e adesso spogliati

Donatien-Alphonse-François de Sade Scrittore, Filosofo, Aristocratico e Politico Rivoluzionario francese (Parigi 1740 – Charenton-Saint-Maurice 1814)

“Una virtù non è altro che un vizio che s’innalza invece di abbassarsi; e una qualità è un difetto che ha saputo rendersi utile.”

’ Fondamentale tema dell’opera di Sade è la totale-universale inversione ragionativa, per cui tutto ciò che comunemente si crede bene – per la maggioranza dell’umanità – diventa male e viceversa: così l’orrido e mostruoso diviene meraviglioso, la bruttezza affascinante, gli escrementi cibo, la vita morte, il piacere dolore infinito.
La perversione sadiana è intimamente felice e soddisfatta della propria devianza.’

sadico-manette05

Sa qui il sadismo, termine coniato, nel 1869, dallo psichiatra R. von Krafft-Ebing,
in cui il piacere è ottenuto mediante la sofferenza causata ad altri. Secondo la psicoanalisi il sadismo si può presentare anche in forme più larvate largamente presenti nella comune vita pulsionale come una perversione sessuale nella quale il soggetto trae godimento erotico dalla sofferenza che infligge ad altri, oppure un aspetto del carattere proprio di chi si compiace della crudeltà.

“Sì, sono un libertino, lo riconosco: ho concepito tutto ciò che si può concepire in questo ambito, ma non ho certamente fatto tutto ciò che ho concepito e non lo farò certamente mai. Sono un libertino, ma non sono un criminale né un assassino.”

Perversione indica un mutamento in senso ritenuto deteriore, patologico, di un processo psichico, di un sentimento, di un comportamento, di una tendenza istintiva. Nell’ambito sessuale il termine, usato specialmente in passato, è riferito a sindromi psicopatiche, caratterizzate da deviazioni dal comportamento sessuale considerato normale, per cui l’istinto sessuale viene rivolto verso un oggetto anomalo o trova soddisfacimento con pratiche erotiche diverse dal comune amplesso

intimo

Pubblicità di una nota casa di intimo…fate voi. Comunque tutto bene, solo forse un po’ scomodo per tutti i giorni, per prendere la metro, un bus al volo, o fare pipi nel cubicolo di un aereo.
Però, chissà, per un sabato sera fantasioso quasi quasi chi non ci farebbe un pensierino-sì?

collarinoME!

 

Utilizzando il quotidiano vestitino di Sally, anch’io mi sento in qualche modo à la page.

 

quello che noi (non) facciamo

Va bene, giusto o non giusto, equo o no che sia il mondo, ho una vita serena emotivamente ed economicamente.
Emotivamente è stata molto dura perché sono tragica, di natura pessimista, ho sempre avuto la capacità di incaponirmi nelle ‘cose impossibili’ non per arrivismo ma per mettere a me stessa l’asticella sempre un pochino più su perché è stato difficile accettarmi nelle mie debolezze e nelle mie paure ed i pregi vanno messi sempre sotto verifica.
Ho fatto anni di analisi e non posso che dire a chiunque si senta traballante che l’aiuto che si riceve –non gratuito ma anche quello fa parte del percorso – riesce a sciogliere molti nodi.
A volte basta poco. A volte passano anni però il più delle volte ci si sente come rinati ed allora la vita diventa meno grama. Non che cambi nulla se non l’ottica nella quale noi ci poniamo. Non tutto avviene ‘contro’ di noi ma semplicemente ‘intorno’ a noi.
E questo vale in ogni ambito.

Economicamente. Già, economicamente la mia generazione ha avuto la possibilità studiando e faticando di crearsi un futuro. Io da sola sono riuscita a dare anche gli strumenti a mio figlio, che ‘per fortuna’  lavora, ma il suo futuro è opaco e incerto come per il 66% dei giovani nelle sue condizione di pri.vi.le.gia.ti, mentre il restante 44% guarda il nulla. Questo mi sconvolge parecchio.

Perché questo ragionamento? Perché leggendo un post, giustamente, l’accusa era precisa:
‘certo il mondo va a rotoli, vi intenerite per i bambini, per le donne, per i morti ammazzati per gli animali per..per.. ma poi?
E ancora :
‘ Vi incazzate perché la vostra città è sporca, perché ogni cosa che si comincia non trova mai un punto di fine preciso. Perché tutti si riempiono le tasche con i nostri soldi di contribuenti…e poi?’
Poi dopo esserci indignati per benino tutto scorre.

