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Sono andata a ritroso, Primi post su WordPress a novembre di 3 anni fà – orba di Splinder che ci aveva sbattuto la porta in faccia – e questo è quello che scrivevo registrando una situazione di disagio (diciamo così molto eufemisticamente) e di metereologia balzana ove io ‘lamentavo’ un novembre soleggiato.
I due protagonisti della fotografia dall’anno scorso non li ho più visti,
Io continuo ad andare a fare le mie passeggiate al parco con Sally.
I figli crescono e le mamme invecchiano. Noi due ce la caviamo.

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“Tu chiamali se v(p) uoi clandestini” – 30 novembre 2011

E’ ARRIVATA QUALCHE GIORNO FA UNA BARCA A VELA, ALTRI UOMINI E DONNE “CLANDESTINI”: IL MARE HA RESTITUITO TRE CADAVERI, UN NUMERO IMPRECISATO DI DISPERSI FORSE GIÀ FUGGITI AL NORD OPPURE MORTI.

OGGI È ARRIVATO UNO YACHT (I NOVELLI CARONTE SI CAMUFFANO SOTTO RICCHE MENTITE SPOGLIE) CHE SI È INCAGLIATO AL LARGO: TRA I TANTI DUE DONNE GIOVANISSIME CON I LORO BAMBINI ANCHE LORO “CLANDESTINI” TUTTI VIVI E RICCHI DELLE LORO SPERANZE A DISPETTO DELLE SOFFERENZE GIÀ PATITE E DEI RACCONTI DI CHI QUEL VIAGGIO LO AVEVA INTRAPRESO GIÀ PRIMA DI LORO.

“CLANDESTINI” CHE RUBANO IL LAVORO AGLI ITALIANI, “CLANDESTINI” CHE CADONO DALLE IMPALCATURE IL GIORNO STESSO CHE VENGONO ASSUNTI, “CLANDESTINI” CHE SUDANO NEGLI ALTI FORNI PIUTTOSTO CHE NELLE PIZZERIE.

“CLANDESTINI” OVUNQUE CHE CI ASSEDIANO, CHE FANNO PAURA ANCHE QUANDO SI SPEZZANO LA SCHIENA NEI CAMPI PER PORTARSI SOTTO I PONTI TRE ARANCE PER CENA E CINQUE EURO, SI MA ‘NETTI’!

“CLANDESTINI” INVISIBILI CUI LO STATO ITALIANO NON RICONOSCE LORO ALCUN DIRITTO FORMALE SE NON LA MERA SOPRAVVIVENZA IN ATTESA DI RIMPATRIARLI.

“CLANDESTINI” INVISIBILI ANGELI CUSTODI POSTI A FIANCO DEI NOSTRI GENITORI ANZIANI O MALATI CHE DIVERSAMENTE SAREBBERO RELEGATI IN LUSSUOSE QUANTO VI PARE MA SEMPRE “CASE DI RIPOSO” ANONIME E SENZA IL CALORE DI UNA VITA VISSUTA NELLE PROPRIE QUATTRO MURA.

IO NE CONOSCO MOLTI DI QUESTI “CLANDESTINI” UOMINI E DONNE CHE HANNO LASCITO NELLA LORO TERRA I PROPRI CARI ED ACCUDISCONO I NOSTRI.

IN QUESTI ULTIMI GIORNI DI NOVEMBRE CHE A ROMA SONO SOLEGGIATI E TIEPIDI COME IL PIÙ MITE SETTEMBRE, ALL’INTERNO DEL PARCO DOVE IO PORTO A SPASSO LA MIA SALLY, APPENA DI LATO DELLA STRADELLINA DI GHIAIETTO STANNO DUE FIGURE: LA PRIMA SEDUTA SU UNA SEGGIOLETTA ROSSA DA REGISTA E LA SECONDA SU UNO SGABELLINO. PASSANDO A VOLTE PERCEPISCO IL BRUSIO DELLE LORO PAROLE, OPPURE, COME OGGI, IL VECCHIO SIGNORE È IMMERSO NELLA LETTURA E CONDIVIDONO IN SILENZIO L’ULTIMO SOLE

OGGI NON HO RESISTITO E DI NASCOSTO, A LORO INSAPUTA, HO SCATTATO QUESTA FOTOGRAFIA.

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TU CHIAMALI SE PUOI CLANDESTINI

Pensieri di un altro secolo

Se volete c’è una convinzione più di fondo che mi porto dentro da lungo, assai lungo tempo: che noi ci trasformiamo con gli altri, gli altri  sono diversi, e sparsi e in cerca. Tutti siamo sparsi.  La liberazione la si costruisce insieme.

Se mi permettete uno scherzo, a me piacerebbe molto, e da tempo, andare in convento.  Ma poi è successo che non ci sono andato. Perché sono stato trascinato nelle città, nel tempo delle metropoli.

E lì si è in tanti, di tanti luoghi e di tanti colori.

E la libertà si costruisce là dentro persino il pensiero della solitudine.

Ce l’ha insegnato il vecchio Marx che bisognava costruire nel gorgo.

