“Avremo sempre Parigi”

Erano i primi anni 50 e alla sorella più piccola di mia mamma, Mussi, venne concesso di andare a studiare all’ Académie des beaux-arts a Parigi. Precorsero i tempi i miei nonni.
L’anno successivo la zia Mussi si innnamorò di uno dei accademici e si sposarono: tra loro a contrariare i genitori c’erano 30 anni di differenza. Vissero ‘felici e contenti per oltre 40 anni.

La prima volta che io e mio fratello andammo a Parigi avevamo meno di sei anni scendemmo a la Gare de Lyon e lì, siamo negli anni Sessanta, si materializzo per noi il primo ‘uomo nero’ delle paurose favole punitive. Il ‘politically correct’ era  di là da venire e a Torino non avevamo mai incontrati uomini così diversi da noi.
Divenne per noi consuetudine passare le vacanze con gli zii  in Normandia e sostare qualche giorno a Parigi perché nel frattempo erano nati i due cugini e continuare, ora con meno frequenza, ad avere con Parigi un forte legame.

Per queste mie ragioni personali ho vissuto i terribili eventi di ieri sera ancora più pesantemente di altri drammatici attentati che da dopo l’11 settembre si susseguono incessantemente un po’ in tutte le capitali europee.

“Avremo sempre Parigi”
(dal film: Casablanca)

“Oh! ma Parigi non è fatta per cambiare aerei.. è fatta per cambiare vita! Per spalancare la finestra e lasciare entrare la vie en rose”
(dal film: Sabrina)

“Non si può scegliere se Parigi sia più bella di notte o di giorno, ti posso dare un argomento che mette ko sia l’una che l’altra ipotesi.. Sai a volte mi chiedo come qualcuno possa realizzare un libro, un dipinto, una sinfonia o una scultura che competa con una grande città. Non ci si riesce, ci si guarda intorno e ogni strada, ogni boulevard, sono in realtà una speciale forma d’arte. E quando qualcuno pensa che nel gelido, violento e insignificante universo esiste Parigi ed esistono queste luci, insomma andiamo non succede niente su Giove o su Nettuno, ma qualcuno lassù dallo spazio può vedere queste luci, i caffè, la gente che beve e che canta. …”
(dal film Midnight in Paris)

“Parigi sarà sempre Parigi. Che vuoi di più?”
(Frédéric Dard)

Les prenoms de Paris
Jacques Brel

“- Questo è un sogno?
– Il più bello dei sogni, amore mio.
– Sì, ma perché qui? Perché ora?
– Perché qui? Perché ora? Quale posto migliore di Parigi per sognare?”
(dal film: Ratatouille)

“Ho due amori: il mio Paese e Parigi”
Joséphine Baker

… e per chi desiderasse sapere qualcosa di piu sulle mie prime esperienze  e sulla Normandia questo è il link

https://sherazade2011.wordpress.com/2011/10/07/les-feuilles-mortes-piluccando-nei-ricordi/

Ritorno al passato

Mentre dalle Alpi alle Piramidi, forse no, ma certamente dall’America, intesa come iu es e, amplificati in Italia dal querulo Fabio Fazio(so) pensiero, arrivano i clamori dei 30 anni di ‘Ritorno al fututo’ e gli oramai maturi protagonisti fanno il giro degli show americani a bordo della DeLorean Machine, rivestendo i panni dei due protagonisti…
io timidamente in questo lunedì dove lo scuro si è presentato un’ora prima stranendomi non poco e portandomi ad inevitabili bui richiami, vorrei segnalarvi,  o farvi conoscere, un piccolo gioiello (diamante tagliente) di Wim Wender: The million dollar Hotel, anno 2000. Ritorno al passato.

Film molto premiato ma nonostante ciò la sola presenza di un ‘cantante’ così partecipe nella produzine, ha fatto accigliare parecchi (snob).
Nasce infatti da un progetto di Bono che oltre ad averne scritto e interpretato la colonna sonora  ne ha anche curato la sceneggiatura e lo ha prodotto. Ne è valsa la pena!

Siamo a Los Angeles, Il Million Dollar Hotel è un albergo fatiscente, Marc Augé non avrebbe avuto problemi a identificarlo come il ‘non luogo’, per eccellenza, destinato alla demolizione. Lì gravitano sbandati e vagabondi,  residuati di persone che non hanno più nulla da chiedere, tempo scaduto, e della vita non sanno più cosa farsene.
Tra questi fantasmi  anche Tom Tom (Jeremy Davies), un ragazzo innamorato, sprovveduto come un bambino, perso dietro una ragazza che sembra venire da un altro mondo e per raggiungerla dopo molti tentativi si lancia da una finestra dell’Hotel e muore.