Eppure io ricordo altro e dunque il cambiamento non sempre è sinonimo di miglioramento. Solo un esempio.

Quando ero piccola ed abitavo a Torino in un palazzo di cinque piani ricordo che in ogni appartamento nella colonna che corrispondeva al terrazzetto della cucina c’era uno sportello e li veniva gettato quello che oggi con molto sussiego chiamiamo umido. Finiva dritto in cantina in un contenitore che settimanalmente veniva svuotato da addetti del comune che, sempre settimanalmente raccoglievano il resto dei rifiuti. Poca roba. Niente plastica, niente ingombranti contenitori per una manciata di susine.
Le bottiglie fossero anche le più costose di vino venivano caricate del costo del vetro e il denaro veniva restituito quando si riportava la bottiglia vuota o serviva per comprane un’altra.
Il latte stessa cosa. Si andava dal lattaio con la propria bottiglia e sempre quella e se non la si aveva si pagava il vuoto.
Certo era il secolo scorso ma soltanto cinquant’anni fa.

Non so da voi ma Roma è allo stremo. La raccolta differenziata non funziona i cassonetti non vengono svuotati e il porta a porta suona come un mantra.
Eppure la cosiddetta AMA la municipalizzata per i rifiuti i prende bei soldoni per un servizio che non fornisce.
Certo dove c’è sporco e sciatteria tutto diventa più sporco e invivibile, territorio di nessuno.

C’è come un disprezzo per la cosa pubblica che in quanto pubblica non ci appartiene. Cicche sui marciapiedi, escrementi di cani che poveri loro si prendono gli improperi al posto di quegli incivili dei loro accompagnatori. Dalle macchine in corsa vola di tutto. Volano anche pesantissimi improperi se è per questo!

Mi sono persa. Ah, già, che fare oltre indignarsi? Agire. Agire correttamente a dispetto dei comportamenti degli ‘altri’, non pensare al proprio orticello ma al pianeta

E qui scatta la citazione perché ‘quanno ce vo’ e calza, ce vo’ ed è di Madre Teresa di Calcutta:

“Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno.

Melassa terribile melassa…che faccio quale tasto pigiare?   ‘Pubblica’  o   ‘Spostare nel cestino’?

La scelta dell’inno alla gioia di Beethoven è mirata a controbattere a Grillo (sparlante) che non perchè fosse suonato da Hitler ai compleanni è meno apprezzabile così come Wagner rimane un grande compositore.   Nigel  Farange, eurodeputato britannico  razziste e xenofobo che ha voltato le spalle all’inno,   non mi tange:  un cretino in più che renderà conto al suo Paese.
David Garrett è una mia passione tardiva e se un appunto faccio al nuovo Parlamento è di non essere stato tanto ‘giovane’ da invitarlo a suonare. Me ne farò una ragione purchè questo nuovo Parlamento europeo più o meno ben accetto sappia lavorare bene e se guardiano ai nostri balletti, direi che basta proprio poco. Auguri.

Mare nostrum

9 maggio 2014

Così sono morti i migranti in Sicilia
E a Taranto ne sono arrivati altri 1300
A Palermo ne sbarcano oltre 500 Tra oggi e domani attesi 4 mila profughi

clandestini

Con la bella stagione il mare torna ad avere il suo fascino. Chi prenota una crociera e chi nel mare pianta una croce mai gratis.

Sono ripresi massicciamente gli sbarchi di uomini, donne, donne in stato di gravidanza, bambini proprio come noi con la sola piccola differenza che loro sono nati nella parte sbagliata del mondo.

E da questa parte fortunata del mondo tanti non vogliono capire, chiusi nel loro piccolo recinto di sicurezze egoistiche, che la fortuna è cieca e basta nulla perché cambi il vento e che questi turisti loro malgrado arrivano da luoghi neppure troppo lontani per salvare le loro vite e nello stesso tempo sanno di perdere le loro radici, la loro identità che è quella caratteristica che rende ognuno di noi unico e tuttavia nella sua imprescindibile unicità specchio dell’altro.

