Il mio Pci – una scelta di vita

Taluni dicono un po’ puntando il dito che nei blog si scrive poco di politica in generale. Ancor meno ne parlo personalmente.

Ritengo che avere militato ancorchè a tempo pieno ma con stipendio equiparato alla categoria dei metalmeccanici prima e commercianti poi, con contributi dichiarati sul livello minimo sindacale, entrata per ‘scelta di vita’ nel mio Pci seguendo, dico io, il feretro di Enrico Berlinguer e vedendomi scippare via con sigle e sotto fronde sempre diverse la mia diversità di co.mu.ni.sta, ebbene pur non parlando di politica non accetto che questo fatto venga in qualche modo etichettato come qualunquismo o ancor peggio disinteresse.
A volte, in preda a manie di protagonismo, mal del nuovo 2.0, mi chiedo se anche io, con occhio ‘puro’ di chi c’era e senza interessi se non di passione, non debba scrivere di quanto è successo e mai trapelato per rigore e rispetto verso il Partito dal 12 novembre 1989. (Vi rammento che il 10 novembre 1989 crollava il muro di Berlino.)
Ho vissuto in primissima persona la deriva cui ci ha portato la ‘svolta’ della Bolognina voluta dall’allora segretario Achille Occhetto e apro parentesi: Antonio Bassolino telefonò cercando di mettersi in contatto con Pietro Ingrao ed essendo i cellulari di là da venire la ricerca passò mio tramite. Ingrao si trovava in Spagna ai funerali di Dolores Ibárruri Gómez, la Pasionaria , donna politica, attivista e antifascista spagnola.
Il segretario Occhetto aveva deciso da solo senza consultare la segreteria : e sul palco della Bolognina annuncia la svolta che preludeva al superamento del Pci e alla nascita di un nuovo partito.
Il 13 novembre Occhetto discusse la svolta con la Direzione del partito e chiese che il Pci promuovesse una «fase costituente sulla cui base far vivere una forza politica che, in quanto nuova, cambia anche il nome».

Soltanto il 14 Occhetto telefonò a Ingrao per spiegargli sommariamente di aver presentato una proposta complessiva, che i giornali avevano invece ridotto alla questione del nome. Gli chiede inoltre di non rilasciare dichiarazioni prima di aver letto la relazione, che gli sarà consegnata al suo rientro a Roma.

Da una comunicazione di Pietro Ingrao: «Ho letto la relazione del segretario, e non sono d’accordo. Esporrò le ragioni del mio dissenso al Comitato centrale lunedì prossimo».

Alle elezioni regionali del 6 maggio 1990 il Pci ottiene solo il 23,4% a fronte del 33,4% della Dc. Anche le iscrizioni sono in forte calo.
31 gennaio 1991, Si apre il XIX congresso, l0ultimo del Pci. Nasce il Pds e contemporaneamente dalla scissione Rifondazione comunista

Occhetto promette a tutti, in un testamento ideale da capo del Pci che muore: “Noi porteremo Gramsci con noi, nel nuovo partito cui diamo vita, lo porteremo nelle nostre menti e nei nostri cuori, e non solo per il suo grande pensiero, ma per le sofferenze che egli patì, per la volontà che mai l’abbandonò di lottare e di combattere per la liberazione umana….

Tutto il resto è Storia ma una storia tutta in discesa dove ì’compariranno correnti e spifferi.

E se mentre nel 1989 un giovanissimo Walter Veltroni tuonava ; “,,,noi non vogliamo arrivare al Duemila con Andreotti a Palazzo Chigi, abbiamo capito che era necessario un elemento di rottura..” …

chi governa oggi a Palazzo Chigi?