“Dopo aver spiccato
il salto ho capito tutto: la vita è perfetta, la vita è il massimo, è
piena di magia e di bellezza e di sorprese, solo che non resci a
capirlo bene finchè ci sei dentro.
Tutto quello che avevo sempre
desiderato era di raggiungere Eloise, di avvicinarmi a lei, l”ho fatto
e ho finito per capovolgere il mondo nel farlo, anche se per un solo
momento. Wow! ”

Eloise è la fanciulla anche lei con non pochi problemi (Milla Jovovich ‘the hearth beneath her feet’ canta Bono).

“Tutta la mia vita, ho adorato lei
La sua voce d’oro,  la sua impalpabile  bellezza
Il modo in cui ci faceva sentire
Il modo con cui mi rese vero
E la terra sotto i suoi piedi
E la terra sotto i suoi piedi”

A scuotere la routine quotidiana ci penserà l’ agente FBI Skinner (Mel Gibson) che indaga su un omicidio avvenuto nell’Hotel in cui ha perso la vita il ricco Izzy Goldkiss.
Film ampiamente premiato, d’accordo,  e nonostante io l’abbia visto più di una volta,  per me ogni volta rappresenta un momento lungo 120 minuti di grande musica poesia dove Wim Wenders torna ad essere quello dei tempi migliori di ‘Così lontano così vicino’ e Milla Jovovich è – passatemi l’aggettivo – sublime,  affiancata da Jeremy Davies altrettanto bravo seppur diversamente bello. Insieme in una rappresentazione corale riescono a suscitare grandi emozioni che raggiungono il momento più alto in ‘Satellite of love’ che è comunque una canzone scritta da Lou Reed nel 1972 (più passato di così) che io preferisco nella versione drammatica di Milla Jovovich.

Il satellite è salito su per i cieli
cose come questa mi fanno impazzire
L’ho guardato per un po’
mi piace guardare le cose in TV

il lato positivo

Cosa ti manca ? e di che vai cianciando, TU!?

In controluce, invisibile,  tanto da immaginare anche la sedia storta…

invisibile

eppure basterebbe tu prendessi esempio da chi la vita se la gioca a mozzichi…

sssallyal sole

 comunque se per caso avete  perso la bussola esiste anche ‘Il lato positivo’  e ve lo suggerisco con piacere perchè…  oh non fatemelo dire, non fatemi cadere e cedere al solo pensiero di  questo bel tocco di figliolo che è Bradley Cooper tremendamente dolce non ancora provato dall’esperienza di American sniper, e che ti confida:

“Con il giusto stato d’animo tutto è possibile. Credo che spesso restiamo impantanati in questo stato di negatività ed è un veleno come nient’altro.”

Buon fine settimana, amici cari…io vado dl dentista 😦   ovvero ‘riso amaro (cit.

Aggiornamenti :  Insomma, anche questa è fatta! AriBuon fine settimana

un giorno d’estate

La giornata non promette ‘malaccio’ e la colazione vuol essere propiziatoria

colazione

Basta poco per rendersi conto i che noi boccheggiamo e Bollo è l’unico a nuotare

bollo

La Piccoletta si fa ranocchia

Ranocchia

mentre in giardino non di muove foglia o girandola

Girandola

Tenere le gambe alzate aiuta la circolazione….

gambe

intanto i pomodori a chilometro zero crescono

pomodori

Il sole tramontando arrossa il cielo e le case

tramonto

dei pomodori al riso sono una buona idea, appetitosi e freschi

pomodori al riso

fa ancora molto caldo ma noi mano nella mano

dopo cena

ascoltiamo la canzone di un molto vecchio film, quelli di “una volta”,  ma che, insomma! non fanno mai male

si aprono al buio le Belle di notte per incantare la luna

bella di notte

 quella luna piena che ci sovrasta

luna

Estate, un giorno d’ estate. Un po’ di me.

E se per qualche tempo vi lasciassi giusto quel che basta  per farvi sentire la mia mancanza 😉  ?

