La vita è altrove

Mentre tutti siamo chi più chi meno intenti a capire cosa sta succedendo realmente nel nostro Paese e se un' eventuale virata di bordo sarà positiva,  io mi trovo ad avere le ultime due notti insonni per un pensiero che non mi abbandona.
Maledetta me che mi sono soffermata a leggere una notizia:

"Kiki il cane più seviziato al mondo"
La fotografia di proposito non l'ho guardata.

In un paese della Cina, ma poteva benissimo essere in qualsiasi altro angolo del nostro pianeta, questo 'amico dell'uomo', amico per antonomasia, sussultava in un ammasso di carne stracciata, di pelo e di sangue su di un marciapiede: gli avevano strappato gli occhi (respiro forte e vado avanti), tagliato il naso, mutilato i genitali e l'ano.
Era talmento orripilante quel grosso grumo palpitante che nessuno aveva il coraggio di avvicinarsi.
Infine il ragazzo di un ente di protezione animali con due amici si è fatto carico di quel fardello e lo ha portato in un ambulatorio.

Dicono che Kiki reagisca bene alle cure ma il solo sentire la presenza 'umana' la fa guaire e tremare perchè non sarà facile per lei dimenticare.
Io non so come si sia potuto 'riassemblare' tanto scempio, quante sofferenze fisiche la piccola cagnola patirà per le stesse cure.  Quale sarà e come sarà la qualità della sua lunga o breve vita. 
Mi chiedo se una 'dolce morte' non sarebbe stata molto più pietosa e generosa. Ma questo è il mio pensiero: il pensiero di una che punta il dito sulla vita a tutti i costi soprattutto quanto la situazione che si crea genera sofferenze.

Ecco, gli italiani, certo giustissimamente, si arrovellano sul nuovo governo Monti, mentre già storcono il naso per la sua composizione…ed io non dormo perchè non riesco a togliermi dalla mente quell'articoletto stringato e violento sul triste Guinnes di un essere senza colpe se non quella di essere inerme: KiKi.
 

http://sherazade2005.iobloggo.com/ 

oppure

https://sherazade2011.wordpress.com/  
Forse più qui, mi ci trovo meglio intanto aspettiamo notizia da Splinder

 

Indignarsi non basta

HO sentito il bisogno di sedermi qui e condividere con voi uno scritto importante di Carlo Petrini (presidente di Slow Food, La Repubblica 20 agosto).  Il parallelo  tra Giuseppe Di Vittorio che esattamente cento anni fa organizzava le lotte contadine in Puglia, lui figlio di contadini e autodidatta divenuto in seguito  la più autorevole figura del Sindacato, e un giovane camerounense, Yvan Sagnè,  studente di ingegneria a Torino e raccoglitore di pomodori in Puglia per pagarsi gli studi. Come Di Vittorio, Yvan – subito rispedito a Torino dalle forze dell’ordine per garantirne l’incolumità –  esortando i suoi compagni a scioperare, ha (ri)acceso l’attenzione sulle condizioni inqualificabili dei lavoratori stagionali stranieri e la disumanità fuorilegge del caporalato locale che anno dopo anno anzichè essere debellato si rinvigorisce. 
Il 24 agosto a Nardò, a poca distanza dai luoghi di villeggiatura, vicino a quel mare che molti ricorderanno ‘di sogno’,  ci sarà una manifestazione cui aderirà la Cgil e altre associazioni, nell’ennesimo tentativo di mettere in atto le poche, vitali, regole a tutela di questi lavoratori senza i quali le nostre passate di pomodoro non arricchirebbero  gli  spaghetti di noi, buoni di cuore, che poniamo un velo pietoso su troppi soprusi quotidiani e, a parole ma in buona fede, ci indignamo.
 
Scrive Carlo Petrini :

“Assistiamo a queste forme di sfruttamento e al contempo al disastro dei prezzi. In molte regioni la frutta viene lasciata marcire perché i prezzi pagati ai contadini sono così irrisori che non conviene raccoglierla.
E’ giusto ricordare il monito di Pier Paolo Pasolini:
“Quando contadini e artigiani spariranno sarà la fine della nostra storia.”

Oggi i nostri contadini  sono anche gli africani che raccolgono i nostri pomodori, i macedoni nelle vigne del Barolo, gli indiani che accudiscono le vacche in pianura padana, i magrebini e i polacchi negli alpeggi.
Questa umanità va difesa e tutelata.”
 
 


 

Testamento biologico

Il colmo per una tizia (quasi) sempre a dieta come me?
L'alimentazione forzata…

Il voto finale alla Camera, oggi, sancirà di fatto l’ accanimento politico sul Testamento biologico.
Una inaudita violenza al libero arbitrio individuale che molto probabilmente lo renderà anticostituzionale e dunque impugnabile, decideranno i giudici, quelli comunisti a seconda della sentenza.
 