Tutto questo mutamento io l’ho vissuto in prima persona e, credetemi, se non voglio parlare di politica è perché ritengo che è meglio cucirsi la bocca e e chiudere le paratie del cuore per non provare dolore e sgomento.

ingrao

Pietro Ingrao e la sottoscritta a Rimini alla chiusura del XIX / XX Congresso del Pci

http://youtu.be/Ouy50ybg2Jk intervento di Pietro Ingrao

Si può essere buoni cittadini in mille modi perché ogni nostra azione è una scelta politica. Quanto alla politica tout-court non c’è più spazio per i cittadini, e azzardo, per le persone oneste. Siamo governati da una oligarchia ignorante e spocchiosa. Taluni dicono che ogni paese ha il governo che si merita.
Non credo se guardo ai tre governi che si sono succeduti senza elezioni.

le fil rouge Pci-P.Ingrao e memedesima

Era il 1983, febbraio, e attraverso mia madre mi fù chiesto se mi sarebbe piaciuto lavorare con Pietro Ingrao.
Proprio lui? Perché prendere una persona del tutto esterna al Partito? Perché Pietro Ingrao aveva la nomea di essere esigentissimo e di avere un carattere molto difficile. Concluso il suo mandato di Presidente della Camera, era diventato Presidente del Crs (centro studi e iniziative per la riforma dello Stato) e continuava ad essere membro della segreteria del Pci, oltre che deputato, carica che lasciò au-to-no-ma-men-te a favore di una giovane compagna!
Con il cuore che andava a mille (forse i più giovani potrebbero non immaginarlo, avere l’opportunità di parlare con Pietro Ingrao era per qualsiasi compagno un enorme onore) ma senza troppe speranze feci una prima intervista con il direttore del Crs che, subito dopo andò a riferire le sue impressioni e dunque ci fu immediatamente l’incontro con Pietro Ingrao.
Il tempo di entrare che quel grande dirigente politico del Pci si alzò, girò intorno alla scrivania, e stringendomi la mano mi disse “Hai un nome che mi è molto caro, ti chiami come mia figlia”.Cominciò per noi un lungo sodalizio mutato negli anni in stima e affetto reciproco. Un uomo lungimirante, ricco di grandi intuizioni, schivo, un poeta prestato alla politica che ricordava con nostalgia la sua passione per il cinema, per le lettere, la prima stesura con Luchino Visconti  del film ‘Senso’.La politica lo aveva assorbito come missione, dovere da compiere. Una sua bella autobiografia svela molto di lui “Volevo la luna” ed. Einaudi.

Il 7 giugno del 1984 a Padova moriva Enrico Berlinguer.
Dietro il suo feretro i dirigenti del Pci, Un mare ondeggiante di folla premeva da ogni lato e si sentiva forte, martellante, ‘Ingrao, Irngrao’ Ingrao’.
Lui non accettò la segreteria del Partito che passò ad Alessandro Natta e poi ad Achille Occhetto.

Fui io a rintracciarlo il 13 novembre del 1989, su urgenza di Antonio Bassolino, a Madrid dove era per i funerali di Dolores Ibarruri, e chiedergli di rientrare immediatamente perché la sera prima a Bologna Achille Occhetto aveva annunciato che il Pci avrebbe cambiato nome, simbolo, forma , dando l’avvio a una fase costituente da cui sarebbe nato il nuovo partito. Ingrao era totalmente all’oscuro di questa decisione ed io azzardo che fu messa in atto voultamente durante la sua assenza.
Il 24 novembre ‘89, il Comitato centrale del Pci approvò la proposta di Occhetto con il 67,7% dei voti e indisse un congresso straordinario il XIX e ultimo del Pci a Rimini.
Il 10 maggio 1993, Fausto Bertinotti lasciò polemicamente il Pds insieme ad altri 30 dirigenti sindacali della Cgil.
A quel punto Pietro Ingrao, che dopo la battaglia contro lo scioglimento del Pci aveva preferito rimanere “nel gorgo” del Pds, decise di chiudere definitivamente anche lui  e sottoscrivere il progetto di Rifondazione comunista.
Io non me la sentii di seguirlo e pur restando profondamente legata a lui (e lo sono tutt’ora),  rimasi nel Pds nella componente di sinistra: il ‘Correntone’ referente Giovanni Berlinguer.con cui ho continuato a lavorare anche per i cinque anni che fu eletto parlamentare europeo.