Un abbraccio circolare, fate come se…

(Fotografie di sherazade2011 )

Ruvida tenerezza

Sono giorni strani, pieni di dolorose immagini, di immani disastri.
Mi aggrappo a tenerezze estreme, mi lascio condurre per mano dai sentimenti difficili da codificare.
Voglio potere piangere e non darlo a vedere.
Cerco in ogni modo di essere altrove.
Chi viene con me? Ma poi?
Cosa ci riserva il risveglio?

Un film di Luc Besson del 1994 con attori del calibro di Gary Oldman, Jean Reno, Danny Aiello e Natalie Portman.

“Léon’ è un film che, a 20 anni dalla sua uscita, non si limita a sopravvivere o ad essere ricordato, ma continua a crescere e germogliare rigoglioso, affondando le proprie radici nell’anima di chiunque lo guardi.”
Un film da vedere ad ogni costo.

Qui trovate una recensione completa e a mio avviso ‘perfetta’.
https://leanimesalve.wordpress.com/2012/11/27/lamour-ou-la-mort/

Il colore di un ricordo

Molti ottimi film sono usciti già in questo inizio del 2015 mentre gli Oscar hanno un po’ ingarbugliato le carte accennando appena ad alcuni film passati in sordina al ‘grande pubblico’.

Confesso di avere visto e recensito Still Alice su richiesta di una cara amica che si occupa di problematiche della vecchiaia e dunque di pazienti affetti da Alzheimer.

Alice Howland è una donna alla soglia dei cinquant’anni, orgogliosa degli obiettivi raggiunti.
È un’affermata linguista, insegna alla Columbia University di New York, ha una bella famiglia composta dal marito e tre figli non più piccoli : Anna, Tom e Lydia.
Ad un certo punto, nella vita di Alice, qualcosa comincia a cambiare, dapprima qualche dimenticanza ed in seguito veri e propri momenti di “vuoto” durante i quali non riconosce il posto in cui si trova. Questi eventi sempre più ravvicinati convincono Alice a ricorrere ad accertamenti medici e le viene diagnosticata una forma presenile di Alzheimer di matrice genetica.

“Posso vedere le parole che galleggiano davanti a me ma non riesco a raggiungerle, e non so più chi sono e cosa perderò ancora. Odio quello che mi sta succedendo.”

Still Alice: il bello di questo film e’ che non cerca la pietà dello spettatore con facili picchi emotivi ma consolida il rispetto per la malattia e il malato. E’ un bel esempio di come l’amore, la volontà e l’ intelligenza di tutta una famiglia possa aiutare ad accettare e non isolare il proprio caro che pian piano scolora.

“Non sto soffrendo. Io sto lottando. Sto lottando per rimanere parte della vita. Per restare in contatto con quella che ero una volta. Così, vivi il momento, è quello che mi dico. E’ davvero tutto quello che posso fare, vivere il momento.”

Un film che colpisce ‘duro’ nel rappresentare con sguardo lucido l’ ineluttabilità del processo degenerativo dell’ Alzheimer, che può cancellare la memoria, ma non le emozioni, che sopravvivono lasciando un’impronta indelebile in fondo all’ anima e dunque Still Alice ci porta a riflettere ancora una volta sull’importanza dei ricordi come bagaglio ‘salvifico’ dell’esistenza. Nel bene e nel male.

Still Alice vive ed emoziona grazie soprattutto all’ interpretazione di Julianne Moore, attrice straordinaria, che cerca di gestire, di comprendere, di venire a patti, di sottrarsi a un male inesorabile che sembra cancellarle il mondo e tutto ciò non passa solo attraverso le parole, le dimenticanze e gli scatti d’ira, ma sopratutto attraverso uno sguardo smarrito e sempre meno vivido che diventa espressione di sgomento.
Bravissimo Alec Baldwin, il marito, e tra tre figli spicca Kristen Stewart, completamente affrancata da Twilight.

Dunque un film da vedere, intenso e triste senza la pretesa di trovare un lieto fine, esattamente come non ne ha la malattia di cui racconta e della quale non dovremmo avere paura se saremo stati capaci di costruirci nell’arco della vita una rete di protezione affettiva e tante immagini dei nostri migliori attimi.

Per quel che mi riguarda, io penso ai ricordi come a cioccolatini da scartare e gustare nei momenti di solitudine, quando succede di sentirsi tristi o soli e dubitare della propria vita (passata). Come sottolinea il film : senza ricordi non c’è presente.