Io me ne frego.
Io – qui e ora – chiedo ben altro ai miei cari, a mio figlio (perché ingiustizia  nell’ingiustizia sarebbe sopravvivergli), chiedo che quando niente potesse fare più presagire una vita dignitosa, in linea con i miei desiderata che comunque lascerò loro, mi stringano le mani,  mi abbraccino e mi piangano morta,  perché da quel momento non voglio più che soffrano per un corpo  in decomposizione, un’anima che non è più. Non si rovinino la vita in inutili veglie. Vivano. Si lascino alle spalle l’onnipotenza dell’uomo sull’uomo che non ha nulla di divino perchè non lo ricongiunge serenamente al creato.
Un ultimo bacio sulla punta delle dita e senza più voltarsi  consegnino quell’involucro svuotato nelle mani dei becchini in camice bianco.  

Questo  il mio contro testamento e  lo Stato che approverà oggi una legge ingiusta che trasvalica i suoi poteri, sulla mia pelle, se ne faccia carico.
 
Però…mangiare, bere e dormire tutto gratis. Vi pare poco?

 

Ba Ba Baciami piccina

 
 
 Ve le presento: sono le  "Real Doll”  bambole di silicone  a grandezza  naturale, finemente lavorate senza tralasciare i minimi particolari.
Sono prodotte dalla   Abyss Creation  una ditta  americana che poi le vende su internet.
Il costo si aggira sui 5 mila euro per il modello base che,  molto democraticamente, è disponibile nelle tre varianti uomo/donna/trans sebbene il  prezzo del modello ‘uomo’ sia parecchio più caro e tocchi i 7 mila euro e non sono riuscita a trovare ragioni plausibili se non un’ulteriore segno di discriminazione tra i sessi.
Il prezzo tuttavia lievita  se il cliente richiede delle personalizzazioni,  ad esempio della bocca,  della grandezza dei seni, della vagina o del pene e chi più desideri ha più li esprima.
Insomma,  come per un ‘ritocchino dal chirurgo estetico, si arriva a sborsare fino a 15 mila euro ed oltre.
L’ultima novità sono i  modelli che nell’acme della passione  gemono e rilasciano delle secrezioni, maschili o femminili a temperatura ambiente (o ambient?).
Lo scheletro è snodabile, in acciaio,  e può tranquillamente assumere posizioni da far invidia al kamasutra.


 
Nell’Italia dei buoni sentimenti però siamo andati oltre: una ditta veneta di San Vendemmiano,  dopo la prima richiesta di un cliente che,  foto alla mano,  ha manifestato il desiderio di ‘clonare’ la sua ‘ex’, ora lavora solo su ordinazione.
I tempi di consegna sono lunghetti  “entro 18 mesi” e come per certi tatuaggi che inneggiano a un nome che non è più quello, potrebbe succedere che prima della consegna la ‘ex’ ordinata sia stata soppiantata da un’altra ‘ex’ e allora che farà il tapino quando si troverà nelle sgradevoli  condizioni di chi ha comprato una macchina, nuova sì, ma al contempo già fuori produzione?

 

 
Pensierino della notte.
 
Nel giorno di San Valentino, questa festa pilotata dal consumismo che inneggia all’Amore e che come tutte le feste, oramai,  l’importante è che ogni anno se ne  ripetano i rituali, forse sarebbe il caso di  ragionare su questa notiziola, sull’incapacità di vivere serenamente la propria solitudine sentimentale, su questo ennesima mercificazione del desiderio di possesso che è alla base della mistificazione dell’altro che non sarà mai nostro e non potrà mai essere come lo vorremmo.
 
A me piacerebbe che l’amore potesse essere paragonato a un’onda del mare che nel suo movimento continuo si allunga a lambirti, si ritrae e poi ritorna e stà a noi, alla perseveranza dei nostri sogni,  farci trovare sempre lì oppure spostarci un poco e restare a guardare serenamente all’orizzonte increspato.

Com'è profondo il mare.

 
 
 

“senti…senti…come mai ti piaccio tanto io?”

 

 

 

The million dollar hotel è un film del 2000 di Wim Wender, nato da un progetto di Bono degli u2 che oltre ad averne scritto e interpretato la colonna sonora, ne ha anche curato la sceneggiatura e lo ha prodotto.

Siamo a Los Angeles, Il Million Dollar Hotel è un albergo fatiscente, destinato alla demolizione, lì gravitano sbandati e vagabondi, ultima spiaggia di tutte quei residuati di persone che non hanno più nulla da chiedere o hanno voluto chiudere ogni rapporto con la vita. Tra i residenti c’è Tom Tom (Jeremy Davies), un ragazzo innamorato, sprovveduto come un bambino, perso dietro una ragazza che sembra venire da un altro mondo: Eloise (Milla Jovovich ( ‘the hearth beneath her feet’ canta Bono).

 

 

A scuotere l’esistenza di questo luogo ci penserà un agente FBI Skinner (Mel Gibson) che indaga su un misterioso omicidio avvenuto nell’hotel in cui ha perso la vita il ricco Izzy Goldkiss.