E lui di comunismo un po’ se ne intendeva.

Pietro Ingrao – 29.o9.90


«Rosie Passeralla, 5 anni [di] Philadelphia. Raccoglie qui da due anni. Whites Bog, Browns Mills, N.J. 28 sett. 1910».
Insieme alla piccola Rosie, moltissimi italiani di ogni età si trasferivano dalle loro residenze nelle grandi città del Nord-Est per raggiungere i campi del New Jersey, della Pennsylvania e di altri stati orientali durante la stagione del raccolto.

Essere gentili

I vivi e i morti

A noi vivi basta poco per lavarci le coscienze, qualche ‘clandestino’ morto affogato, ‘nsomma è poca cosa, si ripara in fretta. Lo sotterriaMo alla chetichella.
Servono le tragedie, i numeri. E quando, come ieri, 3 ottobre 2013, si palesa aglii occhi tutti (ben oltre le farse che si consumano nel nostro Parlamento), una vera e propria tragedia che contai oltre 200 morti allora, sì, qui solo un giorno di lutto nazionale può placare i buoni di spirito . Un pellegrinaggio di delegazioni in gramaglie e, stiamone, noi , dolorosamente certi, la questione ricomincerà ad essere strattonata e utilizzata da questa o quella parte politica. Proprio Tommasi di Lampedusa aveva già previsto tutto. Calerà il silenzio e fino alla prossima tragedia tutto tornerà come prima.

Ci fu  la Turco-Napolitano (ed era di sx e non poteva funzionare) poi la Bossi-Fini (omen nomen) oggettivamente una cattiva legge che prevede tra l’altro il respingimento in mare e il reato di ‘concorso in ingresso illecito di clandestino’ per quanti. per lo più pescherecci, prestassero concorso ai malcapitati che tentano l’approdo sulle nostre terre.

Donne, donne con bambini tenuti in braccio o ancora dentro di loro, giovani uomini nei cui occhi si legge, solo per un attimo, la gioia di ‘avercela fatta’ più grande del dolore della loro terra abbandonata delle famiglie lasciate in balia di guerre e di fame.

Eccoli questi nostri ‘ temuti condestini’ , mangiapane a tradimento, tanto indesiderati, uomini e donne come noi con il sogno di (ri)guadagnarsi i PIACERI che rendono le nostre vite degne di essere vissute

PIACERI
Il primo sguardo dalla finestra al mattino
il vecchio libro ritrovato
volti entusiasti
neve, il mutare delle stagioni
il giornale
il cane
la dialettica
fare la doccia, nuotare
musica antica
scarpe comode
capire
musica moderna
scrivere, piantare
viaggiare
cantare
ESSERE GENTILI.

‘Poesia ‘Piaceri’ di Bertold Brecht

Tu chiamali se vuoi…clandestini

 

 

E’ arrivata qualche giorno fa una barca a vela, altri uomini e donne “clandestini”: il mare ha restituito tre cadaveri, un numero imprecisato di dispersi forse già fuggiti al nord oppure morti.
Oggi è arrivato uno yacht (i novelli Caronte si camuffano sotto ricche mentite spoglie) che si è incagliato al largo: tra  i tanti due donne giovanissime con i loro bambini anche loro “clandestini” tutti vivi e ricchi delle loro speranze a dispetto delle sofferenze già patite e dei racconti di chi quel viaggio lo aveva intrapreso già prima di loro.
“Clandestini” che rubano il lavoro agli italiani, “clandestini” che cadono dalle impalcature il giorno stesso che vengono assunti, “clandestini” che sudano negli alti forni piuttosto che nelle pizzerie.
“Clandestini” ovunque che ci assediano, che fanno paura anche quando si spezzano la schiena  nei campi per portarsi sotto i ponti tre arance per cena e cinque euro, si ma ‘netti’!
“Clandestini” invisibili cui lo stato italiano non riconosce loro alcun diritto formale se non la mera sopravvivenza in attesa di rimpatriarli.
“Clandestini” invisibili angeli custodi posti a fianco dei nostri genitori anziani o malati  che diversamente sarebbero relegati in lussuose quanto vi pare ma sempre “case di riposo” anonime e senza il calore di una vita vissuta nelle proprie quattro mura.
Io ne conosco molti di questi “clandestini” uomini e donne che hanno lascito nella loro terra i propri cari ed accudiscono i nostri.
In questi ultimi giorni di novembre che a Roma sono soleggiati e tiepidi come il più mite  settembre, all’interno del parco dove io porto a spasso la mia Sally, appena di lato della stradellina di ghiaietto stanno due figure: la prima seduta su una seggioletta rossa da regista e la seconda su uno sgabellino. Passando a  volte percepisco il brusio delle loro parole, oppure, come oggi, il vecchio signore è immerso nella lettura e condividono in silenzio l’ultimo sole
Oggi non ho resistito e di nascosto, a loro insaputa,  ho scattato questa fotografia.

Tu chiamali se vuoi… clandestini

 

E qui la Sally-ina nel ‘suo’ parc