Scheda film
Still Alice è un film americano del 2014 scritto e diretto da Richard Glatzer e Wash Westmoreland, con protagonista Julianne Moore, che ha vinto l’ Oscar per la migliore attrice.
La pellicola è l’adattamento cinematografico del romanzo Perdersi (Still Alice) scritto nel 2007 dalla neuroscienziata Lisa Genova e pubblicato in Italia da Edizioni Piemme

Immagine
Scrivevo questa recensione pensando ai lunghi, dolorosi e faticosissimi anni in cui la mia più cara ed ‘antica’ amica di Blog, più di dieci anni – prima ancora di WP e di Spinder, Kathy http://viracconto1.blogspot.it/ ha seguito senza sosta, casa – lavoro – casa, il lento progredire della malattia che aveva colpito sua mamma. E come nel film ha avuto il supporto di suo marito e suo figlio. L’esempio di una famiglia unita e combattiva. Un abbraccio Kathy.

(Tieni le mani in alto sennò) il cielo cade

“Vi sono due tipi di testimoni: quelli che assistono, guardano e tacciono e quelli che assistono, vedono e parlano. Questi ultimi sono vicini ai martiri (a coloro che si sono sacrificati e sono morti per un’idea), poiché testimoniano con i fatti ciò a cui hanno assistito, a rischio della loro incolumità. Martiri e testimoni «giusti» si accomunano e vivono per
sempre attraverso le generazioni, mentre i testimoni «silenti», come i morti «inutili», dopo qualche generazione scompaiono dal ricordo dei vivi.”. Pietro Kuciukian

Anticipo questa giornata dedicata alla Memoria dell’Olocausto del 27 gennaio (1945) giorno in cui l’Armata Rossa entrò a Auschwitz e liberò gli stremati superstiti del campo perché desidero sottoporvi alcuni film che forse incuriositi vorrete cercare in rete in questi giorni.

L’ordine è quello che io ho scelto per assonanze personali.
Ho parlato di bambini ma per fortuna il mondo del cinema – di cinema qui parlo – è sempre stato, e per fortuna resta, sensibile e attento nel documentare dalle diverse angolature la tragedia immane quanto assurda che ha prodotto tanto orrore e strazio di vite umane e che taluni, ancora oggi, osano negare.

Il cielo cade – Negli anni della seconda guerra mondiale, due sorelline orfane vivono un’infanzia felice presso una villa toscana, insieme agli zii ebrei tedeschi, Katchen e Wilhelm, lo zio cugino di Albert Einstein, che le hanno prese in custodia. Nell’estate del 1944 arriva nella villa l’’esercito nazista e i soldati trucidano tutta la famiglia lasciando loro vive perché ‘non ebree’.

Queste due bambine di allora, neonate,  morta la loro mamma di parto, essendo mio nonno e loro padre grandi amici, furono accolte in casa e cresciute fino a sei anni da mia nonna e condivisero la loro primissima infanzia con le tre ‘Sorelline’ : mia mamma e le mie due zie. Oggi sono le uniche persone care della mia famiglia – di quella generazione – ad essermi rimaste.

Il bambino col pigiama – Berlino, anni Quaranta. Bruno è un bambino di otto anni e una passione sconfinata per l’avventura, che divora nei suoi romanzi e condivide coi compagni di scuola. Il padre di Bruno, ufficiale nazista, viene promosso e trasferito con la famiglia in ‘campagna’ o meglio a dirigere un campo di concentramento in cui si pratica l’eliminazione sistematica degli ebrei. Bruno, costretto ad una noiosa e solitaria cattività nel giardino della villa in cui vivono, trova quotidianamente una via di fuga sconfinando dal giardino,  oltre il bosco e al di là di una barriera di filo spinato elettrificato incontra Shmuel, un bambino ebreo là detenuto insieme al padre.

la vita è bella – Orefice Guido, cameriere e poi libraio nell’Italia del ventennio, ha sposato una maestrina ricca, ed è ebreo. Esattamente come il suo vecchio zio, e come Orefice Giosué, il suo bambino. Come tutti gli ebrei, i tre sono stati caricati su un camion, poi su un treno, e portati in un campo di concentramento

la chiave di Sara – Julia Jarmond, giornalista americana che vive in Francia da 20 anni, indaga sul doloroso episodio del rastrellamento nazista del Vel d’Hiv a Parigi. Il soggetto di un possibile articolo giornalistico diventa per Julia qualcosa di più personale, fino a svelare un mistero familiare

il diario di Anna Frank – Un film a cartoni animati giapponese che in un modo diverso, al passo con i tempi, con i nuovi linguaggi, eppure altrettanto efficace nell’ insegnare alle nuovissime generazioni ormai lontane anni e anni, a ricordare l’infamia dell’Olocausto o Shoah nel lessico biblico di distruzione.

