e delle società a partecipazione pubblica, dovranno essere composti per un quinto da donne. Dal 2015 la quota rosa
dovrà salire a un terzo quando la situazione attuale è a dir poco penosa?
Nel 2010 delle 4.346 aziende quotate, il 92,4% erano uomini. Anche se la situazione migliora (le quote rosa sono aumentate in un anno, dal 2009 al 2010, dal 6,9 al 7,6%!!!), metà dei vertici delle aziende quotate è composta in Italia da soli uomini.
In Italia oggi solo il 14% dei membri di CdA è donna. Come sono distribuite? 69% delle donne in CdA si trova al nord, il 27% al centro e solo il 4% al sud; Toscana e Umbria le regioni più rosa, ultima la Basilicata.
E ancora cosa interessa le donne comuni, quelle, per esempio, alle quali non viene garantito il diritto a una legge tanto sofferta sulla loro pelle come la 194, al punto che è dell’altro giorno la notizia di una giovane donna lasciata ad abortire nel bagno di un ospedale romano conl supporto del solo marito perché ‘tutti i medici presenti erano obiettori di coscienza’? Ma perché non hanno fatto i tranvieri se sapevano che assunti in una struttura pubblica quel diritto/legge doveva essere garantito a qualsiasi donna ne facesse richiesta? Poi ci sarebbe anche la legge 40 ma lascio correre.
L’avanzata delle donne nei posti di rilievo è sempre stata faticosa e ostacolata. Anche quando si parla di pari opportunità, sembra si tratti un argomento fantasioso e non concreto e di facile realizzazione: aria fritta, qui a Roma.
Parliamo di quote rosa in Parlamento? Le parlamentari bloccano il Parlamento, si indignano (ecco che si chiude il cerchio!) ma, scusatemi, allora si potrebbero pretendere in considerazione, e non è una provocazione, anche le quote gay, o/e le quote di qualsiasi altro gruppo che viva la sua situazione come quella di una minoranza non rappresentata nella società.
Jobs act? Che sia! ma Women friendly.
Mi piace tanto questo esotismo in politica come nelle publicità fa tanto smarty. Ah George Clooney ‘is here!’ ..e chisse ne frega, ma almeno una delle tre ‘I’ di berlusconiane promesse c’è, anche lei prodotto pubblicitario.

Bevete, voi, un caffè in pace e grazie se siete arrivati alla fine. Di solito scrivo meno .Coraggio.


Offerta da Crimson, grazie