Nonostante sia un film ampiamente premiato – per me – rappresenta un momento lungo 120 minuti di poesia dove Wim Wenders torna ad essere quello dei tempi migliori, di ‘Così lontano così vicino’ e Milla Jovovich è – passatemi l’aggettivo – sublime affiancata da Jeremy Davies altrettanto bravo. Insieme riescono a suscitare grandi emozioni esaltate dalla colonna sonora che raggiunge il suo apice in ‘Satellite of love’ (u2 forever) 

 

Non puo’ dirsi un film di evasione, certamente non porterà un raggio di quel sole che a metà maggio ancora tutti aspettiamo..eppure questo film è film che scalderà il cuore.

Vedetelo, ri-vedetelo, non lasciatevelo scappare.

 

La Dea bendata dalla lotteria al supermarket

 

 

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« L’ Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione
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»

 

L’ articolo 1 fissa dunque  in modo solenne e inequivocabile il risultato del referendum del 2 giugno 1946,  l’Italia è una Repubblica.

Il lavoro  è un’attività produttiva esplicata con l’esercizio di un mestiere o di una professione e simili ed ha come scopo la soddisfazione dei bisogni individuali e collettivi.

 

 

La dea bendata si adegua al nulla del presente e va a ‘colpire’ l’immaginario dei diseredati proponendo, di scacciare gli incubi con dei sogni pret-à-poter.

 

Nell’ autunno caldo, ecco una luce:  “Win for life” (della serie delle 3 “I” di cui la terza, Inglese, è stata cancellata dalla ministra Gelmini per mancanza di fondi e dunque  ‘we can’, ‘we care’ e adesso ‘win for life’, siamo tutti americani, si parla a sproposito e non si capisce un..tubo) dicevo, fa il suo ingresso il nuovo concorso della Sisal che con una schedina di 1 euro promette un montepremi pari a 4 mila euro al mese, non è chiaro per quanti anni, ma questo è un discorso terra-terra che non fa sognare. Tiremmo ‘nnanzi.

Due giorni fà è la (s)volta di una catena di  supermercati in Sardegna che pubblicizza :“si ha diritto a sperare per un posto di lavoro della durata di anno” per una spesa pari ad almeno 30 euro.  I posti sarebbero quattro al mese.

 

Ora a me pare che questa vicenda, confezionata bene, farebbe ridere più di una barzelletta se – al contrario – non stringesse il cuore e non rendesse la risata  amara assai.

 

Non vi è dubbio che la ‘fame’ di lavoro, il bisogno di lavorare per sfamarsi e sfamare la propria famiglia

porterà (come già sta succedendo) un incremento notevole delle vendite di quei mascalzoni.

 

E qui la  mia domanda che vi giro: davvero l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro o il lavoro così scarso, così precario e svilito di dignità,  sventolato come ‘premio’ di una lotteria entra a far parte  del  ‘gioco della vita’  messo in scena in uno smutandato ‘Reality’?

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La musica e Freddy Mercury

 

 Is this the word we created? (1984)

 

Just look at all those hungry mouths we have to feed
Take a look at all the suffering we breed
So many lonely faces scattered all around
Searching for what they need

Pensiamo a tutte quelle bocche affamate
che dobbiamo nutrire
Guardiamo tutta la sofferenza che noi stessi generiamo
Così, tanti volti depressi, sparsi tutt’intorno
in cerca del necessario

Is this the world we created…?
What did we do it for
Is this the world we invaded
Against the law
So it seems in the end

È questo il mondo che abbiamo creato?
Per cosa l’abbiamo fatto?
È questo il mondo che abbiamo invaso?
Contro ogni legge
Così sembra, alla fine

………………………..

È questo il mondo che abbiamo creato,
costruendolo da soli?
È questo il mondo che abbiamo distrutto,
fino all’osso?
Se c’è in cielo un Dio che ci osserva
Cosa può pensare di ciò che abbiamo fatto
al mondo che Lui ha creato?

Deus ex machina pronunciation

 

 

Perchè tanta ipocrisia?

Perchè non vogliamo dichiarare che questa stupenda ragazza che ci guarda invitante, sexy quanto basta, NON è la Eluana che  langue appesa a un filo nella sua non-vita da 16 anni?

 

 

Mi permetto di ritornare in punta di piedi su questa terribile argomento sulla vita-non vita per chiedervi se è giusto – dinuovo e ogni volta tanto clamore morboso – tacciare il padre di Eluana da assassino, se è giusto mettere a paragone casi analoghi eppure diversi, se è giusto che la Chiesa strattoni così dogmaticamente gli animi ponendo altri pesanti fardelli se – io penso e vi chiedo – la vita, quel ‘meraviglioso’ dono che ci viene elargito cessa il momento stesso che un sondino, un ago, una apparecchiatura medica, tecnica, si pone violentemente in mezzo per impedirne la morte spontanea?

Che tu possa riposare in pace, dolce fanciulla ormai donna.

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