 

Esportatori di pace

I soldati avanzano , affrontano situazioni disperate, seminano terrore ma sono controllati dall’alto, passo passo, dagli ‘snipers’, i cecchini, che li proteggono. Una porzione di mondo , l’Iraq, grande e tragico affresco.
L’11 settembre è lì a giustificare nefandezze di routine che affioreranno
con gli orrori di Gantanamo.
Per non cadere nella stesura di un normale film di guerra Clint Eastwood usa lo stratagemma del doppio, della sovrapposizione di immagini, i discorsi astratti sul Bene e sul Male, sull’amore, sul destino, tutto questo in mezzo alle battaglie o del televisore spento. Il cellulare militare attaccato all’orecchio a evidenziare la dicotomia di due mondi in simultanea, l’uno soffocato dalla polvere e dai rumori della guerra e l’altro, quello edulcorato, cartolina americana, di una giovane moglie catapultata attraverso i suoni nella guerra del suo uomo: “Torna mi manchi, tuo figlio sta per nascere”. Brilla il sole.

Questo è American sniper di Clint Eastwood e sia o no un film reazionario, che fa l’occhiolino al potere guerrafondaio, irrisolto perché ondivago, ci sa davvero fare. e assolve perfettamente al suo compito. E’ ancora vitale lo sguardo dell’ottuagenario. Nessun sentimentalismo. Tutto calcolato.
Tiene inchiodati alla poltrona, con fiato sospeso ti fa entrare nella carneficina, rabbrividisci perché questa non è solo una pellicola, questo sta succedendo ogni giorno là dove il Bene arriva colonizzando con la violenza, esportando la guerra mascherata da missione di ‘peace keeping’ sotto la protezioni dei cecchini del Team 3 dei Navy SEAL, il corpo speciale della marina militare americana al cui addestramento massacrante assistiamo per tutta la prima parte del film.

Il lavaggio del cervello per produrre degli automi cui iniettano soltanto un pensiero : America, Patriottismo. Kamikaze da esportazione.
Quando, purtroppo, finisce la carica il soldatino torna un civile qualsiasi e si scopre estraneo anche a se stesso ed è allora che va in corto circuito e uccide ancora. Uccide in un raptus il reduce preda della sua follia – e in qualche modo salva Kyle dai suoi fantasmi.
Chris Kyle in effetti sembra avesse ucciso più di 160 persone una a una, freddamente anche solo per un indizio, tanto che venne soprannominato “Leggenda” o, per i miliziani iracheni , Shaiṭān Al-Ramadi : “il diavolo di Ramadi”.

Nella sua autobiografia, Kyle racconta che molte persone gli chiedessero quanti nemici avesse ucciso e lui : «La risposta fa di me di meno o di più di un uomo? Il numero non è importante per me. Vorrei solo averne uccisi di più. La Marina dice che come cecchino ho ucciso più uomini io che qualsiasi altro membro dell’esercito Americano, passato o presente. Credo sia vero».

Chris Kyle rientrato definitivamente dal servizio effettivo nel 2009 fu assassinato il 2 febbraio 2013 nel poligono di tiro da un suo ex commilitone marine che soffriva di ‘disturbo post traumatico da stress’ un gravissimo disturbo di cui soffrono molti reduci e da cui lui era riuscito a liberarsi mettendo in seguito la sua esperienza a disposizione d i altri reduci.

Chris Kyle viene ricordato come il cecchino più infallibile nella storia dell’esercito americano: era, appunto,  autorevole  membro del Team 3 dei Navy SEAL.

American sniper  è il film  basato sulla sua autobiografia ed è  interpretato da Bradley Cooper, perfetto nella parte, che ne è anche produttore.

Candidato già agli Oscar  io  dubito, dubito fortemente della capacità di giudicare obiettivamente  una tale tragedia che tocca a partire dal Vietnam l’America e il popolo americano e il suo forte senso di appartenenza.