Questi eravamo noi quasi meno di un secolo fa, che dall’Europa, dall’Italia arrivavamo in America quando La Merica pareva lontana quanto la luna.

arcobaleno

E mentre Matteo Renzi, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, commenta con parole alte e forti i risultati ‘clamorosi’ del voto delle europee:

“L’Italia c’è e non si rassegna, non si spaventa di fronte alle minacce. E’ un Paese migliore di quel che pensiamo, è più forte delle paure chel’attraversano e adesso è in grado di incidere in Europa”

Io ho ancora gli occhi lucidi di desolazione e rabbia per quello che ho letto – giuro inavvertitamente – sulla bacheca di FB di mio figlio e postato da un suo amico ‘vero’ che conosco bene anch’io:

“Sto pensando a mia moglie e ai miei due figli e a quello che potrò offrirgli con uno stipendio da fame ………….non lo so neanche io come mi sento …….all’improvviso il buio … .”

e ancora:

“Sì, un uomo così si sente meno uomo, la dignità speravo che almeno quella non venisse toccata……comunque dopo una caduta tocca sempre rialzarsi…….”

L’Italia c’è, caro Matteo Renzi, e non si rassegna ma è molto spaventata e dunque bando ai proclami e cominciamo a la-vo-ra-re seriamente.
Tu ci hai messo la faccia molti ci hanno rimesso tutto o quasi.

Per tutti una canzone talismano

Tu con gli occhi tristi
non ti scoraggiare
mi rendo conto, è difficile farsi coraggio
in un mondo pieno di gente
puoi perderti di vista
e l’oscurità che hai dentro può farti sentire così piccolo
………………
E vedrò i tuoi veri colori
che brillano
vedo i tuoi veri colori
ecco perchè ti amo
quindi non aver paura di mostrarli
i tuoi veri colori,
i tuoi veri colori
sono belli come un arcobaleno

Memento mori ovvero Hai da morì

 

“Sono più le cose che ci spaventano di quelle che ci minacciano effettivamente, e spesso soffriamo più per le nostre paure che per la realtà.”
Lucio Anneo Seneca, Lettere a Lucilio

Sally inutile dirlo è lei

SallyPalletta

E da qualche mese le è cresciuto sul piedino anteriore dx una piccola escrescenza che io avrei definito un ‘porretto’ ormai grande come una lentichietta.
Telefono alla sua vetrinaria che offre il servizio a domicilio – stesso prezzo e fattura– con il vantaggio che Sally non si agita e sta tranquilla.
Bene questa dolce signora il cui difetto concreto è di essere molto ciarliera e dunque dopo la visita, il caffe di rito, e quattro chiacchiere io mi invento che devo ‘proprio lasciarla perché….’, ha lo studio e l’ambulatorio un po’ fuori Roma la qual cosa fino ad ora era irrilevante.

Il porretto è a mio avviso da levare e chiedo alle mie amiche del parco il nome di un bravo vetrinario in zona nostra per una prima visita.

Ieri ci passo per prendere appuntamento parlo con una giovane assistente che da una prima occhiata a Sally, le lascio il numero di telefono per un appuntamento.
La telefonata arriva dopo poco.
Rispiego al vetrinario nel dettaglio la situazione, e senza avere ancora visitato la mia belva mi espone la procedura:

“Bisognerà sicuramente sedare il cane, procedere alla rimozione dell’escrescenza, poi mandarla al laboratorio per un esame istologico e se questo fosse positivo sarà necessario asportare alla cagnetta due dita”
Silenzio e panico mio poi però siccome a volte divento un po’ aggressiva:

“Senta, dottore, ma perché lei deve essere così pessimista, non ha neppure un’idea di cosa si tratta e lo saprà solo dopo l’esame istiologico, ma perché questo allarmismo gratuito”?

“Lo faccio per serietà professionale e poi perché se non fosse niente lei sarebbe molto più contenta”.

Decidiamo comunque l’appuntamento per oggi (poi l’operazione la farà la nostra vetrinaria).
Naturalmente passo la notte insonne con l’incubo di Sally senza due dita…mi sveglio due volte con la nausea.

Finalmente la visita.
Il verdetto: una piccola verruca facilmente asportabile in anestesia locale, visto che la cagnola è di buon carattere. Ci sarà un esame istologico di routine.

Puntigliosa come solo io so essere, ritorno sull’ allarmismo del giorno prima e lui ribadisce:

“Vede adesso lei com’è contenta? Io preferisco prospettare il peggio per potermi rimangiare tutto.”

“Punti di vista, caro, dottore. Io penso che sia meglio non fasciarsi la testa prima di essersela rotta, proprio come dicevano i nostri nonni. Insomma la mia è una visione del bicchiere (di buon rosso) mezzo pieno”.