Potrei e chissà che io non lo faccia, scrivere un libro sul Pci, su quello che accadeva nei corridoi del palazzo di Botteghe Oscure, su quello che erano ( e sono) i compagni – me inclusa –  che nonostante le disillusioni, i borbottii di disapprovazione hanno continuato a dare fiducia e offrire risorse a tutte le sigle, alberi e arbusti, che hanno segnato la strada in discesa fino al crash finale di questi ultimi giorni di questo sciagurato Partito.
Niente per me è minimamente recuperabile. Non è passibile rabberciare il proprio vissuto, vederlo disattendere nei fatti e negli ‘ideali’ (e lo metto virgolettato perché sembra quasi un concetto obsoleto). Ideali che non possono piegarsi alla ‘ragion di Stato’ ancora a  vantaggio di accordi con chi nel nostro Paese incarna corruzione e lordume morale.

Basta lo dico io che sono poca cosa di fronte alla Storia ma che ho una mia storia da salvaguardare nel rispetto di me stessa e, soprattutto, di compagne e compagni integerrimi che dalla loro militanza traevano vanto, mia madre inclusa e per prima.

IngraoMestessa

Pietro Ingrao e me alla chiusura del XIX congresso del Pci a Rimini

Rose rosse per te (che te ne vai)

 

 

Oggi è morto Sandro Curzi.

In molti decanteranno il suo fare.

Da me solo un leggero ricordo personale.

 

 

A mia mamma il compito di riunire noi tre figli tutti insieme a cena, a casa sua. Una, due volte al mese.

Di solito  erano invitati anche dei suoi amici. Compagni di lavoro.

Dopo la scissione del Pci, a casa nostra ci fu un momento di grande fermento e queste cene erano sempre infocate e riuscivamo tutti a perdere il lume della ragione: mamma aveva restituito la tessera del Pci e militava in  Rifondazione, mio fratello Stefano sosteneva la svolta occhettiana, Francis guardava equidistante, io rimanevo  ingraiana doc e con lui continuavo il mio lavoro politico.

La ‘svolta’ era stata vissuta sulla carne di tutti noi. Ricordo quella mattina, che mi chiamò Antonio Bassolino dicendomi di rintracciare Pietro Ingrao e ricordo, anche,  come questo fu difficoltoso (senza ancora i cellulari)  perché lui era in Spagna per i funerali di Dolores Ibarruri.

 

Madkaine in un commento sul mio blog (a seguito di un nostro battibecco) ha pensato di cautelarsi dicendo che non entrerà più nel ‘personale’. Credo faccia male. Incontrare resistenze non ha una valenza negativa,  significa riconoscere consistenza e riscontro al proprio essere. Un valore aggiunto, certo, non indispensabile.

 

Oggi è morto Sandro Curzi. Un compagno ineccepibile a cui gli anni – forse – avevano fatto  perdere un po’ di ‘smalto’. Un uomo integerrimo come pochi ancora ne restano. Era sempre elegantissimo alle nostre cene, come sempre del resto; ascoltare la sua voce pastosa, vederlo sedersi sulla poltrona di vimini accanto alla finestra a fumare, dopo cena, la sua pipa..

Apprendendo la sua morte stamattina è stato come rivedere un film bellissimo ma irrimediabilmente lontano.

 

Il PCI era davvero una grande famiglia. Noi a Botteghe Oscure, ciascuno col suo incarico, non conoscevamo gerarchie. Ci si incontrava tutti con tutti  nell’androne disegnato da Gio’ Pomodoro, oppure davanti all’ascensore, e magari ci si prendeva a braccetto, si riusciva per arrivare al bar di Vezio e strada facendo si discuteva ..anche della partita, perché no.  Io ero politicamente piuttosto inesperta e giovane,  contavo meno che zero eppure avevo titolo ad essere ascoltata, a chiedere a dissentire, anche.

Sono fiera e non smetterò mai di dirlo abbastanza, della scuola e dei grandi Maestri che ho avuto.Il mio pensiero e la mia formazione  è quella ed ha fatto di me una persona che  – a volte – si piace.

 

Che ne è della sinistra oggi? Un manipolo di dirigenti senza leadership, elegantissimi e spocchiosi, divisi,  neppure buoni a dare indicazioni stradali perchè “Seconda stella a SINISTRA.. questo è il cammino.." non e che una bella canzone di Bennato.

 

Ciao Sandro. Abbracciami mamma.