In Iraq, nel 2003,  era presente una missione italiana e dell’ L’attentato a Nassiriya racconta Aureliano Amadei ragazzo squattrinato con velleità artistiche a cui venne realmente  chiesto di fare l’assistente per un film da girare in Iraq.  Accetta e si troverà coinvolto nell’attentato terroristico di Nasiriyya il 12 novembre, dove rimarrà ferito ma abbastanza vivo da tornare in Italia per raccontare la sua storia e girarne successivamente un film : 20 sigarette che se non avete visto vi consiglio vivamente di farlo ora.

E sia pace in terra agli uomini di buona volontà

AUGURI PER IL NUOVO ANNO 2015

“….schivando qualche buca
con un motorino
con l’autobus
con il taxi
passando accanto a una fontana e a una chiesa
in uno di quei palazzi
dietro a un cancello grigio
dietro a una porta
tra le cose da risolvere e i sogni
in un giorno qualunque
ci sei tu…”

CI SEI TU, TU CHE PASSI E MI LASCI IL TUO SALUTO OPPURE NIENTE MA VA BENE COSì

buon anno  buon anno nuovo

2015

(Il video è tratto da un lungometraggio~ premiatissimo : Italy in a day ~ di Gabriele Salvatores, imperdibile, un collage di tanti video di tanti piccoli attimi girati da persone ‘comuni’ ed è per questo che mi sembra perfetto per i miei auguri a tutti noi, oltre che a te, ovviamente!)

il mar(l)e dentro

Un gesto ‘riprovevole’. Riprovevole.

“difendo la scelta di mia figlia. Brittany aveva il diritto di morire.”

Brittany, malata di tumore irreversibile decise per l’eutanasia.
Il fatto è di qualche settimana fa.

Con una lettera la madre replica alle molte accuse di cui la più pesante arriva proprio dal Vaticano nella persona di Mons. Ignacio Gaccasco de Paula, presidente della pontificia Accademia per la vita che ha parlato di “gesto riprovevole”.

In sostanza la madre sostiene che : ”Imporre le proprie convinzioni a una questione di diritti umani è sbagliato. Giudicare una scelta personale come ‘riprovevole’ perché non conforme ai valori di qualcun altro è immorale” e ancora “ la vita (di degrado fisico e mentale e di intenso dolore) di mia figlia non merita di essere etichettata da perfetti sconosciuti che neppure sanno i particolari della sua situazione. “

“ ‘Riprovevole’ è una parola molto dura. Significa ‘molto cattivo; che merita forti critiche’.“
Aggiunge : “Questa parola è stata usata pubblicamente nel momento in cui la mia famiglia era più ferita, In lutto.”

La signora Debbie Ziegler continua esortando ognuno di noi a riflettere da soli su questa ipotetica scelta futura, da prendere dopo essersi fatti spiegare bene tutte le opzioni a disposizione nel caso fosse diagnosticata una malattia incurabile, debilitante e dolorosa. Assicurarsi l’appoggio
‘onesto e amorevole’ dei propri cari.

‘Nessun dorma!’

‘Ramon, perché morire?’
Il mare dentro:  uno dei film più toccanti ed emozionanti, in Italia poco conosciuto perché parlare di eutanasia è argomento scomodo anche per il cinema ed è questione politica ingarbugliata. Lo trovate anche su Youtube, non perdetevelo.

“La ‘cultura della cura’ ha portato alla suggestiva convinzione che i medici possano sempre trovare un rimedio.
Ogni vita finisce. La morte non in tutti i casi è nemica. Talvolta una morte dolce può essere un dono”.
“Per chi è malato terminale il diritto di morire è una questione di diritti umani.”

Credo che quasi tutti noi siamo abbastanza grandi da avere vissuto il ‘caso’ di Eluana Englaro e che ognuno di noi si sia fatto una sua idea sul come vorremmo, noi, affrontare una tale circostanza.

Io ho provveduto, mio figlio ha sbuffato e alzato  gli occhi al cielo imbufalito così come io ho fatto con mia madre. Non dobbiamo ammalarci domani e neppure invalidarci ma insomma, se sta per piovere ritiriamo si o no il bucato per tempo?

Chiudo gli occhi, sparisce la grata bianca della finestra e mi staglia netto il volto sereno di mia madre, gli occhi ormai chiusi e un sorriso sereno sulle labbra, il suo sorriso di sempre.La morte ti fa bella.