Ma insomma voi cosa ne pensate? E’ giusta, questo atteggiamento? Più che di correttezza professionale non si tratta d mancanza di (iniziale) sensibilità? Anche se l’impressione di oggi non è stata di una persona rozza ma, addirittura, gentile.

“Non stare in ansia per l’avvenire, perché vi arriverai, se dovrai, portando in te la stessa ragione di cui ti avvali ora per il presente.”
Marco Aurelio

Adotta un maiale

Oh ma come siamo diventati sensibili e deboli difronte alla sofferenza. E come ci piace edulcorare le parole, dar loro una veste che rimandi ad altro ma sempre quello.
Per esempio lo spazzino e diventato ‘operatore ecologico’ peccato sia sempre il solito ‘scaciato’ che maneggia rifiuti senza guanti né mascherina di protezione.
Le persone con handicap, grave o piccolo che sia, pudicamente diventano  ‘diversamente abili’ ma allora dovremmo però anche capirci sul significato di abile cosi come di normodotato.
La verità è che i diversamente abili così come gli ‘anziani’ (che io continuo a chiamare vecchi con un profondo senso di amore e rispetto) vivono pressocchè misconosciuti dalla società nei loro ghetti profumati di belle parole.

Ma i buoni oltre ad essere così snesibili alle parole sono anche generosi e pietosi e non smettono mai di (pre)occuparsi persino dei nostri amici a quattro zampe e dunque ovunque imperversano i manifesti con le immagini più pietose e su tutte campeggia la scritta

“ADOTTA UN BAMBINO” oppure “ADOTTA UN CUCCIOLO”
o recentemente “ADOTTA UN MONUMENTO” o un parco o.. o..

Ancora fino a qualche anno fa, nella mia Torino, prima dell’avvento del salutistico Petrini pensiero, e del suo consumo a ‘chilometri zero’ , a casa mia già si prenotava al contadino della zona la verdura di stagione, il pollo, le uova e il coniglio che arrivavano puntuali ogni sabato mattina. Poi c’era anche il maiale, sì, quel maiale che cresceva, curato e ingrassato, con il nostro contributo in momenta sonante, e di cui a dicembre ci veniva riservata la metà in braciolette, salsicce e quant’altro, perché si sa che del maiale non si butta nulla.

L’altro giorno sul mio giornale ho letto questo nuovo agghiacciante annuncio:

ADOTTA UN MAIALE

(Ma che ne pensa il povero maiale di queste adozioni a scadenza? E che fine è destinata ai bambini? E i cuccioli? Mi è preso il panico pensando a ‘1984’ di Orwel.)

L’amore ai tempi del redditoMETRO

La misura della mia ricchezza, perché non vi è dubbio che dal guazzabuglio dei numeri dati dal Governo risultiamo tutti chi più chi meno benestanti salvo pochissimissimi che per questo è meglio siano invisibili, come la polvere che si butta sotto il tappeto quando arriva una visita inopportuna, insomma pare che molto presto codesta misura di ricchezza verrà determinata anche dal possesso di un quadrupede. No, quadrupede è troppo vago, spazia dal topino all’elefante, alla pregiatissima tigre bianca, bisogna dunque specificare: possessore (che brutto termine!) di cane. Di altri animali non si fa ancora menzione ed è meglio così perché se io dovessi ‘conteggiare’ anche il mio pesce rosso che risponde (risponde davvero) al nome di Mammasantissima per la sua mole, sarebbe un ulteriore aggravio per le mie tasche, anzi tasche no perché nessuno, ancor meno questo esimio Governo tecnico vuol mettere le mani nelle tasche degli italiani (antico refrain) ma nel conticino bancario, questo sì.
Allora, se è vero che molti politici hanno case a loro insaputa, i più scapestrati si tuffano senza affondare da barche smisurate che battono bandiera panamense, sollazzati da veline portate dal vento caldo del flusso di denaro, il cane, per di più microcippato, ob torto collo, sarà registrato in Italia e dunque smaschererà quel furbastro di pensionato a reddito minimo, gli piomberà a casa la finanza, scoprirà che il fellone ha un piccolo appartamento di proprietà comprato in tempi lontani che attualmente occupa con la formula della nuda proprietà, un frigorifero funzionante ancorchè semivuoto. Si sa in vecchiaia si diventa parchi. Eppure l’ingordo vegliardo si concede la compagnia e l’affetto di un piccolo cane col petigrèe regalo dei figli o adottato e salvato da maltrattamente e morte sicura in quei lager che sono i canili municipali molto ben sovvenzionati e pozzi di san Patrizio per i gestori.
So per certo che questi vecchierelli, tengono moltissimo al loro amico e se devono dividere i soldi della spesa certamente il carniere peserà dalla parte di quest’ultimo.
Però non si può scrivere senza avere cognizione di quello che s’intende correndo il rischio di sbagliare ed allora io ho fatto due conti su quello che spendo settimanalmente per la dolce, petigreata Sallyina e ve li sottopongo.
Come direbbe la nostra ministro Fornero ‘un pacco di soldi’.
– macinato da ragù (1/5kg) 3.50euro
– pasta o riso integrali 2.00
– croccantini da pasto (1 al dì) 3.50 (2 pacchi da 800gr al mese
– ‘bisconttini vegetali 2.00
Totale 11.00 euro circa (52 settimane

Bagno mensile 16.00 euro
Spese vetrinarie richiamo vaccini 90.00
Spese vetrinarie ‘impreviste’ 60.00 (almeno due)

Il conteggio finale delle ‘uscite’ per il sostentamento della mia belvetta di piccola taglia (meno di 10 kg) ammonta dunque, sicuramente per difetto, a più di 900.00 euro all’anno.
Parlando al parco con vari altri ‘accompagnatori’ ho scoperto l’ovvio e cioè che un cane lupo, costa minimo due/tre volte tanto.

A voi pare eccessivo? La mia domanda è: si può inserire nel redditometro qualcosa che, come l’amore del nostro amico cane, non è quantificabile in moneta sonante?
Io penso di no anche se sono una donna non ancora anziana, attiva, con un figlio che mi ama e che amo, una rete di relazioni famigliari ed amicali, eppure non troverei tanto piacere nell’aprire la porta di casa se non ci fosse la Sallyina ad accogliermi.
Non mi godrei tanto il meritato riposo se al mio fianco non ci fosse lei, la mia pelosetta, la mia mano sul suo cuoricino che batte leggero. Se non ci fosse lei, mio alibi per le passeggiate al parco.

Il redditometro? Cari Signori, voi non sapete di cosa /s)parlate.

 

Amore: legati a filo doppio

Tutti i libri del mondo
non ti danno la felicità,
però in segreto
ti rinviano a te stesso.
Hermann Hesse

Ho avuto un po’ di respiro stamattina nel mio ufficio senza il consueto via vai del lunedì per fare il punto sulla settimana, due chiacchiere e decidere per la cena chè stare fuori sede fa sì che tutti i giorni ,meglio prima che dopo, l’argomento principale ruoti intorno alla cena: dove e con chi e chi lasciare fuori perché. Piccole faide crescono e raramente si assopiscono.

Devo prendere un faldone e mi accosto alla libreria e scorro con lo sguardo i titoli dei libri che leggo in viaggio e che mi capita di lasciare qui. Mi soffermo su uno in particolare che apro a caso:

“Stai per compiere ottantadue anni. Sei rimpicciolita di sei centimetri, non pesi che quarantacinque chili e sei sempre bella, elegante e desiderabile. Sono cinquantotto anni che viviamo insieme e ti amo più che mai. Porto di nuovo in fondo al petto un vuoto divorante che solo il calore del tuo corpo contro il mio riempie”.
L’autore è André Gorz, e lo scritto è dedicato e sua moglie Dorine. Si suicidarono di comune accordo e morirono insieme come insieme erano vissuti.
“Noi saremo ciò che faremo insieme”, aveva scritto André Gorz.

E’ il passaggio che mi fa tremare dentro e in qualche modo rimpiangere, in virtù di quel lungo e forte sodalizio d’amore, ciò che per me, volente o nolente (Faber est suae quisque fortunae ) non si è realizzato.
Un’ ultima grande utopia questa che ci hanno lasciano André Gorz e Dorine. Un amore simbiotico lungo 58 anni , una gemma da custodire in uno scrigno tra le cose più preziose alle quali aspirare. Una gemma che mediata da quelle pagine struggenti, illuminerà anche noi.

Il libro : Lettera a D. Storia di un amore
Autore André Gorz
Editore Sellerio

E’ uscito, o forse uscirà anche in Italia a giorni uno struggente quanto attuale film Amour di Michael Haneke (ricordate ‘La pianista’ o ‘Funny days’?), premiatissimo a Cannes, la cui storia si riallaccia in parte quella dei coniugi Garz ma con una ‘soluzione finale’ molto più inquietante perché, in questo caso, dopo cinquant’anni d’amore è George che deve affrontare da solo (e si interroga sul come) l’ improvvisa e irreversibile demenza della moglie. Un amore forte che non si rassegna ad assistere passivamente alla distruzione psicofisica della sua Anne che solo pochi giorni prima, rientrando da un concerto, lo aveva estasiato per la sua bellezza intatta come intatto si era mantenuto il loro amore attraverso gli anni.
Amore eterno, davvero ‘per sempre’, ma poi? Ritrovarsi improvvisamente smembrati, soli con sé stessi a tu per tu con un essere di cui non sai più nulla perchè corroso dalla malattia.
Ma questa domanda, questa grande ansia di capire riguarda ogni forma di amore quando si trova difronte alla drammatica scelta del “che fare?” e come alleviare le sofferenze della persona amata conducendola per mano  verso una soglia di separazione ove la fine avvenga con un ultimo sorriso e non l’immobilità di una non vita meccanica e disumana.
Questo il mio pensiero.
E dedico questo post a Caterina, di cui conosco il grande amore che l’ha legata a suo Padre e la tenecia con cui da anni accudisce sua madre.

”Brutto straniero tornatene a casa tua”

 

e giù botte, testate al naso e tanto sangue.
E’ successo ieri su un vagone della metro B a Roma, tra le fermate Termini e Cavour.
Vittima Nazir Rafiq Ahmad, un PROFESSORE indiano di 50 anni che nella capitale INSEGNA Inglese da 11 anni.
Le sue condizioni sono abbastanza gravi (o bella, non è in fin di vita!) setto nasale rotto contusioni ed escoriazioni ‘regalo’ del brutale pestaggio.

“ La polizia, che ha denunciato un giovane di 19 anni, ha al momento escluso un movente razziale per l’aggressione.”

Allora intanto vorrei che di questo esemplare di maschio italico si conoscessero le generalità di modo che non vi sia dubbio con chi abbiamo a che fare.
In secondo luogo, di cosa c’è bisogno, ancora, quale prova serve alle forze dell’ordine per catalogare e condannare questo come un volgare pestaggio a sfondo razziale?

Ieri pomeriggio stavo attraversando la strada, quartiere Talenti, zona tutt’altro che ‘popolare’.
Dietro di me un giovane uomo dai tratti asiatici che a passo veloce mi supera e incrocia un anzianotto ben vestito che quando mi ha di fronte blatera ad alta voce:

“Ma quanti so’. Crescono peggio de le formiche”.

Ho un amico molto caro senegalese che dolorose vicende personali hanno portato in Italia al seguito di un cugino piccolo malato di cancro all’ultimo stadio. . Si è laureato a Perugia in Economia e Commercio. Ha cominciato a lavorare presso la Caritas ed altri enti come intermediatore culturale perché oltre ad un italiano perfetto e l’inglese, conosce l’arabo e molti dialetti africani.
Una persona speciale così coerente, con un attaccamento profondo per il suo Paese, per tutta la sua famiglia, per la religione a cui si attiene con grande rigore non mangiando maiale, né pietanze condite con vino, men che mai i liquori.
Possiede un’eleganza innata e la capacità di essere sempre perfettamente in ordine a dispetto della precarietà della sua vita attuale.

Succede che ci si veda a cena con qualche amico e già da tempo con questa violenza razzista dilagante, ebbene, noi non ce la sentiamo di lasciarlo prendere i mezzi o la metro e cerchiamo sempre di riaccomapagnarlo. Lui ha capito e ricambia con un sorriso.

E’ il sorriso di Ahmed che non vorrei vedere spegnersi del tutto e soprattutto non vorrei che tutti noi subissimo lo smacco (la vergogna) di vederlo partire come sta cominciando a dire perché “l’Italia è un Paese meraviglioso ma non accogliente”

Far sorridere il mondo

I bambini giocano alla guerra.
E’ raro che giochino alla pace
perché gli adulti
da sempre fanno la guerra,
tu fai “pum” e ridi;
il soldato spara
e un altro uomo
non ride più.
E’ la guerra.
C’è un altro gioco
da inventare:
far sorridere il mondo, non farlo piangere.  (…)       Bertold Brecht

Buon Anno Nuovo 2012 

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